giovedì 17 dicembre 2015

Bundi

Bundi - City palace e forte Taragarh



L'ingresso
Comincia oggi la marcia verso sud. Marcia per modo di dire, visto che ci spostiamo su una lussuosa Nissan a sei posti, capitanata da Mohammed, che si prende cura ogni mattina di legare sul tettuccio con un esile cordino, i nostri valigioni da turisti impenitenti che non sanno rinunciare al minimo confort a favore del proverbiale zaino in spalla. Le strade non sono più quelle di una volta e quindi prima dell'una si riesce ad arrivare davanti al lago di Bundi, dopo aver attraversato una pianura monotona e scompigliata che contiene un'agricoltura monsonica, povera ed alla mercé della meteorologia. Miglio e cotone stentato con una leggera foschia umida che uniforma i colori assieme alla polvere ocra che incipria il verde asfittico della vegetazione. Siamo ormai nella parte meridionale del Rajastan, quella più lontana dal deserto vero e proprio, tuttavia senti bene la presenza di una terra arida e povera. La città di Bundi è un po' defilata dai luoghi più famosi della regione e quindi chi ha fretta, come l'avevo io trenta anni fa, non si spinge fin da queste parti e si perde così un luogo di una bellezza davvero impagabile. Un Rajastan discreto e non gravato dalla presenza ossessiva delle mandrie di visitatori.

Fregi degli stipiti
Domina la città un palazzo semiabbandonato, abbarbicato sul fianco di una collina a sovrastare l'antico centro dalle case azzurre come quelle delle più nota Jodhpur e un bazar affollato ma con i ritmi dei tempi andati. Insomma tutto congiura per farti apprezzare questo luogo che mantiene il fascino del trascorrere del tempo. Dal quartiere vecchio fai una rampetta di acciottolato pietroso in salita ripida e subito arrivi al maestoso portale. Il palazzo, anzi i palazzi, sono abbandonati a se stessi ed all'incuria del tempo. Solo un guardiano vecchio come l'edificio che sonnecchia all'ingresso, poi entri in un cortile sovrastato dalle mura ricoperte di fregi che si stanno sgretolando a poco a poco. Sul portale proboscidi di elefante si levano a segnare la maestosità di un passato recente. I balconi che si affacciano lasciano intravedere una raffinatezza di sculture ed intarsi di altissima qualità. I tetti spioventi con le punte agli angoli che sembrano piegarsi come salici piangenti sono di una eleganza commovente. Uno studente si offre come accompagnatore per percorrere tutti i corridoi segreti e soprattutto per aprirti le molte stanze chiuse, scrigni che nascondono affreschi stupendi che a poco a poco si stanno sciogliendo per l'umidità.


Il Diwan , sala delle udienze pubbliche
Un'atmosfera magica acuita da un senso di decadenza inarrestabile come quella che avverti in qualche calle abbandonata di Venezia o per le strade dell'Havana. Ogni porta che si apre dischiude un segreto, un soffitto coperto di specchietti, un balconcino che apre uno scorcio sulla città ai tuoi piedi oppure soltanto una parete coperta di ragnatele e centinaia di piccoli pipistrelli addormentati che, spaventati, svolazzano via cercando solo di evitare la tua scomoda presenza. Decine di macachi presidiano le mura solitarie, una sorta di libro della jungla leggibile in ogni sua parte. Nel 1887 il giovane Kipling stava in queste sale, posava gli occhi sulle stesse pitture, si faceva rubare la frutta dalle stesse scimmie, gettava sguardi sull'azzurro delle case e indovinava la fitta boscaglia appena fuori dell'abitato, popolata di tigri e pantere; come non poteva nascere quel libro, bastava guardarsi attorno e raccontare. Questi macachi poi, sono tremendi, hanno sguardi arroganti e cattivi, pretendono cibo e a quanto pare rubano le cose, occhiali, magliette, cappelli e li restituiscono solo in cambio di cibo! Un'intelligenza pervasiva e stupefacente. Il ragazzo racconta la storia del maharaja, del palazzo e dell'impossibilità di salvare tanta bellezza per la mancanza di fondi.

