| Piazza Ala-Too - Bishkek - Kirghizistan - giugno 2026 |
| Piazza Ala-Too |
Non c'è dubbio che per un breve giro conoscitivo di Bishkek, bisogna partire dalla centrale piazza Ala-Too, attorno alla quale ci sono le cose più importanti da vedere e visto che in questa città non ci sono monumenti di particolare rilevanza, diciamo quelli da non perdere assolutamente e quindi passeggiare per il centro rimane il modo migliore per cercare di capire questa strana città, che presenta una commistione di situazioni e di tendenze che rappresentano esse stesse il suo peculiare interesse. Del curioso nome abbiamo già detto, ma il fatto che il toponimo richiami la definizione del bastone duro e nodoso con la punta rigonfia, con il quale si agita la zangola per fare il kumis, il latte fermentato di giumenta, bevanda nazionale, e che questo abbia dato luogo ad innumerevoli doppi sensi, non è fondamentale, infatti è probabile che l'attuale nome, richiami per assonanza il nome di origine Pishpek, anche se ci sono innumerevoli leggende come quella che fa risalire l'attuale nome della città alla moglie sbadata di un pastore che dimenticò il bishkek di famiglia proprio nell'accampamento in questa valle dove si erano fermati per la notte e il marito disperato, che mandò indietro i tutti i servitori a cercarlo perché questo è considerato una delle ricchezze della famiglia e porta sfortuna perderlo, fece sì che questo posto venne poi nominato come il Luogo del bishkek.
Ma come avvenne per molte altre città sovietiche da 1926 al 1991, prese il nome del generale Frunzé eroe dell'armata rossa, per ritornare appunto all'attuale nome solo dopo l'indipendenza. Non dobbiamo dimenticare infatti che Bishkek è ancora una città squisitamente sovietica nell'anima, anzi forse si può definire come la più sovietica rimasta in tutta l'Asia Centrale. E' quella maggiormente che mantiene ancora le strutture architettoniche e la configurazione cittadina di quel periodo, anche se i nuovi modelli si stanno facendo strada, al momento senza snaturare troppo la struttura urbana. Qui infatti la lingua maggiormente parlata è il russo, visto che accanto ad un 60% di popolazione di etnia kirghiza, al tempo stesso ne è rimasta ancora almeno un 20% di provenienza russa o ucraina (che alla fin fine sono la stessa cosa, anche se loro non lo credono), spesso molto ben inserita nel tessuto sociale locale e che fino a pochi anni fa le scuole kirghize si svolgevano esclusivamente in russo. Però la gioventù cresciuta nel tempo dall'indipendenza in poi, visto che sono passati ormai 35 anni, è estremamente moderna come mentalità e, oltre a presentare un substrato culturale molto vivace, dovete considerare che sono presenti in città moltissime università assai frequentate, da ragazzi e ragazze, che mostrano un gran desiderio di uniformarsi a quello che le televisioni di tutto il mondo trasmettono.
In ogni caso, conoscere un po' di russo si rivela utilissimo per cavarsela in città. Il centro è il luogo dove più vedi tutto questo, gruppi di giovani che si trovano, che si incontrano, che partecipano a spettacoli e a manifestazioni culturali. Di veli sulle teste femminili, se ne vedono pochissimi, tuttalpiù qualche foulard messo alla meglio a proteggere gli chignon di capelli nerissimi che diversamente vengono lasciati scorrere senza freni. Le minigonne o i pantaloncini strizzachiappe di jeans che vanno così di moda anche da noi, sembrano essere diventati l'uniforme ufficiale. Insomma guardando i gruppetti di ragazzi e ragazze attorno alle università o davanti ai caffè, potresti crederli come appartenenti ad un qualunque paese europeo, senza sforzarti troppo. Comunque sia i due grandi spazi che costituiscono la piazza sono pieni di gente tranquilla che passeggia negli spazi pedonali con carrozzine piene di bambini vocianti e l'atmosfera generale che si avverte è davvero piacevole. In fondo la città è curiosamente piena di contraddizioni un po' anacronistiche, da un lato questo passato sovietico che non se ne vuole andare, in questo un po' a somiglianza delle altre repubbliche Centro Asiatiche, che le statue di Lenin non le hanno abbattute, ma solo spostate in zone un po' meno visibili, quasi un poco se ne vergognino, ma alle quali tuttavia non vogliono rinunciare.
