venerdì 2 marzo 2012

Lettere dal Laos 14 : La piana delle giare.

Phonsavang - Il bar Craters.


Phonsavang - Museo degli UXO.
A molti ragazzi  non dice assolutamente nulla, ma per quelli della mia età che ancora conservano la memoria dei fatti, questo nome ha un suono duro, che ricorda marce, capelli lunghi, slogan ripetuti, voglia di dire qualche cosa. E' un luogo strano, questo, assolutamente particolare, nella sua apparente tranquillità. A partire dalla città, Phonsavang, innaturalmente distesa sulla piana, con strade larghissime, enormi, sproporzionate ad un paesotto di poche decine di migliaia di abitanti. Tutte le costruzioni sono recenti, ma la cittadina è come strozzata in una crescita prevista ed invece abortita sotto le nubi basse dell'altopiano. Su tutto, una cappa difficile da interpretare, e non è soltanto il clima, innaturalmente freddo e gelido per un paese tropicale, ma è come fosse un sentimento indistinto, un vago e lontano sapore di morte che aleggia nell'aria come una maledizione lanciata da un Dio antico e destinata a durare millenni. Qui la morte si è presentata spesso e con facce diverse. Oltre quarant'anni fa, in questa e altre aree del paese, venivano sganciate una quantità di bombe che non ha avuto uguali in nessuna altra parte del mondo; oltre 4 milioni di tonnellate, più di una tonnellata per abitante, un bel record pro-capite. Eppure il paese non era neppure in guerra con gli Stati Uniti. Ma di qui partiva il famoso sentiero di Ho Chi Min e per gli incolpevoli abitanti di questa provincia, completamente rasa la suolo, cominciarono anni di vita da topi, in caverne profonde, in attesa che i destini del mondo cambiassero e la morte cercasse altri luoghi. Finita la guerra non-guerra, si pensava di poter ripartire, ma non fu così. 

Make spoons not war.
La mente contorta dell'uomo aveva studiato trucchi insidiosi per poter far durare a lungo l'orrore. Le cluster bombs sono uno di questi regalini, che vengono lasciati alle generazioni future. Sono bombe enormi che si aprono nell'aria liberando oltre 500 piccole bombe rotonde come le bocce della petanque che si spargono su un'area di almeno 5000 metri, infestandolo irrimediabilmente. Ognuna di queste appena toccata esplode e si frammenta in minuscoli pezzi di metallo che maciullano corpi, moncano arti, accecano chi le raccoglie, e rimangono lì per decenni ad aspettare la loro vittima inconsapevole, neanche nata quando quel piccolo dono è stato seminato a contaminare quella terra. Gli UXO (ordigni inesplosi) sono ancora presenti a milioni in questo territorio e attualmente colpiscono una media di una vittima al giorno, circa 300 all'anno. Così, da queste parti, è davvero difficile fare il contadino, dissodare una risaia, per una donna fare un piccolo orto o per un bambino giocare dietro casa dopo la scuola. Pochi giorni fa tre ragazzini sono morti nel bosco vicino a casa. Glielo avevamo detto a scuola di non toccare nessun pezzo di metallo che avessero trovato sotto terra, hanno detto le maestre, ma uno di quei bambini veniva dalla città e non aveva mai visto i manifesti appesi dappertutto nelle piccole scuole di paese, che mostrano la forma di questi ordigni e così quando ha visto quella piccola boccia lucente l'ha subito presa in mano. Qualche organizzazione internazionale aiuta un poco nell'opera di di bonifica, ma è un lavoro costoso e a questo ritmo si calcola che ce ne sarà ancora per almeno un secolo. Intanto tutta la zona si è inventata un lavoro di riciclaggio di residuati bellici. Passeggiando per Phonsavang, davanti ad ogni ingresso, siano negozi che ristoranti, troverete enormi involucri di bombe a far da steccato. 

Cartelli di avviso.
Gruppi di ragazzi americani, chiedevano ieri al proprietario del bar, chi mai le avesse sganciate tutte quelle bombe, rimanendo straniti al vedere le scritte Made in USA sui pezzi di metallo contorti e slabbrati che vengono loro indicate sorridendo. Ma non eravamo in guerra con il Vietnam? si domanda qualcuno. Eppure anche nei cartelli del piccolo museo, non si calca troppo la mano contro l'antico nemico, che viene citato di rado, facendo più spesso riferimento genericamente ai "nostri nemici di quel tempo", quasi si volesse chiudere in qualche modo con il passato, se non ci fossero ancora tanti motivi per ricordarlo. In tutte le campagne intorno alle case gli steccati sono fatti di residuati bellici e un paese.si è addirittura inventato una attività. Gli abitanti hanno formato una cooperativa e producono esclusivamente cucchiai e braccialetti ed altri piccoli ornamenti, con il metallo delle bombe recuperate nei dintorni. Materia prima ce n'è a volontà e i turisti le comprano volentieri anche solo per onorare la scritta : "Make spoons not war " che campeggia all'inizio del paese. Ma la morte doveva essere una maledizione antica per questi luoghi. Infatti tutta l'area era già giustamente famosa per una misteriosa civiltà megalitica risalente all'età del ferro che ha costellato il territorio di numerosi siti costellati di migliaia di gigantesche pietre scavate al loro interno in forma tondeggiante di giare colossali. Almeno tre sono rimasti abbastanza integri, nonostante i crateri delle bombe che ancora fanno mostra di sé qua e là. 

