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lunedì 28 aprile 2025

M2 - Un po' di storia non guasta

Mauritania - febbraio 2025

 

Insomma così l'idea è nata dall'opportunità, come si suol dire, e poi la voglia di andare a buttare l'occhio in un posto poco frequentato, mi attizza assolutamente di per sé, anche se ogni anno che passa questo diventa sempre più difficile, visto che il turismo di massa è molto invasivo e, pagando, ormai ti portano anche a cavalluccio in cima all'Everest. Ma tant'è bisogna farsene una ragione e quindi il viaggio, ancorché breve l'ho preparato con cura, informandomi sul web sui luoghi da non perdere, sulle curiosità e sugli eventuali problemi che sarebbero potuti insorgere, mai pensando che quelli più probabili e possibili sono anche quelli che ti possono capitare scendendo sotto casa, se vai a prendere il latte. Abbiamo dunque detto che, in apparenza, la Mauritania è un territorio molto neutro, apparentemente povero di storia, vista la sua collocazione e soprattutto la sua natura completamente desertica e desolata e di conseguenza pochissimo abitata, essendo l'ultima propaggine occidentale del Sahara, che attraversa tutta l'Africa settentrionale come una fascia rovente e nemica dell'uomo, che in generale gli nega ogni possibilità di vivere decentemente; ma come spesso abbiamo detto, l'uomo è una brutta bestia che riesce ad adattarsi in un modo o nell'altro anche alle condizioni più estreme e qui parliamo di oltre 50°C di giorni e anche sotto lo zero di notte. Non è un bel vivere dunque, vista anche la quasi impossibilità di coltivare e la conseguente carenza se non spesso totale assenza di acqua. 

Cosicché sulla sua superficie di oltre un milione di chilometri quadrati, più di tre volte l'Italia, vivono meno di 5 milioni di persone, la maggior parte delle quali nella fascia sud del paese ormai parte del sahel, che fruisce dell'acqua del fiume Senegal, confine naturale con l'omonimo paese del sud. Questo ne fa un paese oltremodo interessante proprio a causa di questi spazi infiniti in cui la vita si perde e il nord sembra talmente lontano da figurarsi come irraggiungibile. Tuttavia questa situazione di paese privo di gente che ne popoli la maggior parte degli spazi, non deve ingannare e farlo ritenere come un territorio privo di storia, anzi al contrario, gli avvenimenti che per millenni lo hanno attraversato sono oltremodo interessanti per la loro assoluta particolarità e avendo caratterizzato il territorio, le genti che lo abitano attualmente, costituiscono parte importante dell'attuale paese e ne arricchiscono la visita che non deve quindi assolutamente essere considerata come principalmente naturalistica, insomma una meta per gli amanti dei raid nel deserto, emuli di quella Parigi-Dakar che aveva qui il suo itinerario principale. Intanto bisogna considerare che le temperature erano diverse negli ultimi diecimila anni e quindi questi territori erano più accessibili a popolazioni neolitiche dedite alla pastorizia e poi all'agricoltura, tanto che nelle valli tra le montagne degli altipiani dell'interno al confine con Algeria e Marocco, si possono trovare molti siti che conservano discretamente graffiti e pitture rupestri, oltre che ritrovamenti di pietre risalenti al neolitico, macine e punte di frecce. 

In pratica sul territorio si creò una mescolanza di popolazioni melanoderme di pastori semi stanziali, genti berbere arrivate da nord ed etnie locali di cosiddetti Mauri. Tuttavia non bisogna confondere questa area con la famosa Mauretania dei Romani ed identificata come provincia dell'Impero, comprendente le attuali parti settentrionali del Marocco e dell'Algeria, identificate appunto dai geografi Latini come Mauretania Tingitana e Cesariense. Successivamente, nei primi secoli dell'era cristiana, la zona fu popolata da popolazioni di agricoltori provenienti da nord, i Bafours, che nel XI secolo riuscirono ad evolversi, da piccola tribù ad un grande e relativamente ricco impero, quello dei Soninke che raggiunse una grande estensione che andava dal Ghana, al Mali, a parte del Senegal ed appunto della Mauritania. Questo fu uno dei principali e potenti imperi africani che riuscì a opporsi con alterne fortune, per secoli all'islamizzazione forzata Almoravide che nel frattempo aveva conquistato tutto il Magreb, quantomeno resistendo fino a metà del 1600 durante un'ultima guerra, durata trenta anni e conclusa con la definitiva sconfitta dei Soninke e la completa conquista araba. Tuttavia per almeno cinque secoli questo impero ricco soprattutto grazie ai commerci che ne facevano, grazie alla posizione strategica in mezzo al deserto, il crocevia inevitabile di tutti i traffici incrociati che partivano da Marocco e Algeria a nord ed il sud del Senegal del resto dell'Africa nera con l'immensità dei territori ad est che si traversavano fino a raggiungere Timbuctù e poi la Mecca, trasportando oro e preziosi, sale, datteri e derrate e facendo di alcune città carovaniere dei grandi centri ricchi di cultura oltre che di beni materiali. 

Sorsero così le famose biblioteche di Cinguetti, di cui avremo modo di parlare e che rappresentano un incredibile centro di sapere sconosciuto e misterioso. Per oltre cinquecento anni le armate arabe tentarono l'islamizzazione di questo territorio che riuscì completamente, come vi ho detto, solo alla fine del 1600, periodo in cui i Mauri, vinti, si sedentarizzarono e si misero successivamente, data la loro natura di predoni e di guerrieri, al servizio mercenario dagli Almoravidi stessi, che avevano imposto la loro dominazione. Ma preso arrivò fino alle coste mauritane, l'ingordigia delle potenze coloniali, dai portoghesi agli olandesi e poi inglesi e francesi per impadronirsi del monopolio della tratta degli schiavi e del commercio della gomma arabica. Dal 1900 questi ultimi rimasero unici padroni di questo protettorato, che considerarono parte della cosiddetta AOF (Africa Occidentale Francese), anche se incontrarono sempre una certa resistenza armata. Questo stato di fatto perdurò fino al 1960, anno in cui il paese ottenne l'indipendenza, attraversando poi tutta una serie di situazioni altalenanti tra colpi di stato e momenti democratici, con l'ingombrante presenza di movimenti ispirati ad Al Qaeda, che ne condizionarono la tranquillità, con colpi di mano e rapimenti di stranieri, specialmente nelle zone al confine con il Mali, al punto che proprio per questo fu sospesa la famosissima Parigi-Dakar che ne attraversava il territorio. Al momento la situazione sembra piuttosto tranquilla e tutto il territorio è continuamente presidiato da punti di controllo di militari che mantengono sulle strade una viva attenzione. 

