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lunedì 10 ottobre 2016

Duel

dal web


Ieri sera il dibattito Clinton vs Trump può aver dato spunto ad interessanti considerazioni, almeno a me. Bisogna premettere che davvero è difficile credere che una nazione come gli USA abbiano potuto scegliere due candidati così pessimi come loro. Chi come me rimane inorridito dai nostrani Salvini e Grillini vari, dovrebbe fermarsi un attimo a riflettere. Tuttavia bisogna che la gente si faccia una ragione del fatto che se il tuo sistema elettorale ti mette di fronte ad un obbligo di dover scegliere, alla fine deve forzatamente prevalere la soluzione: li brucerei entrambi, ma alla fine mi tocca scegliere il meno peggio dei due. E' così alla fine che funziona. 

Come seconda considerazione bisogna sottolineare che gli elettori di destra americani sono davvero dei minchioni, perché appare evidente che qualunque altro candidato avessero scelto, questi avrebbe vinto a mani basse, cosa di cui i vertici del partito sembrano da tempo convinti, ma che invece non sembra ancora sfiorare la massa. La medesima pensata si potrebbe fare per gli elettori dell'altra candidata. 

Giustamente stamattina un commentatore ha notato che i due si odiano a tal punto da lasciarlo trasparire senza vergogna di fronte al pubblico, che invece di essere esterrefatto da una situazione politicamente pessima come questa, tifa come di fronte allo spettacolo del Circo Massimo e questa carica di odio feroce e pesante è così avvertibile e forte da avvicinarsi quasi, anche se non fino a questi livelli, a quella di D'Alema e Marino verso Renzi. Adesso non esageriamo, ma certo che ci sarebbe da ridere. Staremo a vedere. 




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mercoledì 7 novembre 2012

Four more years!

Poche balle - Immagine dal web

Tanto per cambiare ho toppato (ben contento) le mie previsioni per l'ennesima volta. Sul filo di lana il buon Benedetto ce l'ha fatta. Nonostante quella serata tragica che lo aveva messo ko, la serie interminabile della gaffes del suo avversario gli ha dato una mano, latinos, afro e donne sono andate a votare in massa e si è preso gli stati chiave. Certo, quattro anni fa,  c'erano state troppe aspettative impossibili da realizzare, unite ad una crisi spaccagambe e anche se qui neanche lo avvertiamo, il Congresso è in mano ai suoi avversari, quindi ogni provvedimento deve comunque essere frutto di una mediazione che scontenta tutti. Adesso c'è davanti a lui un altro quadriennio importante, gli anni che di norma dovrebbero essere quelli in cui ogni presidente dà il meglio di sé, non avendo problemi di rielezione. Il Congresso sarà di nuovo contro e questo è proprio quanto volevano i Padri Fondatori, un controllo tra i due poteri, che non è mai una cosa malsana. Certo il nostro Barack tra pochissimo si troverà di fronte, oltre ad un debito pubblico a livello percentuale italiano e un deficit ancora maggiore ed in crescita costante, anche il famigerato Fiscal cliff che lo costringerà ad una linea di rigore che fino ad ora ha pesantemente rimproverato a Merkel & co. e non sarà facile con l'Obamacare che si dispiegherà in tutti i suoi nuovi costi proprio nel 2014. Inoltre in parlamento i rappresentanti estremisti dei tea-party sono molto numerosi e certo non lo aiuteranno in una fase di crisi ancora ben lontana dalla fine. Però che bella sensazione sentire il perdente che un paio d'ore dopo la chiusura degli ultimi seggi, telefona al vincitore e si congratula, mentre entrambi parlano di collaborazione. Va beh, dopo aver pontificato con un po' di banalità, vedremo, intanto Good luck, Mr. President!


immagine dal web


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martedì 9 ottobre 2012

Il sapore della sconfitta.

dal web - ABC news
Chi ha visto anche solo una piccola parte del confronto televisivo tra Obama e Romney non ha potuto non chiedersi che fine ha fatto l'uomo che infiammava i sogni delle folle e che li ha convinti facilmente quattro anni fa. Gli occhi bassi dello sconfitto, la pronuncia delle buone cose che ha realizzato, dette quasi in sottordine come se fossero cose senza valore e dovute, la mancanza di proclami su un futuro radioso che piace tanto ai votanti, quasi a mostrare una voglia di cedere le armi e non combattere più. Certo, vincere allora dopo otto anni dello sfacelo di Bush, la guerra fatta con pretesti falsi e l'aver precipitato il paese (e il mondo, ma di questo non frega nulla agli americani) nel disastro economico, era cosa facile, avrebbe trionfato anche Bagonghi direte voi. Forse è vero; adesso però bisogna far capire alla massa dei votanti, che come in tutto il mondo, vogliono tutto e subito, che le cose procedono adagio e che per tirarsi fuori dalla cacca bisogna soffrire e non è facile. Bisogna saper fare apprezzare a chi non se ne ricorda, che finalmente gli hai dato una assistenza sanitaria degna del grande paese che vuoi essere, che hai salvato con grande intelligenza l'industria meccanica e automobilistica che era tecnicamente fallita e che adesso è tornata a correre con le sue gambe come è giusto che sia, che l'intervento statale, quando corregge storture anomale di mercato e aiuta l'economia è sacrosanto anche in una economia felicemente liberista, che i disoccupati sono al minimo da quattro anni, tutti successi che sulla carta dovrebbero garantire la rielezione. 


Hai un avversario che fa gaffes in continuazione facendo chiaramente capire cosa pensa della gente comune, che sostiene a man bassa chi, come lui elude in ogni modo le tasse (non le evade, perché lì se no, vai in galera davvero, con la tuta arancione e le catenelle a mani e piedi), che è del parere che chi non ce la fa si arrangi come crede e chi se ne frega, eppure cedi le armi, come se non ne avessi più voglia. Non ho capito se è lui o se ha scelto dei cattivi consiglieri, incapaci di imbellettare l'immagine come serve da quelle parti (e mica solo laggiù), fatto sta che, salvo un deciso rivoltamento della frittata negli ultimi due confronti, la battaglia è bella che perduta. E il povero Benedetto ha fatto tutto da solo, si è costruito con le sue mani anche la sconfitta. L'occhiata che gli ha dato la granitica Michelle alla fine è tutto un programma. Ma che hai combinato sembrava dire. Comunque ormai è sotto in Florida che è, come si sa, lo stato chiave e in Ohio quasi. L'elettorato è così in ogni parte del mondo e forse negli USA ancora di più, se vuoi voti devi raccontargli che a soffrire devono essere gli "altri" e promettere fandonie millantando miracoli. E' la democrazia ragazzo, nel bene e nel male, ogni altro sistema funziona ancora peggio. Però bisogna prepararsi perché la vittoria dello sfidante, per l'Europa sarà un'altra tegola da risolvere.


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