Visualizzazione post con etichetta Torino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Torino. Mostra tutti i post

martedì 21 aprile 2026

Mostre a Torino 3 : Orazio Gentileschi a Palazzo Reale

 

In questo momento la mostra più importante in città è quella di Orazio Gentileschi a Palazzo Reale che raccoglie un gran numero di opere prestate da importanti musei e che racconta con dovizia di particolari il tema del viaggio che accompagna tutta la sua vita di lavoro attraverso l'Europa. Pittore di grande fama al suo tempo, caduto poi in oblio e surclassato a favore della sua più famosa e forse anche più talentuosa figlia Artemisia, la cui notorietà è stata vieppiù aumentata dalle vicende personali che ne hanno condizionato la vita, in questa serie si possono bene apprezzare le ispirazioni caravaggesche e michelangiolesche, che così bene ne hanno ispirato la vena pittorica. In effetti io non sono molto appassionato da questi autori manieristici che puntano tutto sulla posa esagerata dei soggetti, ma in questo caso il gran numero delle opere esposte e la loro intelligente disposizione a spiegare il valore del suo lavoro, consente di apprezzare comunque l'artista, il suo colorismo e le sue caratteristiche peculiari. Dopo esservi gustati la mostra, approfittate dell'opportunità di vedere il meraviglioso Giudizio universale del Beato angelico, prestato eccezionalmente dalla Toscana (in cambio della Madonna dell'Umiltà, che si può ammirare a lato) e messo in paragone allo speculare lavoro del fiammingo Bartholomeus Sprangler della Galleria Sabauda. Interessantissime nella seconda sala, le ricerche sui pigmenti eseguiti sulle due opere. Insomma due piccioni con una fava. Magari finito il lavoro potrete fermarvi al bar del giardino per bervi un Bicerin in tono con la città (certo non all'altezza di quello servito nell'omonimo locale alla Consolata. 



domenica 19 aprile 2026

Mostre a Torino 1 - Vermeer a Palazzo Madama


Per la prima volta a Torino a Palazzo Madama, un Vermeer recentemente restaurato, in prestito dal Rijksmuseum. Forse non uno dei più belli in assoluto, ma considerato che al momento si conoscono solamente 37 opere dell'artista, che era caduto nell'oblio per oltre due secoli e che certamente uno dei maggiori in assoluto del '600, si tratta comunque di una visita imperdibile. L'opera racconta la solta camera raffigurata in quasi tutti gli altri quadri dell'artista, di piccola dimensione, con le caratteristiche fondamentali sempre mostrate dal grande olandese di Delft- Soprattutto di grande impatto il blu straordinario della casacca, riportato allo splendore originale dal restauro e che illumina e condiziona tutto il resto del quadro. Anche se si tratta di un solo oggetto, peraltro ben spalleggiato da una ricca  ed interessante documentazione, vale assolutamente la pena di andare a dare un'occhiata, approfittando magari per buttare un'occhio ai documenti mostrati al piano terra sui vari rifacimenti operati su palazzo madama dalla sua costruzione ai giorni nostri. 


lunedì 5 maggio 2025

Altre mostre a Torino

 

Continuo col panorama mostre torinesi, visto che mi sono fermato in zona per qualche giorno. Cominciamo con quella che una mostra non è, alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino, visto che non viene esposto neppure un quadro reale. Per correttezza almeno te lo dicono prima di staccare il biglietto, ma devo dire che non sono d'accordo su questa che sta diventando una moda, visto che io non ti pago con i soldi del Monopoli ma con svanziche reali, ancorché digitali, dunque a mio parere sarebbe opportuno che fossero presenti almeno due o tre opere vere, almeno una, se proprio non si può fare di più, però credo che sarebbe bello dopo aver goduto di tutta la meraviglia delle varie realtà virtuali e così via, trovarsi di fronte un'opera tangibile dell'artista in questione, tanto per averne una rappresentazione non solo formale e teorica. Detto questo non posso negare che l'organizzazione della vita e delle  opere di Munch è stata presentata in maniera davvero spettacolare con l'uso di caschi con i quali penetri direttamente all'interno dei quadri e vieni avvolto completamente dall'atmosfera cupa ed ossessiva che ha accompagnato la vita di questo straordinario artista. Anche la sala finale dove vieni completamente avvolto dalle sue opere principali che si muovono sulle pareti è straordinariamente coinvolgente, per non parlare del pavimento che si sgretola sotto i tuoi piedi. Insomma un modo nuovo di vedere l'arte, assolutamente interessante, ma che suggerirei, come ho detto di accoppiare anche a qualche cosa di reale, anche per meglio giustificare il costo del biglietto. 

