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sabato 15 luglio 2017

Malaysia 37 - Lasciare la longhouse


La barca sul fiume


In partenza per il campo
Un'altra notte calma, con la pioggerella insistente che tamburella sulle lamiere. Dopo la solita sveglia della truppa pennuta, la casa riprende vita, tutti si alzano a poco a poco e cominciano la vita quotidiana; per noi, un saluto al passaggio, ormai siamo di casa.  Di nuovo il capo e la figlia, mattinieri per obbligo, ci salutano con calore prima di uscire, mentre la moglie smonta la nostra zanzariera e avvolge il materasso. Sono un poco demoralizzati, un gruppo di tedeschi che aveva annunciato una visita lampo di un paio d'ore dal vicino resort, ha rinunciato senza dire il motivo. I prossimi visitatori, due australiani, arriveranno solo tra un paio di settimane. I piccoli lavori domestici intanto, prendono vita, mentre compriamo qualche bottiglietta di pepe, tanto per muovere l'economia locale, probabilmente non riusciremo a consumarlo tutto nel resto della vita che ancora ci rimane. Un giro attorno alla palafitta, dietro è di certo meno presentabile, subito dopo comincia il bosco che risale la collina diventando subito impenetrabile. Farfalle colorare sbattono le ali, coleotteri neri si appoggiano ai giunchi. I bambini guardano da lontano ridacchiando. Intanto arriva Nawin che ormai mi ha preso in simpatia, brandendo una lunga cerbottana nera. E' un attrezzo non banale lungo quasi due metri e perfettamente rettilineo. Il foro all'interno scavato nel legno duro a fuoco, non deve avere la minima asperità o curvatura, pena l'efficacia del tiro. 

Quasi centro
Le freccette sono di schegge di bambù con un cilindretto posteriore di un legno spugnoso tipo sambuco. Cominciamo una serie di tiri ad un bersaglio non lontano più di cinque metri. Bisogna subito dire che non è facile come sembra. Il soffio deve essere espulso tra labbra e lingua come fosse uno sputo violento, se manca la forza la parabola del dardo gira inesorabilmente verso il basso. Comunque con un po' di esercizio si riesce a colpire un pezzo di polistirolo di circa cinquanta centimetri di diametro. Insomma potremmo diventare discreti cacciatori di scoiattoli; mentre ci si comincia a gloriare dei risultati, sommessamente Nawin fa notare che la preda di norma sta tra i trenta e i quaranta metri. Insomma per procurarci cibo da soli nella foresta, ne dobbiamo mangiare ancora di cagnolini (espressione mandrogna, che fa riferimento alla forma di certi particolari panini). Il nostro amico ormai ci ha preso sotto la sua ala protettrice, vorrebbe andare a fare un giro nel bosco, si sa mai che ci portiamo a casa qualche cosa, ma per noi è venuto il momento di andare e i bagagli sono già stati caricati sulla barca dalla vedova tutto fare. Dopo un saluto generale e la promessa assoluta di mandare al più presto tutti i nostri amici in visita, la barca scivola via sullo specchio verde. 

La mattina nel ruai
Dalla riva si alza d'improvviso, come disturbato dal nostro passaggio, il volo pesante di un bucero dall'enorme becco incongruo, una assoluta anomalia darwiniana. Sbatte le ali con foga, poi riesce a raggiungere un ramo più lontano e riparato. Scendiamo la corrente lenta ed inavvertibile, senza ansie represse. Respiri afa, ma in questo luogo lontano da tutto, ti senti uomo di questo pianeta che può permettersi di chiamare casa il dovunque. Lontana, in alto, su una riva scoscesa, si intravede la sagoma di un'altra longhouse; i tetti, più in ordine e meno disordinati della nostra, lasciano intendere che sia più recente. Che curiosità di approdare e andare a conoscere chi ci vive, mescolarsi ancora con loro, ascoltarne le storie, assaggiare il gusto così saporito di una vita pur così apparentemente comune e senza sorprese, eppure così accattivante. Questa parte di mondo racchiude in sé tali punti di interesse che riesce a deprimerti assai quando pensi al poco tempo di cui potrai disporre ancora per vedere, per provare, sentire questo ed altro ancora. Il viaggio è lungo e il suo andamento lento, lascia molto tempo per pensare. Quando arrivi all'imbarcadero vicino alla diga il distacco dal fiume appare forzoso, mette tristezza. 