Piana delle giare - Sito 1
Nel primo, su una collinetta, almeno 400 giare di diametro tra uno e tre metri porgono la loro bocca al cielo, gridando mute il loro mistero. I coperchi quasi tutti spezzati, anche se ne indovini ancora gli ornamenti circolari e giacciono spezzati al loro fianco. Il secondo sito è il più suggestivo in un boschetto quasi nascosto con le giare tra cui sono cresciuti gli alberi, uno addirittura dentro, spezzandola con la forza del suo tronco che crescendo l'ha aperta come neppure le bombe hanno saputo fare.

Il Buddha di Muang Khoun.
Il terzo tra le risaie, in un ambiente bucolico che solo i segni a terra che delimitano il terreno bonificato rendono inquietante, invitandoti a non essere imprudente, con tante giare più piccole, molte delle quali rovesciate a mostrare le bocche che urlano il loro interrogativo. Si tratta forse di antichissime necropoli, città di morti e le giare erano le tombe di quegli uomini antichi che marcarono indelebilmente per millenni un territorio, lasciandogli un segno, un destino legato alla morte da cui non si è più riuscito a liberare. C'è sempre un silenzio quasi innaturale, attorno ai megaliti, lungo le stradine sterrate che conducono ai siti, tra le risaie coltivate a prezzo della vita. Non si sente rumore di uccelli nell'aria e nella vicina Muang Khoun, il capoluogo della zona durante la dominazione francese, ridotto a poche capanne ora, è rimasto silenzioso un grande Buddha sbrecciato dalle bombe e due grandi stupa in rovina, anch'essi monumenti funebri, tombe senza morti, costruite anch'esse secoli fa soltanto per ricordare.

Piana delle giare - Sito 2

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4 commenti:

Adriano Maini ha detto...

Gli orrori di quella guerra, per la quale soffrimmo in tanti in quegli anni, sono ancora più lancinanti a fronte di un racconto come il tuo!

Massimo ha detto...

Non c'e' molto da aggiungere al quanto cosi' bene scritto.

Vorrei solo sottolineare il fatto che in effetti i Lao non sembrano minimamente astiosi nei confonti degli americani, per fortuna un mix di fatalismo buddista e un po' di "bo pen nyang"* tutto laotiano riescono a far dimenticare (almeno in superficie) l'odio verso il "nemico" che tanto li ha fatti soffrire.

Anche questo fa parte della bellezza del popolo Lao.



* Per chi non conosce il Laos "bo pen nyang" e' una frase che copre dal "prego" al "non fa niente" o "non ci pensare" ma con almeno altre 100 sfumature e significati...

Anonimo ha detto...

Sembra quasi di tornare indietro nel tempo quando qui in
Italia,terminata la guerra,si appendevano nelle scuole manifesti con i
disegni dei vari tipi di bombe e si diffidavano i bambini dal porvi
mano. E' impressionante quello che racconti e mostri nelle foto in
particolare gli oggetti fatti con i residui delle bombe.Non so se
ricordi la mostra sulle nefandezze del nazismo in cui si vedevano
oggetti( paralumi,portafogli,saponette) fatti con la pelle e le ossa
umane. Ho riflettuto sulla malvagità umana che in ogni tempo e in ogni
spazio ha lasciato i suoi orrori.Pensi che qualcuno abbia imparato
qualcosa?Bisogna continuare a parlarne quantomeno per informare e far
riflettere.

A presto


Paola

enrico ha detto...

@Adri - E' stato un periodo particolare, che tuttavia, come è del resto logico , non ha insegnato niente.

@Max - Confermo questa pacatezza di cui ho avuto netta sensazione e che per la verità ho riscontrato anche nei cambogiani. Credo che il troppo orrore generi una specie di repulsione per l'odioe la violenza , Che si abbia voglia solo di pace.

@paola - Sì me li ricordo quei manifesti. La guerra alla fine è sempre uguale.

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