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martedì 30 gennaio 2024

A casa nostra

Dal web

 

E veniamo al nostro paese, che ovviamente è e sarà fortemente condizionato da quanto avverrà nel resto del mondo. Non sono così appeso al pero da non capire che se le perturbazioni varie mondiali, aumenteranno o diminuiranno o se addirittura ne deflagreranno altre, per noi sia la stessa cosa, anzi, è evidente che con un Biden o un Trump al potere le cose cambiano e ovviamente di molto peggioreranno se l'Europa continuerà ad indebolirsi. Ma su tutto questo bisogna anche riflettere sul  fatto che, stante la nostra situazione interna, almeno per questo anno ed i prossimi a venire, noi, popolazione intendo, avremo pochissima voce in capitolo. Al momento il nostro paese è governato da una coalizione che ha in parlamento una maggioranza solidissima e inattaccabile, per cui potrà evidentemente decidere di fare tutto quello che vuole senza possibilità di interferenze esterne. Le uniche possibilità di disturbo sono date dagli attriti interni alla maggioranza stessa, ma è inutile che chi è contrario a questo governo si illuda, i contrasti sono sempre solo apparenti, in questo caso, provocati dal fatto che in riferimento al sistema di voto delle prossime europee, in cui ogni partito corre da solo, a causa del sistema proporzionale puro, ognuno deve distinguersi dagli altri per raspare più voti possibili e questi voti si prendono sempre ai vicini non agli avversari. Quindi i distinguo saranno messi da parte il giorno dopo le elezioni e il blocco di destra continuerà compatto per i prossimi quattro anni, su questo non ci sono dubbi. Fare previsioni per capire cosa accadrà non è così semplice, date appunto le troppe varianti in campo, ma certamente tutto sta congiurando perché le cose continuino a declinare. La curva dei prezzi non è destinata a scendere come si sperava, causa le crescenti tensioni internazionali e il blocco di Suez è solo uno dei problemi. le altre guerre rimarranno in standby senza risoluzioni e nel Mar Cinese Meridionale l'affare continua ad ingrossarsi. Per questo è molto probabile che neppure nell'estate scendano i tassi e questo, se aiuta a contenere in parte l'andamento inflattivo, non fa di certo bene all'economia in generale, mantenendole il freno tirato. Il nostro paese, afflitto da insanabili mali pregressi, in massima parte il macigno del debito pubblico, diminuirà sempre la possibilità di avere a disposizione somme per dare ossigeno ai nostri bisogni strutturali (sanità, istruzione, ricerca), così che ci si troverà affannati a continuare a mettere toppe elettorali provvisorie che non hanno possibilità di risolvere problemi veri. Oltre a questo spaventa la qualità in termini assoluti delle persone incaricate di risolvere questi problemi epocali e se quando al governo erano arrivati i grillini, pensavo che si fosse davvero toccato il peggio assoluto riguardo all'incompetenza, devo dire che al peggio non c'è mai fine davvero e qui forse non basterebbe neppure i fenomeni veri, quindi figuriamoci con gli amichetti e il parentado diffuso. Inoltre alcune strade che pare si vogliano intraprendere con determinazione, se non sono solamente ballon d'essai elettorali, che non porteranno da nessuna parte, sarebbero esiziali per la nostra già esangue economia. Certo bisogna sempre saper distinguere tra le dichiarazioni e anche dai movimenti scomposti che precedono le elezioni e i fatti reali che poi vengono davvero portati avanti, ma al momento non siamo messi molto bene. Oltretutto poi, in questo momento nel nostro paese non esiste neppure una opposizione reale, una alternativa vera, solo chiacchiere inconcludenti di gruppuscoli tesi solo a sopravvivere agli errori del loro passato, ma con una totale impossibilità ad incidere, anche per i loro numeri ovviamente. Dunque posto sempre che questo sia un anno di stallo generale in attesa del diluvio, noi non potremo sperare se non un una progressiva ma il più possibile lenta discesa, con un continuo peggioramento, si spera il più lieve possibile di tutti i parametri fondamentali. Un po' come quegli anziani circondati da flebo e tubi, mantenuti in vita con fatica, che vedono peggiorare ogni giorno la loro vita, ma adagio adagio, in modo da arrivare alla morte inevitabilmente, ma il più tardi possibile. Accanimento terapeutico insomma. Sarà pur triste, ma intanto stante la situazione in cui ci troviamo, è sempre meglio del baratro. 


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L'anno che verrà

martedì 17 gennaio 2023

Acchiappato!

 

da PalermoLive

E allora l'abbiamo acchiappato finalmente, un po' in ritardo , ma va bene lo stesso. E adesso scateniamo le dietrologie e i complottismi, che qui ci possiamo divertire a lungo. Si è fatto beccare di sua volontà, c'è stata trattativa, i nuovi hanno deciso di mollarlo e darlo in pasto allo stato, un favore al nuovo governo e chi più ne ha più ne metta. Io che non riesco ad essere complottista neanche se voglio, non credo. Mi sembra più nella logica delle cose, l'andamento normale della vita, il poco interesse a sbattersi per tanti anni, la casualità, il momento in cui si serrano le fila, la funzionalità delle intercettazioni e le cose che prima o poi finiscono. In fondo non conta più di tanto agli effetti pratici, aver beccato il vecchio quasi morente, quanto quello che se ne fa adesso. Insomma adesso la parte più interessante sta per cominciare. Intanto vediamo subito cosa trovano in casa, certo se non c'è nulla, aumentano i sospetti che si sia fatto prendere a bella posta, magari per farsi curare meglio, anche se mi sembra strano che uno ceda dopo trent'anni con l'orologio al polso da 35.000 Euro. Poi ci sarà da vedere qual è la volontà di fargli le domande, le cui risposte potrebbero eventualmente svelare 30 anni di storia italiana del rapporto stato mafia. 