Nawin
Bisogna ripercorrere la strada tra le piantagioni di palma, le file di camion che portano i frutti all'oleificio, gli ingorghi di mezzi malandati che si formano all'attraversamento delle vaste aree dove ruspe e draghe movimentano montagne di terra nella costruzione di quella che sarà la nuovissima autostrada che nel 2020 attraverserà da ovest ad est tutto il Borneo Malese. Non c'è scelta. L'uomo deve andare, andare in fretta e spostare cose, prenderne altre, non ha più il tempo per concedersi i ritmi della longhouse, anche se poi continuerà per decenni a favoleggiare di quanto erano belli quei tempi lontani quando si stava nel ruai a trascorrere pomeriggi di tranquilla chiacchiera, tra lo scricchiolio dell'impiantito e il vino di riso che riempiva i bicchieri tra gli ooo haa degli amici di infanzia. E nessuno penserà che era soltanto il colore degli anni, verdi come l'acqua del fiume e le chiome degli alberi, a farlo così bello quel tempo lontano e nessuno ricorderà a come era facile morire allora, perché l'ospedale era lontano un giorno intero o per il morso di un serpente ochissà per quale altra stupidaggine. Nessuno vuole rinunciare al futuro, così comodo e ricco di gadget ed è giusto che sia così, di modo che ci sia spazio per la saudade del ricordo, venato di tristezza per un tempo che non può e non deve tornare indietro.

All'autogrill




Macchina per la mondatura del pepe
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36 - Un pomeriggio tranquillo
Il bersaglio

venerdì 14 luglio 2017

Malaysia 36 - Un pomeriggio tranquillo

Cagnolino furbino


Un'ansa del fiume
Ormai è primo pomeriggio e fa davvero caldo, non c'è in giro nessuno. Tolti quelli che sono andati in città con le barche, tutti gli altri hanno smesso ogni attività e riposano all'ombra nelle loro camere. All'imbarcadero solo qualche bambino e una vecchia che lava il suo cane, un cagnolino con un aria da volpe furbetta. Il fiume davanti è perfettamente immobile come una palude verde scura, sulla quale di tanto in tanto emerge qualche bollicina, forse un pesce in cerca di cibo, forse una rana che non vuole emergere. Grandi libellule dalle ali blu fremono attorno a piante acquatiche che vogliono a fatica emergere dallo stagno. Vado a farmi una doccia, tanto per togliermi di dosso un insopportabile senso di calura umida e sudaticcia, basta evitare i ragni giganti che, da bravi, rimangono sospesi negli angoli più scuri della baracca, stando attenti a non cascare nel buco, glielo avranno detto di non dare fastidio ai turisti. I gechi amici invece, rimangono appesi, incollati alle travicelle del soffitto con le loro piccole ventose delle zampe, in attesa di liberarci dalle, in fondo, poche zanzare che ho visto circolare. L'acqua è sempre un ristoro, ti sembra di star meglio, almeno per un quarto d'ora. Nawin mi aspetta fuori seduto sui gradini, capisci subito che ha voglia di chiacchierare. E' visibilmente anziano, ma parla un inglese comprensibile.