| Soldato |
Ma dall'altro lato tutti sembrano presi dalle nuove tendenze alle quali non si vuole certo rinunciare e la città sembra tirata per la giacchetta dalle tante anime che la compongono, ognuna dalla sua parte; quella russa che rimane pur sempre un modello ricco, almeno fino a quando non si vorrà autorovinare per delle paturnie di dominio che forse sarebbe meglio accantonare, (non dimentichiamo che l'economia del paese dipende per quasi il 30% del PIL, dalle rimesse degli emigranti dalla Russia); da quella turca, che rimane comunque un modello etnico di riferimento, di certo non si può disconoscere le ascendenze nomadiche che affondano da millenni nelle sconfinate praterie mongole da percorrere in groppa a cavalli selvaggi ed infine da quell'imprinting islamico che oltre a raccomandare una fede ed uno stile morale, rimanda ai modernissimi richiami che arrivano dai paesi del golfo, che stanno ormai a significare ricchezze smisurate e nuovi equilibri mondiali. Tutto questo si avverte passeggiando per questo centro tutto sommato gradevole. Secondo me e mi sembra che queste siano più o meno le stesse sensazioni che leggo in giro per la rete da chi visita questa città, queste sono le sensazioni che senti a pelle, ponendo più attenzione alle facce delle persone che si incontrano nelle strade che non alle architetture che non attireranno la vostra attenzione più di tanto.
| Manas |
Comunque sia sottolineo nuovamente il mio disaccordo con quanti me l'avevano bocciata come una brutta ed anonima città priva di interessi. Se hai voglia di cercare, scavando appena sotto la sabbia superficiale del giudizio banalizzato di chi cerca solamente Colossei o torri Eiffel, di interessi si riesce sempre a trovarne, e direi anche per nulla banali, cose che servono a cercare di capire, questi mondi per noi poco conosciuti e generalmente sottovalutati, messi in un calderone unico privo di distinzioni. Noi intanto ci fermiamo davanti alla grande bandiera che svetta su una lunga asta e aspettiamo un attimo per assistere al cambio della guardia, che sta per partire, come si vede dai tre militari che brandiscono l fucile in fondo al vialetto e dalla gente che comincia ad assieparsi per godere dello spettacolo. Il vessillo rosso sventola altissimo mostrando il curioso simbolo al centro, che rappresenta l'incrocio delle bacchette alla sommità della yurta, l'abitazione base del paese. Dopo un po' ecco arrivare i tre soldati che con ritmato passo dell'oca vanno a dare il cambio ai due che stanno al riparo di una specie di tettoia posta proprio sotto l'asta della bandiera. Un rito che si ripete quasi uguale sotto tutti i cieli di tutti i continenti. Proprio di fianco la statua di Manas si protende orgogliosa, testimone del cambiamento dei tempi, avendo spodestato quella precedente con la mano protesa al sol dell'avvenir.
Di certo lui, eroe storico oltre che frutto di un mito, non teme i ricambi politici che spesso preludono a questi cambi di indirizzo. Ma il vecchio Lenin non se ne avrà a male, anche se seminascosto dietro al museo della storia, posto un poco più indietro; lui comunque il suo pezzo di storia nei libri se lo è già conquistato e probabilmente non ha bisogno di troppa stereotipata prosopopea iconografica. Lasciamo anche la piazza della Vittoria col suo pomposo monumento con la fiamma al centro di granito rosso, che naturalmente richiama la forma stereotipata della yurta, sullo sfondo le nuove case nascondono anche il profilo lontano delle montagne incappucciate di bianco, mentre non lontani, invece svettano le punte dei minareti della nuova grande moschea. Ormai è un po' un vezzo comune che nei paesi islamici poveri, quelli ricchi finanzino la costruzione di magniloquenti edifici religiosi, quasi volessero marcare il territorio, come abbiamo visto anche in Tajikistan, in Uzbekistan, in Mauritania, tanto per citare gli ultimi visti e in queste operazioni generalmente si distinguono emirati, qatarini e altri paesi del golfo, in questo caso invece si è trattato della Turchia. Traversiamo poi i parchi a ridosso della piazza. Quello delle querce, costituito addirittura nel 1890, piacevolissimo e fitto di alberi quasi come un bosco e tante, tantissime statue di uomini illustri.
Tutti lo conoscono con questo nome anche se è stato credo, recentemente dedicato al grande scrittore e orgoglio nazionale Cinghis Ajtmatov, che ha saputo cantare in tutte le sue opere l'amore e l'anima di questo paese e mi sembra assai giusto che lo abbiano ricordato in questo modo. Vicino, l'altro parco Panfilov, in omaggio alla divisione asiatica che difese Mosca durante la guerra patriottica. Anche qui tanta gente che passeggia, che prende il fresco sulle panchine, coppiette in cerca di intimità e famigliole che fanno scorrazzare i pargoli. Prendiamo poi la Chuy avenue, che ti consente di avere un colpo d'occhio decisamente completo delle linee architettoniche cittadine che si mescolano tra di loro in questa che rimane l'arteria più importante della città. Sfilano via via il palazzo del parlamento, nel caratteristico stile brutalista sovietico, la Filarmonica, il Municipio, col suo colonnato neoclassico altro esempio dello stile sovietico ed il famoso cinema Ala-Too con la sua facciata curva ed i pannelli in bassorilievo e la Torre dell'orologio, classico simbolo urbano. Le case, anche abitative, molte restaurate di recente, recano dove è possibile, grandi murales che forse vogliono raccontare la voglia di modernità della citta e di chi la vive. E poi è tutto un seguito di bancarelle di street food, negozi e vetrine, nelle quali brillano anche marchi famosi e altri negozi del lusso.