Insomma direi, nel complesso, una storia molto interessante e che ha lasciato tracce varie nel paese e che, anche per questo, propone punti di interesse particolarmente stimolanti. Bisogna quindi dire che il paese è oggi completamente islamizzato (oltre il 98 % di sunniti) e considerato sulla carta un paese rigidamente islamico, anche dal punto di vista legislativo, che ad esempio punirebbe con la morte l'omosessualità, anche se la stessa pena di morte non viene in effetti applicata da quaranta anni. Tuttavia l'esercizio di altre religioni è tollerato e sembra non subisca discriminazioni; inoltre la situazione della donna appare come decisamente meno costretta alle regole religiose di altri paesi correligionari e la maggioranza delle donne lavora e ha parte attiva nella società. Attualmente il paese è in notevole crescita demografica dovuta in parte all'alto tasso di natalità, ma anche (guarda caso) al notevole afflusso di immigrati dai vicini stati dell'Africa nera, in cerca in parte di lavoro, ma anche perché questa è considerata una delle strade per attraversare il Sahara, come lo è stato da sempre, per raggiungere il Mediterraneo e tentare il cosiddetto Salto, miraggio di molta gioventù in cerca di speranze e di opportunità, pronti per questo ad affrontare concrete possibilità di morire o quantomeno di subire trattamenti inumani di torture e schiavitù. Questa della schiavitù, non è poi una situazione propria di tempi passati, ma è stata sempre presente anche nella prima metà del secolo scorso, anche se più volte proibita ufficialmente per legge e considerata capitolo chiuso. In realtà, sembra che nonostante tutto ancora oggi oltre mezzo milione di persone vivano nel paese in stato di semi schiavitù se non peggio. Comunque sia, bisogna considerare che questo stato, sebbene sulla carta moderno ed evoluto, rimane uno dei più poveri dell'Africa, dove una larga percentuale di popolazione sopravvive con meno di due dollari al giorno. Insomma diciamo che di spunti di interesse, senza considerare una natura particolarmente avvincente, come vi ho detto nel post recedente, ce ne sono davvero tanti, che stimolano l'organizzazione di un viaggio conoscitivo laggiù.


Adrar - Mauritania - Festa popolare


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giovedì 20 aprile 2023

Lebanon 28 - La storia recente

Libano - marzo 2023


Hotel Pacific

Anche al mattino presto, l'aria fuori del Parisian è gradevole, anche se un po' frizzantina, appena moderata dalla brezza marina, la pancia già piena dalla golosa colazione che ti invita a mangiare più del dovuto, anche se la sala dell'Hotel è gremita di un gruppone di Italiani, ormai sembra che il LIbano sia ritornato ad essere meta frequentata anche dal turismo di gruppo. Così mentre aspettiamo Joelle che ci passi a prendere per cominciare l'itinerario di oggi, non puoi non buttare l'occhio verso l'alto e vagare tra gli alti palazzi che ci circondano, i più moderni e costruiti da poco, qualcuno un po' più vecchio, solo, basso ma caratterizzato dal grande bovindo centrale con le sottili ed eleganti colonnine, un unico rappresentante della Beirut tradizionale di fine 800, ormai seminascosto tra gli edifici più alti. Intanto però se guardi con più attenzione non ti può sfuggire la parete esterna dell'edificio più vicino, un albergo abbandonato, diresti in rovina o quantomeno in attesa di restauro da decenni. Si tratta dell'Hotel Pacific o per lo meno questo è il nome che si indovina dalle lettere rovinate o cadute della facciata, dove però, anche se ci passi lo sguardo distrattamente, non puoi non notare inquietanti buchi che hanno sbrecciato il muro, indubitabilmente fori di pallottole, sventagliate di mitra o di altre armi leggere. E allora non puoi che fare mente locale e ragionare su quello che ha condizionato questo paese durante tutta la seconda metà del secolo scorso e che lo ha condotto alla situazione attuale. Quindi è arrivato il momento in cui devo farvi un piccolo excursus di storia recente, dopo che quella del lontano passato è già stata sufficientemente investigata, anche se il tutto vi apparirà un po' tedioso, ma senza di questo non si può comprendere il paese. E mi scuso fin d'ora per le imprecisioni inevitabili, dato la complessità delle vicende.

Pallottole

Alla fine della seconda guerra mondiale, il Libano ormai indipendente, non prese più parte ai diversi e successivi conflitti che videro contrapporsi Arabi ed Israeliani in ondate successive, dalla crisi di Suez, alla guerra dei sei giorni, a quella del Kippur, ma le conseguenze di queste guerre generarono un flusso di profughi a partire dai primi 100.000 cacciati dal nord della Palestina con la proclamazione dello stato di Israele a diverse ondate successive, che portarono nel sud del paese altre due milioni di Palestinesi (su meno di 6.milioni di Libanesi) cosa che tra i rigurgiti nazionalistici panarabi e la crisi di Settembre Nero, cominciò a minare la stabilità politica del paese che tuttavia reggeva grazie alla prosperità economica indotta dal buon governo del presidente Shihab, degli anni 50 e '60 che aveva trasformato il paese, con grandi riforme ed efficienti modernizzazioni, nel centro finanziario più importante del Medio Oriente, con grandi scambi commerciali con Francia e Italia. Questo benessere diffuso, ricorderete infatti che il paese era noto come la Svizzera del Medio Oriente, riuscì a coprire i forti contrasti che ormai covavano sotto la cenere e non appena l'economia mostrò le prime crepe, i contrasti tra i gruppi etnico-religiosi deflagrarono nella guerra civile esplosa nel 1975 che contrappose i falangisti maroniti ad una coalizione internamente litigiosissima di palestinesi sunniti, sciiti di Amal e Drusi. A questo si aggiunsero i Siriani sempre pronti ad invadere la desiderata valle della Bekaa e gli israeliani che nel '78 invasero il sud fino a Tiro. 