Bisogna vedere se ci sarà interesse a farlo, se il tipo avrà la convenienza a rispondere e se le risposte non saranno comunque parziali o distorte per massimizzare i suoi eventuali vantaggi. Insomma una cosa complicata e tutta da seguire, almeno per quanto sarà possibile. Non mi illudo certo che si riesca a bloccare a lui, a tutto il parentame e ai suoi sodali, tutto il grano ed i beni vari che ha accumulato, visto che dovrebbero essercene molti. Di certo un certo tipo di mafia è finita, rimane l'altra quella degli affari, ancora più pervasiva e dannosa, anche se può darsi che adesso l'intreesse fortissimo a fare il ponte sullo stretto decada di importanza. Un'altra soddisfazione è quella che quantomeno si è ben dimostrata l'importanza e l'essenzialità delle intercettazioni, cosa che dovrebbe almeno per un po' stoppare i maldestri tentativi di questo governo di limitarle o bloccarle del tutto. In effetti il come sia andata la cosa, a quanto si sente, cioè che attraverso le telefonate tra parenti che parlavano appunto della malattia, si è potuto fare uno screening di tutti i malati di quella età e di quella zona, arrivando infine a lui, mi sembra assolutamente credibile. Va beh, diciamo che anche questa è fatta. Dispiace solo che l'ultima cattiveria l'abbia realizzata, comunque anche se certo senza volerlo. Con la sua cattura è stata messa in ombra la celebrazione di una delle più grandi dive italiane nel mondo. Pazienza.

venerdì 16 settembre 2022

Un tour d'Italie 35 - Back home

Lucca - Il Duomo - foto T. Sofi


 Passeggiare per la città, ecco la cosa giusta da fare l'ultimo giorno prima del ritorno definitivo, perché qui è un po' come il coro della Forza del destino: Partiam, partiam, partiamo e alla fine non si parte mai, sei sempre lì che vuoi dare un'occhiata ad un'ultima cosa. Essendo stata poi Lucca definita come ultima tappa in assoluto di questa zingarata che ci ha portati un po' a zonzo per la penisola, ci sta che ci si aggiri senza meta per respirare al meglio anche di giorno l'aria della città, che riconfermo, è davvero gradevole. Il centro, in realtà tutta la parte dentro la cerchia delle mura, è un omogeneo insieme di abitato tardo medioevale, case antiche, palazzi di poderose dimensioni e chiese ben conservate che ornano piazze e piazzette ad ogni svoltar d'angolo. A cominciare dalla curiosa e tra le poche in Italia, piazza dell'Anfiteatro, costruita materialmente sulle rovine del grande ovale dell'arena romana, le cui tracce si riconoscono chiaramente all'interno di ogni negozio, di ogni costruzione. La sua origine rimane comunque inequivocabile, vuoi anche per la mancanza di vie dirette di accesso, infatti entri nel grande spazio solo attraverso quattro strette porte, probabilmente le stesse che consentivano l'ingresso nel luogo degli spettacoli. Ovviamente questo è uno dei centri più frequentati della città, non foss'altro per la serie di locali disposti lungo i suoi fianchi che attirano tra sentori di tartufi neri e di pappardelle al cinghiale, i turisti in cerca di cibo. Comunque non voglio star qui a raccontarvi i vari punti attrattivi di questa bella città, le diverse chiese, i palazzi, le piazze, men che meno i musei, potrete dare un'occhiata sul web e li trovate tutti bene elencati con dovizia di particolari.

Ma se avete solamente una giornata o peggio qualche ora, dopo aver dato una occhiata sommaria alle chiese di S. Michele e di S. Frediano e se ce la fate, dopo essere saliti i 230 gradini della torre Guinigi, vero e proprio bosco verticale ante litteram, con i lecci che crescono sulla sua sommità, da cui potrete avere una visione di insieme straordinaria di tutta la città (e aver considerato che Lucca aveva ben 250 torri di ogni dimensione alla fine del medioevo, delle quali rimangono solo questa e quella delle Ore), non perdetevi almeno una visita a fondo del Duomo dedicato a S. Martino, vero pezzo d'arte di grande spessore che necessita come minimo di un paio di orette di attenzione, per poterselo godere con calma. Con la sua bella facciata ispirata al duomo di Pisa, vi stupirà immediatamente a causa della sua innaturale asimmetria che lo differenzia da qualunque altro. Anche qui bisogna considerare come in ogni epoca la necessità abbia fatto virtù, infatti pare che la costruzione della chiesa, essendo iniziata successivamente al preesistente campanile, abbia dovuto artificiosamente restringere le dimensioni esterne della navata di destra, con questa particolarissima soluzione che ne fa così un unicum interessante. D'altra parte tutto l'edificio ebbe una storia costruttiva particolarmente travagliata, guarda caso mancanza di fondi, progetti iniziati e portati avanti con leggerezza e molti furono quelli che dovettero metterci le mani, per correggerli. Ad un certo punto si parlava addirittura di lavori "meschini e non solidi a sufficienza" e di "grande negligenza di costruzione", insomma tutto il mondo è paese, tanto che molte cose, pilastri ed altro dovettero essere addirittura rifatti ex-novo.