Tatuaggi
Vuol subito sapere della mia famiglia, figli e lavoro, tanto per inquadrarmi meglio, poi, saputo dei miei trascorsi nel mondo agricolo si illumina e cominciamo a parlare di raccolti, di campagna e del fatto che piove quando non deve e viceversa e che non sono più i tempi di una volta, quando si stava così bene, sì è vero si moriva giovani, ma se avevi le palle, in,fondo non si stava male, adesso con tutti questi indonesiani che cercano di scavalcare il confine, non se ne può più, è un'invasione e il governo non fa niente. Lui ha un campetto di pepe sulla collina dietro la longhouse, ma non gli dà molto lavoro, al massimo quando è ora di raccoglierlo, gli ci vuole più o meno una settimana, poi lo lascia seccare al sole e infine sua moglie lo monda prima di metterlo nelle bottigliette di acqua che i turisti buttano via e poi va a venderlo a mercato. In generale invece, lui va a caccia nella foresta, ha anche un fucile ed è uno della squadra che stamattina ha preso il cinghiale, lui ha avuto una coscia e ride soddisfatto. Beh una volta, certo si stava meglio, ma la caccia con la cerbottana non era uno scherzo, a prendere scoiattoli, scimmiette e uccelli, dovevi avere una bella mira, per i cinghiali o il tapiro, bisognava usare il veleno di una pianta che intorpidiva l'animale, una volta colpito, poi lo raggiungevi e lo facevi secco con la lama che sta sulla punta della cerbottana stessa. Ma mica sempre quelle bestiacce si addormentavano, a volte il veleno non era abbastanza potente e allora dovevi andargli dietro per ore nella foresta prima che cadessero al suolo ansimanti.


Il gallo è pronto
Ride forte mostrando una bella bocca priva di tutti gli incisivi. Eh sì, qualcuno dice che è il contatto della bocca col succo di quella pianta che serve ad avvelenare i dardi, che fa cascare i denti davanti, e ride di nuovo. Domani mi fa provare la cerbottana così vediamo quanto sei bravo! Cerco di avere qualche notizia più diretta sulla vita tra gli Iban, sul sesso proibito tra i giovani ragazzi della longhouse, un tabù, le donne invece, si vanno a incontrare alle feste tra villaggi, fai un po' il bell'imbusto, con balli e canti vari, ti metti in evidenza e intanto adocchi quella che ti piace, se lei non sembra maldisposta e non ti volta la schiena quando arrivi dalle sue parti, può darsi che tu sia piaciuto, allora vai a chiederla al padre  e magari, se le famiglie trovano un accordo te la sposi e la porti a casa. Anzi, se è figlia unica è frequente che la famiglia di lei ti chieda di andare a stare da loro, così diciamo che diventi il futuro uomo di casa, erede delle tradizioni del patrimonio familiare. Sembra che qua i divorzi siano rari, molto meno che in città comunque, ci tiene a sottolineare. Quando cerco di indagare un po' più a fondo sulla storia del taglio delle teste, cerca di cambiare discorso, mi pare che sia un argomento che preferirebbe lasciare da parte, in fondo sono cose che non si fanno più e slitta sul fatto che ha il dorso della mano sinistra tatuata, insomma quando era giovane qualche colpo di lama deve averlo dato.

La cappella
Ricordi di famiglia
Si fa serio, dice che l'anima di chi è morto in quel modo deve essere rispettata e loro dopo aver passato la loro forza e la loro audacia a chi li ha uccisi, rimarranno come protettori della famiglia, se saranno stati onorati e le loro teste saranno state conservate con rispetto. Ogni famiglia ha le sue, ben conservate e nascoste ed alle quali viene sempre rivolta una preghiera di richiesta di protezione. Se vuoi, puoi vedere quelle della famiglia, una serie di vecchi teschi rinsecchiti, racchiusi in una gabbietta protetta e coperta di stoffe; ma devi averne rispetto, molto rispetto, questo è davvero quello che conta. Solo così i tatuaggi rituali, dopo la morte risplenderanno illuminando la strada nel mondo delle tenebre.  Non si scherza con la morte, anche se oggi tutto è diverso e tutti fingono di credere anche a quanto viene raccontato loro nella piccola cappella protestante, costruita dietro le latrine, dove di tanto in tanto arriva un missionario a predicare, anzi ufficialmente qui sono tutti luterani. Non bisogna insistere molto su questi argomenti, se no cessa il rispetto, anzi adesso che fa ancora caldo, se vuoi, si può andare a fare il bagno nel fiume, in quella ansa tranquilla, non ci sono vortici e neanche coccodrilli, non vengono da questa parte del fiume, almeno quasi mai. Intanto il sole comincia a calare, qualcuno si è svegliato, qualcuno è già tornato.