Antico palazzo '800

L'intervento dell'ONU interpose una forza di controllo, l'UNIFIL, che riportò una precaria calma. Ma gli odi interreligiosi ed etnici si erano ormai scatenati ed il vaso di Pandora era ormai stato scoperchiato. Si andò avanti così con guerriglie successive che crearono definitiva barriere di odi interculturali che minarono definitivamente la stabilità del paese, la cui economia, veniva via via erosa e smantellata. Nel '82 Israele, sostenuto dai Falangisti Maroniti, invase il paese arrivando con le truppe fino a Beirut, nel tentativo di eliminare l'OLP che qui aveva posto le sue basi e subito il neoeletto Gemayel fu vittima di un clamoroso attentato che spazzò via l'intero governo. A questo punto intervennero le forze internazionali di USA; Francia e Italia, e le forse dell'OLP fuggirono dal paese trasferendosi a Tunisi. Iniziò allora una serie di massacri indiscriminati nei vari campi profughi lasciati indifesi dalla milizie arabe che culminarono nelle mattanze incrociate a Damur da parte dei Palestinesi e a Shabra e Shatila, dai Cristiani e che furono solo le più note. Nell'83 un attentato, operato dalla nascente forza filosiriana degli Hezbollah sciiti, che uccise diverse centinaia di soldati dell'Interforza, fece sì che queste truppe abbandonassero in massima parte il paese lasciandolo in preda alla continua guerra civile che lo distrusse pezzo per pezzo. La guerra civile finì teoricamnete nel '90, lasciando il paese in mano alla strisciante invasione Siriana che ne aveva occupato la parte orientale. 

Palazzo abbandonato

Iniziò allora un periodo di ricostruzione che tuttavia escluse i perdenti gruppi più radicali delle forze cristiane, i cui capi presero la via dell'esilio, ma i contrasti proseguirono tra i gruppi islamici fino all'assassinio del Primo Ministro sunnita Hariri nel 2005 ed alla successiva Rivoluzione del Cedro che costrinse i Siriani al definitivo ritiro dalla Bekaa. Nel 2006 i contrasti al confine sud tra gli Hezbollah, bene armati dai paesi sciiti, provocarono una ulteriore invasione da parte di Israele, piuttosto cruenta che portò infine alla risoluzione ONU e la creazione di una fascia cuscinetto di 12 km sul confine su, la cosiddetta Linea blu, smilitarizzata, tuttora vigente. Tuttavia le faide interne proseguirono e fu ucciso anche Gemayel, il ministro dell'industria. Così nel nuovo governo del 2008 si opposero due fazioni inedite, uscite da una mescolanza tra i gruppi preesistenti, ma creatisi in funzione pro o anti siriana, la prima decisamente più estremista, costituita dagli sciiti di Amal, dagli Hezbollah e dal movimento maronita militarista del Movimento Patriottico e la seconda, uscita vincitrice dalle elezioni, formata da una unione tra i Maroniti moderati, i Sunniti e il movimento Socialista dei Drusi. Il governo di coalizione che ne esce si trova però nel 2013 ad affrontare la guerra civile scoppiata in Siria che provoca un nuovo sconfinamento di belligeranti siriani appoggiati diversamente dalle fazioni libanesi, nuova benzina sul fuoco per fare scoppiare i conflitti latenti, mentre l'economia del paese va definitivamente a rotoli. 

Murales della rivoluzione

Il debito estero intanto ha cominciato a crescere mostruosamente, mentre la politica alterna i suoi contrasti interni, con l'arrivo del Covid che ha inasprito il tutto di ulteriori problematiche, fino ad arrivare al default del 2020 che ha messo in ginocchio definitivamente con una iperinflazione inarrestabile, l'economia del paese, con un inevitabile seguito di tumulti popolari, assalti alle banche, ritorno addirittura al baratto, con il potere d'acquisto degli stipendi ridotto del 90%, la sparizione quasi completa dei servizi dello stato, della sanità, delle forniture di energia elettrica e così via, cosa che ha portato il paese allo stremo. Siccome i disastri non arrivano mai soli, si sa che piove sempre sul bagnato, nell'agosto del 2020, probabilmente per cause accidentali, causata dall'incuria generalizzata, anche se non si sa bene cosa sia successo e le interpretazioni sono le più vari incluse le più complottistiche naturalmente, una colossale esplosione nel porto di Beirut di oltre 2000 tonnellate di nitrato di ammonio, lo ha distrutto quasi completamente, causando, oltre a duecento morti e seimila feriti, la perdita della metà delle derrate alimentari annuali di cereali del paese, oltre alla devastazione di mezza città. Un disastro epocale che, con le polemiche che ne sono seguite, ha aggravato le condizioni del paese anche dal punto di vista psicologico e di cui vi consiglio di dare un'occhiata, qui sotto, ad uno dei tanti video che ci sono in rete e che illustrano bene le dimensioni della cosa. 

La nuova Beirut

Al momento bisogna dire che la situazione è piuttosto tranquilla, se non fosse per gli scontri di questi giorni nel sud del paese che rinfocolano i contrasti di Hezbollah con Israele, con lanci di razzi e successivi bombardamenti di ritorsione. Insomma questa lunga tirata vi fa capire facilmente quali siano i problemi decisamente insolubili che attanagliano questo paese e che ne condizionano pesantemente il risorgere economico, anche se capitali consistenti affluiscono da Emirati e Sauditi, ingolositi dalle occasioni immobiliari che sempre si presentano nelle zone di ricostruzione. Ma per il momento credo che ci voglia ben altro. Inoltre in un paese dove bruciano ancora i morti dei tuoi famigliari trucidati da questa o quella mano etnico-religiosa, è difficile capire quante generazioni saranno necessarie per cancellarne i ricordi. Questo devi pensare guardando i muri scheggiati dalle pallottole, le facciate di case con i vetri ancora rotti, le persiane squarciate dai colpi, le reti metalliche che chiudono giardini abbandonati in preda al verde selvaggio e le porte sbarrate dai mattoni per impedire l'accesso. Anche se accanto sono sorti nuovi grattacieli splendenti di cristalli e di acciaio, i palazzi morti rimangono lì a ricordarti che da un momento all'altro potrebbe riscatenarsi il diluvio di pallottole, le esplosioni delle bombe, l'urlo dei sepolti. Questo è l'altro aspetto che bisogna vedere per capire e interpretare quale potrà essere il futuro del Libano. Saliamo dunque sulla macchina di Noelle che ci porterà in mezzo alla città, per vederne di più.. 