Fatto sta che alla fine, dai e ridai, chiamati maestri che avevano contribuito alla costruzione della fiorentina S. Maria del Fiore, ne venne fuori la magnificenza che potete vedere oggi, con la particolare armonia del romanico pisano con la sua alternanza di vuoti e di pieni, ombre e luci, data dalla sfilata delle colonnine marmoree che ricoprono la facciata e che la rendono leggera e piacevolissima. Naturalmente tante cose da vedere, a partire dalla statua medioevale di S. Martino che dona il mantello al povero, al misterioso labirinto inciso alla base del pilastro addossato al campanile, che ricorda quello di Chartres e richiama ricordi dei misteriosi Templari condannati ad una damnatio memoriae che ne aumenta l'alone di magico mistero. Oltre alle tante opere contenute all'interno, vi ricordo solamente un Tintoretto ed un Ghirlandaio, ma ben sapete che in Toscana, basta entrare in una chiesa e ne trovate di ogni. E' ovvio comunque, che la sosta più attesa e sospirata sarà comunque quella nella cappella laterale che contiene la famosissima tomba di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, vero capolavoro scultoreo che ritrae la ragazza dormiente, morta giovanissima, riccamente abbigliata, con ai piedi un delizioso cagnolino. effettivamente la bellezza dell'opera è sconvolgente e vi farà prolungare la sosta oltre le vostre previsioni. 

Un'altra curiosità è data dal crocifisso nascosto nel tempietto fatto ad edicola della fine del '400, nella terza campata della navata di sinistra, che raffigurerebbe addirittura il vero volto di Gesù, dato che secondo la leggenda sarebbe stato scolpito dal fariseo Nicodemo stesso e giunto miracolosamente attraverso il mare sulle coste toscane. Naturalmente non perdete tutto il resto incluso il museo che contiene tutta una serie di opere, messali miniati e i gioielli. A pochi passi dalla Chiesa, poi, sulla piazza c'è poi il complesso monumentale archeologico delle chiese di S. Giovanni e S. Reparata col famoso portale del 1100, antecedenti al Duomo. Se ce la fate salite anche sul campanile col suo concerto di sette campane, alcune originali dell'epoca. Mentre tornate sui vostri passi non perdete la bella ed ariosa piazza di Napoleone col suo imponente palazzo Ducale. Ci sarebbe anche il museo Mansi, collocato in un magnifico palazzo contenete tutti arredi di epoca, con la sua pinacoteca, ma tanto non avrete tempo di andarlo a vedere e quindi non ve ne parlo per malizia. Insomma ce n'è da godere. Invece a voi tocca percorrere di nuovo la strada verso l'uscita, passare sotto le mura imponenti, senza aver potuto neppure percorrerle tutte, 4 chilometri, alte 12 metri e larghe 30, con il viale alberato che le percorre per intero! Come un'autostrada di oggigiorno e unico esempio di mura difensive dell'era moderna giunte fino a noi completamente intatte. La macchina è ancora lì e sembra non avere nessuna voglia di portarci fino a casa, ma questo è il tragico e barbaro destino che ci aspetta alla fine di ogni viaggio e quindi facciamocene una ragione.

Duomo - L'edicola


mercoledì 14 settembre 2022

Un tour d'Italie 34 - Lucca

Lucca - Piazza dell'anfiteatro - foto T. Sofi

 

La via del ritorno è lunga, sempre molto più lunga di quella di andata, anche se in realtà la percorri in un tempo più breve, perché la vacanza è finita e hai voglia di arrivare a casa di levarti le scarpe e sei anche un po' intristito dal dover svuotare la valigia con tutto quello che ne consegue anche se non sei tu quello che deve fare le lavatrici, ma devi solamente mettere a posto le macchine fotografiche e poco altro. E' così, c'è poco da fare. Anche i panorami che scorrono attorno a te, da quel finestrino che ti ha dato tante visioni piacevoli, diventano meno interessanti, quasi scontati, eppure a volte erano gli stessi che all'inizio del viaggio ti avevano entusiasmato. Come è umorale l'animo umano! Allora spunta, al viaggiatore incallito, l'idea della giunta, come quella che il venditore di bellecalda davanti alla scuola col suo triciclo che portava due padelle, una di farinata e una di castagnaccio, usava fare in cambio delle dieci lire che tiravi fuori dalla tasca del grembiule, tre fette e poi alla fine una più piccolina, la giunta, data quasi come fosse una regalia speciale, proprio e unicamente per te, cliente abituale e che invece veniva gratificata a tutti gli avventori bambini che si affollavano attorno a quel carrettino a tre ruote. Eppure a forza di dieci lire quel tipo ha fatto studiare sei figli, diversi fino all'università. Eh già, la giunta è importante, Ecco perché si è deciso sulla lunga via del ritorno che è partita addirittura quasi da Salerno, si potesse fare uno stop in una città ancora non vista, da poter quindi aggiungere alla collezione. Ah, sempre quella maledetta smania del collezionista! La fortuna che in Italia i luoghi da vedere comunque eccellenti, sono talmente tanti che hai solo il problema di scegliere quale. 

E lungo la strada appunto ecco una tappa che ci è sembrata importante per piantarci una bandierina, la murata città di Lucca, in cima a quella Toscana, da dove poi in un veloce balzo si arriverà fino a casa. Quindi viaggiando di conserva dopo aver lasciato la costiera a Vietri, con  la sua ultima esplosione di colori e di maioliche luminose che ci ha regalato quel tocco di malinconia per aver lasciato uno dei luoghi di bellezza assoluta del nostro povero paese, imbocchiamo l'autostrada e lemme lemme risaliamo la penisola. Verso le diciotto veniamo premiati dalla vista delle mura imponenti che circondano questa nobile città, direbbe Marco Polo giunto sotto le torri di Samarcanda. Ma noi siamo italiani in Italia e quindi scafati alla bellezza e pronti invece al lamento generalizzato. Quindi invece di apprezzare l'imponenza della cinta del terrapieno che cinge completamente l'antico abitato, facendone un'oasi di tranquillità praticamente priva di auto, salvo i residenti, come dovrebbe fare qualunque città di buon senso, che si può ammirare anche comodamente percorrendone il largo camminamento che lo corona, ne vediamo immediatamente solo il lato negativo. Infatti avendo avuto l'accortezza di prenotare la notte in un bel palazzo antico del centro, siamo obbligati a lasciare l'auto negli amplissimi ed appositi parcheggi che circondano appunto i bastioni della città. Il fatto è che, porco qui, porco là, dobbiamo trascinarci le valigie, benedetto chi ha inventato i trolley con  le rotelle, dal parcheggio fino all'albergo, sotto una pioggerellina insistente e fastidiosissima, di quelle che ti penetrano nelle ossa artritiche e scricchiolanti da vecchio buono per le RSA, non è secondario alla sensazione di sgradevole persecuzione della nuvola fantozziana. 