Al combattimento
Quattro ragazzi si mettono in un piccolo spiazzo dietro la longhouse con un gallo sotto il braccio. Uno tiene in mano un mazzetto di foglie tutte uguali come fossero una sorta di fiches con cui scommettere. I galli vengono carezzati e blanditi a lungo dai relativi proprietari, come se si cercasse di convincerli ad essere forti e combattivi. Poi ancora trattenuti, vengono messi uno davanti all'altro e spinti a sfiorarsi coi becchi, aizzandosi a vicenda. Gli animali, saranno stati sicuramente parte dei malefici che questa mattina cantavano a squarciagola, sbattono le ali e cercano di colpire con gli speroni, poi partono le prime beccate. Finalmente lasciati andare, si aggirano attorno per un po' poi attaccano quasi contemporaneamente, quasi saltandosi addosso con la forza delle zampe e lo slancio del colpo d'ala, tentando di beccarsi reciprocamente sul collo spelacchiato, ferito in cento battaglie o meglio direttamente nell'occhio per accecare l'avversario. E' un attimo, poi anche se tu non hai capito molto bene e non hai afferrato il meccanismo, i ragazzi si riacchiappano i relativi animali, certo per non comprometterne il vigore ed evitare ferite fatali. Insomma un allenamento per qualche combattimento più serio, forse in occasioni di feste generali.

Bevuto troppo
Intanto cala la sera, molte barche tornano dal paese vicino e quasi tutti impiegano queste ore del tardo pomeriggio per lavarsi via le fatiche della giornata. Si prepara la cena, mentre per il dopo, tutti liberi, per un prosieguo della serata assolutamente informale. Due ragazzi in un angolo suonano la chitarra, cercando di apprendere le canzoni del momento. Un gruppo di gaudenti già decisamente rotondi, invece ci rapisce e pretende ad ogni costo che terminiamo la serata nelle loro case, situate nella parte più nascosta, forse anche la più povera della longhouse. Ci facciamo trascinare dal gruppetto. Nello stanzone che sarebbe la casa di Reba, c'è una radio che spara musica a palla, si tratta di malay rock, i migliori successi del momento, assicura Tinghy prima di stramazzare a terra sulla terrazza a braccia e gambe aperte, boccheggiando. Non riesce più a tirarsi su, anzi si addormenta quasi subito producendo rantoli regolari. Anche altri due uomini, uno col busto completamente tatuato di scolopendre, l'altro con due grandi aquile sul petto, sono quasi cotti e scolatosi ancora quello della staffa, si stendono con la schiena appoggiata alle stuoie. Nella camera invece si balla a tutta forza. Reba che ride sguaiatamente cerca di baciare tutti, uomini e donne, appena le capitiamo a tiro, spalanca la bocca priva di tutti gli incisivi superiori e ti guarda con occhi sognanti.

A bocca chiusa
Poi, se non riesci a schivarla in tempo ti stampa uno schiocchio sulla guancia. Anche le altre donne appaiono molto espansive, ballano con movimenti sinuosi al ritmo della musica molto ritmata; bisogna partecipare d'imperio anche perché in questo modo riesci ad evitare di bere altro alcol. Il sudore cola copioso dalle fronti e sulle schiene. Solo dopo aver dato tutto si riesce a svicolare. I più sono ormai sdraiati completamente ubriachi, quelli meno provati, quasi tutte ragazze, si muovono più lentamente appoggiandosi tra di loro, tra risatine strozzate e sorrisi d'intesa, insomma una azione di mutuo soccorso tra ballerini mezzi brilli. Quando capiscono che la festa è finita e ce ne stiamo andando all'inglese, ci abbracciano tutti a lungo dicendoci quanto sono stati contenti della nostra visita e di raccontare a tutti i nostri amici quanto si sta bene tra gli Iban, che sono tutti brava gente e che li invitano assolutamente a fare loro visita, che se sono amici nostri saranno anche amici loro, cosa che come vedete sto facendo, perché ogni promessa è debito e bisogna onorare quelle fatte specialmente a quelli che potrebbero anche, solo per ipotesi beninteso, avere il machete facile. Insomma è ora di andare a dormire, che tra poche ora i malefici galli cominceranno a cantare a squarciagola.