Come seconda indicazione vi voglio segnalare alle Gallerie di Italia, il polo museale del San Paolo in piazza San Carlo, che presenta una serie di foto della grande fotografa americana di colore Carrie Mae Weems, sui temi a lei cari delle discriminazioni razziali e al richiamo al periodo schiavista negli USA, argomento che sta ritornando in auge, visti i tempi. Passiamo poi alle due mostre temporanee organizzate al MAO, Museo di Arte Orientale, che presenta sempre argomenti di particolare interesse per chi vuole tenere un occhio a quella parte di mondo. La prima, Haori, espone tutta una serie di abiti maschili, oltre 50 Haori e Juban appunto, appartenenti ad una collezione privata, che raccontano il primo novecento in Giappone con le sue contaminazioni con la cultura occidentale. L'altra, esposta al secondo piano, che mostra una ricca iconografia riguardante gli Hanauri, i venditori di fiori e di composizioni floreale giapponesi , apprezzate figure del mercato tra il XIX ed il XX secolo, ritratte con le foto d'epoca della fotografa Nagel, davvero interessanti. Passiamo infine a Palazzo Madama, dove assieme alla mostra sulle lettere di Primo Levi indirizzate ai lettori tedeschi di Se questo è un uomo, e all'esposizione del famoso e preziosissimo cofano del Cardinal Guala Bicchieri, completamente restaurato, viene esposta una serie bellissima di oltre 200 manifesti "turistici" di inizio secolo, che pubblicizzano tutte le località italiane più famose con la forma dei più noti disegnatori dell'epoca, incluso Boccasile. Insomma a Torino non ci si annoia.



  

venerdì 25 aprile 2025

Recensioni - Mostre a Torino


 

Eccomi come sempre ad approfittare delle mie scorribande torinesi per dare un'occhiata alle tante opportunità di mostre in ogni caso interessanti che offre questa bellissima città. Parto dalla prima che ho visto: "da Botticelli a Mucha, bellezza, natura, seduzione". La mostra parte dall'esposizione del capolavoro botticelliano reduce da qualche anno di studi e di approfondimenti tecnologici eseguiti con ogni serie di moderne strumentazioni, che hanno permesso di poterne apprezzare i disegni sottostanti, i ripensamenti e le variazioni soprattutto dei capelli. Inoltre l'opera viene messa a confronto con analoghi come la celeberrima nascita di Venere e un'altra opera del grande artista che espone la sua celeberrima modella di profilo. Il dipinto viene poi appaiato alla Venere di Lorenzo di Credi che arriva dagli Uffizi. Tutto il resto una  serie di disegni o di opere cinque-seicentesche messe insieme soprattutto per giustificare la mostra e tirate fuori dai sotterranei dei musei reali, sul tema della bellezza femminile, le Tre grazie, le Muse e così via. Quindi tranne qualche cosa del Bernini e di Bistolfi e la serie finale sempre molto gradevole di Mocha artista art nouveau, dalle linee sempre molto attrattive, poco altro da vedere. Per fortuna a coté, ospite d'onore, un magnifico disegno leonardesco, una testa di fanciulla, studio per l'angelo della Madonna delle rocce, che ti riconcilia con l'esborso subito. 

Come sempre le mostre costruite attorno ad una sola opera, la cui spia è sempre il titolo: Da... a, nasconde una povertà di interesse generale, vista la costrizione di mettere insieme almeno un centinaio di opere cavate su dai sotterranei, ma così è la vita. Testimonianza ancora più sfacciata di questa affermazione è la mostra presentata al Mastio della Cittadella e pomposamente intitolata: Gauguin, il diario di Noa Noa ed altre avventure. In realtà il centinaio di pezzi presentati, comprendono un solo dipinto del maestro (tra l'altro pure attribuito e tra i suoi minori), un acquarello e qualche disegnino, suoi e di altri impressionisti minori. Foto, litografie, multipli e addirittura molti facsimili tra cui una serie di ritratti di Van Gogh, presentati come editati in poche copie, come se questo ne potesse accreditare maggior valore. Insomma una tornata questa decisamente deludente. A completare l'impressione (siamo nel campo appunto), il filmato che racconta la storia personale dell'artista, che è tutta uno scavare morboso sulle sue "perversioni sessuali" senza il minimo tentativo di contestualizzarle al periodo storico e la sua fine di malato di sifilide coperto di piaghe quasi come una punizione per le sue inclinazioni. Mi sa che stiamo sprofondando in un momento regressivo piuttosto preoccupante. Comunque direi non è il caso di venire a Torino apposta solo per questo. 



sabato 14 dicembre 2024

Berthe Morisot alla GAM di Torino


 