Tuttavia grazie alla attenta programmazione valutata nella preparazione della trasferta, ci dirigiamo verso la nostra meta, con una certa sicurezza, grazie ai vari moderni strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione, benedetto anche chi ha inventato i GPS, e dopo aver sbagliato strada, non più di un paio di volte, porco qui e porco là, eccoci a bussare all'antico portone, che ci fa entrare oltre che nelle nostre camere, anche nell'atmosfera della città. Senti subito quel delizioso sentore di antico perché i palazzi che si alternano lungo le strade che vanno verso il centro hanno mantenuto la medesima omogeneità che rende Lucca davvero una bella città. Complice il tempo bigio, quasi da sottile nebbiolina alessandrina e la bassa stagione, camminare nelle strade con la luce fioca dei lampioni, incrociando solo qualche raro passante sul selciato bagnato e lucido, dà una suggestione rara che ti fa riconsiderare l'impressione di nervosa accidiosità che ti aveva pervaso all'arrivo. Sarà che non devi più trascinarti i bagagli e che invece le luci altrettanto nascoste del ristorante scelto per passare la serata in stile osteria toscana, sono ormai vicine e il cuore si riscalda, oltretutto il pranzo è stato quasi saltato. Mangiare bene, in buona compagnia, magari tagliatelle al cinghiale e pasta fatta in casa e camminare lentamente per le strade di una antica città per te nuova, è un grande piacere, un ultimo boccone di piacevolezza da aggiungere alla fine come un delizioso dessert in uno di quei pranzi che hai gustato dall'inizio alla fine. Tanto per restringere in fondo all'animo la tristezza del momento, un modo di rimandare ancora un poco quel termine del viaggio, tratto ideologico che vorresti non finisse mai.

San Frediano

SURVIVAL KIT

Guest house S. Giustina - Via S. Giustina - Lucca - In pieno centro storico ma ragionevolmente vicina ai parcheggi esterni alle mura dove dovrete lasciare la macchina (500 m. circa). Poche camere ricavate in un antico palazzo e arredate con cura. 68 € la doppia senza colazione (c'è comunque caffè e té). Bagno privato esterno. Dotazioni buone, pulito e silenziosissimo. Il gestore è molto gentile e dà buoni consigli. Possibilità di pacchetto con affitto biciclette molto interessante per girare la città e le mura. Consigliatissimo per qualità/prezzo. 

Vecchia Trattoria Buralli - piazza S. Agostino 10 - Lucca - Classica trattoria toscana, con piatti tradizionali e lucchesi in particolare, una delle più antiche della città, molto frequentata dai locali. Ambiente consono. In generale tutti i piatti da noi ordinati (eravamo in quattro) piuttosto buoni. Crostini, pappardelle al cinghiale, tagliatelle con tartufo nero e altre piacevolezze. Pasta fatta a mano e cacciagione disponibile. Servizio cortese e professionale. Rimane la voglia di provare altri piatti che ti passano accanto per gli altri tavoli e appaiono golosi. Prezzo congruo. Da riprovare.

Pappardelle al tartufo

sabato 10 settembre 2022

Un tour d'Italie 33 - Vietri sul mare


Vietri sul mare - La confraternita - foto T.Sofi


 Quando la vacanza finisce la storia è sempre la stessa, da un lato hai addosso la tristezza del tornare a casa, dall'altro hai la gioia del tornare a casa. Bella dicotomia, eh! In fondo però è comprensibile perché vacanza non equivale a viaggio, nel quale il piacere è insito proprio nella sua categoria ontologica, godi perché viaggi indipendentemente dalle cose che vedi, anche il negativo, i problemi che sorgono, le difficoltà, contribuiscono al piacere del viaggio stesso e saranno ricordati proprio nel loro essere legati all'andare, senza avere come punto di riferimento finale una meta. La vacanza al contrario è più un piacere definito, la voglia di prendersi un periodo preciso di stacco dal proprio mondo abituale, con un punto di arrivo, date precise di partenza e di ritorno, biglietti in tasca con l'ora stampigliata bene in chiaro. Dunque quando finisce hai voglia di tornare ad assaporare la piacevole certezza del tuo letto, di salutare gli amici rompendogli le palle col racconto di quanto è stato bello questo e quello, voglioso di condividere piaceri non condivisibili e dei quali a nessuno frega nulla, magari di scrivere scemenze su blog e libri che nessuno leggerà, presupponendo illusoriamente che possano essere di utilità a qualcuno. Hai quella frenesia che ti spinge a caricare la macchina e a partire, magari trascurando un po' le cose che avevi lasciato per ultime nella lista del da farsi. Accanto c'è il dispiacere delle cose che finiscono, perché sai che di certo hai lasciato indietro cose che ti avrebbero dato altra gioia, altro piacere e che dato lo scorrere del tempo, probabilmente non avrai più occasione di inserire nell'agenda.