L'ora del bagno




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33 - Tatuaggi e vino

mercoledì 12 luglio 2017

Malaysia 35 - Una giornata nella longhouse


Sul fiume

Alla ricerca dell'approdo
E' piovuto in abbondanza quasi tutta la notte. La pioggia picchietta impetuosa sul tetto di lamiera ondulata battendo un rumore metallico e continuo che ti accompagna con dolcezza verso un sonno quieto. Al massimo senti qualche ronfo lontano attutito dalle stuoie delle pareti. E' una sensazione di piana meraviglia quella che accompana il dormiveglia dubbioso. Sei dall'altra parte del mondo a riposare su una palafitta malferma in mezzo a una foresta lussureggiante mentre a pochi passi da te dormono il sonno del giusto un buon numero di tagliatori di teste, certamente ex, ma se sei stato tale lo rimani culturalmente per sempre, almeno credo e questo potrebbe inquietare qualcuno. Una situazione certamente esotica ed inusuale, eppure che senso di pace, di appagamento, di bellezza anomala. Difficile fermare i tortuosi sentieri della mente che si rincorrono come inseguiti da un cinghiale barbuto tra la fanghiglia che la pioggia ha lasciato tra gli alberi. Ma certo, anche qui si mangia, si ama, si vive. Forse i punti in comune sono maggiori di quelli palesemente diversi. In fondo l'uomo ha stereotipi identici dappertutto. Il chiarore della luna piena scivola tra le aperture del ruai disegnado tatuaggi tribali sulle pareti del fondo. La notte è ancora lunga. Ci vorrà tempo perché compaia al di là delle colline il chiarore fumoso, la nebbia azzurra che racconta l'arrivo dell'alba. C'è ancora molto tempo per dormire. 

Tornando a casa
Invece di colpo scoppia l'inferno. Un numero sicuramente spropositato di galli si mettono tutti insieme a cantare il presunto arrivo della nuova giornata. Sono le quattro e mezza in punto e mi assicureranno che qui è sempre così. Puntualità svizzera, si direbbe. I biechi pennuti strillano con tutta la forza che hanno in gola riempiendo l'aria con strida acide che rimbalzano sulle lamiere, i loro chicchirichì, chissà come si dirà in lingua locale il verso del gallo, si fanno eco l'un l'altro senza soluzione di continuità. Quelli del capo villaggio, devono essere, in quelle gabbie della balconata, proprio dietro la mia testa; gli rispondono quelli in fondo alla longhouse, poi, con ritmo invidiabile tutti gli altri intermedi. Impossibile tentare di dormire. Intanto anche qualcun altro comincia a muoversi; si sentono rumori soffocati qua e là. Finalmente verso le cinque e mezza, qualcuno comincia ad uscire ed a badare a qualche incombenza quotidiana. La notte è ormai decisamente più chiara, si sa che ormai dovrà ritirarsi e fare spazio al giorno. Alle sei, sono quasi tutti svegli, chi si prepara per andare in paese con uno dei barchini dell'imbarcadero, chi andrà a pescare, chi cercherà di scendere attraverso uno dei piccoli e scivolosi approdi lungo le rive del fiume, per raggiungere qualche piccolo spazo ricavato nella foresta per coltivare qualcosa, ortaggi, pepe, qualche legume. 

Campo di pepe
Qualcuno invece parte per la caccia, speranzoso di tornare nel primo pomeriggio con qualche preda da dividere con le altre famiglie del villaggio. I galli smettono la loro canzone tutti insieme all'unisono. Sono ormai le sei e il silenzio adesso è quasi anomalo. Intanto la signora, o meglio la sua aiutante ha preparato colazione, fagioli, uova, thé, caffé e biscotti. Riconosco la marca di quelli che avevamo comprato in paese. Sono perfidi e di certo galleggiano nell'olio di palma; il capo è già partito per commissioni in città, la figlia pure, lavora al paese vicino in un ufficio governativo. Adesso la longhouse è quasi spopolata, Di bambini non c'è traccia tranne per qualche piccolissimo, gli altri sono alla scuola pubblica e tornano una volta al mese. Appoggiati alle stuoie solo gli anziani; una vecchia su una specie di carrozzella è stata amputata a un piede e mi chiede se sono medico, casomai potessi farle qualcosa. E' diabetica grave, come ha diagnosticato il dottore che una volta al mese fa il giro dei villaggi facendo una specie di ambulatorio per chi ne ha bisogno e la signora era stata poi portata in città per l'intervento. Impongo subito di portarle via la dolcissima bibita gasata che si stava allegramente scolando. La figlia esegue di corsa mentre la vecchia mi guarda un po' male. Raccomando di eliminare dalla dieta il più possibile di carboidrati, ci vuole un attimo a sentirsi il dottor Schweitzer, quando vedi che tutti ti stanno a sentire annuendo col capo. 