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domenica 2 ottobre 2022

Uno sguardo alla storia di Saõ Tomé

 

immagine dal web

Nel capitolo dei preparativi, vi ho fatto cenno sul fatto che bisogna comunque passare un certo tempo ad informarsi non soltanto sulla logistica del viaggio e sulle cose da vedere nel luogo di riferimento, ma anche a leggere qualche cosa che racconti la storia della nostra destinazione, perché anche il vedere ha la necessità a monte di un substrato che consenta di capire. Già perché quello che è accaduto in un paese di solito condiziona un po' tutto quello che ti troverai intorno; quello che è accaduto lì nel passato e non necessariamente soltanto recente, assieme alle oggettive condizioni di clima, di posizione geografica e territoriale, ha prodotto un po' tutto quello che potrai vedere e che probabilmente con una storia diversa, avrebbe una situazione completamente differente. Dunque un po' di tempo l'ho passato a cercare qualcosa su questo argomento e vi confesso che non è che ci sia molto, anche perché la storia di questo piccolo paese africano è piuttosto ristretta, direi una delle più brevi in termini di lasso temporale. Infatti, come vi ho già detto, questo arcipelago, che rimane comunque il penultimo stato africano in relazione alle dimensioni, solo le Seichelles sono più piccole, ha visto il primo essere umano solamente alla fine del XV secolo con lo sbarco il 21 dicembre 1570, il giorno appunto di Saõ Tomé, dell'esploratore portoghese Pedro (o Pêro) de Escobar che un mese dopo, nel gennaio del 1471, sbarcò anche a Principe, l'altra isola dell'arcipelago, allora battezzata Saõ Antonio e nella più lontana Annobon oggi assegnata alla Guinea Equatoriale. Era l'epoca d'oro delle esplorazioni portoghesi che miravano a circumnavigare l'Africa per arrivare alle Indie e il nostro non fu certo uno dei meno importanti, visto che queste spedizioni lo portarono ad esplorare a fondo il golfo di Guinea e soprattutto a trovare sul continente la presenza di oro, proprio in quella che poi fu chiamata Costa d'Oro e a riportare la notizia in patria.

Questa cosa galvanizzò alquanto il paese dando adito a molti investimenti nelle successive esplorazioni, tanto che lo stesso partecipò, dopo il trattato di Tordesillas che nel 1494, appena dopo la scoperta delle nuove terre americane, divise il mondo in due con la scelta del meridiano detto raya che passava attraverso il 46° 32' al largo delle isole di Cabo Verde, affidando l'ovest all'esclusiva pertinenza della Spagna e l'est appunto al Portogallo, alla spedizione di Pedro Cabral, che nel 1500 condusse alla scoperta del Brasile, proprio appena ad est del suddetto meridiano. Nel decennio successivo alla scoperta, le isole rimasero sostanzialmente spopolate, utilizzate solamente come base di rifornimento, ma già nel 1483 Joao de Paiva sbarcò con un piccolo gruppo di coloni e negli anni successivi si avviarono grazie al riconoscimento di un clima favorevole, le prime piantagioni, naturalmente con l'introduzione di schiavi catturati sulla costa, che condusse alla fine del XV secolo all'inizio del flusso verso l'Europa dello zucchero. Cominciò qui dunque la storia delle isole fondata sulle piantagioni e sulla tratta degli schiavi che tuttavia non scorse liscia per molto tempo infatti, un secolo dopo alla fine del 1500, una invasione dalla vicina costa angolana di etnia Ngola che mise sottosopra l'isola e nel 1595 l'indigeno Amador di mise a capo di una sanguinosa rivolta, come sempre accade alle rivolte degli schiavi, finita male. Ma le zone, note per la ricchezza delle piantagioni, facevano gola alle nuove potenze navali che si affacciavano alla storia europea e dopo una incursione le isole divennero olandesi dal 1640 al 1644, poi tornarono al Portogallo, salvo brevi periodi a causa di incursioni da parte dei Francesi nel 1779, anche grazie al fatto che l'arcipelago era completamente privo di difese militari. 

Tuttavia la zona perse di importanza e attrattiva, data la concorrenza alle sue produzione da parte dei nuovi territori americani, per cui le isole rimasero in una sorta di tranquillo torpore teorico per i secoli successivi. Infine, dopo essere diventate Territori d'oltremare nel 1951, in seguito alla caduta della dittatura di Salazar nella madrepatria, nel 1975 il nuovo stato di Saõ Tomé e Principe divenne indipendente ottenendo subito un seggio alle Nazioni Unite. In questo periodo in quasi tutti questi nuovi stati che avevano per decenni aspirato all'indipendenza avevano preso quota movimenti di liberazione di stampo marxista. Anche qui dunque andò al potere uno di questi che tuttavia negli anni immediatamente successivi non riuscì ad ottenere risultati economici accettabili ed il paese precipitò in una forte crisi che condusse, ma senza spargimento di sangue, ad una apertura al mercato ed a posizioni più centraliste, restituendo le proprietà delle piantagioni che erano state nazionalizzate, ai vecchi proprietari. L'abbandono ufficiale dell'ideologia marxista avvenne nel 1989 con l'adozione di una nuova costituzione tramite un referendum popolare, mentre il potere fu preso da un partito dal curioso nome di GR (Gruppo di Riflessione) decisamente più liberista e orientato al mercato. Tuttavia l'economia del paese, legata quasi interamente all'agricoltura di esportazione e quindi molto sensibile alle fluttuazioni del mercato, quando fu messa sotto stress dal crollo dei prezzi internazionali del cacao, la principale risorsa nazionale, provocò di nuovo forti tensioni sociali con scioperi e violenze, causate dall'inflazione col conseguente forte aumento dei prezzi dei beni essenziali. 