 Se passate da Torino vi suggerisco un passaggio alla GAM, che ha sempre offerte di grande interesse. Questa volta fino a febbraio si tratta di una balle panoramica sul percorso artistico, la vita e sulle opere di Berthe Morisot, una grande pittrice impressionista, unica donna che partecipò a questo movimento, cognata di Manet, di cui fu spesso modella, che ebbe grandi maestri e che fu del movimento una fondatrice, tuttavia piuttosto misconosciuta e poco nota, probabilmente a causa del maschilismo notevole che regnava in quel periodo ed in quella corrente artistica. Pur avendo prodotto moltissimo infatti si vede assai poco in giro; io stesso pur avendone scorso la storia, non avevo mai visto una sua opera dal vivo, tranne le poche esposte al Museo D'Orsay a Parigi. La mostra espone un buon numero di lavori, ma non mi sembra i più importanti, molti disegni che mostrano appieno la sua splendida tecnica accademica e soprattutto opere di piccole dimensioni, non mi sembra tra le più importanti e conclamate. La cosa strana è che, quasi si fossero passati la parola, anche a Genova al palazzo Ducale, in questi stessi giorni c'è un'altra mostra dedicata alla pittrice, riguardante solamente un periodo della sua vita. Sarebbe interessante andare a dare un'occhiata anche lì, per avere un bel quadro completo. Tuttavia questa di Torino è uno degli eventi dell'anno direi imperdibile, in cui poter apprezzare lo splendido tocco dei colori sfumati e l'allusivo senso di non finito che accompagna tutti i suoi quadri, lasciando spazio all'immaginazione dello spettatore. Una rara occasione per apprezzare questa artista ingiustamente poco valutata.

martedì 23 aprile 2024

Mostre a Torino

 

Un suggerimento per chi passa da Torino. Non perdetevi la bellissima mostra al Mastio della cittadella di Torino che presenta oltre 120 opere del grandissimo Toulouse Lautrec, in occasione del 160 anni della nascita. Una serie di lavori molto completa che racconta con grande ricchezza di particolari, la vita e l'opera di questo postimpressionista, inventore della grafica pubblicitaria e del manifesto, oltre che avere la capacità di raccontare i personaggi e la vita di quella Belle epoque che segnò la fine del XIX secolo. Un paio d'ore ben spese. A qualche centinaio di metri di distanza se avete ancora un po' di tempo, a Palazzo Lascaris, universalmente riconosciuto come uno dei più bei palazzi di Torino, potrete vedere, con accesso gratuito, una bella mostra che racconta la storia dei proprietari che si sono succeduti nei 400 anni di vita del palazzo, oggi sede del Consiglio regionale. Se poi rimanete a Torino due giorni, consiglierei di non perdere la straordinaria esposizione alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino, di Antonio Ligabue. Quasi 100 opere esposte, tra l'altro con una ottima illuminazione che permette di gustarle nel modo migliore, per raccontare la storia di questo artista straordinario, che forse non ha avuto la fortuna che si meritava. Molti dei suoi quadri più noti ed anche parecchie straordinarie piccole sculture, forse ancora più coinvolgenti per la forza plastica che mostrano. Una vita perennemente in bilico tra manicomi e selvaticità, che tanto lo avvicinano a Van Gogh, a cui quantomeno, lo accomuna la straordinaria matericità coloristica. Davvero una visione piacevole e soddisfacente.




martedì 27 febbraio 2024

I macchiaioli a Torino



Oggi voglio relazionarvi di una interessante mostra che potrete vedere a Torino al Mastio della Cittadella dedicata al movimento dei Macchiaioli, un aspetto della pittura italiana e toscana in particolare, stranamente poco conosciuto e apprezzato all'estero, se lo si vuole confrontare con l'impressionismo francese, da decenni sull'altare assoluto delle preferenze contemporanee ed al quale si avvicina per idee, forma e svolgimento e con il quale ha avuto innumerevoli contatti. Anche questo infatti nasce dal rifiuto proprio di quel periodo, delle indicazioni accademiche della metà dell'ottocento, momento di grandi mutamenti rivoluzionari. La mostra è interessante proprio per il racconto che viene portato avanti e che illustra bene il movimento dai suoi iniziali contatti con la Francia che in quel momento era il faro della cultura europea e la scuola di Barbison, e con l'importanza del plain air di cui in quel momento si scopriva l'attrazione e l'interesse. Segue quindi lo sviluppo del movimento attraverso molti dei suoi rappresentanti, mostrando anche l'interessante rapporto avuto con l'uso della fotografia, mezzo tecnico che con il suo concetto implicito di riproducibilità tecnica, fu alla base di questi cambiamenti epocali nel mondo dell'arte, fino agli epigoni ed agli allievi dei maestri iniziali. Molto rappresentati anche gli autori francesi e i paesaggisti italiani a partire da Piranesi, da cui il movimeto prese le mosse. 

