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martedì 29 aprile 2014

A piedi intorno a Sapa

Donna Dzao rossa


Risaie a Lao Chai
Se vieni fino a Sapa, non puoi limitarti a cazzeggiare nei bar del centro rimirandoti la sfilata delle donne in costume e delle ragazzine piegate in due col fratellino legato come un provolone sulla schiena. Poveretti, sembrano belli  e cotti, semiaddormentati, con gli occhi semichiusi, mentre la sorella tenta di vendere porta i-phone ricamati. Se ne stanno lì dal mattino alla sera chiusi ermeticamente nel loro sacchetto colorato, presumibilmente nel loro latticello naturale, fino a quando alla sera non li disimballeranno ripieni come agnolotti di stufato. No, se vieni fin qui devi andare in giro per le montagne a camminare, di villaggio in villaggio, come tocca ad ogni bravo trekker che si rispetti. Uno dei giri più semplici è quello che porta nella valle di Ta Phin popolata dai Dzao rossi. Dove finisce la strada carrozzabile (si paga per accedervi e questo già ti fa prevedere cosa ti puoi aspettare), c'è un piccolo paese di baracche di legno. Lo spazio centrale dove si fermerà il tuo mezzo è già affollato da un nutrito gruppo di donne; una macchia di rosso in movimento ondulatorio che si agita come mossa dal vento non appena appare una macchina sulla discesa che conduce al villaggio. Appena il pulmino si ferma sei subito circondato senza speranza, è  un assedio di visi che scrutano attraverso i finestrini per capire a colpo d'occhio chi arriva, se sarà preda facile, quanto potrà rendere. E' un vero assalto alla diligenza da cui bisogna sapersi difendere con l'astuzia della volpe di montagna. Darò consigli al riguardo nella sezione Survival kit. Rimane il fatto che le donne Dzao rosse sono forse le più belle e coreografiche tra le tante etnie vietnamite, quindi mano alle macchine fotografiche. Alte e robuste, si rasano i capelli sulla fronte lasciandone scoperta una larga parte; alle orecchie, cerchi di metallo leggeri e grandi collane ad incorniciare il volto. 

H'mong nere al mercato di Sapa
In testa un enorme fazzolettone rosso acconciato secondo vari stili, differenti da villaggio a villaggio. La casacca può essere anche nera, ma sempre bordata da larghe strisce minutamente ricamate. Un lungo grembiale nero quasi fino ai piedi, svolazza scoprendo larghi pantaloni al polpaccio. Sotto ancora le classiche ghette nere a fasce delle genti di montagna, che difendono la pelle dalle spine dei cespugli del bosco. Quasi tutte portano una gerla con le masserizie da vendere, se no un bambino, mantenendo le cose in una ampia borsa che penzola davanti, anch'essa ricamatissima con motivi differenti per ogni famiglia.  Il facile sentiero si snoda per una decina di chilometri attraverso la valle, tra i campi al limitare del bosco. Di tanto in tanto nelle radure capanne e altre donne che corrono a cercare di piazzare qualche cosa. Il fatto positivo è che comunque i turisti sono molti e quindi le assalitrici si dividono preferendo subito con l'occhio reso acuto dall'esperienza, le prede all'apparenza più facili a cedere. In fondo alla valle una caverna da esplorare dove stazionano altre predatrici. Quando torni alla macchina sei stanco per la strada percorsa e quindi le tue resistenze si indeboliranno ancora e loro lo sanno. Potrai quindi meditare durante la notte per elaborare migliori strategie per il giorno successivo. Intanto, nell'incanto rosato dell'alba, se avrai fortuna, lo spettacolo della nebbia che scende e scopre piano piano le cime delle montagne, ti metterà subito di buon umore, così che sarai pronto per affrontare un altra passeggiata nella valle del fiume Ta Van, un'altra dozzina di chilometri, in un paesaggio molto bello, scendendo lungo le risaie a terrazze e passando una serie di piccoli agglomerati fino al villaggio di Lao Chai abitato da H'mong neri. 

