mercoledì 11 novembre 2020

Che palle!


Lockdown - foto dal web - Voce delle valli

Non posso far a meno di pensare, elucubrare, commiserarmi. E' quasi un anno che dura questa micrania e il mio nervosismo cresce nella stessa misura in cui sento che sarebbe profondamente ingiusto lamentarmi e proprio per questo non l'ho mai fatto. Accidenti, appartengo ad un gruppo, abbastanza folto per la verità, di privilegiati, che fino ad ora non hanno avuto danni economici tangibili da questa peste e quindi, lamentarsi perché sei costretto a rinunciare ad alcune libertà è non soltanto criminale, ma soprattutto sciocco, perché intanto è inutile ed anche ingiusto. In fondo le uniche vere limitazioni che ho dovuto subire sono state quelle di stare qualche mese seduto sul divano a guardare la televisione, pensa un po' a quelli che dovevano rimanere in un rifugio ad aspettare che finissero i bombardamenti. Eppure, e lo dico sommessamente, come fa a non pesarti il fatto che hai perso uno degli ultimi anni utili della tua vita, e questa è la vera ricchezza insostituibile e che non si può ricomprare, il tempo, per fare le cose che non potrò mai più fare, perdute per sempre. Ripeto non è una lamentela, come ho ribadito, ingiusta sotto tutti i punti di vista, ma come mi pesa! Giusto un anno fa ero laggiù dove tutto è cominciato a qualche centinaio di chilometri da Wuhan, sembra un destino, eh? E poi appena arrivati a casa, per non perdere tempo ed occasioni, avanti con progetti e prenotazioni, le due settimane a Sao Tomé, che dovevano essere colte a gennaio e che improvvidamente ho spostato a marzo, perdendo così opportunità e soldi. E dopo, per fine maggio il puntuale e ben tratteggiato progetto per Armenia, Georgia, Adjerbaijian e Nagorno Karabak, dove per un pelo non avevo già prenotato voli e auto. Sogno probabilmente già perduto per sempre. Chissà perché dove punto gli occhi, si scatenano subito (per fortuna generalmente appena dopo) guerre, rivoluzioni, grane di ogni tipo. 

Poi la consueta zingarata francese che quest'anno doveva essere attorno a Bordeaux e la settimana italiana in Molise, territorio da me ancora poco conosciuto e infine il grande viaggio autunnale che doveva essere in corso proprio in questo momento. Ecco proprio adesso dovevo avere negli occhi gli orizzonti senza fine delle immensità patagoniche, il Perito Moreno agonizzante, la fin do mundo della Tierra del fuego. Tutto a puttane e ancora per chissà quanto. Ancora per molto divano e Grande Fratello. Niente UNI3, niente gite fuori porta, neppure una misera giornata passata tra il foliage del Biellese che mi ero ripromesso come blando succedaneo sostitutivo del llanos argentini. Resto qui, diligente ed osservante delle disposizioni governative, in realtà più che obbediente, attento alle mie fragilità di soggetto a massimo rischio, avendo poco o tanto tutte le magagne previste (incluso l'essere maschio e sovrappeso) che mi aumentano il rischio, portando, da statistiche provate, al 62% le mie cosiddette probabilità infauste, cosa che comunque un tantino mi preoccupa, in attesa del vaccino salvifico, che tarda ad arrivare ed a concederci quell'auspicato liberi tutti, tanto atteso. Invece come tutti, rimango qui ad osservarmi perplesso il giro vita che continua ad aumentare ed il muscolo che, se possibile, si inflaccidisce ancor di più di giorno in giorno, nei quali l'inedia mi avvolge e meno faccio e meno farei. In questo caso, vi assicuro, sono comunque l'ultimo a lamentarmi delle inefficienze compiute o immaginate dal potere centrale o da quello periferico. Chiunque altro, sono certo, avrebbe fatto peggio, basta guardarsi intorno, inoltre essendo, come ho già sottolineato nella fascia dei più fortunati, non lamento nulla e non chiedo nulla, se non alla Provvidenza, che metta fine al più presto a questa situazione. Però, e almeno questo permettetemi di dirlo, mi rode, oh se mi rode!


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2 commenti:

Anonimo ha detto...

tout pareil chez nous !J'aurais pu écrire ce billet , en moins bien évidemment ,avec les mêmes états d'âme et surtout quelques années en plus qui vont compromettre les éventuelles échappées lointaines .
Bon,nous aurons bien profité des merveilles du monde et nous nous accrocherons aux souvenirs
Jac.

Enrico Bo ha detto...

On attend, on espère, on survit

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