Interessante e molto godibile la parte riferita al caffè Michelangelo, la base intellettuale nella quale si formò il gruppo, con una serie di godibilissime caricature che rappresentano gli artisti che lo frequentavano assieme ai clienti senza nome. Un richiamo evidentemente a quel Toulouse Lautrec che a Parigi percorreva analoghe strade se pure su altri livelli. Insomma una visione di una ottantina di opere assolutamente interessante. Se dobbiamo vedere anche la parte del bicchiere mezzo vuoto, bisogna dire che le opere degli artisti più importante presentate, Fattori, Lega, Signorini, sono state scelte tra le minori e non è presente nessun capolavoro assoluto, cosa che in questo casi farebbe piacere vedere, ma certo sarà come sempre un problema di costi e questo bisogna capirlo. Inoltre un altro problema tecnico è dato da una illuminazione decisamente penalizzante che rende difficile godersi le opere, in particolare quelle con il vetro, che riflettono le luci in maniera  tale da rendere faticoso il guardarle. Non solo, le discascalie, fatte tra l'altro con molta cura e decisamente interessanti ed esplicative, sono poste a mezza altezza di fianco ai quadri, obbligando a leggerle in posizione chinata e faticosa. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Mastio delle Cittadella - Torino - Ingresso 14 € - Ridotto 8 € - Audioguida gratuita disponibile - fino al 1° aprile -  Aperto tutti i giorni 8:30 - 18:39 (19 festivi)


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

sabato 20 gennaio 2024

Mostre Torinesi

Hayez alla GAM 

 

Un paio di suggerimenti per i nullafacenti come me, per impiegare bene il proprio tempo. Ho visto ieri  e l'altro ieri a Torino alcune cose che vi incito ad andare a vedere a vostra volta. Alla Gam fino al 1 aprile è aperta una spettacolare mostra su Hayez con 100 opere di questo straordinario pittore, famoso soprattutto per il suo Bacio, che tuttavia qui non è presente, purtroppo, ma che potrete anche andare a vedere di persona, se non lo avete già fatto, a Brera dove è conservato. L'esposizione ben commentatta, è decisamente completa e presenta opere di tutto il suo percorso artistico, nel quale potrete considerare lo spettacolare mutamento dai suoi inizi accademici fino alle meraviglie espressive del romanticismo che pervade le sue opere seguenti, diventando irresistibile nella sua produzione matura. Dipinti top, L'accusa segreta e La meditazione, oltre ad una magistrale serie di ritratti. Presenti anche molti interessantissimi disegni preparatori. Mostra imperdibile. Già che siete lì non perdetevi una rinfrescata alla memoria (visto che è sullo stesso piano) della galleria del '900, una vera e propria antologia di tutti i movimenti del secolo scorso, non manca quasi nessun nome importante. Nel sotterraneo, mentre siete lì potrete dare un'occhiata, anche se non sarà nelle vostre corde (specialmente se apprezzate Hayez), una antologica di Carlo Caravaggio, un contemporaneo che ha tuttavia un certo nome. Ora per coloro che non seguono l'arte contemporanea, queste istallazioni poste sul pavimento possono suscitare perplessità, se non ironia, specialmente nel leggere le spiegazioni che le accompagnano, sulla brochure, ma credo che sarebbe un errore. 

A mio parere sarebbe necessario l'accompagnamento di qualcuno che, conoscitore dei movimenti e delle espressioni artistiche degli ultimi due secoli, ne parlasse. Il tempo, poi giudicherà come sempre il valore intrinseco di questi artisti. Approfittanto poi della vostra permanenza nella città del gianduiotto, vi spingerei ad arrivare fino al fondo di Via Po per vedere a Palazzo Accorsi, la mostra dedicata a Casorati e ai futuristi fino a Sironi, che espone una settantina di opere di cui almeno una ventina del maestro, seguita da una buona scelta di lavori nelle successive tre sezioni, indicate come I sei di Torino, I nuovi futuristi, Il novecento milanese. Se non lo avete mai visto proseguite poi nella visita del museo del palazzo stesso, che raccoglie pezzi pregiatissimi in una serie di sale meravigliosamente agghindate, in particolare la Sala Piffetti con quello che viene chiamato il più bel mobile del mondo, che magari non sarà del vostro gusto essendo davvero molto pesante, ma indubbiamente è un capolavoro incredibile di artigianato. Tornando verso la stazione passate davanti a Palazzo Madama, approfittate per dare un'occhiata alla bella mostra Il Liberty a Torino, non troppo grande dato che comprende solamente opere esposte nel salone centrale del primo piano, ma dove potrete vedere molte cose riguardanti questo affascinante periodo storico artistico, con  molto materiale del nostro Bistolfi e soprattutto con una mappa scaricabile dove sono reperibili circa 500 opere di architettura Liberty presenti a Torino, in particolare i famosi Bow window. Direi tempo ben speso. Ricordatevi che solo per fare queste tre visite se ne andranno circa 45 Euro, che ormai la cultura costa e che con la stessa cifra potrete farvi la tessera musei Piemonte e valle d'Aosta che vi consente di visitare tutti i musei di queste due regioni (a 80 Euro anche tutti quelli della Lombardia se siete dei frequentatori di MIlanoe dintorni). Direi che vale assolutamente la pena. 