Si andò avanti così nei decenni successivi tra rivolte popolari e periodi di calma, con un'alternanza al governo di diverse forze democratiche in alternanza tra Movimento di Liberazione e quello del Movimento Democratico delle Forze per il Cambiamento (Mdfc guarda un po') e qualche tentativo di colpo di stato militare che tuttavia non ebbe mai fortuna, risolti generalmente grazie alla mediazione dell'Angola. Dopo una agitata alternanza, costellata da rivolte popolari, cadute di governi, crisi economiche di ogni tipo, indebitamenti con la Banca Mondiale, debiti in parte condonati per 200 milioni di dollari, al governo è ora del Partito delle Liberazione, storico movimento di sinistra, ma da poco è stato eletto presidente della repubblica tale Vila Nova, esponente dell'avversario partito Azione democratica, pur non essendo un politico di professione, che dovrà quindi esercitare il suo mandato contro un parlamento di opposizione. Situazione molto difficile  per un paese poverissimo come questo e foriera di prevedibili futuri contrasti istituzionali, dati i poteri bilanciati tra Presidenza e parlamento, che avrebbe bisogno quantomeno di una certa qual unità nazionale di intenti, anche per governare quelle che potrebbero essere le nuove risorse del paese, il turismo, le licenze di pesca e anche una certa quantità di idrocarburi off shore recentemente scoperte. Insomma tutte situazioni comuni a molti dei paesi più poveri del pianeta e Saõ Tomé si piazza al 152° posto come PIL procapite e non venitemi a raccontare che i soldi non contano, ma che bisogna badare alla felicità lorda.


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sabato 2 aprile 2022

Adrenaline

Antonino Pio da Wikipedia


 Ma sì anche il primo di aprile è passato, ho visto qualche simpatico scherzo sul web, ma mi è sembrato che non ci fosse la stessa voglia di ridere degli anni passati. Anche l'attenzione al mio tentativo di leggerezza politica è passato sotto silenzio quasi totale, ma va bene lo stesso, si vede che la gente è sempre più preoccupata, disillusa, disattenta, in pratica tutti hanno i cabbasisi sfranti da due anni e mezzo di difficoltà sempre più serie e fastidiose che non sembrano arrivare ad una soluzione. C'è in tutti una voglia di leggerezza che però non riesce a concretizzarsi perché su tutto incombe sempre una nuvolaglia grigia che ti mette di cattivo umore anche se avresti voglia di sorridere. Va bene, intanto il mondo va avanti e andrà avanti lo stesso e questi fatti, per noi esiziali, verranno presto dimenticati, una paginetta nel libro di storia, forse neppure o una totale cancellazione se capiterà a seguire qualche altro fatto ancora più terribile e funesto.  Chi sa se nel periodo di Antonino Pio, imperatore dimenticato che qualcuno confonde anche col più famoso Pulcino, oltre alla epidemia che aveva colpito Roma e dintorni ci fossero state vitali discussioni nel Senato sulla necessità di dotare l'esercito di nuovi stock di gladi rinforzati e di misura più lunga o se si fosse discusso se era il caso di spostare i legionari sulla frontiera invalicata delle tribù germaniche sempre più selvatiche e arroganti o magari sulla possibilità di affrontare le immense pianure sarmate dove Avari e altri barbari poco conosciuti si affacciavano minacciosi? 

Non ci fu neppure il tempo di ricevere una delegazione di Sini arrivata con doni e proposte commerciali e diplomatiche dal lontanissimo regno del Catai, di cui nessuno conosceva l'esistenza se non per i preziosissimi drappi di seta che da quella direzione arrivavano e che gli astuti mercanti dell'Arabia Felix, arrivando dalle terre dell'incenso, dichiaravano come di produzione propria. Dopo un paio di mesi di inutile anticamera, in una Roma cupa e immusonita dalla peste, che sicuramente arrivava pure da Oriente, tanto per cambiare, se ne tornarono nel Catai con le pive nel sacco e nessuno pensò di registrare quel passaggio di cui si sarebbe appunto persa ogni traccia se non ci avessero pensato loro, nei puntigliosi registri annali degli imperi cinesi a scrivere di questa visita infruttuosa, relazionata puntualmente ad un imperatore, scocciato certo, ma poi preso da altri e più importanti affari. Se l'imperatore An Tun di Rom, così venne registrato Antonino Pio, non era interessato a commerciare con la Cina, che si fottesse, loro avevano da pensare già allora all'isola di Taiwan che non voleva cedere all'essere assimilata nel rame di Mangi e pagare regolari tributi. E' così, noi pensiamo che ogni cosa che ci accade sia di importanza enorme per il mondo e invece la maggior parte degli eventi, non parliamo neppure di quelli personali, vengono sepolti nell'angolo della spazzatutra del tempo, con tutte le loro brutture e i loro distinguo di importanza eccezionale. 

Sic transeat gloria mundi e poi, fu vera gloria? mah, pensiamo piuttosto al fatto che per la seconda volta siamo fuori dai mondiali, vah, questo sì che conta, per l'orgoglio nazionale e anche per il portafoglio sempre quello nazionale anche se molti, schifati da questi argomenti banali, non ci pensano, ma sono beu milioncini che non arrivano, sponsorizzazioni, premi, merchandising e tutto il resto che ci va dietro. E' tutto PIL che se ne va, che sparisce dai conti e il rapporto deficit/PIL cresce e non ce n'è più per le pensioni, ragazzo, questa è la globalizzazione. Intanto, contando anche i due in cui abbiamo fatto una figura da ciculatè come si dice qui e i due in cui siamo assenti, la prossima volta, sempre che riusciremo a qualificarci, perché qui ormai è una abitudine, saranno venti anni che non ci si vede ai vertici delle competizioni mondiali. Altroché i tempi in cui arrivando in India o nelle zone selvatiche dell'Africa, i ragazzini ti correvano dietro gridandoti Baggio, Baggio oppure Paolo Rossi. Bei tempi, adesso abbiamo avuto praticamente una generazione senza un'Italia di punta ai mondiali. Perdersi l'esperienza di essere in piazza quando dallo schermo gigante arrivava quello straordinario e triplice: Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Cosa vuoi che sia l'adrenalina scatenata dalla paura di beccarsi un missile con testata nucleare sulla testa! Sono altre emozioni. Va bene oggi ho già allungato troppo il brodo. Eventualmente ci si becca domani.


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domenica 5 luglio 2015

Taste of Greece 1

Immagine dal web - Un ostracòn , uno dei massimi esempi del populismo


Anno 404 a.C

(Da Wikipedia) Dopo la resa di Atene, che pose fine alla guerra del Peloponneso (aprile 404 a.C.), gli Spartani imposero ai vinti, attraverso la mediazione del politico ateniese Teramene, delle condizioni molto dure di resa: abbattimento delle Lunghe Mura, riduzione drastica della flotta, amnistia per gli ateniesi in esilio, che avrebbero potuto quindi tornare in città, e subordinazione della città agli Spartani per ogni decisione riguardante la politica estera. Inoltre, Atene dovette adottare la "costituzione dei patri", un esplicito richiamo all'oligarchia; questo dettaglio, però, è riportato solo da Aristotele, Diodoro Siculo, Giustino e Plutarco, che secondo lo storico Luciano Canfora attingono tutti da Teopompo, mentre Senofonte non ne fa cenno.

