mercoledì 29 luglio 2015

Bhutan - Meditazione

Lo Dzong di Trongsa


La sveglia del monaco
Anche questa volta lo dzong di Trongsa mi sembra il più bello visto fin ora, così arroccato sul crinale del monte a difendere la posizione con una infinita scala di accesso che prima della strada carrozzabile si precipitava giù nella valle per risalirla dall'altra parte fino a quello che oggi è solo uno straordinario punto panoramico, ma che per secoli è stata la barriera il controllo del potere tra questi monti. Pare la fortezza di Fenestrelle e la sua scala, assieme confine e barriera. Qui, in questa postazione difensiva è nato il Bhutan, da qui si poteva effettivamente controllare il territorio. Ora solo pochi monaci all'interno intenti ad attività di meditazione, per lo meno a guardarli di lontano. Uno è proprio al limite dello strapiombo sulla valle, un muricciolo tra due spioventi del tempio. Attorno a lui, quattro galli becchettano qualche seme nascosto tra le pietre del cortile, sono le sveglie viventi del convento che segnalano loro l'alba e il tempo della preghiera. E' giovane questo monaco, con radi peli di barba che ancora stanno crescendo attorno al mento, il capo rigorosamente rasato, tiene gli occhi semichiusi, segno di una profonda concentrazione, il volto girato verso il precipizio, mentre il vento da nord gli smuove un poco il lembo alto della tonaca appoggiata alla spalla. Non voglio turbare il suo stato, così evito di girargli attorno o di fotografarlo, forse basta un semplice click per perdere una pace lungamente cercata. 

Tiro con l'arco
Rimango così anche io immobile appoggiato al bordo a guardare la valle ricoperta di una fitta foresta vergine fatta di verde nero punteggiato qua e là dai viola e dai rossi dei rododendri. E' uno spettacolo che ti incanta e forse davvero ti fa perdere la cognizione del tempo. Chissà se rimanere qui, tra questi monti non porterebbe chiunque all'assenza di pensiero, a quel fissare la mente in un punto astratto, lasciandola vagare in un'onda infinita, fino a perderla. Chissà. Intanto il monaco si scuote, toglie dalle orecchie gli auricolari bianchi, che in effetti non avevo notato, spegne il tablet che teneva nascosto tra le pieghe della tonaca e se ne va, dopo aver salutato con un cenno della mano, canticchiando Where have you been di Ryanna. Sì, è ora di andare. Grossi corvi neri gracchiano lasciandosi andare in volo pesante verso il basso della valle. Appena fuori del paese, su una collina spoglia, un gruppo di ragazzi è radunato attorno ad alcune aste dipinte. I loro costumi a quadrettini colorati spiccano sul verde del prato. Dall'altra parte della strada, un altro gruppetto si sbraccia facendo grandi segni, qualcuno sghignazza, gli altri si lanciano grida di dileggio. I ragazzi da questa parte rispondono a pié fermo. E' una gara di tiro con l'arco, lo sport nazionale. Con archi tradizionali, senza bilancieri, bisogna colpire un bersaglio di una ventina di centimetri ad oltre un centinaio di metri di distanza. 

La gara
Adesso uno, all'apparenza il più esperto, tende la corda, rimane un attimo senza respirare mirando con la coda dell'occhio attraverso il braccio sinistro che tiene l'arco, poi le dita si aprono e la freccia scocca via con un sibilo leggero. Rimane quasi in equilibrio sul piede sinistro bilanciandosi come un lanciatore di giavellotto, seguendo con lo sguardo l'arco che  la freccia compie volando al di là della strada; si piega a destra con tutto il corpo, come se ancora potesse modificarne la traiettoria, mentre tutti gli amici guardano nella stessa direzione con il fiato sospeso. La freccia sfiora il bersaglio e cade a un metro dietro. Gli avversari lanciano grida e sberleffi vari, mentre da questa parte si cerca di consolare l'arciere per il punto quasi fatto, una pacca sulla spalla, mentre si ritira e un altro prende il suo posto. Questa volta la freccia cade ancora più lontano ed i motteggi salgono di intensità. Tutti provano a turno. alla fine solo uno colpisce il bersaglio ed è gran festa. Gli amici lo festeggiano con grida e grandi cenni di approvazione, dall'altra parte, forse imprecazioni alla fortuna sfacciata ed al vento che ha modificato la traiettoria per quanto è bastato a far perdere il pranzo a tutta la comitiva che adesso dovrà pagare. Lasciamo il gruppo di ragazzi ancora intenti a discutere sulla bellezza e la precisione dei tiri fatti. 