domenica 12 dicembre 2021

Pourún e bagna caôda

 

Torino - Cimitero monumentale - foto T.Sofi

Due giorni di sole, splendidi, rasserenanti, con un'aria tersa e cristallina che ti lascia guardare lontano. Raramente avevo visto subito dopo Asti, sull'autostrada, l'intero arco delle Alpi dalle Marittime fino alle Lombarde splendidamente bianche con la base scura leggermente tremula che non ne lasciava indovinare anche i paesini delle ultime colline. Che spettacolo, la pennellata bianca distesa con cura sulle ondulazioni dolci, i rami ormai spogli a segnalare che la vita è ancor lì dormiente ad aspettare. Non una asperità, non un disturbo a sporcarne la purezza ghiacciata che riflette la luce mentre fa la gibigianna come un monello giocoso. E il freddo che ti pizzica il viso non è neppure fastidioso se ti coglie vicino al Po, la sagoma della Mole di fronte e Superga lontana sulla collina, a chiacchierare con vecchi amici del tempo passato, il grande piacere dei vecchi, se hanno la fortuna di arrivare a questo momento. A rivangarlo, questo passato, avvoltolandone le zolle con amore perché rappresenta il nostro essere, quello che siamo stati, quello che avremmo voluto essere, nella consapevolezza di quello che saremo, inevitabilmente secondo un ciclo che non sarebbe neppure giusto voler cambiare. Ed il velo bianco sopra quelle lastre di marmo, sulle statue pensose, sui simulacri ormai secchi di fiori avvizziti ma ancora presenti, racconta la pace di una scelta che comunque non si sceglie; si accetta, si aspetta. Buoni i peperoni con la bagna caôda leggera. 


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Mugugni

Autunno

Sogni

Trichechi e otarie

giovedì 2 dicembre 2021

XIX giornata: I giardini della Venaria

Reggia di Venaria

 I giardini d'inverno, quando le aiuole sono rinsecchite, il terreno nero e le siepi si ergono come lapidi a separare campi spogli, sono davvero tristi e sconsolanti? Forse lo è solo a dirlo. Nella realtà il giro di ieri alla Reggia della Venaria Reale mi ha decisamente dato un'altra sensazione. Benché non fosse certo il momento più favorevole per una visita, con un cielo plumbeo ed un'aria di neve incombente, l'essere accompagnati dalla curatrice dei restauri e dello sviluppo dei giardini stessi, l'arch. Bellone, che ce ne ha illustrato la storia, la genesi e tutto l'iter che in questi ultimi decenni ha condotto alla situazione attuale e soprattutto il suo genuino entusiasmo, mi ha fatto apprezzare veramente la bellezza intrinseca, lo studio e l'attenzione filologica che sottendono a questa operazione. Questo vastissimo spazio, che va dal roseto, al Potager Royal, alla Peschiera ed ai grandi spazi del giardino all'italiana, recuperato ormai quasi del tutto secondo le intenzioni paesaggistiche per cui era stato progettato dagli architetti dai nomi altisonanti che si sono succeduti nel compito, dallo Juvarra all'Alfieri, non disgiunti dall'evoluzione storica avuta dalla reggia  stessa, è davvero un punto focale per l'interesse storico-artistico di chi visita Torino e soprattutto ti invoglia come non mai a ripetere l'esperienza in altri mesi squisitamente vocati, come marzo per la fioritura dei ciliegi, maggio per l'ormai famosissimo roseto e settembre per il foliage degli aceri rossi. Insomma una visita degna e completa in se stessa, specie se già si conosce la Reggia, monumento di valore assoluto in ogni caso, aggiungendovi anche i suoi molteplici eventi che ormai vengono organizzati in continuo. Grazie alla solita perfetta organizzazione del Museo dell'agricoltura del Piemonte ed alla infaticabile opera organizzativa della Dott. Giacomina Calligaris, che non finiremo mai di ringraziare per l'impegno profuso, abbiamo così anche potuto godere dell'interessante conferenza sull'Evoluzione del paesaggio in funzione dei cambiamenti climatici e delle malattie delle piante. Bisogna dire tuttavia che anche soltanto passare passeggiando nella galleria di Diana, con i raggi dell'ultimo sole, regalati da una giornata fredda ma comunque piacevolissima, che indoravano gli stucchi spettacolari, valeva la pena disobbarcarsi la successiva tangenziale affollata.