Villaggio Dzay
Poi ancora avanti per altri paesi di Dzay, un' altra etnia caratterizzata da bluse azzurre dai larghi bordi arancio e dai copricapo multicolori. Nell'ampia corte una donna produce offerte di incenso da bruciare al tempio. La stuoia davanti a lei è coperta di ordinate schiere di piccoli coni rossi che asciugano al sole, ma né il bambino e neppure il cagnolino che scorrazzano intorno rischiano di finirci in mezzo. Piuttosto osservano con la sorellina il lavoro della mamma. Più in là un contadino spacca in due grandi canne di bamboo verde per preparare canaline d'irrigazione verso il suo orto già ricco di cavoli e zucche. Piccoli negozi tuttofare dove puoi sostare a bere una bibita e scultori paesani che modellano le pietre dei dintorni. Incontri per la via altri camminanti, ma gli scambi emotivi sono scarsi, impegnati tutti come sono a sfuggire alle venditrici; le H'mong sono le più pervicaci, talvolta anche piuttosto aggressive, ma solo se capiscono che la gallina sta per sfuggire senza avere deposto l'uovo. Si raggruppano come leonesse attorno alle gazzelle e poi partono all'attacco. Impossibile sfuggire. Solo una specie di armadio su una Vespa si ferma a chiacchierare. E' un vecchio veterano americano che adesso si è stabilito a Saigon con relativa minuscola moglie coetanea vietnamita sul sellino al seguito. Forse il grande amore della sua gioventù, quando l'avevano mandato da queste parti a salvare il mondo dall'avanzata comunista. O ha peccati grossi da purgare fatti a suo tempo, oppure negli States non ce la fa a campare con la pensione da Marines a riposo. Fatto sta che di tanto in tanto, stanco del caos di Ho Chi Minh City, gira il paese in moto e sembra pure contento, tenendo per mano la sua Lihn quasi settantenne. Quando finito l'ampio giro ritrovi la strada principale e il tuo mezzo che ti aspetta, non ti pare vero, sei sceso nella valle di almeno sei o settecento metri e guardare da sotto in su la scalinata delle risaie ti impressiona, avessi mai dovuto risalire a unghie. Rimane il tempo e la voglia per fare un altro giro del mercato a comprare un po' di frutta, poi comincia la battaglia serrata per l'acquisto delle giacche a vento.


SURVIVAL KIT

Risaie a Ta Van
Trekking nei dintorni di Sapa. Ce ne sono molti brevi da fare in giornata e naturalmente sono quelli più frequentati. Sono quasi tutti all'interno del parco di Hoang Lien e si paga un biglietto di ingresso. Ta Phin (40.000 dong) valle di villaggi Dzao rossi e H'mong neri. Per visitare la caverna in fondo alla valle, è necessario portarsi una pila. Valle di Ta Van (40.000 Dong) di Dzay e Lao Chai di H'mong neri, più lungo ma tutto in discesa. Paesaggi molto belli. Se non disponete di mezzo proprio fatevi portare fino al varco (dove si paga) da un xe om concordando il ritorno. Se volete ci sono trekking di più giorni con pernottamenti presso gli abitanti. Tuttavia ricordate che questa è una zona a fortissima presenza di turisti, quindi non aspettatevi le ingenue accoglienze delle zone di cui vi ho parlato precedentemente. Su questo ormai ci campano e quindi è logico che si sia perduta quella naturalezza del tempo andato.