Il bazar
L'altro palazzo sovrastante ha un grande giardino, una balconata magnifica sulla città, una manciata di cubetti bianchi e azzurri gettati a caso giù per la collina e rimasti ammucchiati gli uni sugli altri, sulle terrazze dei quali i bambini fanno volare aquiloni colorati, macchie di rosso e di giallo che corrono nel cielo, piccole grida di gioia che salgono lungo le mura massicce del forte Taragarh che rimane immoto a guardia della collina. Fai davvero fatica ad abbandonare il luogo. Questa è proprio la sensazione esatta, abbandonare, mentre la luce cala tra le mura, rimangono solo stridii di uccelli, stormi di pappagallini colorati in volo e ombre che si allungano, mentre i macachi cercano riparo per la notte. Le vie del paese si richiudono tortuose entrando nel bazar. Ad ogni passo antiche haveli, le ricche case dei mercanti, in apparente abbandono, anche se quasi tutte sono state trasformate in piccole guesthouses per i pochi turisti che arrivano. I muri sbrecciati conservano ancora malandati dipinti di un passato neppure troppo lontano. Le lampade che illuminano i microscopici negozi e le bancarelle assistono alle ultime contrattazioni. Appena fuori il Raniji-ki-baori, un pozzo profondo quasi 50 metri dalle pareti scavate di ripidi scalini, è quasi prosciugato ed il fondo coperto delle immondizie della nuova civiltà che avanza. Nessuna servente in sari rosso acceso e le palpebre segnate dal kajal, con il grande recipiente di ottone in bilico sulla testa, li scende più da anni. Niente eco di risate femminili che risalgono le pareti, intorno solo il crepitare degli scappamenti dei motorini mentre cerchi di farti strada tra le vacche ed il grufolare dei maiali immersi negli scoli che corrono lungo la via..

La città da uno dei balconi
SURVIVAL KIT

Una parete
Bundi palace - Ingresso 100 R. Approfittare dell'aiuto di qualche guida che si propone all'ingresso, in genere studenti che vi apriranno le porte chiuse che contengono gli affreschi più importanti. Dalle mura, finestre e giardino del sovrastante Taragarh fort, vedute indimenticabili sulla città sottostante e il bacino artificiale. Il palazzo è davvero una meraviglia architettonica e la sua atmosfera di decrepita trasandatezza e di abbandono è assolutamente imperdibile. Pochissimo frequentato dai turisti è di certo uno dei luoghi più interessanti di tutto il Rajastan. Attenzione ai macachi predaci. Dedicateci almeno un paio d'ore, meglio se al tramonto.

Raniji-ki-baori - E' uno dei pozzi cittadini molto comuni nel paese che venivano costruiti per approvvigionare di acqua la città nei periodi di secca. Sono tutte meraviglie architettoniche in particolare per la disposizione decorativa con cui sono costrite le scale di discesa. Questo, al fondo del paese dopo la porta di uscita dalla città vecchia, è profondo 46 metri e abbandonato, ma sempre molto affascinante.

Il giardino dell'Hotel
Hotel Ishwari Niwas - 1 - Civil LinesBundi - L'albergo è posizionato fuori città, quindi piuttosto scomodo rispetto al palazzo e al centro, per il resto la costruzione, come tutti quelli della serie Heritage è ricavato da una antica haveli è davvero molto suggestiva. Sembra di essere al Marigold hotel del film. Noi avevamo una camera molto grande con dipinti, ingressino e mirhab rivolto alla Mecca, nel caso servisse. AC, TV, ventilatori, free wifi. No frigo e acqua gratis. Giardino bellissimo. Pulizia normale per il paese. Non so il prezzo della doppia. Possibilità di cenare. Ristorante valido in salone al primo piano. Pollo tikka, dal e birra fresca a prezzi contenuti. Segnalata la presenza di zanzare ma evidentemente non in questo periodo.

Una delle porte della città vecchia

Uno dei pozzi
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4 commenti:

Chicchina Acquadifuoco ha detto...

Mi sto innamorando dell'India,come dopo ogni romanzo che la descrive,ma ora le foto sono bellissime ed il taglio dei tuoi resoconti,la rendono più vicina-

Enrico Bo ha detto...

Bisogna andarci per capire se la ami o se ti è assolutamente insopportabile. non credo che ci siano vie di mezzo per questo incredibile paese.

Laura ha detto...

In realtà credo ci siano vie di mezzo... Sicuramente non è il mio paese ma neppure posso dire di trovarla insopportabile. Ci sono delle cose stupende ma moltissimi aspetti che mi impediscono di entrare in sintonia o "innamorarmene". Sono contenta di averla vista, ho delle foto splendide, non credo tornerei.

Enrico Bo ha detto...

@laura - ma sì l'importante è esserci stati!

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!