Galleria di Diana


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

venerdì 31 gennaio 2020

Riscampagnata torinese

Stampa Giapponese Hokusai, La Grande Onda Stampa Con Telaio 150X100 Cm
Hokusai -La grande onda


Un'altra scampagnata a Torino, per motivi vari che mi ha consentito di ritornare a vedere la Pinacoteca Agnelli al Lingotto dove è ancora aperta fino al 16 febbraio salvo prolungamento, una ricchissima mostra che espone 100 xilografie dei tre maggiori esponenti giapponesi di questa arte: Hokusai, Hiroshige e Hasui, in una attività che copre tutto l'800 e dintorni. Inutile sottolineare il godimento assoluto per questi straordinari lavori, la cui eleganza, emozione e sentimento poetico sono ben conosciute e tra le altre cose molto affini ai miei gusti. Tra le tante, tutte comunque bellissime, spiccano alcune tra le notissime 36 vedute del Fuju di Hokusai e naturalmente la famosa Grande onda e il Fuji rosso. Da non perdere l'interessante filmato introduttivo che spiega con dovizia di particolari (quasi mezz'ora) l'arte della xilografia giapponese coi dettagli della tecnica. Unica pecca da segnalare, l'illuminazione non felicissima che penalizza un poco la godibilità della visuale, costringendo ad un po' di contorsionismi per scansare i riflessi e poter ammirare i particolari delle opere. Naturalmente vorrete cogliere l'occasione per dare un'occhiata, già che siete lì alle 25 opere di grande spessore della collezione permanente che, ricordo a chi non le ha ancora viste, comprende due statue del Canova, molti Canaletto e Bellotto e poi Tiepolo accanto a Severini e Balla. Ci sono poi 7 Matisse e una manciata di impressionisti tra i quali un bellissimo Renoir. Già che siete lì, al quarto piano potete uscire fuori e dare una nostalgica occhiata alla famosa pista sul tetto del Lingotto, immortalata in tante fotografie d'epoca. Insomma una goduria. Se siete anziani ve la togliete con 10 euro.

mercoledì 22 gennaio 2020

Scampagnata a Torino




La Consolata
Ieri ho colto l'occasione per prendere come si dice tre piccioni con una fava. Dunque partiamo dal fatto. La mia GS (gentile signora) aveva la necessità di risolvere un problema riguardante la vaccinazione per la febbre gialla. Un tempo, quando nel lontano '72, l'aveva fatta, aveva dieci anni di validità, scaduti i quali avevamo gettato via il librettino giallo ormai inutile. Puoi mica tenere tutti i pezzi di carta che infestano la casa? O fuori loro o fuori noi, evidentemente. Ora l'OMS ha stabilito che la regola dei dieci anni non vale più e che, fatta una volta, vale per tutta la vita. Ma se non hai il documento i paesi che la vogliono non ti lasciano entrare e non dovresti neppure rifarla perché sempre gli stessi santoni dell'OMS hanno stabilito che dopo i 60 anni non è una buona cosa farla. Insomma il classico Catch 22. Come risolvere il problema? Allora era stata fatta a Torino, perché ad Alessandria non sapevano ancora cosa forse e a domanda, la scambiavano con le pagine gialle. Quindi tocca andare a vedere di persona, dato che al telefono dopo tre giorni di telefonate a vuoto, premi 1, premi 2, ho dovuto rinunciare per sfinimento. Così eccoci con il nostro treno delle 8:30, sempre per non fare incazzare Greta, che arriviamo di buon passo, cercando di respirare poco per non morire e facendo lo slalom tra i monopattini che ormai sfrecciano in ogni direzione, fino in via della Consolata dove c'è l'ufficio vaccinazioni internazionali.

Al Bicerin
Fortunatamente tocca subito a noi, che se avessimo tardato ancora 5 minuti ce ne saremmo trovati davanti una decina. Devo dire che le signore addette sono state di  una cortesia ineccepibile e alla fine scopri che se tu vai a chiedere cortesemente e con un sorriso, tutti si fanno in quattro per risolvere il tuo problema. Comunque per farla breve, naturalmente non c'era nulla digitalizzato, ma la signora ci ha detto di andarci a fare un giretto e tornare dopo una mezz'oretta che sarebbe andata a cercare manualmente in archivio, così dopo 30 minuti eccoci in possesso del librettino giallo con tanto di prova di vaccinazione effettuata 48 anni fa. Insomma, chi si lamenta dei servizi pubblici dovrebbe farsi prima un esame di coscienza, direi. Rimaneva quindi tutto il giorno a disposizione pur avendo sfruttato la breve attesa per dare un'occhiata dopo tanto tempo alla chiesa della Consolata, proprio dietro che è uno spettacolo barocco da perderci la vista. Non dimenticate inoltre che di norma si fa l'abbinata, infatti nella piazzetta antistante c'è lo storico locale Al Bicerin, citato da tutti i grandi torinesi dell'800 e immortalato da Eco nel Cimitero di Praga. Il locale, aperto da oltre 250 anni è delizioso, un vero esempio di locale storico sabaudo, con le sue profilature in legno, le boiseries alle pareti, i piccoli tavolini di marmo e le decine di vasi di vetro con le pastiglie ai vari aromi sugli scaffali. 