Per non soffrire troppo l'assalto al turista, avere un atteggiamento deciso che faccia capire che non cederete, se passa il messaggio la venditrice non perderà tempo con voi quando c'è altra selvaggina in giro più facile. Tuttavia, siccome è praticamente impossibile rimanere esenti, il consiglio è di accettare un paio di donne chiarendo subito che acquisterete qualche cosa da loro, ma non da altre e solo alla fine del giro. Ci penseranno loro ad evitare altri fastidi e vi accompagneranno per tutta la strada. Alla fine comprate da entrambe qualche cosetta, una specie di tassa di passeggio. Loro saranno contente e voi avrete evitato un continuo e ripetuto assalto da parte di tutte le venditrici che incontrerete per la strada.Inutile irritarsi che tanto non serve a nulla. tenete conto che questa è gente poverissima e su quella manciata di dollari che lascerete, ci campa comunque tutta la famiglia. 

Donna Dzay


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lunedì 28 aprile 2014

Sapa. Un tranquillo paese di montagna.

Sapa - Donne H'mong nere



Eccomi qua a passeggiare lungo la via principale di Sapa. Qui hai la sensazione vera del potere di cambiamento che ha il turismo. Era una cittadina di montagna appollaiata su un costone della montagna, una balconata di fronte alla catena del Fransipan, un po' sonnolenta, che ospitava le costruzioni di vacanza degli espatriati francesi che volevano difendersi dalla calura estiva, circondata dalle centinaia di villaggi delle etnie minori, sparsi per le valli circostanti. Piccolo centro di mercato e di incontro per scambiare le poverissime merci prodotte da una agricoltura di pura sussistenza. Distrutta dalle guerre, è rimasta tuttavia la sua posizione logistica centrale. La gente attirata dalla possibilità di venire più facilmente a contatto con questi popoli isolati, ha cominciato a venire da queste parti e in pochi decenni è sorta una nuova Sapa, irta di gru, fatta esclusivamente di ciò che serve a questi visitatori, alberghi, guest houses, ristoranti, bar e negozi di ogni tipo al loro servizio. Hai solo la scelta, passeggiando, se fermarti ad un piccolo dehor o a quello vicino, dove sederti e gustarti con calma la sfilata continua della piccola folla che passa. Certo, perché assieme alla massa dei turisti, più o meno in egual misura, c'è l'esercito dei locali che di questa nuova fonte di reddito vive e che ogni mattina presto, cala o sale dai villaggi per venire a guadagnarsi la giornata. Basta che si presentino così come sono nella loro vita normale e già questo contribuisce al colore ed all'interesse di chi viene per vedere proprio questo, una sfilata continua di costumi tradizionali, i più belli, i più ricchi e completi. Così gruppi di donne, da sole o in compagnia, occupano fin dal primo mattino vaste porzioni di marciapiedi o sfilano su e giù per il paese in cerca di clienti per i loro ricami, le stoffe, gli ornamenti della loro tribù o gli altri ciapapùver tipici della situazione. 

Sono principalmente H'mong nere e Dzao rosse, che non si mescolano da sole ma formano piccoli crocchi o si dispongono in fila con la loro mercanzia distesa su uno straccio a terra. Il mercato si estende lungo una scalinata vicino alla grande piazza. E' un trionfo di frutta e verdura, carni ed altri oggetti casalinghi, di cui le venditrici di souvenir diventano a loro volta acquirenti secondo i loro bisogni e dipendentemente da come è andata la giornata. Puoi andare su e giù dalla scalinata o fermarti ad un angolo della strada e passare una intera giornata ad appagare la tua smaniosità di fotografo della domenica. I bambini più piccoli vengono lasciati bradi dalle madri al lavoro, liberi di scorrazzare nella via giocando o se sono più grandicelli di collaborare al business familiare vendendo a loro volta oggetti meno impegnativi. Molte ragazzine, hanno a loro volta il fratellino più piccolo sulle spalle avvolto in una coperta colorata. Sembra un bambolotto, uno zainetto rosa vivente anche se addormentato. Ogni due o tre locali, un negozio di attrezzatura da montagna, tutta rigorosamente di marca North Face (che alcuni maligni hanno ribattezzato North Fake), dalle giacche a vento pesanti, ai K-way, alle magliette e ai cappellini, senza escludere i bastoncini da nordic walking, tutti rigorosamente originali, come si affrettano a sottolineare i venditori, anche se si dispone della scelta tra i più economici made in China o tra quelli un po' più costosi ma assicurati made in Vietnam, garanzia di assoluta di qualità superiore. Alcuni negozi ne fanno addirittura la loro bandiera, nell'insegna che esibisce la nota prettamente nazionalistica che esclude le merci provenienti dallo scomodo vicino e sinonimo di pessima, se non pericolossima qualità. Alla fine i turisti sono più delle venditrici itineranti, quindi non ti senti neppure troppo pressato. 

