mercoledì 21 ottobre 2020

Luoghi del cuore 73: Il grande ovest americano


Zabriskie point - Death valley - USA - agosto 1998

Le guglie di Brice canion

Il tema che voglio proporvi oggi, nella uggiosa negatività di quanto si sta addensando sulle nostre teste, è la wilderness dei parchi naturali dell'Ovest americano. Ora, qualcuno potrà dire subito che non ha in simpatia generica gli USA e la loro way of life, che vogliono imporre al mondo, per carità, neppure io la apprezzo, come neppure quella orientale del resto, in alcuni aspetti ancora peggiore. Io, pur sentendomi, detto senza piaggeria, cittadino del mondo, rimango solidamente ancorato alla socialità europea, che ritengo assolutamente superiore e moralmente più avanzata di qualunque altra, tuttavia non posso che riconoscere che la straordinaria bellezza della natura e dei suoi fenomeni visibili in quella parte di mondo, non ha uguali, per forme e soprattutto per quantità e dimensione. Potresti passare anni a percorrere quella parte di mondo apprezzandone sempre in continuazione aspetti sempre diversi e parimenti meravigliosi. Oltre a questo, girovagare per il grande ovest americano, è anche un viaggio senza tempo in cui non corri certo il pericolo di dover dire: accidenti se ci fossi venuto venti anni fa avrei visto cose oggi perdute, perché tutto sta lì immutato o quasi da centinaia di milioni di anni ed è probabile che rimanga tale per almeno altrettanti anni ancora. Inoltre, più percorri chilometri con una tua auto in assoluta libertà, con una meta da decidere di volta in volta, e più hai la possibilità di vedere panorami sconosciuti e incredibilmente unici, anche se dai per scontati quelli più noti e già apprezzati in mille documentari e immagini viste e riviste. 

Monument Valley

Anzi è probabile che proprio questi ultimi ti appariranno anche un poco deludenti e non rispondenti appieno alle tue aspettative. Un esempio tipico per me è stato il Grand Canion. Avevo visto così tante fotografie spettacolari di questa meraviglia naturalistica, con colori incredibili, punti vista arditi, dall'alto, dal basso, nei suoi punti più estremi e caratteristici, che quando mi sono affacciato alle tante balconate prospicienti ai punti più noti ed evidentemente belli, ho avuto la classica sensazione del déjà vu in minore, perché la luce non era così perfetta, la limpidezza dell'aria non così pura da farmi scorgere i punti più lontani, il colore delle rocce non così dorato o così rosso come ce l'avevo già mille volte piantato nella mente. E' naturale che sia così. Il cervello si satura anche di immagini meravigliose e la loro ripetitività, non stimola più allo stesso modo l'entusiasmo e il rilascio della dopamina decresce ogni volta di più e alla lunga anche la donna più bella viene a noia, se non c'è qualcosa d'altro dietro. Ma che dire invece della vista della foresta di guglie spruzzate di neve estiva di Brice, con i cerbiatti che si aggiravano tra gli alberi all'alba oppure del senso di aliene visioni, passeggiando sotto gli archi di pietra di Arches, dove mi pareva di camminare in un set cinematografico posto su un altro pianeta. I colori delle rocce di Zion o quelli di Capitol reef, le sfumature innaturali dei rilievi del Deserto dipinto, e qui si mescolava anche la reminiscenza indimenticabile dei fumetti di Tex Willer che aspettava a cavallo con i suoi compari dietro i tronchi spezzati di Petrified forest, il bordo lunare di Meteor crater. 

Mesa verde

I ricordi Navajos, le stazioni della posta della Poney express e i villaggi morti di Mesa verde con i fantasmi degli Anasazi ad occhieggiare dietro le case di pietra nelle spaccature della roccia e poi ancora la stupefazione davanti alle rocce incantate di Monument valley, percorsa con la mente così tante volte a cavallo, in auto, in moto e a piedi, con i suoi luoghi legati ai ricordi cinematografici della nostra infanzia da Ombre rosse a Thelma e Louise, a Easy rider fino alla ricerca del punto esatto sulla Highway 163 dove fermò la sua corsa Forrest Gump e poi la Death valley con i suoi paesaggi iconici, i 60°C di Badwater basin e il poter camminare fino al centro della depressione dopo aver guardato dall'alto la Dante's view e Zabriskie point. Perdersi tra le sequoie dell'omonimo parco o andare alla ricerca delle pareti più famose dello Yosemite dalla famosa  cascata a El Capitan e l'Half Dome, fino agli alberi contorti affacciati sull'oceano della penisola di Monterrey. E naturalmente, perché no, i tanti punti di osservazione del Grand Canion, con i liniti di cui ho detto, ma che poi alla resa dei fatti, rappresenta comunque un unicum assoluto ed imperdibile. Insomma questo territorio è una delle aree del pianeta che mi ha riempito di più gli occhi, che mi ha regalato il piacere assoluto di ecoambienti introvabili da altre parti soprattutto in così grande numero ed in uno spazio tutto sommato ragionevolmente raggiungibile con un solo itinerario. Se a questo aggiungi Los Angeles, San Francisco e la sua valle e Las Vegas, l'assurdo ma imperdibile parco giochi proprio al centro di tutto ciò, direi, che potrai pure avere poca simpatia per quel mondo, ma ci devi andare lo stesso perché sarebbe davvero un peccato perderselo.

I pini di Monterrey


Painted desert
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Imputato alzatevi

3 commenti:

cristiana marzocchi ha detto...

Ho una foto scattata in quel punto di Monterey.
Cristiana

Anonimo ha detto...

Same time,same place , same feeling..Tu decris exactement notre ressenti dans beaucoup de tes lieux de coeur , qui sont les mêmes que les nôtres depuis notre rencontre en Inde il y a 35 ans.
Jac

Enrico Bo ha detto...

@CRi - Indubbiamente il punto è molto fotogenico!

@ Jac - ça signifie qu'on a beaucoup de vibrations (good vibrations) en commune ou que ces sentiments sont plus communes qu'on pense!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!