sabato 5 settembre 2015

Lavori in corso

Quando ti ci trovi in mezzo è tardi, la situazione è ormai incancrenita e non riesci più a risolverla in quattro e quattrotto come blaterano i commentatori da bar. In tutti i casi, sia che il debito pubblico abbia debordato fuori controllo, sia che i barconi arrivino a decine, il problema arriva da lontano e dovevi pensarci prima, inutile piangere adesso o fare proclami, sudore e sangue, non c'è altra soluzione. Così eccomi qua, mi trovo un po' come nei panni di Tsipras. Adesso ho ottenuto il prestito forzoso, forse non bisognava chiederlo, o perlomeno accettarlo, ma adesso è tardi, ce l'hai e devi ballare. Non puoi più tirarti indietro, le riforme se pur dolorose le devi fare ed anche in fretta e non puoi neanche dimetterti, son tutti lì che aspettano le tue mosse e quindi à la guerre comme à  la guerre, ragazzi, tocca a me. 

Vi ho già relazionato ieri, e alcuni di voi, ho capito  dai commenti, mi sono molto vicini, del fatto che i miei due balconi giacciono in una colpevole incuria da anni e la malefica ruggine marina ha aggredito con sagacia ogni parte ferrosa visibile, tanto che i vicini, passando gettavano uno sguardo di commiserazione che fingevo di non vedere, anche se penso che nei loro commenti a mezza voce, saltasse fuori il classico: "Ah, les italiens!". Continuavo anche a fare orecchie da mercante alle malcelate frasi lasciate a mezzo anche dalla mia dolce sposa, quelle, insomma che devi capire da solo, ma accidenti vengo quaggiù pochi giorni all'anno per ridare forza al mio animo depresso e tendente alla melanconia, devo proprio dannarmi in tutti i modi? 

Non so ditemi voi cosa deve fare un povero diavolo, che non chiede altro vhe di essere lasciato tranquillo di fronte al mare a sistemare il prossimo libro da pubblicare o al più a cercare di terminare un sudoku antialzheimer? Così  avevo lasciato andare le cose per il loro verso naturale, seguendo i consigli del mo mentore, il rag. Filiberto, che suggeriva sempre di mettere le carte dei problemi di difficile soluzione in una cartella a parte e riaprirla dopo una settimana, scoprendo che la maggior parte di essi si era già risolta da sola. Invece, forse per forzare la mano, come vi ho relazionato, la mia dolce metà, carta vetrata dello zero tra le tenere dita, ha voluto forzare la mano ed è  accaduto l'irreparabile, il vicino, preso a pietà  dall'incongruo gratgrat che veniva dal balcone, è arrivato con l'apposito attrezzo scartavetratore in mano con tanto di 20 metri di prolunga. 

Il famoso prestito che che non si può rifiutare e che richiede un intervento deciso ed inderogabile. Insomma, le riforme vanno fatte a tutti i costi ed in fretta anche. Così  ieri, invece di fare le mie importantissime cose, avuto l'assenso imperativo di tutta l'assemblea popolare, ho iniziato i lavori. Voi non avete idea in che grana mi sono messo. Intanto l'attrezzo pesa mezza tonnellata e le mie anziane braccia non erano pronte a questi impegni, per cui dopo pochi minuti i bicipiti ancorché possenti, mi dolevano come se avessi sollevato per ore mezzene e quarti di bue. Inoltre la mano che reggeva il marchingegno, per stimolo indotto era presa da un tremito irefrenabile, tipico dei parkinsoniani. 

Mi ero bardato da guerra; pantaloncini da casa, ma con l'elastico molle che il tremore faceva via via scendere fino a mezza chiappa per maggiore divertimento degli spettatori non paganti, torso nudo e panza in resta incurante del sole maligno, occhiale da vista, bavaglio fatto con un vecchio foulard della moglie e capelluccio da ciclista del Consorzio Agrario, per evitare di avere in pochi minuti bocca e capelli ricoperti di venefiche polveri sottili, tipo reduci dell'11 settembre. Ma la mia ringhiera, capendo che non la amavo,  ha cominciato a congiurare contro di me. Intanto le bacchette sono rotonde, per cui è difficilissimo abraderle con una superficie piana per forza di cose tangente alla bacchetta stessa, inoltre la parte esterna, la più difficile da raggiungere è ovviamente quella più corrosa dal male. 

La fatica si è rivelata subito immane, la schiena, sporta pericolosamente nel vuoto, ha cominciato a dolere in maniera insopportabile a causa delle posizioni incongrue che anche la mancanza di esperienza, sono uomo di lettere io, mi imponeva. Il metacarpo ha iniziato ad avere problemi di tenuta, facendo correre il pericolo che l'attrezzo pesantissimo, cadesse da un momento all'altro sulle macchine sottostanti parcheggiate dai vicini che ogni tanto, attirati dai decibel dell'erosione, buttavano un occhio preoccupato, temendo la perdita della presa o peggio la caduta rovinosa dell'operatore stesso, cosa paventata quindi non solo da me, che tuttavia avrebbe messo fine alla mia tortura. 

Perfortuna siamo in terra libertaria e giacobina, per cui le imprecazioni che, rotonde e feroci, salivano al cielo, non hanno offeso od impressionato nessuno. Quando anche i piedi hanno cominciato a dolere più  di tutta l'altra muscolatura, ho ceduto di schianto. Dopo due ore di fatica disumana,  coperto dalla testa ai piedi di polverino verde untuoso che, mescolatosi ad una copiosa sudorazione, si era ormai trasformato in una sorta di venefica guacamole, ho ceduto di schianto. Sono a metà  del lavoro. Dopo una notte d'inferno, trascosa tra incubi di precipitare dal terzo piano o di affondare nelle sabbie mobili di pasta rugginosa o di perdere definitivamente l'uso delle braccia,  mi sono risvegliato in un bagno di sudore, mentre mia moglie garrula, mi richiamava all'ordine. 

Bisognava andare di corsa al regno del bricoleur, qui davanti ad acquistare la vernice apposita, in modo che non si possa più tornare indietro. Ormai, bruciati i ponti alle mie spalle, bisogna conquistare la fortezza o morire. Dotato di coperchietto col giusto colore, i gentili addetti dopo lunga consultazone hanno messo in moto il tintometro e prodotto la miscela della corretta tonalità. L'ultima mazzata me l'hanno data alla cassa , 55 euro, capirà,  siamo sulla Cote..  Stasera mi rimetteranno al remo, scusate gli errori di battitura, ma le dita non rispondono più  tanto bene. Adesso vado a buttarmi nell'acqua, anche se il beneficio di questi primi giorni di talassoterapia, se n'è  già bello che andato. Vi farò  sapere come andrà a finire. Come ti capisco Tsipras. Una prece.

2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Quando non ti diverti calpestando polveri a vento andine, la tua prosa è frizzante
Suggerisco — da minore in vigliacco e non in corvée, all'eclettico facile — che il lasciar la ringhiera a metà-gratto potrebb'essere un'opera da star pari ad una di quelle di quel famigerato Maurizio Cattelan che senza l'ombra di una vergogna in seno s'imperversa; e lui te la invidierebbe

Poi c'è Sotheby's

Enrico Bo ha detto...

Avevo pensato a questa soluzione, ma in famiglia non erano d'accordo. Una pietà Rondanini, in casa, troppo forse...

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