La maggior parte di queste infatti, preferisce stazionare nei banchetti, continuando a ricamare nell'attesa, per non perdere tempo, oppure a terra lungo la strada, in drappelli compatti e tollerati anche se teoricamente abusivi, i cosiddetti mercatini al rospo, nel senso che se mai arrivasse un poliziotto a contestare il diritto all'occupazione del marciapiede, si raccolgono in fretta le proprie cose nello straccio sottostante e si salta via per riaprirlo poco lontano subito dopo. E' un luogo dove puoi passare anche qualche giorno in una atmosfera tranquilla piacevole e sonnolenta, guardandoti le cime delle montagne vicine e riempiendoti gli occhi dei mille colori dei costumi che ti sfilano davanti. Puoi fare un giro a vedere la grande cattedrale, i montagnards sono in maggioranza cattolica, qui i missionari hanno lavorato assiduamente, oppure spingerti fino alla sommità del monte Ham Rong, all'interno del parco giardino della città; ma anche soltanto dalla finestra del tuo alberghetto potrai goderti le viste delle montagne e dei fondovalle circostanti coperti al mattino dalle nebbie e dalle nuvole basse che le avvolgono e che a poco a poco salgono lentamente lasciando liberi tratti di risaie sempre più vasti. Già soltanto questo varrebbe la pena. Alla sera rimarrai ancora fuori a bere una birra tirando tardi, fino a quando rimarranno solo gli ultimi gruppetti di donne che, fatto su il loro fagotto, chiamano il marito col telefonino perché le venga a prendere per ritornare al villaggio, in tre o quattro sul motorino stracarico, il marito, la moglie e in mezzo, disposti alla meglio due o tre figli e la merce. Davvero un luogo di tutto riposo, ma attento, preparati, perché non siamo venuti fin qui per fare flanella al bar o decidere in quale delle decine di salon massage, farsi massaggiare i piedi; domani ti toccherà scegliere a quale trekking aderire. Le decine di villaggi circostanti sono lì che ti aspettano e i sentieri chiamano con voci sottili il Cappuccetto rosso che è in te. Devi lasciarti attirare senza troppa titubanza, se no cosa sei venuto fin qui a fare?


SURVIVAL KIT

Sunny Mountain Hotel, 010, Muong Hoa str, Sapa Town, tel 020.3880254 (41 $) - Forse un po' caro rispetto agli altri, ma nuovo molto pulito e carino. Se potete fatevi dare le a camera con vista sulla valle. Dalla terrazza della colazione splendida vista. ovviamente free wifi. Pieno di ristorantini e bar nei dintorni.

Da vedere in città il Mercato locale, sulla scalinata di fronte alla grande piazza centrale, dove c'è anche la Cattedrale. Se avete voglia fatevi anche, con calma,  il migliaio di gradini (a pagamento) che portano in cima all' Ham Rong, meglio verso sera per il tramonto, la salita è nel parco circondato da un bel giardino e bancarelle varie. Prevedete senz'altro acquisti di materiale North Face a prezzi molto interessanti dopo trattative lunghe e snervanti, ma che fanno calare il prezzo anche alla metà della richiesta iniziale.

