domenica 29 dicembre 2013

L'anvisa bôlon

Ogni volta che si discute o si pensa al problema, appare talmente chiaro che nella situazione economico-politica attuale, chi si affaccia al mondo del lavoro deve subire pressioni e trattamenti davvero indecenti. La disparità di potere contrattuale è tale da farlo trabordare in modo esagerato dalla parte di chi il lavoro lo propone. Questo fatto appare davvero ingiusto ed è causa di forte malessere sociale, così come sembrerebbe evidente che una simile situazione si presenti oggi per la prima volta sotto forma di un arretramento epocale sul fronte delle relazioni industriali. Ma è davvero così?. In effetti se vado con la memoria al momento in cui io mi affacciavo al mondo del lavoro, che erano poi gli anni 70, mica un secolo fa, la situazione, se esaminata con distacco non era davvero molto migliore. C'era, è vero, molta più occasione di trovarlo, il lavoro, in una economia ancora in espansione (a parte il crollo a metà del decennio), ma anche poco prima c'era stata una pesante crisi attorno al 63/64, allora si chiamava lo sboom e Sordi ne fece anche un film. Ma i rapporti tra datore di lavoro e lavoratore non era così idilliaco come si vuol ricordare. Intanto si lavorava anche il sabato mattina e poi il rapporto tra capi, responsabili e sottoposti era piuttosto duro. Anche l'assunzione non era tutta in discesa. Io mi sono cuccato 6 mesi di cosiddetta "borsa di studi" oggi si direbbe stage, volta al solo scopo di non pagarmi i contributi pensionistici, mentre il primo stipendio vero era di 136.000 lire, che non mi bastava ad arrivare alla fine del mese. Ricordo che il mio dirimpettaio di sedia, pagava 90.000 lire di affitto, tanto per fare proporzioni. E io ero già un privilegiato, essendo laureato, che a quel tempo rappresentava un bel vantaggio e lavoravo in un Ente serio, mica una fabbrichetta di sfruttatori. Come funzionava invece nelle fabbriche, lo racconta davvero bene questa canzone del '68, uno dei cavalli di battaglia di Roberto Balocco, uno chançonnier dialettale torinese, allora piuttosto popolare. Sentite un po' cosa dicono le parole, che mi sembra non abbiano bisogno di tradizione. Sul tema della parola Becana come sinonimo di bicicletta avevamo già discusso qui sul Tamburo Riparato.

L'anvisa bolon  (L'avvita bulloni)

Con la testa sul cussin
mi i durmìa così bin
quand son vnume a dësvijé,
bòja fauss, im deuvo aussé.

Che vita grama, 'm gavo 'l pigiama,
im faso fòrsa, 'l dovere mi chiama,
'm lavo la facia, 'm gavo la cracia,
m'anfilo 'l tòni ch'a l'é tut 'na macia,
'nt ël barachin ël minestron da mangé
ciapo la bici e 'm na vado a rusché.

"La becana a l'é na mana,
compra la bici, poi me lo dici.
Becana, vita sana".

Tut ël dì a 'nvisé bolon
a l'han gnun-e cognission,
dì për dì i divento fòl
'm ven la gheuba e 'l torcicòl.

"Prendi 'l bulone, fai atenssione,
mantieni il ritmo di lavorassione".
Ma chi 's na frega, fas nen na piega,
'ntant chi fa ij sòld l'é 'l padron dla botega,
e 'nvece mi con la paga ch'am dan
ant le profonde i l'hai mai un gran.

"Mè padron l'é n'òmo 'd cheur bon:
a dà da mangé ai mòrt, sotra ij malavi,
vìsita ij patanù ..."

Un bel dì për reclamé
l'hai provà a sioperé,
ma sai nen dì come mai
son restà sensa travaj.

"Sei un fannullone, sei un lasarone,
sei un ribelle anvisa bulone".
A-i na j'é mila ch'a fan la fila,
son grand e gròss ch'a smijo 'd gorila.
L'han piane n'àutr al mè pòst e chiel-lì
lo pago 'd meno e a rusca anche 'd pì.

"Chi s'accontenta fa godere il padrone.
Chi fa gòde 'l padron a pija la decorassion.
Anvece mi adess ..."

Con la testa sul cussin
deurmo tuta la matin,
quand l'é ora dë mangé:
"Brigata Cirio", al Cotolengo i lo vad pijé


(La spiegazione della "Brigata Cirio" si riferisce al fatto che allora gli indigenti, quelli che oggi vanno alle mense della Caritas o altri luoghi simili, allora a Torino, andavano al Cottolengo, Istituto religioso che si occupava anche di queste cose, munito di una lattina usata vuota di pelati Cirio, in cui farsi versare la minestra)
Eh già, avete sentito? :
Come te ce ne sono mille
che fanno la fila,
sono grandi e grossi che sembrano gorilla.
Ne hanno preso un altro al mio posto e quello lì
lo pagano meno e fatica anche di più.

Niente di nuovo sotto il sole, non vi sembra? Formidabile la strofa che cita le buone azioni del padrone (ma al contrario):
Il mio padrone è un uomo di buon cuore,
dà da mangiare ai morti, sotterra i malati, visita gli ignudi!!! 
Geniale.
Purtroppo non riesco a trovare la canzone su Youtube. Se qualcuno ha un link, me lo segnali per favore.





3 commenti:

Juhan ha detto...

Bella, adesso provo a cercarla.
Ci sono altre parole da spiegare, p.es. barachin era l'operaio di quella fabbrica che faceva auto, adesso mi sfugge il nome.

Enrico Bo ha detto...

in realtà Barachin era la pietanziera (o gamella in dialetto) che l'operaio si portava dietro con il pasto, allora non davano i buoni pasto e non c'era la mensa aziendale. Poi , anche qui per sineddoche è passato ad indicare l'operaio della Fiat.

tentare, nuoce ha detto...

L'uomo padrone d'uomo — filandaccia a vapore che va scalza — mai si cambia

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