La mole
Ovviamente tralascio di parlare del Bicerin, la squisitezza assoluta di caffé cioccolata e panna con due biscottini di accompagnamento da sorbire ad occhi semichiusi, inventato proprio qui per saziare coloro che, digiuni, uscivano dalla comunione del mattino dalla chiesa antistante. Insomma un appuntamento obbligatorio per chi passa da questa parte della città, con opzione zabajone con panna per chi non sopporta il caffé. Anche Cavour e De Amicis ne andavano pazzi e la signora alla cassa, ci marcia gigioneggiando sulla rendita di posizione, alla faccia delle decine di succedanei tarocchi che sono sorti come i funghi ad ogni angolo. Tanto se vuoi il vero bicerin, l'originale e non il vile succedaneo è qui che devi venire. Ma come completare la giornata? Naturalmente, per insensata fretta, io che controllo tutto sul pc prima di partire, non avevo visto che la mostra su Mantegna a Palazzo Madama era chiusa di martedì, per fortuna quando sei in una città di questo calibro hai solo l'imbarazzo della scelta. Dunque eccomi con pochi passi in più, percorsa la via Po della mia giovinezza, fino quasi al fondo, al Museo Accorsi dove è ancora aperta la spettacolare mostra su Vittorio Corcos, artista che ha lavorato a cavallo tra l'800 e il '900, del quale si fatica a vedere qualche opera in giro (aperta fino al 16 febbraio, 8 euro, ridotto 6). 

Una sala della mostra di Corcos
Ebbene, anche se le opere esposte non sono moltissime, devo dire che si tratta di capolavori assoluti. Questo ritrattista, assai famoso, anzi sulla cresta dell'onda al suo tempo, ha una capacità assoluta di cogliere gli sguardi dei suoi soggetti raccontandone l'anima, al di là della sua spettacolare abilità tecnica. Dai visi delle bellissime donne che ti guardano dalle pareti di questo palazzo (tra l'altro a sua volta molto bello) trasuda una cosciente malinconia che avverte la fine del momento felice della Belle epoque, la decadenza inarrestabile di un momento dannuziano fatto di sospiri, di amori torbidi e vestiti elegantissimi, quando una signora non poteva uscire senza guanti, anche la bimba che gioca nel fango con le formine li esibisce, con il timore inespresso di un mondo oscuro che si appresta ad investire l'Europa segnando la fine di un'epoca felice. Davvero non lasciatevela scappare.

Una samurai
Poi c'è rimasto ancora il tempo per dare un'occhiata al mio adorato MAO, dove oltre ai quattro piani delle collezioni permanenti che non mi stanco mai di ripassare, c'era una bella temporanea sulle donne samurai giapponesi (aperto fino al 1 marzo, 10 Euro), con spettacolare esibizione di armi antiche, armature, bellissimi ventagli da guerra, lunghe ed affilatissime na-ginata e dipinti della delicatezza ed eleganza quali solo i giapponesi sanno fare. Insomma una giornata spesa bene unendo l'utile al diletto.

Corcos - Lo sguardo

domenica 27 ottobre 2019

Caffè?

L'immagine può contenere: Enrico Bo, in piedi



Tra le tante curiosità, che offre la splendida Torino, appuntatevi, per una volta che da quelle parti, abbiate una mezza giornata a disposizione da ritagliarvi, magari dopo aver visto una bella mostra, è Torino ne offre davvero tante, una scappata al Museo della Lavazza, aperto credo da poco più di un anno. Naturalmente è il classico museo di taglio aziendale teso a celebrare la storia ed i fasti della ditta, tuttavia questo, essendo tra l'altro di apertura piuttosto recente segue tutte le caratteristiche espositive più accattivanti e moderne, che lo rendono di piacevolissima visita. Intanto è situato in spazi espositivi abbondanti e modernissimi, essendo ricavato nel centro logistico della casa madre, con tratti architettonici moderni e di per se stessi importanti, poi aggiunge tra i plus il fatto di offrire, nel suo sottosuolo (aperto solo a gruppi di almeno 15 persone) la visita ad una necropoli di epoca romana del IV/V secolo, ch  è stata scoperta appunto durante l'erezione della monumentale sede, in un'area dove c'era una vecchia centrale elettrica (che la necropoli aveva già evidentemente trovato all'epoca della sua costruzione, ma a bella posta l'aveva ignorata, forse ritenendola di poco conto o più facilmente per non aver troppe grane, ma che fortunatamente ha conservato parecchie cose interessanti, come la serie di tombe ed i resti delle due piccole basiliche che erano state innalzate in questa zona a dimostrazione che l'insediamento dell'epoca andava ben al di là delle porte Palatine.