La Lonely Planet parla del Mercato dell'amore che si svolgerebbe al sabato sera, sorta di incontro tra giovani  H'mong (e non) che lo utilizzerebbero per cercare i propri fidanzati. Questo non esiste più, forse solo una volta l'anno, il primo sabato dopo il capodanno, avviene una specie di festa dove i H'mong si concederebbero, una sorta di giorno di libertà dai propri partner, ma è tutto da dimostrare. Il fatto che i prezzi degli hotel aumentino di sabato è perché molti fanno tappa qui per andare al famoso mercato di Bac Ha che si svolge la domenica mattina.





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domenica 27 aprile 2014

Verso Sapa

Risaie della valle di Mu Cang Chai

Con la famiglia Don
Il colore degli steli di riso illuminati dal sole in controluce che spunta dietro le nubi, è il più straordinario del mondo. Non sai neanche come descriverlo. E' tenerezza, è desiderio di crescere, è speranza di ricchezza, è fondamento di vita personale e comunitaria. A Mu Cang Chai i terrazzamenti delle risaie sono i più belli del Vietnam. Non puoi più dire altro. Solo dispiacerti per non poterti continuamente fermare a guardare, cercando di fissare nella memoria le immagini e siccome sai che queste a poco a poco svaniranno nella mente, rubarli in una serie di scatti continui e compulsivi. Nessuno resiste al tentativo di appropriarsi della bellezza. Salutata la famiglia Don e le loro nipotine, che ogni mattina passano dai nonni prima di andare a scuola, la più grande con zainetto di Hallo Kitty rosa e bicicletta elettrica, segno inequivocabile che i nonni sono uguali in tutto il mondo e che presto i foulard colorati dei Thai bianchi andranno in pensione, si sale lentamente verso il passo Tram Ton a 1800 metri, tra le montagne più alte del Vietnam. La strada non è lunga, ma la percorrerai molto lentamente, anche per non perderti dietro ogni curva, il nuovo quadro che ti si presenta dinnanzi. Qui i gradoni che salgono ripidi, con altissimi arginelli, mura di fango che uomini curvi continuamente rinforzano, dove ancora il riso non è piantato, specchi luminosi d'acqua che riflettono il cielo in un puzzle ribaltato; bufali grigi e pelosi che tirano aratri di legno; orme nel fango a segnare la fatica del vivere. Laggiù invece, dove le piantine sono già alte e fitte, il verde oro spalmato sul fianco del monte, è scalfito solo dai disegni scuri dei bordi che seguono le isoipse con la puntigliosità del cartografo. 

Risaie vicino al passo
Ma ad ogni fermata, ecco mercatini improvvisati, dove gli alti cappelli a cilindro delle H'mong nere si mescolano alle casacche azzurre delle Nung, sottili e delicate. Lungo la strada, teorie di donne cariche di gerle piene di canna o legna secca, accesa dalle sgargianti acconciature delle Dzao rosse che fanno a gara per competere con la fioritura dei mandorli e degli albicocchi, abbondante ed esagerata che punteggia ogni spazio tra le capanne. Salendo verso il passo, comincia a prevalere la foresta, la valle che si insinua nella catena più alta del paese è ancora più fresca e la strada si lascia alle spalle la nebbia e le nubi più basse. Sulla destra, le creste del Fan Si Pan, la cima più alta del Vietnam. Al di là il clima cambia completamente, è la valle che porta a Sapa, la città regina del nord, di certo la più conosciuta e visitata da chi è affascinato da questi aspetti del paese. Nei pochi spazi lasciati liberi dal bosco fitto di latifoglie, coltivazioni di rose e di foglie di carciofo, di cui, guarda un po', non si producono, né si mangiano i capolini. Ancora una sosta alla cascata di Thac Bac, in questa stagione solo un rivolo di un centinaio di metri di altezza, ma di cui riesci appena ad immaginare quale possa essere l'imponenza durante la stagione delle piogge. Poi, giù a precipizio fino a Sapa, il punto base per conoscere da vicino il mondo delle minoranze etniche. Qui è necessario fare un discorso complicato, che parte dal punto di cosa ci si aspetta venendo fin quassù. Se sperate di trovare villaggi idillici che vivono una realtà ancestrale e che guardano l'occidentale arrivato dall'altro mondo con stupita meraviglia, avete certo preso una cantonata. 