Perché comunque stare in  giro è piacevolissimo e domani non starai più in un ristorante a gustarti gli scialatielli ai frutti mare o gli gnocchi alla sorrentina, ma, specie se sei femmina, ti toccherà decidere cosa fare da pranzo al marito neghittoso, oppure che ti tocca tornare a casa, magari dopo aver lasciato n clima delizioso e un panorama straordinario, in cambio di un caldo soffocante o di un umido gelo nebbioso, per ritrovarti davanti ad una montagna di posta che di solito rappresenta solo grane da risolvere, bollette da pagare e avvisi di scadenze entro e non oltre. Insomma che menata la fine della vacanza! Dunque a mio parere è sempre bene trovare il modo di programmarsi per il termine del godimento qualche cosa che serva come di suggello piacevole e che non renda il ritorno un semplice trasferimento menoso, con già la testa alle grane che ti aspettano nella pur dolce sweet home. Dunque dopo aver salutato con simpatia ed affetto la famiglia dei gestori dell'hotel 7bello e il loro staff che ci hanno simpaticamente coccolato per cinque giorni, carichiamo con le nostre masserizie la macchina, quasi fosse un Conestoga in attesa di prendere la pista per il lontanissimo nord, con chili di limoni appena colti, cartoni di liquori e carichi di nostalgia, prendiamo la contorta strada della costiera, lasciando Minori alle nostre spalle. Ma la macchina sembra non aver affatto voglia di tornare a casa, così invece di prendere la via del nord, continua la strada verso est, per godere almeno ancora un po' della bellezza del paesaggio e per proporci, passato l'abitato di Cetara (quante cose sei obbligato a lasciare indietro), un'ultima tappa a Vietri sul mare. 

Proprio all'ingresso del paese c'è una bella piazza sul belvedere che apre la vista sul porto e dove puoi lasciare la macchina tranquillamente per fare due passi nelle viuzze che si arrampicano fino al centro dell'abitato. Beh, sarà che in questa stagione l'affollamento dei visitatori è minore, ma lungo i vicoli l'aria appare un po' diversa e più familiare degli altri centri famosi della zona. Senti donne chiacchierare in dialetto più stretto, gente che si parla dai balconi, signore che contornano i negozi che offrono pesci e crostacei appena arrivati per accaparrarsi il meglio della giornata. E che balla roba, accidenti, gamberoni magnifici, cozze di dimensioni ragguardevoli, bei pesci argentei dall'occhio ancora vivace, di sicuro da queste parti il pesce è una ricchezza che invita alla tavola. Peccato che è ancora mattina presto. Certo ci sono anche i negozi per i turisti, anzi intere pareti sono ricoperti dalla ricchezza di Vietri, una rutilante e coloratissima ceramica fatta di piatti di ogni dimensione, di oggetti tra i più fantasiosi, da sedie e tavolini, che vorresti, io almeno, in un tuo giardino, posto che tu ce l'abbia, in qualche posto assolato della Côte, magari a disegni azzurri e gialli, o con uccelli variopinti o con quei soli straordinari che sembrano inondare di raggi tutto l'ambiente all'intorno. Ma quello che ancor più colpisce è la fantasia di questi straordinari artigiani nell'inventarsi centinaia di disegni e geometrie sempre diverse per questi piatti enormi che da soli arrederebbero una grande sala.

Me la immagino con le finestre spalancate su una terrazza sulla quale allungarsi su una chaise longue dalla tela a righe, a meditare ben riparato all'ombra, magari leggendo qualche pagina della Recherche, una limonata ghiacciata sul vicino tavolino, anche lui in ceramica per non fargli un torto e scivolare lentamente in un dormiveglia accarezzato dalla brezza del mare. Voglio troppo? Probabilmente sì, d'altra parte siamo nati per soffrire, questo ragiono mentre faticosamente metto un piede dietro l'altro, lungo una salita, per altro non troppo faticosa, per arrivare alla piazzetta sommitale dominata, vicino alla casa della Confraternita, dalla chiesa di San Giovani Battista, con la sua facciata classicheggiante eretta sul suo basamento in pietra chiara di Piperno, mentre le due colonne laterali scandiscono l'ingresso con il nero netto del tufo di Fiano, quasi fosse un tratto deciso di una pennellata di china. Nell'oculo chiuso che lo sovrasta non poteva mancare una grande ceramica che raffigura il Santo, la firma della specialità del paese. Un'occhiata alla bella pala d'altare di un maestro locale e poi giù verso il parcheggio, sotto portici e vicoli che nascondono altri negozietti, altri lavori d'arte, altre genti sedute davanti alle porticine che ti sorridono al passaggio, d'altra parte tu porti grano e ovviamente sei benvenuto, anche al di là della naturale propensione della popolazione indigena. Che bello questo paese, forse anche perché è quello che ci saluta definitivamente con allegrezza, anche se abbiamo speso solo pochi euro, per qualche ricordino da frigo, praticamente una autoobbligazione malcelata a cui si sottoponiamo come per una dipendenza inestinguibile. Dai, salite in macchina che la strada è lunga.

