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venerdì 1 luglio 2016

Situazione del paese


…l’Inghilterra non è mai amica sincera perché subordina ognora la sua politica al suo immediato interesse. Non conosce la lealtà di fatto. Se gli conviene strascina uno stato vicino al precipizio e poi se ha ottenuto il suo scopo, oppure v’abbia guadagno ajuta a dargli la spinta a precipitare o per lo meno lo lascia nell’imbarazzo. Non parlo della Francia perché ognora in stato di terribile crisi e sonnecchia sopra un vulcano. D’altronde finora ci si è dimostrata più avversa che favorevole. Per tutta l’Europa vi è un fuoco accovacciato. Gli spiriti sono ovunque tesi, parti a suscitare catastrofi, parte a guarentirsene; ed i Ministri e gli influenti dello Stato nostro poco o nulla potranno operare in simili contingenze e non v’è altro rimedio diretto alla presente situazione, che assumere il prudente consiglio che emana dagli errori del passato e da quelli recentemente commessi e di pacificamente sciogliere le difficoltà che nascono dagli eterni nemici dell’uman genere, cioè l’ignoranza, l’ipocrisia, gli abusi ed i monopolj politici e sociali. Gli assassini ed i ladri nelle campagne e lungo le pubbliche strade aumentano di numero a dismisura. Oltre a quelli che per bande di 10 o più s’introducono nelle cascine isolate e ne taglieggiano li abitanti, molti furti si commettono a mano armata con audacia crudele. Fatti che succedono non solone’ nostri dintorni ma in ogni Provincia dello Stato. Parecchie ne son le ragioni: il regime legale che più nonammette arrestazioni su presunzioni di mal volere e su sospetti ancorché fondati e la prava interpretazione dell’idea di libertà tradotta in sfrenata licenza. Non amo ora entrar nella discussione de’ disparati pareri se il regime di libertà costituzionale sia o non giovevole o adatto a tutti i popoli di qualunque regione osotto qualunque clima abbiano stanza e che si pretenda da taluni che a’ Popoli del Mezzodì non convenga…


Conte Pietro Civalieri – Memorie storiche di Alessandria – parte V - 1850




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venerdì 13 novembre 2009

C'è grip sulla pista.

Il 1833 fu per Alessandria l'annus horribilis e scorrendo i cartolari del Conte Civalieri di cui vi ho già parlato in Un blogger alessandrino, si assiste con un brivido al crescendo rossiniano delle paranoie del Governatore Galateri, personaggio ossessionato dalla sicurezza e delirante che multava di Lire 25 il Tesoriere Provinciale per aver dato un ballo nonostante le sue proibizioni e la cui ferocia culminò nel giugno con la fucilazione di Andrea Vochieri. Ma mentre continuavano imprigionamenti ed esecuzioni, ecco il post del 13 settembre 1833 del nostro Conte blogger, arguto e indagatore:


Un influsso quasi che generale regna da due mesi in questa città ed è una specie di costipazione che chiamasi il grip , detto anche influenza, malattia conosciutissima in Francia ed in Germania, laddove è passata nelle nostre regioni e che nell'estate scorsa ha regnato assai in Milano, in Genova ed in Torino. Essa incommincia col male alla gola, produce l'estinzion della voce, quindi una forte tosse ed accompagnata da leggiera febbre, e poi riducesi a raffreddor di testa, il tutto nello spazio di cinque o sei giorni per la cui guarigione si adopera da' medici de' purganti, od una qualche volta il salasso..... Supponesi che essa sia prodotta da stravaganti fenomeni dell'atmosfera accaduti nell'ultime due passate stagioni, in cui ha quasi di continuo piovuto e da un mese in qua il tempo è bellissimo e dolce.

Dunque, come vedete tutto ritorna nella storia e sempre con le stesse modalità, ma cosa cambia allora? Forse un comportamento diverso dei media, che c'erano anche allora naturalmente e magari anche a quel tempo, al soldo di qualcuno o spudoratamente di parte o semplicemente ignoranti, battendo facili grancasse relative all'audience, si sbizzarrivano nell'aumentare la preoccupazione e i timori nella folla acefala? Oggi le cose sono più raffinate e il tambureggiamento giornalistico è più battente e mirato, tale da far sospettare interessi specifici. Ormai non ti puoi più fidare della TV, che elenca il numero dei morti come un rosario, mentre lo scorso anno che erano cento volte di più, neanche ne parlava, né dei giornali che sparano intere pagine sulla necessità di consumare un vaccino che regolarmente acquistato e pagato dalle esangui casse della sanità, rimane intonso nei depositi, neanche i medici se lo fanno e verrà probabilmente gettato via o regalato al terzo mondo dove si muore invece di malaria e di AIDS. Non ci si può fidare più di nessuno. Internet che era la nuova frontiera libera dell'informazione, ormai è piena di bufale indistinguibili dalla realtà. Pensate, l'ultima che gira sul Web, insinua addirittura che la moglie del nostro ministro della sanità sia anche direttore generale di Farmindustria, quasi a voler, malignamente come al solito, insinuare connivenze nel pompaggio della paura a fini di basso interesse, un business di miliardi! Non c'è limite alla calunnia, magari quella povera donna, invece, fa la maestra elementare o la casalinga. Io per parte mia, non leggo più nulla e chiuso nella solitudine della mia biblioteca, poichè la febbre suina non è né sustanzia, né accidente me ne impippo allegramente e se domani mattina, dopo una notte tormentata dovessi svegliarmi ricoperto di sozzi bubboni di un livido paonazzo, pazienza.


lunedì 26 ottobre 2009

Un altro blogger alessandrino.