H'mong neri
D'altra parte è assolutamente assurdo lamentarsi del fatto che ci sia qui una enorme numero di turisti che si aggirano come volpi impazzite fotografando tutto quello che si muove, inseguite da una muta di predatori che si attaccano alle loro calcagna per vendere collanine, ricami e qualunque altra paccottiglia da turista, come da costume in ogni parte del mondo. Intanto se c'è un posto bello e con situazioni interessanti da vedere, non puoi avere la pretesa di arrivarci da solo e godertelo in santa pace. E' naturale che, dato che oggi è facilissimo arrivare in qualunque punto del mondo con relativamente pochi soldi, i luoghi famosi siano affollati di gente che si dà fastidio l'una con l'altra. In secondo luogo è altrettanto naturale che la gente che vive in questi luoghi, in genere poverissima, che fino a ieri aveva difficoltà a mettere insieme il cibo necessario a non far morire di fame i molti figli, che a sfoltirli ci pensavano comunque già le precarie condizioni sanitarie, all'arrivo di questa folla di portatori sani di dollari, pensino di modificare le proprie abitudini lavorative in funzione di questa straordinaria e impensabile opportunità. Inoltre è ovvio che questo mondo nuovo che spinge alle porte e la contezza di quanto accade nel resto del mondo, prima incognito, può indurre in tempi brevi, forti cambiamenti negli stili di vita, che non rimarrà solo legato all'uso ormai indispensabile del telefonino, ma probabilmente all'abbandono anche degli usi, dei vestiti e di ogni altro aspetto che caratterizza e rende così diversi ed interessanti questi popoli. 

Dzao rossa
In una parola sentenzieremmo: la perdita della loro cultura. Certo tutti noi ci stracceremo subito le vesti, disperati, perché tutto questo andrà perduto, non si potrà più vedere e intanto pochi giorni dopo ce ne torniamo a casa su un comodo aereo, a mangiare piatti surgelati guardando programmi di cucina in TV e parlando da gastrofighetti della differenza tra il sale rosa dell'Himalaya nel confronto di quello nero delle Hawaii. Ma per queste popolazioni, è meglio rimanere con la loro meravigliosa cultura, i loro caleidoscopici vestiti, le feste nei campi che finiscono con tanti orci di vino di riso vuoti, coi ragazzi che occhieggiano le deliziose contadinelle dalle larghe gonne blu, per carpire uno sguardo di sfuggita, finendo poi a stendersi in una lurida capanna piena di insetti coperta di eternit, dopo aver seppellito quasi la metà dei figli morti di stenti e di dissenteria, oppure perderla definitivamente assieme alla lingua diversa, le tradizioni ancestrali, in cambio di un lavoro normale, una istruzione scolastica decente, cibo tutti i giorni, medicine efficaci al posto delle salutistiche erbe del bosco, unite alle benedizioni dello sciamano e magari un pozzo di acqua sana e un frigo dove conservare gli alimenti. Già certo, così aumenterà il consumo di energia e e la produzione di Co2 che riscalderà il pianeta, ma perché a questa gente, non glielo vuoi andare a raccontare tu, che di frighi e congelatori ne hai tre, oltre a cinque televisori e sei arrivato fin qui in aereo consumando più cherosene che questo villaggio in tutta la sua esistenza, che loro non hanno diritto di bere un bicchiere di acqua fresca!

