domenica 28 aprile 2019

I musei del cibo di Parma


La cantina dei culatelli



Inscatolatrice di conserva di pomodoro
Che a Parma il cibo sia una cosa importante si può anche fare a meno di dirlo, basterebbe venire a dare un'occhiata al Cibus, salone biennale che ne celebra i fasti (il prossimo a maggio 2020). D'altra parte questo territorio ha tali e tante eccellenze  alimentari, note ed imitatissime in tutto il mondo, che non soltanto è un piacere assaggiarle in continuazione, ma anche conoscerne la storia, è peculiarità di certo interessante. Proprio per questo si è creato una sorta di circuito museale, che a partire dagli iniziali tre già piuttosto famosi e ben conosciuti (quello del Parmigiano a Soragna, quello del prosciutto a Langhirano e quello del salame a Felino), ne ha via via aggiunti altri e credo che non sarà finita qui. Approfittando quindi di questa nostra toccata e fuga in zona, ne abbiamo saggiati tre, mentre ci giunge informazione che ne è già stato aperto un altro a Collecchio, il museo del vino assieme all'ultimo nato il museo del Porcino a Borgotaro e al Museo Agorà Orsi Coppini sul tema dell'olio d'oliva, riportato in questo territorio da questa famiglia pioniera in materia,  aSan Secondo Parmense. Oggi vi parlerò soltanto degli altri tre, lasciandovi la curiosità di visitare in proprio i rimanenti.

Macina romana
Dunque, arrivati a Collecchio, anzi alla sua periferia, ben segnalata, raggiungerete la Corte di Giarola, già sede medioevale di trasformazioni agroalimentari, poi nei primi del novecentosede di una industria di conserva di pomodoro. A piano terra dove prima c'era una stalla di allevamento bovino, è stato posizionato proprio il museo del pomodoro, che illustra con molta abbondanza di particolari la storia di questo ortaggio arrivato dalle Americhe insieme a Colombo, per secoli creduto velenoso e usato solo come pianta ornamentale ed infine diventato la base della nostra cucina mediterranea. Potrete vedere le differenti varietà disponibili, seguire la storia della necessità di conservare il prodotto sotto forma di salsa, poi le prime fasi della sua industrializzazione, la tecnologia della produzione della stessa e quella per i contenitori che avrebbero dovuto portarla e conservarla in giro per il mondo. Prima l'epopea della banda stagnata, con i vari sistemi di apertura; bellissima la collezione di apriscatole, naturalmente brevettatissimi, poi l'invenzione del tubetto in tutte le sue varianti. 

Museodel Pomodoro
Straordinaria la serie illustrativa dei marchi e dei manifesti pubblicitari dei vari prodotti a cui sono state chiamate anche illustri firme del design a partire da Boccasile. Infine ancora tanti oggetti interessanti a raccontare la storia di questo ortaggio dalla fase agricola a quella industriale, dove puoi ben comprendere come la poesia non è data da tutta la fuffa odierna che va a colorare una agricoltura immaginaria fatta di nocche nodose e di ecobiologia mal interpretata, ma da tanta tecnica e conoscenza, tanto miglioramento genetico per dare la possibilità a tutti di gustare un prodotto eccellente e di grande qualità. Chiude il museo l'ode al pomodoro di Neruda. Al piano di sopra ecco invece il Museo della pasta. Qui si racconta ovviamente del frumento in tutte le sue declinazioni, passando dai vari sistemi di coltivazione alla fase molitoria, le cui varianti attraverso i millenni vengono presentate con illustrazioni d'epoca e oggetti originali. Naturalmente si fa cenno, ma nella giusta accezione ai famosi o famigerati grani antichi, raccontandone la collocazione di nicchia, fatta più di curiosità commerciale che di reale valore sostanziale, come invece spesso si vuol far credere. 

Trafile al bronzo
Spazio viene quindi dato alle prime macchine per la produzione industriale della pasta ed alla sua storia, dai primi accenni dei famosi fili di pasta prodotti in Sicilia e citati attorno all'anno 1100 da un viaggiatore arabo in cerca di curiosità, ai maccheroni del Boccaccio e via via per arrivare ai giorni nostri. Bello lo spazio dedicato alle oltre 300 tipologie di pasta esistenti in Italia e alle relative trafile in bronzo, per non parlare ovviamente delle paste ripiene. Insomma davvero una godibilissima esposizione accompagnata da molti video esplicativi. Vi ricordo poi, che proprio al fianco della Corte partono i sentieri a piedi o in bici del Parco fluviale del Taro. Tralasciando dunque Parmigiano, prosciutto e salame, di cui magari vi parlerò un'altra volta, devo invece relazionarvi del Museo dedicato al re dei salumi, il Culatello di Zibello, sorto per volontà di privati proprio a fianco di Zibello, a Polesine Parmense, nel luogo in cui una famiglia legata alla norcineria, gli Spigaroli e che proprio nei pressi del traghetto che qui attraversava il Po aveva aperto una locanda di ristoro. Oggi i discendenti della famiglia hanno creato proprio qui in una antico cascinale/villa, già dei Pallavicini, che ancora conserva stanze completamente affrescate, il Relais Antica Corte Pallavicina con attiguo ristorante stellato che offre proprio i prodotti di eccellenza di questo territorio.

Maiale nero parmense
Volendo potrete farvi un giro nella retrostante lanca del Po dove l'azienda produce molti dei prodotti che offre e potrete vedere anche l'allevamento brado dei loro maiali neri, razza autoctona che proprio da questa famiglia è stata recuperata. Nelle cantine potrete poi seguire la storia di quello che è certamente il salume più prezioso del mondo, lungo un percorso museale che racconta la storia della norcineria, coni vari attrezzi necessari, illustra le varie tipologie di salumi che si ottengono dalle diverse lavorazioni ed infine potrete seguire le varie fasi della preparazione del culatello e della sua successiva stagionatura. Tuttavia il colpo d'occhio più strepitoso ed imperdibile, che a mio parere da solo vale la visita ed il suo biglietto, è la cantina, dove potrete camminare in una galleria continua, formata da oltre 5000 culatelli appesi a maturare i canonici 18 o 24 mesi, calcolate un valore venale di almeno un paio di milioni di Euro. Davvero una esposizione artistica inebriante. Ovviamente non potrete negarvi l'assaggio degustazione che comprende culatello 24 mesi, lardo di maiale nero e due fette di delizioso Strolghino, il salame di piccolo diametro che si produce con i ritagli della lavorazione del culatello. Da provare assolutamente.

Le sale di Corte Pallavicina

SURVIVAL KIT

Corte Pallavicina
Tour Musei del Cibo - Biglietto cumulativo 12 Euro, per gli orari controllate il sito
Museo della Pasta - del Pomodoro - del Vino (a Collecchio) - del Salame (a Felino) - del Prosciutto (a Langhirano)- del Porcino ( a Borgotaro) - del Culatello (a Polesine) - del Parmigiano (a Soragna)

Relais Antica Corte Pallavicina - Da visitare la corte col museo del Culatello (7 euro - 5 per over 65) - Ristorante stellato con diversi menù a 90 Euro - Degustazione salumi a 5 Euro nella Hosteria del maiale con gastrobottega. Possibilità di un giro a piedi nelle lanche del Po retrostanti su un percorso di circa 1,5 km 

La bicicletta del norcino

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