Ceramiche di Vietri

giovedì 8 settembre 2022

Un tour d'Italie 32 - Sorrento

Sorrento - Chiostro di S. Francesco - foto T. Sofi


 Tecnicamente, a rigor di termini questa non sarebbe neppure più Costiera Amalfitana. Il traghetto, partito da Amalfi, borbottando ha ormai superato da un pezzo le perle ormai a noi note, Praiano, Positano, percorrendo il lungo tratto di costa che diventa sempre più selvatico e privo di case, man mano che si va verso occidente. Solo qualche torre di avvistamento aragonese o saracena a secondo se quadrata o rotonda, che ci sono sempre stati i bianchi e i neri, i guelfi e i ghibellini, perché al mondo se non ci si scanna non si è contenti, fino a doppiare punta Campanella, qui la torre è quadrata, ormai siamo in faccia a Capri e si distinguono nettamente le sagome note dei Faraglioni, a quattro o cinque miglia di distanza, per poi piegare a nord entrando direttamente in quel golfo di Napoli che da pochi giorni ci siamo lasciati alle spalle. La sagoma del Vesuvio dai fianchi che si raccordano alla pianura con una curva delicata e tranquilla, così dolce alla vista da far apparire impossibile che da quella montagna abbia potuto scatenarsi una tale furia di morte e distruzione, costituisce un fondale perfetto da ammirare. Infine doppiato un ultimo capo che racchiude la microscopica insenatura detta i Bagni della regina Giovanna, un sito dai richiami millenari, ecco comparire lo scuro muraglione dell'alta costa sopra la quale scorgi le case di Sorrento. Questi cosiddetti bagni sono una vera e propria piscina naturale circondata da alte rocce, nascosta alla vista dal mare, sulle quali si estendeva una delle più spettacolari ville romane di cui ci sia traccia, quella di Pollio Felice, un nobile partenopeo del I secolo a.C., evidentemente ricchissimo dato che era citata come una delle più belle dell'epoca, dato che occupava oltre 30.000 mq coperti, ed è raccontata dal poeta Stazio che la descrive come "posta su colli dove l'uva non teme il confronto con quelli di Falerno e dall'altro lato sembra nuotare su un mare di vetro, così che mentre un'ala della casa sembra tremare per il fragore delle onde, un'altra ignora invece i flutti e preferisce il silenzio dei campi". 

Accidenti se sapevano vivere questi romani, almeno quelli che avevano il grano! Oggi, solo più qualche pietra sparsa, qualche muracciolo che segna il tracciato della costruzione, qualche pietra sbrecciata, dove il mecenate che amava circondarsi di dotti e di poeti, trascorreva il suo tempo negli studi, gli ozi come venivano chiamate allora le ore dedicate al piacere dell'arte e delle lettere, circondato da pitture di Apelle e statue di Fidia, di Mirone e di Policleto e poi la polvere dei secoli, almeno fino all'arrivo di questa fantomatica regina Giovanna, una Angioina dalla fama piuttosto chiacchierata, che sembra amasse trascorrere qui le sue ferie estive, tra amanti e dame di compagnia con cui ne faceva di tutti i colori, dicono le malelingue, crudelissima coi sottoposti, tanto che pare abbia poi fatto una brutta fine, strangolata da un parente, che evidentemente ambiva a prenderne posto e averi. Ma noi sbarchiamo alla marina piccola e poi grazie al comodo ascensore saliamo fino in città, cominciando a goderci il panorama assolutamente spettacolare dal belvedere della piazza superiore. Davvero una vista mozzafiato e quante ne abbiamo avute in questi giorni una dietro l'altra a non finire, non ci si può davvero lamentare. Poi, due passi nelle viuzze che offrono la consueta serie di negozietti che devono obbligatoriamente mostrare tutta quella serie di cose alle quali i turisti non sanno resistere, ovviamente il tema di fondo è il limone e tutti i suoi derivati che da queste parti impazza, ma anche la serie di palazzi antichi che fanno da corona, vuole la sua attenzione. 

Naturalmente non si può non dare un'occhiata al duomo col suo sontuoso interno barocco e lo spettacolare soffitto e il colossale organo che sovrasta l'ingresso, oltre a tutte le altre opere d'arte che ne fanno un contenitore di grande interesse. Altra tappa obbligata il Chiostro di S. Francesco dell'omonima chiesa con i suoi archi in diversi stili che ti immerge in un'aria mistica e solenne. Una curiosità in cui ci si imbatte passeggiando tra le vie della città è la Sedil Dominova, un locale di cui si ammirano le tracce di magnifici affreschi in una loggia esterna sulla strada, che ospita tuttora la Società Operaia di Mutuo Soccorso, costruito nel XIV secolo a seguito delle lotte fratricide tra i nobile della città che costrinsero all'intervento addirittura il Vescovo che stabilì la costruzione di due edifici separati in due parti della città dove si potessero riunire le due fazioni separatamente. Di qui l'origine del maestoso palazzo che ha resistito fino ai tempi nostri.  Camminiamo ancora un po' attorno a piazza Tasso, comprendendo come questa fosse una tappa obbligata del Grand Tour dei nobili nordeuropei che scendevano in Italia per toccare con mano lo spessore dell'antichità, dell'arte, della bellezza; poi piano piano ce ne andiamo verso la stazione, dato che abbiamo optato per rientrare a Minori in bus, così da avere un ulteriore punto di vista, un altro lato attraverso cui apprezzare questa terra. Un'oretta che ti fa apprezzare, dato che non hai fretta, le strade tortuose, le curve a strapiombo sul mare, le ville sui dirupi, i paesini abbarbicati alle coste alte e scoscese, le terrazze ricoperte di limoneti e ulivi. Arriviamo in tempo per darci una rassettata e, ironia della sorte la sera ci riserba l'offerta di succulenti gnocchi alla sorrentina, pianto famoso nel mondo che chiosa la giornata. Noblesse oblige.