Nepente - Foto T. Sofi
Intanto il figlio di Sindin, la vedova, ha preparato la barca. E' lunga e sottile, scivola sull'acqua del fiume senza sollevare onde, come non volesse far avvertire il peso della sua presenza. Un'insenatura nascosta, da cui comincia un sentiero tortuoso tra i grandi alberi, le felci giganti, il sottobosco che copre il fango scivoloso. E' una foresta dura e apparentemente impenetrabile, la temperatura elevata e l'umidità pesante rendono i vestiti immediatamente bagnati di sudore, che comincia a gocciolare dalla fronte dopo pochi passi. Eppure è proprio la ricchezza rigogliosa ed avvolgente di tutto questo verde che te la fa apparire bella e assolutamente non nemica, anzi forse disponibile ad offrire parte di sé per permettere anche alle speci aliene ad essa di sopravvivere. Farfalle giganti, fiori dai colori maligni, nepenti dalla grande sacca con l'opercolo ammiccante che invogliano insetti malcapitati a scendere in quella che sarà la loro dolce tomba. Il terreno è scosceso e difficile, un saliscendi tra collinette e dossi, impediti da tronchi caduti e foglie marcescenti, apparentemente più facile quando puoi risalire ruscelli che si scavano la strada dove il bosco è più rado. 

La vedova Sindin
Viene spontaneo seguirli camminandovi dentro, se non fosse per le sanguisughe che qui trovano la loro migliore collocazione, il loro habitat naturale. In fondo, a pensarci bene, si usavano anche nella nostra medicina tradizionale, non è vero? e quindi viva i rimedi di una volta quando si stava così bene col profumo di pane che usciva dai negozi e tutto era naturale e poi intanto abbiamo tutti la pressione alta. Una piccola radura per riposarsi, intanto che Sindin cerca di mettere assieme un pranzo. Lei è il figlio hanno tagliato un grosso bambù la cui canna scavata sarà il contenitore di cottura, riempito di erbe raccolte durante il cammino, tocchetti di pollo, riso e verdure, ma c'è anche una griglia per dei piccoli pesci. Acceso il fuoco rimane da preparare la specialità del locale. 

"Pentole" di bambù e cuore di palma - Foto T. Sofi
Infatti Sindin si mette di buona lena ad abbattere una piccola palma che sta sul bordo della radura. Ne taglia il tronco a pezzi poi ne leva la parte esterna, andando sempre di più verso il centro, dove si trova il bianco cilindretto tenero e dolce, il cosiddetto cuore di palma, che da noi era di moda qualche anno fa venduto in barattolo.  Ti richiama subito alla mente la gag di Tognazzi che ricavava lo stuzzicadente dal "troncio", ma qui sembra che si faccia così. Quando la barca risala la corrente lenta, i raggi del sole rimbalzano in un baluginare di scintille dorate sulle acque verde scuro. Tra il sottobosco alto della foresta che scorre al tuo fianco, arrivano le grida di un gruppo di cacciatori. Hanno preso un babiroussa, il maiale barbuto e lo stanno già facendo a pezzi sul posto. Qualche altra barca è già arrivata. Una donna grassa che a mala pena riesce a far rimanere in equilibrio la lancia sottile porge un secchiello che viene subito riempito con un gran pezzo di dorso. Al di sotto della pelle grigia e pelosa vedi uno spesso strado di lardo giallognolo. La dona ride soddisfatta e spinge il remo facendo prendere il largo alla barca. La longhouse è avvolta dalla vampa di calore del giorno pieno. Nessuno in giro. Neanche i cani ce la fanno a girellare intorno. Anche il totem all'ingresso della salita che porta alla longhouse, ha gli occhi socchiusi e sembra intorpidito dal caldo. Meglio coricarsi almeno per un po' sulla stuoia.


