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venerdì 2 settembre 2016

Satira

dal web


Oggi Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta tremenda sui terremotati italiani. Una roba che non mi sento neanche di riportare in testa al post, quindi ne metto un'altra. Immediatamente i social si sono mobilitati. Una scarica di invettive che ha pochi confronti con altre di queste cosette, che neanche i grillini a Roma. Bene, ho notato che i più inferociti, che augurano ai disegnatori la morte in ogni peggio modo, sono in massima parte gli stessi che in occasione della sparatoria si fregiavano del più compunto Je suis Charlie, blaterando in ogni modo possibile sui barbari assassini che non sopportavano le vignette anti islam, perché la libertà di satira e blablabla, giù lacrime al vetriolo e odio inveterato ai cattivi arabacci assassini. 

Naturalmente i più accaniti sono quelli che ogni giorno spargono odio sulla rete diffondendo porcherie varie di siti indecenti che campano e fanno soldi proprio sul malanimo di costoro, in aggiunta a nazisti vari, legaioli, fratelli di le pene e grillitalpa vari. Ragazzi bisogna che vi mettiate d'accordo con voi stessi. O i vignettisti erano martiri della libertà di espressione e allora dovete battervi anche perché possano pubblicare la porcheria di oggi o non lo sono e allora anche le vignette antiislam erano blasfeme e meritevoli di sdegno collettivo (come d'altra parte quelle sul cristianesimo pedofilo e così via). Non vi potete continuare a contraddire un giorno sì e uno pure. Proprio voi che vi sganasciavate su Maometto e company, adesso inorridite sul terremotato sepolto? Io dico che non ci siamo. Ad alessandria si dice: Bitèvi a post.


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binato?

venerdì 11 febbraio 2011

Recensione: Manfredonia - Qualunquemente.

Prevedibile grande successo di pubblico nelle sale per questo Qualunquemente del sempre bravo Albanese. In pratica, come previsto, si tratta del già noto sketch di Cetto Laqualunque dilatato fino all'ora e mezza, in cui ritroviamo tormentoni ormai noti e piccole chicche che comunque divertono gli amatori del genere, come il binomio tasse e droga e "lei ha proprio un bel corpo da assessore". Il film ha certo gli attesi difetti della comicità da cabaret che si trova sempre difficoltà ad adattarsi al grande schermo, che impone ritmi diversi e il condimento di una storia. In più ha solo gli ambienti, scelti con cura e ricordo, tutti presi rigorosamente dalla realtà, villa inclusa e dai dettagli godibilissimi. Accettata questa diminutio, si può ridere tranquilli, anche se si tratta di un riso amaro, fatto a bocca storta, condito dalla mancanza di speranza.

In fondo, un sondaggio rileva che il Partito du Pilu, che il buon Cetto lancia con la sua "salita" in politica per salvarsi da "questa ondata insopportabile di legalità", se si presentasse davvero raccoglierebbe attorno al 9/10% di consensi, perchè ormai in Italia i Cetto ed i suoi clientes sono tanti e forse in crescita. Alla fine il film dà quello che promette, anche se la satira dovrebbe essere una esagerazione del difetto e una deformazione grottesca della realtà. Invece i punti politici che caratterizzano l'azione politica di Cetto sono quasi sempre al di sotto del reale che viviamo ogni giorno. Promette 8000 forestali, ma nella realtà ne fecero 20.000; nel sito archeologico, in fondo mette solo qualche tenda da campeggio e al suo avversario politico fa saltare la macchina, mentre a Pollica il sindaco Vassallo è stato ucciso. Quanto al dibattito televisivo è decisamente meno barbaro e violento di quelli che passano normalmente in TV ogni giorno, addirittura nessuno si alza per andarsene. E poi nella nostra vita reale, nessuno promette pilu per tutti, infattamente è chiaro che quello, ognuno se lo deve pagare a parte.





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lunedì 26 ottobre 2009

Un altro blogger alessandrino.