Negozio del centro

sabato 3 settembre 2022

Un tour d'Italie 30 - Positano

Positano - foto T. Sofi


Se Amalfi è la perla della costiera, Positano ne è la sua degna gemella, anche lei disposa a chiosa della sua spaccatura della montagna, riempita dalla colata di case dai colori vivaci che si spalmano sui due versanti a formare una delle cartoline più famose del mondo. Ripercorrere il tratto col primo traghetto del mattino per arrivarci, non è mai un déjà vu, infatti ogni volta che posi gli occhi sulla fila quasi ininterrotta di case, ville, grandi alberghi appollaiati sulla scogliera, quasi appesi alle rocce a strapiombo sul mare, ne scorgi sempre di nuovi, dimore fantastiche di chi ha scelto di passare qui il suo tempo o addirittura parte della propria vita, non solo per la bellezza dei luoghi o per la piacevolezza del clima, ma di certo anche per quel fattore in più che rappresenta lo specifico posizionamento VIP di questa area, per la notorietà che lo accompagna e che a molti personaggi di questo mondo non è del tutto sgradita come si potrebbe pensare. La sfilata dei paesini di minore notorietà, ma che invece varrebbero ognuno una sosta particolare per goderne le parti forse meno popolate dai turisti più frettolosi che avendo pochi giorni a disposizione possono dedicarsi solamente ai nomi più importanti, sfilano davanti al tuo sguardo con la lentezza dell'onda, consentendone una visione calma ed appagante anche se assolutamente parziale. La spiaggetta del lido di Ravello è già punteggiata da un paio di file di ombrelloni segno della stagione incipiente; il ponte della strada che attraversa la spaccatura di Atrani, nascondendo il paese parzialmente alla vista e lasciandoti la curiosità di fermartici passando da terra, il piccolo capo dell'Hotel Luna che si sporge sulle rocce, doppiato il quale entri nel porticciolo i quella che è stata la prima tra le Repubbliche marinare. 

Qualche decina di minuti di attesa per cambiare traghetto e via avanti lungo la costa fino a doppiare il Capo di Conca, scorgendo poi appena la minuscola spaccatura nella roccia che nasconde il fiordo di Furore, una piccola gemma alla quale in un passaggio via terra bisognerebbe pure dare un'occhiata. Infine ci lasciamo alle spalle anche il tondeggiante capo di Praiano con la sua torre Asciola, ormai inutile ad avvistare lo nero periglio che vien dallo mare per il quale era stata costruita e arriviamo finalmente alla meta di giornata, preannunciata da una spiaggia abbastanza ampia e dal minuscolo molo di Positano. Anche qui, visto il bel Duomo non rimane che passeggiare per vicoli e stradine in salita fino ad arrivare in cima alle case che si addossano le une alle altre e per poter ammirare il panorama dall'alto, ti puoi prendere uno dei tanti terrazzini affacciati sul basso e rimanere lì in silenzio, incurante del vociare dei tanti passanti in cerca come te di un punto di vista più bello degli altri, posto che uno ce ne sia di così privilegiato da far cedere tutti gli altri per la sua esclusiva bellezza. Qui ad ogni angolo è una esplosione di vasi, di verde, di colori dei fiori più belli, ma soprattutto di splendide maioliche dalle forme più varie ed ammiccanti, che si propongono non solamente in una esibizione di vendita foderando ogni parete esterna disponibile di negozi ed atelier, di piatti, di statuine, di brocche dalle forme, ma soprattutto dai disegni più ricchi e accattivanti, ma anche sedie e tavolini, che già immagineresti in altri luoghi ad ornare terrazzini e attici in riva ad altri mari, a fronte di altre colline magari popolate di vigne o di armenti. 

Certo che intanto bisognerebbe disporne, ma il luogo e la condizione è data appunto per farti sognare, per suggerire opzioni di vite diverse segnate dall'impronta del bello e della sua attenzione. Il luogo è evidentemente magnifico sopra ogni descrizione, ma tuttavia, devo rilevare che anche qui come in tanti altri posti tra i più famosi proprio per la loro fotogenica notorietà, non riesco a scacciare dalla mente quel piccolo tarlo delle cose già viste troppe volte, in migliaia di immagini meravigliosamente ritratte, con la luce giusta, con le tonalità più perfette, magari anche ritoccate per magnificarne i colori e le intensità, insomma la realtà vera, se l'hai già troppo vista in tantissime altre immagini presentatesi in passato, ti porge sempre una piccola, certo minima ma fastidiosa delusione. Come puoi vedere il Grand Canion nello stato di luce meraviglioso di cento foto di autore che hai già in precedenza visto o come può la visione dei monumenti di Petra o delle piramidi, arrossati dagli spettacolari tramonti di mille documentari apparire inferiore alla visione diretta, quando c'è sempre quella piccola foschia nell'aria o la luce del sole troppo diretta o semplicemente il punto di vista del tuo occhio non è lo splendore delle artistiche deformazioni di costosi obiettivi fotografici? 

Perché nella tua mente campeggia sempre soltanto la visione dei tre meravigliosi solidi euclidei che si stagliano contro le dune dorate di un deserto infinito che si stende all'intorno, magari infiorate dalla presenza perfetta di un paio di dromedari di cui indovini solamente la silhouette nera contro il cielo, quando invece nella realtà, le vedi poi quasi affogate, nel disumano calore del meriggio egiziano infuocato, dalla distesa disordinata delle case dei quartieri periferici di un Cairo mostruoso che cerca di seppellirle e nuovamente mummificarle nella distesa di cemento? Ecco che spunta sempre così, anche in questa spettacolare costiera Amalfitana, quel minuscolo senso di delusione della mancata corrispondenza a quelle meravigliose immagini tante volte apprezzate e ormai stampate nella tua memoria. Eppure adesso è qui davanti ai tuoi occhi e Positano te lo puoi godere anche attraverso i suoi profumi, le voci che escono dai negozietti che espongono i suoi famosi vestiti, li puoi toccare con le mani, assaporare con gli occhi socchiusi il sentore di mare e di cozze che esce da quella trattoria e allora sì che puoi apprezzare la diversità della realtà meravigliosa a fronte della irrealtà patinata e certo più perfetta di quanto hai visto da casa. E allora torniamocene indietro sereni, rimanendo così come dice qualcuno, in vigile attesa, non che accada qualche cosa di particolare, ma che nell'assenza di pensiero cosciente, il tuo corpo possa assorbire senza fretta, la meraviglia di quanto ti circonda, per poterla poi con calma portare con te come fresca acqua di fonte nel tuo futuro, e come diceva il Vate, possa a lungo illuder la tua sete in via.

