martedì 6 ottobre 2020

Luoghi del cuore 66: Una spiaggia a Bali


Foto ricordo - Bali - Indonesia - Agosto 1996



Le risaie di Ubud

Quali sono le cose che più ci suscitano emozioni? Credo i contrasti. E cosa ci stimola maggiormente la curiosità? Le differenze. Solo la piatta omologazione annulla tutto in una salsa insapore di grigia e torpida assenza di interrogativi che ti lascia solo il tempo per una torva insicurezza che mina il desiderio di conoscere, di discutere, di tentare di capire. Un hamburger scipito o troppo sapido che ritrovi uguale da New York a Pechino. Ogni volta che mi sono trovato di fronte a forti contrasti ho provato la voglia di andare a fondo, di avvicinarmi di più a quello che percepivo e che in altri casi avrei lasciato alle spalle senza troppa attenzione. La bellezza da sola non basta. Ti colpisce, ti estrania, ti meraviglia, ma da sola spesso non è sufficiente. Difficilmente, ad esempio, trovi luoghi che ti propongono una varietà di paesaggi e di situazioni culturali come l'isola di Bali. Le valli con le risaie di Ubud disegnate col pennello, i templi della montagna con le torri in legno sottili che si levano contro il vulcano, le processioni colorate che avanzano con ceste di frutta e lunghe foglie di palma, la grazia con cui si muovono le ragazze nei loro sarong a righe orizzontali, i colori delle sete, pastelli di varietà infinita, i profumi forti delle spezie che dovunque senti nell'aria, le statue coperte di muschi che ti guardano con occhi sporgenti, le danze del kechak attorno al fuoco dove i ragazzi camminano sulle braci ardenti al tintinnare dei gamelan, le spiagge dorate su cui si frangono le onde di un oceano blu scuro. 

Danzatrice balinese

Già, un mare morbosamente attraente, profondo e bellissimo, ma anche violento e pericoloso. Eravamo su una lunga lingua di sabbia ambrata, non lontano dallo spettacolare tempio sulla roccia di Tanah Lot dove le onde spumeggianti si frangono con spruzzi esplosivi che salgono fino al cielo. C'era un forte assembramento sulla riva, piena di scolaresche in gita scolastica. Per la maggior parte ragazze e strano caso, mussulmane, su un isola completamente hiduista, avvolte nei lunghi veli bianchi delle studentesse indonesiane. C'era un grande assembramento sulla riva. Era successa una tragedia. Una ragazza che si era avventurata troppo pericolosamente tra le onde, era stata portata al largo ed era annegata. Il suo povero corpo giaceva lì sulla riva, un misero fagotto di stracci bianchi, bagnati, a coprire la morte. La vista di quel corpo a cui l'imprudenza di un attimo, la gioia di una emozione a lungo desiderata, aveva tolto la vita, mi strinse a tal punto il cuore che non riuscii più a rimanere nell'acqua su quella riva bellissima e tentatrice. Non riuscivo a togliermi dalla testa il pensiero di quei genitori che a casa, aspettavano il ritorno di una figlia amata, che non sapevano nulla e che la pensavano felice, forse con un poco di apprensione per non averla vicina, sotto il loro occhio vigile  e amorevole. Che forse le avevano dato a fatica il permesso per quella gita, una decisione che sarebbe stata la maledizione della loro vita futura. Pensavo all'orrore di quando avrebbero ricevutola notizia, all'animo di chi gliela avrebbe dovuta portare, allo strazio di quanto sarebbe seguito. 

La classe in gita scolastica

Eppure quella spiaggia grandissima era completamente gremita di gente in vacanza, poco più in là l'orrore per l'avvenimento già si stemperava nella sfumatura di chi neppure aveva ancora capito quanto era accaduto, troppo lontano, col brusio della folla a coprire tutto, a nascondere la morte. Mentre girovagavo sulla sabbia, il costume bagnato, la pelle bianca dell'occidentale non abituato al sole equatoriale, che si arrossava a vista d'occhio, mi circondò gioiosa, una classe intera di ragazze completamente coperte dal lungo velo che era anche evidentemente la divisa della scuola. I due professori che le accompagnavano attaccarono subito bottone e si chiacchierò un po' delle solite banalità che si dicono tra residenti e turisti, specialmente quando vieni identificato come arrivato da molto lontano. Di dove sei, quanto stai, cosa ti è piaciuto. Arrivavano da Giava, Surabaya, la città sulla costa di fronte a Bali e festeggiavano l'inizio delle vacanze estive. Il contrasto tra la mia nudità e le ragazze completamente coperte che mostravano a malapena una parte del viso e che ridacchiavano parecchio tra di loro, non creava tuttavia l'imbarazzo che credo avrei provato immaginandomi la scena. Dopo le foto di rito, si allontanarono poi in gruppo serrato, per tornare dall'altra parte della spiaggia, verso il pulmino che le avrebbe portate a casa. poi si girarono tutte assieme salutandomi con la mano e continuando a ridacchiare. La tragedia che si era consumata poco più in là, non le aveva toccate se non di striscio, forse solo un'ombra, un velo di tristezza da nascondere sotto l'altro velo candido che erano state ben attente a non bagnare nell'acqua spumeggiante, forse per non mostrare i piedi nudi. 

Il tempio di Tanah Lot



Una spiaggia
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