Cacciatori


Il cuore di palma - Foto T. Sofi
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La grigliata




sabato 8 luglio 2017

Malaysia 34 - Cerimonie Iban


Danza di benvenuto

Il brindisi di benvenuto
Abbiamo cenato nella camera del capo e della sua famiglia, per noi è stato addirittura preparato un tavolino su cui sono stati disposti i piatti, legumi, morning glory con l'uovo, una verdura tipica in oriente, pesci fritti, pollo ed un mazzetto di piccole bananine dolci. La signora si mostra attiva attorno al fornello nuovo che deve essere un arrivo recente, dato che lo esibisce con un certo orgoglio. Sbrighiamo in fretta la pratica visto che sta per cominciare la festa. Infatti ci spostiamo di nuovo nel ruai, dove tutti gli abitanti della longhouse si sono radunati. Il capo col suo vice, l'anziano Burau che era stato il capovillaggio precedente e Ganie stanno appoggiati al muro di stuoia davanti a noi per il benvenuto ufficiale, un lungo discorso che il nostro amico traduce con compunzione seriosa. Un ringraziamento per aver percorso così tanta strada per venirli a trovare ed un sincero apprezzamento per il nostro interesse alla loro cultura, oltre al desiderio espresso conchiarezza di farci sentire in famiglia. Dopo la nostra risposta e la consegna dei regali che abbiamo portato come da tradizione, parte la distribuzione. Con il capo al centro, si avvicinano i rappresentanti di tutte le 43 famiglie della longhouse e ad ognuna viene consegnato in parti rigorosamente uguali, il sapone, i sacchetti di sale, i pacchi di biscotti e le altre varie cose che ci eravamo procurati la mattina al mercato dell'ultimo paese a valle. 

La distribuzione dei ragali
Le donne in particolare mostrano molta soddisfazione; ripongono le cose nella loro sacca e finalmente arriva il momento per cominciare la festa tradizionale. Una sorta di orchestrina di percussioni, un gamelan rustico ed un gong appeso ad un trespolo, inizia un suono che accompagnerà le evoluzioni dei ballerini che simulano la caccia o movimenti di battaglia o la ricerca delle prede nella foresta, mutando solo di tanto in tanto il ritmo nei momenti di maggiore pathos. Tutti si divertono e applaudono i ballerini che scuotono i cappelli da cui spuntano le colorate piume dell'hornbill, strabuzzano gli occhi verso l'alto come avendo scorto una preda o espongono il petto con furia all'arrivo del nemico. Ogni tanto uno spettatore porge loro un bicchierino di grappa di riso che bevono d'un fiato ricominciando il cerchio di passettini ritmati. La bottiglie di plastica di recupero piene di liquido trasparente continuano ad arrivare con regolarità e si vuotano in fretta, subito rimpiazzate. Il liquore è dolciastro e apparentemente non troppo forte, non gratta in gola, anzi sembra scendere giù con una certa morbidezza invogliandoti a proseguire. L'uomo seduto al mio fianco, che deve avere già libato abbondantemente fin dal tardo pomeriggio, continua a buttarne giù con regolarità, grazie alla signora al suo fianco gli riempie di continuo il bicchiere per fortuna di ridotte domensioni. 