Gli esuli della fazione oligarchica, infatti, appoggiati da Lisandro, l'ammiraglio spartano fautore della vittoria decisiva nella battaglia di Egospotami, approfittando dello stato di prostrazione economica in cui versava la città per la perdita dell'impero marittimo, dell'Eubea e del bestiame che vi era stato trasportato, per le fughe di schiavi, il decremento demografico, i saccheggi e la devastazione dei demi che erano avvenute durante la guerra, instaurarono un governo di matrice oligarchica guidato da trenta politici, i trenta tiranni.

Secondo Lisia dieci dei trenta tiranni furono scelti dai cittadini fautori dell'oligarchia, dieci direttamente da Lisandro e dieci da Teramene, che incluse se stesso nel gruppo.



Sole al Pireo.
Finita è la battaglia
la guerra è persa.

I Trenta tiranni ormai
stanno arrivando presto.

sabato 12 luglio 2014

Recensione: Stacy Schiff – Cleopatra, una vita

Cleopatra. Una vitaUna biografia attenta e puntuale di una delle donne più famose e discusse della storia, scritta con uno stile spigliato e stringato al tempo stesso, a volte ironico, ma documentatissimo tanto da essere corredato da quasi quaranta pagine di dettagliati rimandi bibliografici, da una storica americana che si è posta di fronte ad un’opera piuttosto difficile. Infatti la documentazione antica, pur molto ricca, non è mai diretta e nasce solo dai sentito dire, dai pettegolezzi e soprattutto da quanto di malevolo hanno scritto su Cleopatra, i suoi avversari e nemici, essendo inoltre i documenti contemporanei indipendenti, completamente assenti. Quindi è di particolare merito un lavoro che ha dovuto sfrondare, interpretare e cercare di scavare una verità storica di cui non si potranno mai avere prove certe, ma soltanto supposizioni. Qui la Schiff compie un’opera davvero interessante e credibile, un cui si avverte comunque una certa simpatia per la protagonista della storia, donna certamente di notevole spessore carismatico e culturale. Il libro si legge quasi come un romanzo e offre anche uno spaccato completo sulla vita del tempo in un Egitto che era davvero uno dei punti più avanzati e sofisticati del mondo di allora. Non solo la storia spicciola degli avvenimenti quindi, riprendendo i pettegolezzi dei media dell’epoca, come quelli di Cicerone o di Lucano, che oggi si qualificherebbe davvero come un qualunque giornalista gossiparo, ma anche dati di costume, di giustizia spicciola e di economia di stato  di grandissimo interesse.  Cleopatra, una delle donne più ricche della storia di tutti i tempi, si calcola che la sua fortuna ammontasse approssimativamente a oltre 90 miliardi di dollari attuali, dovette risolvere ad esempio problemi di debito pubblico enormi che l’Egitto aveva contratto con Roma. E’ molto interessante seguire i suoi movimenti come responsabile finanziario del paese. Di fronte alla possibilità di default dell’Egitto, pensate un po’, in una società quasi completamente statalizzata, quasi sovietica, innestò un andamento svalutativo di almeno un terzo, battendo moneta in bronzo a valore nominale superiore al valore del metallo e alzò le tasse che, udite udite arrivavano al 50% ad esempio sull’olio e ad oltre il 30 % su tutte le imprese private come le terme o gli spettacoli. Percentuali molto vicine a quello di un moderno stato nordico. Insomma un libro che è una vera chicca per gli amanti della storia, ricco di aneddoti, considerazioni e spunti critici su avvenimenti antichi  e soprattutto su una delle donne più chiacchierate degli ultimi duemila anni.


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giovedì 14 novembre 2013

Sachertorte.



Mi sapreste dire perché una fetta, una fetta bella grossa di Sachertorte, è così buona, così sufficiente a colorare la vita? Forse è un mistero inesplicabile. E non è soltanto la spessa glassa di cioccolato (ma deve essere bella spessa eh!), la pasta al cioccolato non troppo asciutta, non troppo molle, ben suddivisa da un sublime straterello di confettura di albicocca. A fianco uno spruzzo di panna leggera e un caffé per pulire la bocca. Certo può essere meravigliosa, ma sia che tu te ne stia su una delle seggiole leggere ricoperte di velluto rosso al Sacher café con un gomito leggermente appoggiato al piccolo tavolino di marmo grigio chiaro o davanti all'alto bancone di legno lucidissimo della pasticceria Demel a guardare confuso le spettacolari alzate ripiene del trionfo viennese, sono le vibrazioni che suscita quella fetta di superba nobiltà, i sentori asburgici che avvolgono l'aria quando affondi il cucchiaino nella morbida pasta, il boccone che si stacca tenuto insieme dalla morbidezza della marmellata e il fantastico, inarrivabile, ineguagliabile piccolo snap della glassa che si spezza per permetterti di penetrane la morbida intimità. Saltare due secoli indietro, damine e ufficiali intorno a te, profumi e voci sussurrate, risatine basse, sguardi infuocati da sotto le velette. Mangiare un mito non ha prezzo.

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sabato 9 marzo 2013

Storia e attualità.

Ho amici che si sono stufati del mio monocorde interesse per l'Africa di questo ultimo periodo, direi quasi una canzone mononota e mi incitano ad occuparmi di cose reali. Non ce la faccio, è più forte di me, mi interessa di più la storia e la geografia di mondi lontani. Consulto compulsamente il web per coltivare questi miei interessi così oggi vi propongo due note di cose ormai trapassate, la prima sull'interessante problema del kilometro 0.