| Al Supermarket |
Facciamo prima una sosta al KFC che ha ormai conquistato la sua posizione anche da queste parti, per un gelato di plastica, proprio di questa griffe e poi facciamo un giro in un supermercato della SPAR. Mi piace sempre molto dare un'occhiata a questi locali che rappresentano sempre un punto di paragone molto interessante in ogni paese. Lo trovo molto fornito soprattutto di beni di provenienza occidentale. Noi siamo presentissimi con Barilla e Ferrero naturalmente, dalla Nutella ai Kinder di tutti i tipi, meno male che qualche cosa riusciamo ancora a vendere all'estero. Arriviamo fino all'Università e nel giardino prospiciente c'è un gran via vai di giovani, che appaiono a gruppetti, molto allegri e numerosi, coi fascicoli in mano, intenti a discutere tra di loro, senza distinzioni di sesso. Alla fine cammina cammina arriviamo a piedi fino al nostro albergo, che non era poi mica così vicino. Breve sosta e poi verso le 6:30 riprendiamo un taxi per tornare nella piazza centrale, non prima di aver fatto tappa al ristorante Lesnoy, dove, riconosciuti, riceviamo il trattamento che si riserva ai vecchi clienti affezionati. Poi viene il momento del giro nella piazza, l'ultimo saluto a questa città, che se non volete definire bella, rimane comunque un posto piacevole dove passeggiare.
La grande fontana che occupa quasi completamente la parte sinistra della piazza partendo dal centro, è completamente illuminata ed ogni zampillo d'acqua viene rischiarato da colori che cambiano continuamente, creando un bellissimo effetto caleidoscopio. Gli spazi intorno sono affollatissimi di gente che passeggia, famiglie, giovani, bambini che corrono, che si muovono attraverso gli spruzzi bagnandosi a più non posso come si fa dappertutto. Un luogo davvero gradevole per un'addio. Di fronte la grande bandiera sventola alta nel cielo nero come volesse davvero darci il suo ultimo saluto, silenzioso ma al tempo stesso carico di affetto. La notte ha ormai completamente cancellato le cime lontane, quasi volesse farcene svanire anche il ricordo. Il mattino dopo, solo l'ordinaria amministrazione di arrivare col taxi fino all'aeroporto ancora in fase di rimessa a nuovo, con la necessità di fermarsi a quasi un chilometro di distanza per l'ingorgo di traffico, cosa che ti costringe a raggiungere l'aerostazione a piedi, trascinandoti le valige che per fortuna ormai hanno le rotelle. Quasi un invito a rimanere qui ancora un po', per vedere le cose che non sei riuscito a spuntare dall'elenco; invece devi ancora portare con te il solito senso di malinconia nel lasciare un paese che molto probabilmente non rivedrai mai più e te ne dispiaci, naturalmente, mentre l'altra metà della tua mente, traditrice, già corre dietro ai tanti programmi futuri. Come è leggero e infedele l'uomo!
| Abiti da sposa |
SURVIVAL KIT
| Il parlamento |
Cose da vedere a Bishkek - Capitale di circa 1 milione di abitanti, sovietica e moderna al tempo stesso, non presenta attrazioni di particolare interesse, ma molte piccole cose a cui dare un'occhiata per capire lo spirito della città e anche del paese stesso. La maggior parte delle cose si trovano lungo la direttrice principale della città che parte dalla centralissima piazza Ala-Too, da cui partire per esplorarla. Qui su un pennone di 45 metri sventola la bandiera, sotto la quale si può assistere al cambio della guardia. Lungo questa arteria ci sono tutti i principali palazzi del potere in cui distinguere facilmente lo stile sovietico, da quello degli edifici più moderni. Abbiamo poi il monumento all'eroe mitico Manas e dietro il museo della Storia. Di seguito il parco delle Querce, intitolato ad Ajtmatov e popolato di statue di personaggi illustri. Il monumento a Lenin un tempo sulla piazza Ala-Too è stato spostato per discrezione dietro al Museo. Abbiamo poi la Piazza della vittoria col monumento ai caduti e la moschea della città finanziata dalla Turchia. Il Parco Panfilov ha la forma di una stella a cinque punte e conferma la passione sovietica per questi luoghi di rilassamento cittadino a disposizione della popolazione. Interessante come sempre l'Osh Bazar, in cui ritrovate l'Asia e l'altro fuori città, il Dordoy Bazar, per grossisti, costruito di soli container su oltre 100 ettari, dove emerge l'anima commerciale del Centro Asia moderno. Sparsi per la città molti mosaici sovietici, tra cui il più famoso del grande artista Aitiev nel palazzo dell'università. Infine c'è, mi dicono un interessante giardino botanico di oltre 120 ettari.
| Il municipio |
| La bandiera |
C. Ajtmatov - Il battello bianco
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