mercoledì 11 febbraio 2015

Tramonto sull'Irrawaddy


Templi di bagan



Laboratorio di lacche
Andare in un laboratorio dove si producono oggetti laccati è di per sé uno spettacolo. Forse non puoi definirlo come un vero lavoro di artista, ma di certo è molto di più che semplice artigianato. La stessa produzione dell'oggetto da laccare implica un lunghissimo e preciso compito di intreccio e preparazione che comincia dalla scelta delle sottili fibre da intrecciare e dalla capacità di costruire forme fantasiose e sempre diverse di recipienti, scatole, piatti e di ogni tipo e dimensione di contenitori, fino a forme di fantasia, animali, vasi e così via. Poi l'oggetto comincia una serie di bagni che devono ricoprirlo di strati sottili che pur mantenendone la flessibilità ne induriscono definitivamente la superficie. Certo sono necessari tanti passaggi e tanto tempo tra una fase e quella successiva; sarebbe molto più facile partire decisamente da un oggetto di legno, saltando tutti questi momenti intermedi e questo spiega i bassi prezzi degli oggetti che trovi poi sulle bancarelle, ma non è di certo la stessa cosa. Dunque, dopo diversi giorni, quando gli strati di lacca si sono via via asciugati ad uno ad uno prima dell'apposizione del successivo, ecco che arriva il momento più difficile. Fino ad ora è stato solo una questione di tecnica, adesso subentra la necessità della capacità artistica. 


Una statua di Buddha
Apporre strati di colori diversi per produrre un disegno preciso e minuto, una vera e propria miniatura delicata e leggera, da arricchire con l'oro ed infinite reiterazioni di motivi geometrici o floreali della tradizione, fino al risultato finale. Un oggetto bellissimo da tenere tra le mani e goderne per la sua bellezza estetica più che per la sua utilità pratica. E' la classica opera in cui non devi far caso al tempo, anzi la sua preziosità nasce proprio da una lunga e perfetta lavorazione di abili artigiani in successione. Certo costano un sacco, ma la sensazione è quella di avere tra le mani un oggetto che vale, una cosa in cui lavoro e capacità artistica si fondono assieme per produrre qualche cosa di unico e personale da conservare. In uno di questi laboratori puoi rimanere anche a lungo ad osservare il lavoro, cosa di per se stessa affascinate o a guardare ad una  ad una le cose esposte nei vari show room, anche se poi con rammarico, non ti porti via niente. Fuori, il sole diventa subito caldo anche in questa stagione ed infilarsi nelle viscere di un tempio diventa piacevole anche per questo. Alla luce di una torcia puoi così scoprire affreschi antichi e minuziosi. Ecco qui le storie edificanti del Buddha, le sue mille tentazioni, le file dei fedeli. Laggiù invece scene di vita sociale nelle città del tempo, addirittura uomini barbuti coi cappelli a cono e la tesa larga, con i portoghesi che arrivavano fin qui a commerciare spezie e pietre preziose. 

Interni affrescati
Le pareti oscure dei mille corridoi diventano libri di storia e da un tempio all'altro le leggende si intrecciano. Qui il principe soffocò il re suo padre per sostituirlo sul trono; là il tempio stesso diventò prigione del regnante del momento, laggiù ancora nelle viscere buie sotto il grande stupa si aggira il fantasma del generale committente, ucciso barbaramente dai suoi sottoposti. I templi sparsi nella pianura sono oltre quattromila, capirete che c'è spazio per ogni cosa, basta avere il tempio di girare e di fermarsi a guardare. Al grande tempio di Ananda, puoi osservare i restauratori nella loro minuziosa opera di salvataggio delle migliaia di formelle invetriare, che il tempo ed i terremoti hanno crepato, spezzato, corroso nei secoli. Un lavoro di pazienza come quello dei laccatori. Qualche stupa è avvolto da una rete di bambù fitta fitta. Quando ci sono soldi od offerte si mette le mani ad uno di questi e lo si restaura, forse in modo un po' drastico, ma proprio della mentalità del paese, per la quale evidentemente, antico e rovinato non solo non è bello ma neppure funzionale al culto. Bisogna, rifare, ricoprire d'oro, rimettere statue e sculture nuove, illuminate da neon colorati su cui poter pregare e a cui poter portare offerte. Così la pianura è cosparsa in lungo ed in largo di costruzioni smaglianti alternate ad altre quasi in rovina, con un fascino forse simile a quello che aveva l'agro romano per il gran tour che ogni Europeo di cultura doveva fare in Italia. 