Anziana Iban

Ha l'occhio piuttosto appannato e alza continuamente la testa verso l'alto a bocca aperta come se cercasse di aspirare aria. Tra una sorsata e l'altra pencola pericolosamente verso di me appoggiandomi la testa sulla spalla. In un inglese basico ma comprensibile chiede - Da dove vieni? - Dall'Italia - Ma è molto lontano?- Abbastanza - Ah!- Beve un altro bicchiere e batte con le palme sul pavimento di legno facendolo vibrare, poi si gira  guardandomi con l'occhio spento e  di nuovo - Ma da dove hai detto che vieni?- Dall'Italia- Ma è lontano?- Un giorno in aereo - Ha, tanto!- E china il capo di nuovo appagato, in una sorta di torpore continuo, un dormiveglia, interrotto soltanto dai colpetti di gomito della donna che gli rabbocca il bicchiere. Ad ogni colpo di gong più forte sembra risvegliarsi e riparte con il da dove vieni? Solo dopo una mezz'oretta, come avendo assimilato l'informazione, passa ad una fase successiva, -Dove andrai dopo?- A Semporna - Uuuuh! e strabuzza gli occhi inorridito, non andare, lì c'è gente pericolissima, malesi cattivi che ti derubano e poi ti ammazzano, brutta gente, rimani qui, tra noi Iban che siamo brave persone.- Anche questo concetto mi viene ripetuto più e più volte man mano che la serata si evolve fino alla fine dei balli a cui mi aggrego per sfuggirgli, anche se dopo un po' la sua accompagnatrice che, pur avendo bevuto quanto lui, sembra reggersi molto bene in piedi, non se lo porta via. 

Danza di caccia - Foto T. Sofi
Man mano la gente si ritira nelle proprie camere, anche la musica si spegne, di colpo tutti se ne vanno. La vedova che aiuta il capo va a tirare fuori alcuni sottili materassi e prepara i nostri giacigli per la notte nel ruai, il lungo corridoio comune, rimasto deserto. Sopra dispone due zanzariere, poi si ritira. Sapremo poi che quando arrivano ospiti il capo incarica direttamente a rotazione qualcuno delle famiglie più bisognose, appunto vedove o prive di mezzi per accudire gli arrivati durante tutto il loro soggiorno, ricevendo un compenso. A noi è toccata Sindin e il suo giovane figlio che ci era venuto a prendere con la barca al mattino. Adesso sulla longhouse è calato il silenzio della notte. L'ultima persona che vediamo è la moglie del capo che va a staccare il generatore. Finito anche quel lontano scoppiettio, si spengono le ultime fioche lampadine e il buio completo è blandito solo dalla luce della luna piena che entra dalle aperture sull'esterno del ruai. Ora che tutto è silenzio ti accorgi che anche il suono variato degli uccelli della foresta si è spento, neppure l'abbaiare isolato di un cane a segnale che attorno alla longhouse tutto è tranquillo. Cominceranno ad ululare tutti assieme quando nel cuore della notte, un paio di ragazzi ritardatari rientrano, facendo scricchiolare le assi malferme della palafitta. Anche la porta principale è stata chiusa, è ora di dormire. Lontanissimo un uh uh uh chioccio, forse di un upupa che saluta le tenebre, è l'ultimo rumore che puoi avvertire.

La cena


SURVIVAL KIT

Il giaciglio per la notte - Foto T. Sofi
La vita nella longhouse è piuttosto tranquilla e la maggior parte del tempo, terminati i pochi lavori da fare, si passa a chiacchierare tra vicini di casa. Di norma dormirete in un letto preparato per voi nel corridoio comune. Una apposita toilette con doccia, piuttosto spartana è stata costruita a disposizione per gli ospiti nel cortile fuori della palafitta. Considerate un piano logistico, dotandovi di apposita torcia, se avete necessità fisiologiche notturne, pensando di dover percorrere almeno una cinquantina di metri sulle tavole scricchiolanti per raggiungere l'esterno della longhouse. Mangerete sempre la cena a casa del capo che viene preparata in abbondanti piatti. Non preoccupatevi di quanto avanzato nei piatti di portata, perché viene consumato subito dopo direttamente dalla famiglia presso la quale siete ospiti o dai vicini che vanno e vengono liberamente nella casa. La vita nelle longhouse è molto comunitaria e la gente circola nelle varie abitazioni senza farsi troppi problemi. Le danze vengono fatte appositamente per gli ospiti e quindi non aspettatevi troppo, se volete vedere davvero una manifestazione importante con centinaia di persone in costumi tradizionali informatevi sulle date dei molti festival che vengono organizzati nei vari paesi. Qui, nella tranquilla pace di una longhouse accontentatevi delle magliette del Barcellona o del Manchester.

L'orchestra




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