Vista dalla cima del paese


venerdì 2 settembre 2022

Un tour d'Italie 29 - Il Museo della carta di Amalfi

Amalfi - Museo della carta - foto T. Sofi

 Amalfi è tutto un dedalo di vie e piazzette che risalgono il monte, praticamente una serie continua di negozietti per i turisti alternati a gelaterie, localini e venditori di specialità della costiera. Il numero dei turisti anche fuori stagione è sempre preponderante rispetto a qualunque altra realtà ed in fondo è del tutto naturale che ormai ogni cosa si sia conformata su questo modo di sbarcare il lunario e pertanto su questa attività si è costruita tutta l'economia della zona. Per vedere qualche casa, diciamo così, normale, devi superare tutto il centro e risalire ancora la strada che cerca di uscire dal paese serpeggiando lungo il torrente che ha creato questa spaccatura nella collina per trovare la strada fino al mare. Qui la vita appare più normale, qualche vecchio condominio anni sessanta e poi le antiche case del borgo di un tempo precedente all'invasione odierna. E se hai la pazienza di risalire fin qui puoi trovare la sorpresa che ti aspetti meno. In fondo questa era, oltre mille anni fa, una delle quattro repubbliche marinare con un passato di commerci e di attività industriali del tempo che hanno lasciato ancora qualche ricordo di sé a ben cercarle. Infatti se risali quella che si chiama ancora la valle dei mulini, scavata dal torrente Canneto che scende dai monti Lattari, puoi trovare ancora traccia di una delle attività più importanti del passato di Amalfi, quella delle cartiere che ebbero il loro periodo di maggiore fulgore nel 1700, quando se ne registravano addirittura 11 in città, che sfruttavano l'impeto del corso d'acqua per muovere le macchine di produzione. 

Il tutto generava una grossa movimentazione di compravendita di stracci provenienti da tutta al zona, materia prima per la produzione della bambagina, il materiale che dava poi origine alla carta, fatta a mano e dunque assai preziosa materia. Questa industria continuò fino al secolo scorso quando si contavano ancora molte cartiere tra grandi e piccole, fino alla disastrosa alluvione del 1954 che distrusse la maggior parte di quelle rimaste dopo quello che comunque fu un momento di inevitabile declino. Infatti l'ubicazione nella stretta valle, le scarse possibilità di comunicazione col resto del paese e quindi l'impossibilità di investire in macchinari più moderni, costrinsero la maggior parte dei produttori alla chiusura, facendo rimanere in opera solamente gli artigiani che si rivolgevano ad un segmento di clientela sempre più ristretto. Ci fu anche l'inevitabile periodo in cui si malediceva l'introduzione di moderni macchinari che riducendo i costi di produzione, limitavano di conseguenza l'utilizzo di manodopera. Ne è curiosa testimonianza una supplica inviata al Re per implorare aiuto a cui si rispondeva maledicendo :...Le tante macchine che l’uomo usurpatore e perspicace ha saputo inventare e ne inventa tutto dì, sono quelle che tolgono pane dalla bocca dei nostri fedeli sudditi nell’intero Regno …. Insomma niente di nuovo sotto il sole, tanto che alla fine nel primo dopoguerra anche le ultime macchine si spensero e l'epoca della produzione della carta rimase solamente un ricordo. 

Tutto questo però lo potrete ritrovare nel Museo della Carta di Amalfi, ospitato in uno di questi vecchi edifici, dove sono state restaurate e rese funzionanti tutte le macchine necessarie a produrre la carta come un tempo, con la deviazione delle acque del torrente Canneto. Rimane comunque una bella emozione, sentire raccontare la storia di questo antico lavoro e vedere, attraverso tutte le fasi successive della lavorazione, nascere quel famoso rettangolo di materiale sottile e bianchissimo, che esce ancora bagnato dalle presse per essere successivamente steso ad asciugare e andare a formare poi le pagine di libri o quelle carte da lettere che puoi immaginare vergate con cura da penne d'oca e da inchiostri colorati. Il tonfo cupo dei magli che sfibrano gli stracci prima a far da contrappunto come tamburi di una bolgia infernale, in ambienti forzatamente scuri e umidissimi, che dovevano essere veri purgatori per chi ci doveva passare ore e ore con le braccia immerse nell'acqua in queste che rimangono comunque caverne sotterranee, dove tutto si affastella in antri oscuri e maleodoranti, continua a scandire il tempo della visita, che a mio parere, ha un suo interesse particolare. Il tutto è ben corredato da bei pannelli esplicativi, da una ricca esposizione di strumenti antichi e da iconografia d'epoca. Scendi poi in paese dove tutto questa è ormai storia dimenticata, ora è il tempo del limoncello della pizza e del sorbetto al limone e facciamocene un altro che tanto c'è tutto il tempo per aspettare il prossimo traghetto. Intanto puoi sostare a goderti il passeggio a sentire parlare in tutte le lingue del mondo e considerare che finché abbiamo tutto questo, qualche entrata riuscirà ancora a rimediare al nostro asfittico PIL.

L'antica cartiera


SURVIVAL KIT

Museo della carta - Via delle Cartiere 23 -  Amalfi - Interessante museo costruito all'interno di una antica cartiera presente già nel XIII secolo. Ospita una serie di macchine d'epoca, magli, pile in pietra, presse e macchina in tondo, inclusa una macchina olandese del 1745, tutte perfettamente funzionanti e che vengono messe in funzione durante la visita guidata, in cui si può assistere alla produzione dei fogli di carta nella maniera tradizionale. Con un particolare biglietto si può partecipare all'esperienza. La visita nel suo insieme, sia per la storia raccontata che per il materiale esposto è decisamente interessante e io consiglierei di dedicarci un'oretta, tra un sorbetto e l'altro. Da marzo a ottobre aperto dalla 10:00 alle 19:00- Ingresso 4,5 con guida. 7 - 15 € per diverse esperienze partecipative. Consigliato

      

Produzione dei fogli di carta


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!