Pastori
Anche qui puoi sedere su muriccioli in rovina mentre tra la povere gialla sollevata dal passaggio di un gregge di capre, intravedi l'ogiva di un tempio dai mattoni ocra, nascosto tra arbusti e fogliame. Il rosso vivo delle buganvillee ne avvolge altri e li impreziosisce e puoi rimanere ore a guardare il panorama, abbacinato dai riflessi dell'oro del Thatbyinnyu Pahto, stupire davanti ai portali di tek scolpite del tempio di Ananda o sentire il maleficio che emana dal Dhammayangyi Patho, imponente edificio abbandonato e quasi in rovina che nessuno vuole restaurare per sottrarsi alle sue maledizioni. Era stato costruito da un re che, da buon buddhista non violento anche se forse un po' estremista, voleva espiare le sue colpe, lo strangolamento di padre e fratello, la barbara uccisione di una moglie che praticava ancora l'hinduismo. Ma sembra non riuscisse a sottrarsi alla sua indole violenta, così, a tutti i costruttori che non rispettavano il capitolato, quello per cui tra le pietre disposte con cura durante la costruzione, non doveva passare un spillo, faceva amputare un braccio, tanto erano tutti precari e non c'era Landini che tenesse. Pare che la clausola fosse parte integrante del contratto e si sa che i contratti vanno rispettati. Guardi la pietra all'entrata dove è scavata la misura in cui veniva messo l'arto per l'operazione e senti quasi come dall'ingresso buio spiri ancora come una corrente d'aria gelida che pare avvolgere i muri corrosi dal tempo e gli stucchi cadenti. 

Il tempio Ketspali
I portali sembrano occhiaie buie e hai voglia di andartene in fretta. Sulle rive del fiume che taglia la grande pianura, si trova un piccolo monastero che si differenzia da tutti gli altri. Risale solamente ad un centinaio di anni fa, ma è costruito completamente in legno di tek. Un piano rialzato, con una grande sala a cui si accede attraverso una serie di porticine dai battenti scolpiti. Sopra, una trina traforata di pinnacoli di legno che la pioggia piano piano si sta divorando. Tutto intorno la fresca ombra di alberi di neem e fiori di buganvillee. Cammini nell'ingresso ed il pavimento scricchiola sotto i tuoi piedi nudi come la tolda di una antica nave. Un giovane monaco ti corre incontro trafelato, vorrà un offerta o sto invadendo un luogo proibito? La cosa non è bella anche se mi son tolto con cura scarpe e calze, come d'obbligo prima di salire la scaletta di accesso. Appena vicino, mi blocca con un segno perentorio della mano e chiede con aria preoccupata: Where you come from? -Italy- rispondo, rinfrancato e grato della curiosità del religioso. - Allora con i piedi, stai attento ai chiodi. - Lo sa dire in una ventina di lingue ed è molto compreso in questa sua funzione di espletare in tempo la prevenzione degli incidenti, poi se ne va subito a fare altro, tanto qui di turisti ne girano pochi. Ma la giornata passa in fretta e quando finisci a Old Bagan, sulla riva del fiume, il sole si avvia al suo destino sulla riva opposta dell'Irrawadi. 

Monaci in visita
La Bupaya, proprio in alto sull'imbarcadero, pur essendo probabilmente il più antico tempio di Bagan, è stata ricostruita dopo il terremoto e adesso appare nuova di pacca, rilucente di oro col suo stupa dalla forma così inusuale, da essere definita la Zucca. Puoi rimanere qui sull'alta scalinata a goderti il panorama della corrente che trascina verso sud le barche sottili e le grandi chiatte cariche di derrate o legname, con lentezza orientale, oppure scendere le lunghe scale fino alla riva sabbiosa e salirci su una di queste barche, che la stessa corrente risalgono per una mezz'oretta. Su un tavolino piatti di fritti di varia natura, samosa speziati e verdure in pastella per ingannare il tempo mentre la riva orlata dalle guglie dei templi scorre lenta alla tua destra. Poi, con le dita che stillano olio rimani appoggiato alla murata in silenzio. Si spegne il motore e mentre il barcaiolo si tuffa in acqua per lavare se stesso e il suo loungee, la corrente ti fa ridiscendere la strada percorsa, mentre il cielo cambia colore, la palla aranciata scende piano dietro la riva sinistra lontana, dove qualche sagoma scura di pescatori ripone gli attrezzi tra le capanne. Una fila di donne porta a casa recipienti colmi dell'acqua del fiume. Il silenzio è assoluto mentre la barca è trascinata lentissima a valle e lo spettacolo è grandioso. Quando il cielo diventa viola e poi scuro, una guglia d'oro lancia un ultimo luccicore lontano. Inspirare, espirare, non c'è altro che serva davvero di fronte a tanta bellezza.


SURVIVAL KIT

Gite in barca sull'Irrawadi - Presso l'imbarcadero della Bupaya, al tramonto, circa un ora. Costo della barca 9.000K. Molto suggestivo e alternativo al fatto che di tramonti dall'alto delle varie pagode ne avrete già visti diversi. Poco lontano sulla riva c'è anche il monastero in tek Ketspali, molto bello e solitario, poco visitato.

Laboratori di produzione della lacca - Ce ne sono molti e sicuramente sarete portati a vederne uno. La visita è comunque interessante. Di norma non c'è nessuna forzatura all'acquisto e la visita è gratuita, con offerta di bevanda, per cui potrete godervi senza disturbo il tutto e sostare a vostro piacimento per ammirare i vari oggetti della produzione. Con meno di 20 $ comunque non portate a casa nulla. I pezzi che troverete sulle bancarelle per 3/4.000 K sono invece di legno ricoperti di pitture, comunque molto graziose. Vedete voi cosa vi garba di più.

Sull'Irrawaddy

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2 commenti:

Enzo Chiara ha detto...

I tuoi racconti sono sempre belli...

Pierangelo ha detto...

Complimenti è sempre un piacere leggere i tuoi articoli.

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