Rimbrottato sul web perchè non riesco più a scendere dal treno per il Caucaso, darò, giustamente, una giornata di tregua, anche perchè mi preme presentarvi una figura molto interessante che aiuterà, chi è interessato a meglio comprendere il virus dell'alessandrinità, integrando quello che a suo tempo, aveva già così ben detto il mio illustre compaesano semiologo e frequentatore del mio stesso liceo, oltre che della storica farinateria Savino (che tra l'altro ha riaperto da poco i battenti con risultati tutto sommato accettabili). Veniamo al dunque. Con un'operazione a mio parere meritoria, l'Archivio di stato di Alessandria sta pubblicando a puntate i cartolari del Conte Pietro Civalieri, un Alessandrino Doc di cui riporto la silhouette ripresa dal volume presentato qualche sera fa, che ha visto alcuni momenti dei più potenti cambiamenti della storia Europea e Sabauda prima e Italiana poi, descrivendola con un atteggiamento tipicamente alessandrino e quindi anche sotto questo aspetto interessante. Queste migliaia di pagine che ci ha lasciato, con un racconto quasi quotidiano, costituiscono un vero e proprio blog antelitteram per capire il suo tempo ed anche per penetrare meglio l'atteggiamento tipico dell'alessandrinità. Essendo vissuto tra il 1787 e il 1870 ha potuto vedere tutti i fatti che partono dalla rivoluzione a Napoleone, alla restaurazione ed il passaggio dal piccolo regno sabaudo alla formazione dello uno stato italiano, vivendo i moti rivoluzionari e le guerre di indipendenza da un punto di vista interno e quindi assolutamente privilegiato. Ancor giovane viene mandato in missione nella Parigi postrivoluzionaria dove è ricevuto da Napoleone e conosce Chateaubriand che lo invita a casa sua e gli mostra:
diverse cosarelle indigene de' selvaggi d'America portate da lui stesso da quel lontano paese
o Madame de Stael che lo ricolma di sguardi languidi e gentilezze, oppure dell'incontro con la bellissima Duchessa di Castiglione, che in sua presenza, durante il ricevimento dall'imperatrice, viene colta da malore e che lui aiuta offrendole la sua boccetta di sali d'aceto che lei trattiene senza restituirgli. La rivede il giorno dopo ed ella lo ringrazia e anche se si scusa della dimenticanza:
votre petit flacon est toujours sur ma cheminée et me rappelle votre amable
procedé
ma se la tiene e lui non manca di far notare che
il mobilino , che era bello in verità, di cristallo tagliato a guisa di diamante
e tutto piccino ch'egli mi havea costato Lire 15.
Molto alessandrino, come le molte descrizioni di fatti e di persone della città che egli racconta con il nostro solito stile, lodandone le doti ma immancabilmente stilettando i difetti alla fine, con il più classico in cauda venenum.
La Marchesa di Sangiorgio era alta di statura, giammai bella...avea
sufficiente talento naturale e ben fornita d'istruzione. Nobile il tratto ma
mordace il parlare e quantunque di continuo applicata alle pratiche della
Religione, non era da taluno creduta veramente divota...Il suo tono allontanava
tutti da lei e non fu mai corteggiata e amata, quantunque il suo stato di fortuna
gli permettesse di ricever gente ed anzi ambivalo. Lasciò debole memoria di sé in tutte le classi e compianta, credo, da pochi.
Anche lui non resiste a tentar di definire il nerbo dell'alessandrinità:
Un non so che di protervo germina nell'animo alessandrino che fa distinguere
ovunque i suoi rampolli. Io il credo conseguenza della origine di questa
città che contrasse fin dal suo principio un non so che di rozzo nei modi e di
indipendente nel carattere che alimentossi di continuo nelle vicende delle guerre
... e le alternate vicende politiche la fecer cambiar di padrone tante volte in
pocho tempo, e impararon gli abitanti dall'esperienza acquistata ad esser cauti,
prudenti e ristretti in sé stessi, onde evitare le reazioni disastrose che
portan seco l'avvicendar de' governi di diverso colore e non v'ha dubbio che
l'uomo che si sia formato in quelle qualità, acquista energia nel pensare e
quindi l'indipendenza dell'opinione.
Indipendenza che avrà sempre fortissima quando dal gossip cittadino e dalle maldicenze licenziose gustosissime, passa ai commenti politici criticando duramente, con battute di un sarcasmo feroce il governatore Galateri inviato dalla Corte Sabauda per mettere a posto questa città di furfanti ( e in quel periodo si fucilava con una certa scioltezza), mettendone in ridicolo le manie di rendersi bello e presentabile o raccontandone con voluttà tutte le gaffes di quel "imbecille ed inetto governatore" che ogni giorno si immagina, venissero commentate con sarcasmo al Caffè o nel ridotto del Teatro . Ma non voglio più oltre togliervi il piacere di scorrere queste memorie raccolte da Panizza (direttore dell'Archivio) e Ivaldi con le dottissime note di Livraghi, tanto più che rivolgendovi all' Archivio di Stato di Alessandria potrete ottenere copia gratuita dei primi tre volumi pubblicati che vanno dall'inizio al 1836. Tanto per essere alessandrini fino in fondo.

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