Rimbrottato sul web perchè non riesco più a scendere dal treno per il Caucaso, darò, giustamente, una giornata di tregua, anche perchè mi preme presentarvi una figura molto interessante che aiuterà, chi è interessato a meglio comprendere il virus dell'alessandrinità, integrando quello che a suo tempo, aveva già così ben detto il mio illustre compaesano semiologo e frequentatore del mio stesso liceo, oltre che della storica farinateria Savino (che tra l'altro ha riaperto da poco i battenti con risultati tutto sommato accettabili). Veniamo al dunque. Con un'operazione a mio parere meritoria, l'Archivio di stato di Alessandria sta pubblicando a puntate i cartolari del Conte Pietro Civalieri, un Alessandrino Doc di cui riporto la silhouette ripresa dal volume presentato qualche sera fa, che ha visto alcuni momenti dei più potenti cambiamenti della storia Europea e Sabauda prima e Italiana poi, descrivendola con un atteggiamento tipicamente alessandrino e quindi anche sotto questo aspetto interessante. Queste migliaia di pagine che ci ha lasciato, con un racconto quasi quotidiano, costituiscono un vero e proprio blog antelitteram per capire il suo tempo ed anche per penetrare meglio l'atteggiamento tipico dell'alessandrinità. Essendo vissuto tra il 1787 e il 1870 ha potuto vedere tutti i fatti che partono dalla rivoluzione a Napoleone, alla restaurazione ed il passaggio dal piccolo regno sabaudo alla formazione dello uno stato italiano, vivendo i moti rivoluzionari e le guerre di indipendenza da un punto di vista interno e quindi assolutamente privilegiato. Ancor giovane viene mandato in missione nella Parigi postrivoluzionaria dove è ricevuto da Napoleone e conosce Chateaubriand che lo invita a casa sua e gli mostra:
diverse cosarelle indigene de' selvaggi d'America portate da lui stesso da quel lontano paese
o Madame de Stael che lo ricolma di sguardi languidi e gentilezze, oppure dell'incontro con la bellissima Duchessa di Castiglione, che in sua presenza, durante il ricevimento dall'imperatrice, viene colta da malore e che lui aiuta offrendole la sua boccetta di sali d'aceto che lei trattiene senza restituirgli. La rivede il giorno dopo ed ella lo ringrazia e anche se si scusa della dimenticanza:
votre petit flacon est toujours sur ma cheminée et me rappelle votre amable
procedé
ma se la tiene e lui non manca di far notare che
il mobilino , che era bello in verità, di cristallo tagliato a guisa di diamante
e tutto piccino ch'egli mi havea costato Lire 15.
Molto alessandrino, come le molte descrizioni di fatti e di persone della città che egli racconta con il nostro solito stile, lodandone le doti ma immancabilmente stilettando i difetti alla fine, con il più classico in cauda venenum.
La Marchesa di Sangiorgio era alta di statura, giammai bella...avea
sufficiente talento naturale e ben fornita d'istruzione. Nobile il tratto ma
mordace il parlare e quantunque di continuo applicata alle pratiche della
Religione, non era da taluno creduta veramente divota...Il suo tono allontanava
tutti da lei e non fu mai corteggiata e amata, quantunque il suo stato di fortuna
gli permettesse di ricever gente ed anzi ambivalo. Lasciò debole memoria di sé in tutte le classi e compianta, credo, da pochi.
Anche lui non resiste a tentar di definire il nerbo dell'alessandrinità:
Un non so che di protervo germina nell'animo alessandrino che fa distinguere
ovunque i suoi rampolli. Io il credo conseguenza della origine di questa
città che contrasse fin dal suo principio un non so che di rozzo nei modi e di
indipendente nel carattere che alimentossi di continuo nelle vicende delle guerre
... e le alternate vicende politiche la fecer cambiar di padrone tante volte in
pocho tempo, e impararon gli abitanti dall'esperienza acquistata ad esser cauti,
prudenti e ristretti in sé stessi, onde evitare le reazioni disastrose che
portan seco l'avvicendar de' governi di diverso colore e non v'ha dubbio che
l'uomo che si sia formato in quelle qualità, acquista energia nel pensare e
quindi l'indipendenza dell'opinione.
Indipendenza che avrà sempre fortissima quando dal gossip cittadino e dalle maldicenze licenziose gustosissime, passa ai commenti politici criticando duramente, con battute di un sarcasmo feroce il governatore Galateri inviato dalla Corte Sabauda per mettere a posto questa città di furfanti ( e in quel periodo si fucilava con una certa scioltezza), mettendone in ridicolo le manie di rendersi bello e presentabile o raccontandone con voluttà tutte le gaffes di quel "imbecille ed inetto governatore" che ogni giorno si immagina, venissero commentate con sarcasmo al Caffè o nel ridotto del Teatro . Ma non voglio più oltre togliervi il piacere di scorrere queste memorie raccolte da Panizza (direttore dell'Archivio) e Ivaldi con le dottissime note di Livraghi, tanto più che rivolgendovi all' Archivio di Stato di Alessandria potrete ottenere copia gratuita dei primi tre volumi pubblicati che vanno dall'inizio al 1836. Tanto per essere alessandrini fino in fondo.

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