La cascata Thac Bac
Guardate che ci si abitua subito a queste cose e andare a spiegare che era meglio prima, di come era fantastica la vita bucolica, delle caprette che fanno beh, va bene per i ragionieri che, stufi della banca, giocano all'agricoltore biodinamico, ma se lo dici a questa gente, ti prendi giustamente una roncolata sulla testa e fa male. Inutile dire anche che si potrebbe prendere il meglio della modernità e mantenere la bellezza della tradizione, sono sacrosante balle, il mondo non funziona così, lo star meglio, con tutti i suoi svantaggi, si mangia in un boccone lo star peggio, anche se c'erano cose piacevoli, con tanti saluti ai complottisti che vorrebbero distruggere Big Pharma o la cattiva Monsanto. Bisogna farsene una ragione, vuol dire che rimarrà come nelle nostre valli, una sorta di Proloco che una volta l'anno vestirà un po' di ragazze coi vecchi costumi e farà la festa del paese con la polentata e le salcicce e ci sarà sicuramente un predicatore santo, un Carlin Nguyen Pet Rin che riscoprirà le costine di maialino nero e il decotto di foglia di carciofo del passo di Tran Tom e ci farà il suo business assieme a un Fa Ri Net che aprirà i suoi Viet Food ad Hanoi e magari anche ad Hong Kong. Ah che delizia la manioca dell'altipiani seccata al sole e assolutamente garantita senza OGM! Ma mi faccia il piacere, diceva Totò. Comunque date retta a me, cercate di impattare il meno possibile e poi godetevi quel che c'è da vedere senza recriminazioni, l'acqua scorre verso il basso e non si può fermarla con le dita.

Spianatura del terreno in risaia


SURVIVAL KIT

Il Fransipan
Fransipan - E' la montagna più alta del Vietnam (3143 m), si può scalare, ma la cosa è più complicata di quanto non suggerisca la sua non eccessiva altezza, a causa della zona piuttosto impervia. Occorre buona preparazione escursionistica e guide locali.

Passo di Tran Ton - Anche questo il più alto del paese a quasi 1900 m,  a 15 km da Sapa. Strada molto panoramica, Questa assieme alla precedente valle di Mu Cang Chai, in cui sono presenti forse le più impressionati risaie terrazzate del nord, dà la possibiltà di osservare lungo la strada popolazioni di H'mong neri e bianchi, Dzao rossi e Nung. Molto fotogenico.

Cascata Thac Bac (Cascata d'argento - ingresso 3000 dong) a 12 km da Sapa, si può fare un breve circuito a piedi che porta a metà del salto (circa 100 m) molto più impressionante di certo in estate, quando la portata sarà imponente. Mercatino alla base.


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sabato 1 marzo 2014

Tra le montagne

Sapa - Vietnam
È l'alba a Sapa. Le nuvole salgono adagio dal fondovalle, nascondendo i gradoni ordinati delle risaie secche.  I galli hanno già cantato a lungo, inascoltati per tentare di fermarle. Anche i cani hanno tentato un coro di latrati tesi e rabbiosi poi si sono placati, proprio prima che che il sole spuntasse dietro la cresta. C'è odore di umido nell'aria. Non ci sono ancora rumori in basso nella strada del mercato che ancora dorme. Lontano, in ogni punto della valle, decine, centinaia di donne, hanno vestito i colori della loro vita, i copricapi rosso vivo delle Zao o le bande multicolori delle H'mong, vestito le lunghe gonne nere o quelle corte tutte piegoline, hanno caricato la gerla di cose, un bimbo affagottato sulla schiena e uno per mano e hanno cominciato a camminare nel buio, lungo sentieri viscidi di fanghiglia rossa che la notte ha ammorbidito, risalendo lentamente dalla valle o scendendo dalle capanne isolate ancora più sul monte, per arrivare in città,  cercare un quadratino libero di marciapiede, esporre qualche cosa, ricami, piccole borse, pesanti monili di metallo aspettando che passi uno straniero a cui offrirle chiedendo dieci per avere due, fingendo di litigare, per poi aprire la bocca coi pochi denti rimasti in un largo sorriso.  È ormai giorno a Sapa.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!