- I Fascisti e coloro che militano nelle organizzazioni del Regime validi, non bevano caffè o ne riducano al minimo il consumo. In questo modo fregheremo i paesi che, per vendercelo, vorrebbero il nostro oro.La lignite rimpiazza il carbone, la cicoria il caffè e il coniglio diventa pelliccia. Ferragamo inventa scarpe di pelle di rospo. ' Achille Starace, nel Vademecum dello stile fascista (fogli pubblicati tra 1931 e 1939)

D'altra parte è vero o no che il fascismo ha fatto delle cose buone e i treni arrivavano in orario? Ma anche questa mi ha molto solleticato:

‎"Mi hanno proposto un'alleanza, ma loro sono morti! Non hanno capito di avere a che fare con qualcosa di completamente diverso da un partito politico. I contadini, gli operai, i commercianti, la classe media, tutti sono testimoni... invece loro preferiscono non parlare di questi 13 anni passati, ma solo degli ultimi sei mesi... chi è il responsabile? Loro! I partiti! Per 13 anni hanno dimostrato cosa sono stati capaci di fare. Abbiamo una nazione economicamente distrutta, gli agricoltori rovinati, la classe media in ginocchio, le finanze agli sgoccioli, milioni di disoccupati.. sono loro i responsabili! Io vengo confuso.. oggi sono socialista, domani comunista, poi sindacalista, loro ci confondono, pensano che siamo come loro. Noi non siamo come loro! Loro sono morti, e vogliamo vederli tutti nella tomba! Io vedo questa sufficienza borghese nel giudicare il nostro movimento..mi hanno proposto un'alleanza. Così ragionano! Ancora non hanno capito di avere a che fare con un movimento completamente differente da un partito politico...noi resisteremo a qualsiasi pressione che ci venga fatta. E' un movimento che non può essere fermato... non capiscono che questo movimento è tenuto insieme da una forza inarrestabile che non può essere distrutta..noi non siamo un partito, rappresentiamo l'intero popolo, un popolo nuovo..." Adolf Hitler (1932)


Domani se ho voglia vi parlo della Cambogia di Pol Pot. 



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Sociofilosofia da bar

martedì 2 agosto 2011

Il muro di pietra.

a gentile richiesta
Un vecchio muro a secco, forse si può quasi dire un muro  antico. Avrà di certo più di un secolo, forse due. Sta lì immobile a delimitare il terrazzino, a crogiolarsi al sole come una baigneuse sulla spiaggia. Le pietre irregolari manifestano la cura di chi lo ha eretto, inconsapevole forse che sarebbe durato così a lungo, al di là del tempo a cui arrivava il suo pianificare limitato. Di certo la sua visione non andava oltre il ristretto cerchio della valle, della riga netta del forte che incombeva, ma di certo produceva di che vivere, oggi si direbbe con l’indotto. Forse era qualcuno che aveva addirittura partecipato ad ingrandirlo, quel forte immenso, a renderlo maestoso ed imponente, quanto inutile agli scopi per cui era stato pensato, oppure era solo un contadino che voleva meglio segnare i confini della sua casa, separare nettamente il vicino al di là del muro con cui forse non amava parlare. Pietre spezzate, dure e diverse tra loro; scisti a formar tegole piane tra cui brillano come lampi le invisibili schegge di quarzo, vicino a neri blocchi quadrati, forse basalti regolari arrivati dal ventre del monte, alternati ad altre tondeggianti che tradiscono la loro provenienza dal greto del torrente dove per millenni hanno subito la carezza maligna dell’acqua che senza che se ne accorgessero le ha scavate, ingentilite e finalmente private della rudezza di un tempo.

 E’ alto il muretto, non si può vedere cosa cela al di là della sua protezione. In tanti anni non ho mai visto sopra quella barriera, cosa ci sia nascosto. Un giardino segreto da cui ogni tanto arriva qualche voce quasi misteriosa, una donna che ride, un uomo che le risponde, qualche frase spezzata in francese o in patois, ma il significato lo disperde il vento che arriva dall’Assietta, lui sì a raccontare storie di battaglie e di lotte tra i monti. Qualche albero spunta, un po’ selvatico, un po’ domestico appoggiato al muro come se faticasse a resistere. Un grande abete incombe un po’ più in là, forse nel mezzo del giardino, ma le sue alte fronde debordano prepotenti cercando di scavalcare, di guadagnare terreno. Ma tra tutti fa capolino e si sforza quasi di superare la barriera, un grande cespo di ortensie dai fiori enormi, il cui violetto tenue si ammorbidisce in un rosa antico delicato e suadente. Sta lì appoggiato a mostrare la sua bellezza nuda senza pudore, tanto chi guarda, non c’è nessuno tranne me al di qua del muro a cui offrire le sue grazie. Il campanile proprio dietro la mia testa suona le due. L’onda sonora del bronzo percosso, rimane a lungo nell’aria. Anche se l’aria è frizzante, il sole picchia forte sul muro e la pietra scura quasi  risplende, sembra abbagliare. In una fessura tra i massi, si è fermata un poco di terra e due fili d’erba sono cresciuti con un minuscolo fiorellino rosa in cima. Basta così poco quando c’è il desiderio di vivere. La campana ha ribattuto i due colpi. Forse oggi andrò a vedere cosa c’è al di là del muro.


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venerdì 4 febbraio 2011

L'imperatore Caligola.

Sono appassionato di storia, in particolare voglio dire che è uno straordinario piacere leggere gli autori antichi, quelli più vicini alle cose raccontate e che forse riescono ad essere più prossimi alla verità. Che fascino rileggere Svetonio e le sue Vite dei Cesari (che certo conoscete ma che vi invito a riprendere in mano) in cui descrivono minutamente le abitudini degli imperatori romani, i loro vizi e le loro virtù. Certo sarà stato anche lui influenzato dalle dicerie e dai dossier che circolavano, ma adottando il giusto distacco, ci si può fare un'idea piuttosto vicina al reale. Ad esempio, ho trovato molto coinvolgente il racconto della vita di Caligola, tramandato alla storia con un ritratto particolarmente negativo, soprattutto quando dice: “Finora ho parlato dell’Imperatore, adesso descriverò le azioni del mostro”. Certo che doveva essere proprio un bel soggetto 'sto Gaius Iulius Caesar Germanicus detto Caligola, come dire Zoccoletto, soprannome affibiatogli dai compagni d'arme, noto per la sua stravaganza e depravazione che ne hanno tramandato un'immagine di despota.