Il festeggiato
Dopo un'oretta di strada, ecco il passo Yutong La, du 3400 metri forse il punto più alto della nostra strada. Nebbia e freddo, acquerugiola fine che invoglia alla discesa. Davanti a noi la valle di Bumthang, una sorta di ShangriLa sperduta e solitaria che si allarga in fondovalle in una serie di prati smeraldini che la avvicinano ad una specie di Svizzera asiatica di alti pascoli punteggiati di chalet di legno dai tetti sollevati per lasciare lo spazio ai fieni da essiccare, con le finestre circondate di travi di legno ornate di disegni festosi. A Chumey un piccolo gruppo di case dove si lavora le lane delle greggi che pascolano la valle. Tappeti, stoffe, scialli e tante altre produzioni di questi monti, lavori in legno e chincaglieria varia. Mentre un vecchio si affanna per cercare di vendere qualcosa, dietro la casa principale, salgono rumori e risa. C'è in atto una vera e propria festa. Attorno al cortile una trentina di persone stanno seduti. Intanto, dall'interno della casa, arrivano donne con grandi pentole e distribuiscono a tutti riso, stufato di carne e una minestra rossa dall'apparenza davvero piccante, che tutti sembrano gradire molto. 

Pranzo a Chumey
C'è l'aria tipica delle riunioni di paese delle nostre montagne, Si ride, si mangia, si raccontano storie, mentre i bambini si rincorrono qua e là giocando. Uno di loro, forse il festeggiato, ha attorno alla testa una fascia nera che trattiene una pergamena di carta, forse la benedizione o forse il segno del suo destino futuro, designatogli dal Lama in qualche cerimonia al tempio. E' il più serio e compito di tutti, conscio dell'importanza che ha avuto per lui la cerimonia del mattino. Tutti gli altri mangiano e ridono intorno. Un ragazzo dice parole sottovoce all'orecchio di una giovane vicino a lui; lei non gli risponde, continua a pescare nella ciotola con gli occhi bassi, ma le sue guance che si arrossano parlano per lei. Un momento di grande serenità. Forse è proprio questa la famosa Felicità interna lorda che bisogna cercare tra le persone che conosci da sempre, parlando di canapa e riso e di come quest'anno non sia ancora piovuto abbastanza per fare un buon raccolto. Intanto, la bambina forse più bella del mondo, si gira verso di me, che me ne stavo seminascosto a spiare dietro lo steccato, mi guarda, ride e mi saluta con la manina piccina, prima di correre via tra la gonna della nonna.


Da Trongsa a Bumthang - 64 km - 3 ore
SURVIVAL KIT

Monito al risparmio da parte del Re
Trongsa - Città situata proprio al centro del paese, di importanza strategica per la sua posizione chiave alla confluenza di diverse valli il controllo della quale dava il potere sull'intero Bhutan. Infatti qui è stato fondato il regno. Da vedere il bellissimo Dzong, castello/tempio difensivo a controllo della valle, dove venivano prelevati i pedaggi di passaggio e la torre di guardia Ta Dzong, oggi museo della storia del Bhutan con molti reperti antichi, statue importanti, armi e vestiti appartenuti ai re del passato. Interessante video sull'argomento di circa 25 minuti. All'interno una caffeteria dove in generale si arriva a tempo per il pranzo con il solito buffet. Non preoccupatevi tanto è tutto calcolato e compreso nel prezzo.
Riunione di famiglia a Chumey

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Un monaco di Trangsa

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