martedì 17 novembre 2020

Grasso

Piazza Genova 1948

 

Grasso. Sono decisamente grasso. Grasso senza infingimenti o scuse. Inutile dire che hai le ossa grosse o che sei di costituzione robusta. Tutte balle, grasso e basta. E poi, non stiamo a raccontarla, grasso lo sono sempre stato. Ero un bambino grasso e poi un ragazzino e via via un adolescente grasso, diciamo anche solo grassoccio, rotondetto, un po' mollaccione, oltre che brufoloso, per cui ero giustamente emarginato dalle fanciulle, mio grande cruccio. Grasso sì, ma non esageratamente grasso, tale da dover correre ai ripari, anzi allora, una certa ridondanza era vista come positiva in contrapposizione con la magrezza prodotta dalla fame della guerra appena passata. Poi, è un cane che si morde la coda, grassezza chiama pigrizia e per me l'ora di ginnastica a scuola era una vera tortura. Ad esempio avrei voluto essere esentato, anche perché ero sempre in difficoltà, anche se non fu possibile. Ricordo un professore di ginnastica che minacciava la nostra scarsa voglia di muoverci, con una azzeccata profezia: - Vedrete che quando sarete grandi, pagherete per venire in palestra a fare ginnastica! - Straordinario profeta che ci vedeva lungo, allora, agli inizi degli anni '60, non esistevano neppure le palestre private, era un bisogno di cui ancora non c'era traccia nella società e lui si stava adoperando per aprirne una per lanciare la ginnastica svedese. L'ora di ginnastica comunque per me era un tormento. Mai riuscito a fare la pertica fino in cima, forse una volta con sforzi immani, della corda neanche a parlarne. Poi si cominciavano a sponsorizzare diversi sport. Nelle medie si facevano alcuni tentativi di atletica, ma il mio record di salto in alto fu di 90 cm e quasi mi facevo male cadendo con la caviglia storta sui materassini. 

Si saltava con il metodo Horine, tenendo la gamba di battuta ripiegata sotto. Solo qualcuno tentava di mettere in pratica il ventrale, altro che Fosbury. Nel getto del peso arrivai quasi a due metri. Ai cento metri non fui neppure cronometrato, come dire, fuori tempo massimo. Il giro di pista, non completato. Al liceo invece si cominciò con la pallacanestro e dopo i primi trial in cui si valutavano le attitudini, fui messo a riparare lo spigolo del muro che c'era dietro il canestro per evitare che i miei compagni più dotati ci sbattessero contro. D'altra parte ero morbido a sufficienza, quindi adattissimo alla bisogna. Al di fuori della scuola, allora nessuno praticava sport, per lo meno non come adesso si fa ossessivamente. Se un bambino non ne segue due o tre non è proprio nessuno. Così non imparai neppure a nuotare, mancanza di attitudine che mi è rimasta a vita, assieme mancanza di passione per qualunque altro sport. Certo ho praticato per quarant'anni lo sci, ma solo per amore e l'ho abbandonato non appena sono riuscito a trovare delle scuse credibili, mi facevano male i piedi, gli scarponi troppo duri e via discorrendo. Col tennis l'incontro è stato brevissimo e fugace, non arrivando neppure a portare a termine un servizio dall'alto. Come mai allora, si chiederà il mio attento lettore, hai passato una quarantina di anni a calcare i tatami di quasi tutti i dojo alessandrini, praticando le più diverse arti marziali, dall'aikido, al karate, al kendo, lo iaido ed infine il placido e completo taiji? 

Ma prevalentemente per un interesse intellettuale, essendo molto forte la mia curiosità verso la cultura orientale. Ho preso queste discipline avvicinandomi ad esse soprattutto dal punto di vista speculativo ed interiore, così come fossero corsi di origami, di potatura dei bonsai, di ikebana, lo shiatsu o l'arte giapponese della piegatura dei tovaglioli. Per questo mi interessa tanto la calligrafia cinese con il suo modo spettacolare di tracciare gli ideogrammi. Tutta roba che di peso ne fa perdere pochissimo un po' come gli scacchi, sport tuttavia rispettabilissimo. Così sebbene abbia raggiunto qualche grado nelle varie discipline di cui vi ho detto, al contrario i risultati sportivi sono sempre stati limitatissimi quando non inesistenti. Il primo dan di aikido, ad esempio, mi venne assegnato più per benevolenza che per effettivo merito, in quanto nell'esame finale il maestro francese capo della commissione esaminatrice, giudicò il mio movimento di anca, fondamentale in questa disciplina "un peu faible" e mi promosse solo perché nella parte orale gli feci una brillante supercazzola teorica, oltretutto in francese, cosa che lo conquistò immediatamente. Ho sempre campato sulla chiacchiera. Nel kendo, disciplina decisamente più competitiva, riuscii a perdere in gara ufficiale anche contro una ragazzina sedicenne (a mia discolpa era arrivata seconda agli italiani) e a pareggiare con una bambino! 

Invece un grande risultato in titoli ed esami me lo diede il taiji, in quanto in un campionato interregionale ligure-piemontese, ottenni ben tre medaglie d'oro, nella mia categoria. Bene, bravo, direte voi, allora vedi che se ti applichi i risultati arrivano. D'accordo, è vero, ma anche questo non dimostra nulla, in quanto devo confessare anche che sono sì, arrivato primo assoluto, ma ero il solo partecipante alle tre gare, per cui non ho neppure dovuto impegnarmi troppo. Così, anno dopo anno, ho continuato ad ingrassare placidamente e senza neppure troppi sensi di colpa. Male direte voi. Concordo, perché non devi lamentarti se, tra annessi e connessi e conseguenze varie, anche la glicemia sale e adesso sei inserito nel gruppo più a rischio di lasciarci le penne se ti becchi il Coviddi. Hai voluto la bici, adesso pedala e senza neanche il bonus, anche perché questo lockdown prolungato, oltretutto non fa che peggiorare la situazione e se continua così non so proprio dove andrò a finire, la bilancia stessa si ribella e mi dice che non ci si pesa in due. Almeno prima, girando un po' per il mondo, data la mia propensione a non amare troppo le cucine esotiche, per la verità sempre molto dietetiche, me ne tornavo ogni volta a casa con almeno cinque chilozzi di smaltimento, subito riguadagnati, per carità, ma per lo meno si trattava di una dieta forzata che manteneva un certo standard medio, che qui invece rischiamo di sbomballare definitivamente. Insomma qui si rischia grosso e non dico altro.

Della stessa serie: Il paffutello


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6 commenti:

OLga ha detto...

Simpatico post!Ciao

Enrico Bo ha detto...

grazie!

Martino Benzi ha detto...

Resta pur sempre il sumo...

Enrico Bo ha detto...

Verissimo, ci avevo già pensato

Anonimo ha detto...

Les gens un peu ronds sont tout de suite plus sympathiques que les sacs d'os...
Jac.

Enrico Bo ha detto...

en peu?!? 105 kg !!!!!!! le lockdown m'a tué!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!