Andato al potere con l'inganno e porcherie varie, seppe conquistarsi però subito un immenso seguito popolare. Pare fosse quasi calvo anche se nei ritratti si faceva rappresentare con bellissimi capelli ben curati (vedi immagine tratta da wikipedia) e che amasse mostrarsi molto alto (e forse lo era anche). Aveva saputo conquistarsi un enorme consenso tra il popolo elargendo denaro a piene mani ( ad esempio, donò ottocentomila sesterzi ad una schiava affrancata che, nonostante le più crudeli torture, si rifiutò di rivelare i crimini del suo padrone) e soprattutto stornando l'attenzione del popolo con una serie interminabile di costosissimi giochi circensi, essendo soprattutto interessato agli spettacoli. Altre simpatie si attirò con continue promesse di limitare le tasse, ma Svetonio non riporta se lo fece effettivamente, se non che esentò l'Italia dal pagamento di una imposta sulle vendite all'incanto. Quel che è certo è che durante il suo regno il debito pubblico si gonfiò a dismisura.

Al cap. 15 riporta che: "Lui stesso infiammava i cuori con ogni genere di gesti graditi al popolo...esaltava la sua pietà filiale verso la madre per farsi meglio apprezzare...Avendo gran dispregio per i giudici, procedette con speciali leggi alla riabilitazione dei condannati e degli esiliati suoi sodali; tutte le accuse che datavano dal principato precedente, furono annullate con speciali leggi; allo scopo di tranquillizzare completamente per l'avvenire sia i delatori sia i testimoni che erano implicati con i processi della sua famiglia, fece ammassare nel foro tutti gli incartamenti che la riguardavano, poi, dopo aver dichiarato ad alta voce, invocando la testimonianza degli dei, di non averli né toccati, né letti, li fece bruciare. " Amava farsi chiamare il migliore e il più grande dei Cesari e nella sua casa si fece costruire un tempio credendosi un Dio (cap.22). ...intrattenne relazioni con moltissime giovani concubine e davanti a tutti, a tavola, le collocava a turno sotto di sé, mentre la moglie stava di sopra e le prostituiva ai suoi ignobili capricci. Per quanto riguarda Drusilla si crede che la deflorasse quando ancora portava la pretesta (cap. 24)...Quanto ai matrimoni non è facile stabilire se ci mise più sfrontatezza a contrarli, a romperli o a farli durare... e chiamò la figlia Giulia e il segno più evidente dal quale la si riconosceva come sua figlia era la crudeltà già notevole in lei (cap. 25)...Non sopportava critica e un autore di atellana, solo per un verso che conteneva una battuta a doppio senso, fu bruciato nell'anfiteatro (cap.27) ...Ciò che ammirava e apprezzava di più nel suo carattere, diceva, era, tanto per usare proprio la sua espressione, l'inverecondia dicendo: «Ricordati che a me è lecito tutto e nei confronti di tutti.» (cap. 29)....nei momenti di svago, si dava ai banchetti o era immerso nelle orgie (cap.32)...Se la prese soprattutto con i giuristi, quasi avesse l'intenzione di abolire il loro potere e spesso affermò: «Per Ercole, farò in modo che non possano dare nessuna risposta a prescindere da me!»(cap.34)...Non ebbe riguardi né per il suo pudore, né per quello degli altri. Oltre alla ben nota passione per la prostituta Pirallide, non rispettò nessuna donna. Generalmente le invitava a cena poi, quando passavano davanti a lui, le esaminava attentamente, con calma, alla maniera dei mercanti di schiavi; poi usciva dalla sala da pranzo tutte le volte che ne aveva voglia, conducendo con sé la donna che aveva le sue preferenze e quando poco dopo vi ritornava, con i segni evidenti della voglia appena soddisfatta, lodava o criticava apertamente, punto per punto, ciò che aveva trovato sgradevole o difettoso nel corpo di ciascuna e nei suoi rapporti con lei. (cap.36)...Le sue prodigalità superarono tutte quelle immaginate fino a lui: insomma, senza scendere nei particolari, sperperò oltre due miliardi e settecento milioni di sesterzi in orgie (cap.37)...Poiché le nuove imposte erano annunciate, ma non rese pubbliche, se ne ignorava il testo, tanto che, dietro le insistenze del popolo, Caligola lo fece pubblicare, ma in lettere così piccole e in uno spazio così ristretto che nessuno poté farne una copia. (cap.41)...Caligola aveva un colore livido, il corpo mal proporzionato, il collo e le gambe estremamente gracili, la fronte larga e torva, i capelli radi e mancanti alla sommità della testa. Quanto al volto, per natura orribile e ripugnante, si sforzava di modificarlo. La sua salute non fu ben equilibrata né fisicamente né psichicamente. Qualche volta, colto da un'improvvisa debolezza, poteva a mala pena camminare, stare in piedi, riprendersi e sostenersi. Lui stesso si era accorto del suo disordine mentale. (cap.50)...Quanto agli studi aveva poca cultura, ma si applicò più seriamente all'eloquenza, sebben avesse la parola facile e pronta, soprattutto quando doveva discutere contro qualcuno. La collera gli forniva le parole e le dee, condizionava la sua pronuncia e perfino la sua voce in modo che nella foga del discorso non poteva star fermo nello stesso posto e si faceva intendere anche dalle persone più lontane. Prima di cominciare un discorso, dichiarava in tono minaccioso che «avrebbe brandito il dardo delle sue meditazioni notturne» (cap.53)...Inoltre si dedicò pure con passione a tutti gli altri generi di arti. Di volta in volta ballerino e cantante. Provava un tal piacere nel canto che, anche durante spettacoli pubblici non poteva fare a meno di accompagnare la voce dell'attore e di ripetere davanti a tutti i gesti dell'istrione, come per approvarli o correggerli. (cap.54)...Era talmente tifoso della squadra dei cocchieri verdi che mangiava e soggiornava continuamente nelle loro scuderie e un giorno, durante un'orgia, arrivò perfino a dare due milioni di sesterzi, come dono d'addio, a uno di loro, chiamato Eutico. (cap.55)

Naturalmente fu eliminato dai suoi vicini più fidati che lo accoltellarono senza pietà. Gli succedette lo zio che si era nascosto dietro una tenda. Saranno vere tutte queste storie? Chissà, forse Svetonio avrà di certo esagerato, infatti pare che la storia di aver nominato senatore il suo cavallo, non sia vera, voleva solamente manifestare il disprezzo verso il Senato che giudicava assolutamente inutile e dove faceva nominare quelli che lo avevano più o meno servito in qualche cosa e che giudicava mentalmente inferiori al cavallo stesso. Ad ogni modo è una lettura interessantissima anche se evidentemente queste sono cose talmente esagerate ed orribili che potevano accadere solo in quei tempi lontani o forse neppure allora.


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