Ciò detto, riemersi in superficie, il museo del caffè è davvero divertente e si snoda attraverso le molte sale, col racconto puntuale della storia della famiglia e quindi dell'azienda e dei suoi successi, quindi con tutte le informazioni sulla pianta del caffè, la sua coltivazione, la tipologia delle piantagioni e le zone del mondo da cui proviene, le sue tipologie ed il racconto della tecnologia per produrre la bevanda, che per noi italiani è così importante. C'è poi la parte delle spiegazioni sull'aspetto organolettico ed infine tutta la tipologia delle preparazioni dei caffè in Italia, della serie di macchine per produrre l'espresso e anche delle novità sperimentali e delle nuove tendenze incluse quelle della cucina molecolare, alla macchina che ha portato il caffè della Lavazza (e di conseguenza il nome italiano nel mondo) anche nello spazio. L'ultima parte, che è anche una delle più interessanti, racconta attraverso foto, filmati ed istallazioni, tutta la sequenza delle famosissime campagne pubblicitarie dell'azienda, dal Caballero e Carmencita, con la caffettiera a lei ispirata, ai calendari in b&n, alla serie con Manfredi del "se non è 'bbono che piacere è" e il "più lo mandi giù e più ti tira sù", fino alla serie del Paradiso con le esibizioni di Crozza. E chi non si ricorda di: "el miguel son mì"?

Tutti i contenuti multimediali extra sono fruibili attraverso una tazzina, consegnata all'entrata da appoggiare nei vari punti dove si snoda il racconto. Gran finale con degustazione di alcune miscele con fragranti e deliziosi minicroissant alla cioccolata, cosa che non offende. Insomma una piacevolissima mattinata che ho assai gustato, intanto per la compagnia di cari amici ed anche successivamente, per l'appendice di un pranzetto di "lavoro" al Ristorante Arcadia in un elegante e classico ambiente in Galleria S. Federico, imperdibile per chi ama la vecchia Torino delle madamin ed i suoi locali storici. Che dire: risotto ai mirtilli con sugo di lepre, filetto di maiale incrosta di nocciole con gelato alle nocciole e meringa al forno davvero buone, che consiglio vivamente.





Chi lo ricorda?


Aperto dal martedì alla domenica - 10 -18
Intero 10 € - Over 65 8 €
Area Archeologica (min. 15 persone) 5 € con accompagnamento

domenica 20 marzo 2016

Festival dell'Oriente - Torino

FESTIVAL-torino2016



Si chiude oggi a Torino il Festival dell'Oriente che includeva quest'anno anche un padiglione dedicato al Festival Irlandese. Io ci sono stato ieri sera e quindi ne parlo oggi tranquillo quindi di non influenzarvi troppo. Diciamo che partire da Alessandria per passarci una mezza giornata è cosa che si poteva tranquillamente evitare. La parte Irlandese diciamo assolutamente superflua, in pratica una mensa aziendale dove una folla imbarbarita si avventava in code chilometriche per azzannare a caro prezzo uno stinco che altrove avresti tirato in testa al ristoratore certo di dargli la punizione che gli spettava, facendogli piuttosto male. Io dopo la ulteriore coda per pagare ho fatto due ulteriori code per pagare ed avere ad 1 Euro, un vassoio di carta su cui mettere i piatti, ma si sa, io calo giù dalla montagna con la piena e queste cose non le potevo nemmeno immaginare. Per fortuna le posate di plastica, subito rotte cercando di incidere il marmoreo stinco, le davano a gratis e senza coda. Un po' di ragazzotti annoiati che portavano a casa qualche soldino vestiti di pelli ed elmi cornuti di fianco ad improbabili lastre di polistirolo simulanti Stonehenge (ma che c'entra con l'Irlanda, boh, l'avranno spostata nel frattempo) e due orchestrine che nel frastuono rimbombante si avvertivano solo come un rumore diffuso di sottofondo. 

Dell'Oriente c'era invece un primo padiglione ripieno di bancarelle di fuffa biologicoveganaturistica, massaggi vari e benessere del corpo, della mente e soprattutto del portafoglio dei proponenti, ma questo fa parte del marketing di moda, quindi spazio al business per carità, che se no si abbassa il PIL. L'unico padiglione accettabile, è stato il terzo che oltre ad un innumerevole numero di bancarelle di paccottiglia orientale, quella che ci fa sbavare e riempie le nostre valige al ritorno ad ogni viaggio da quelle parti, anche un congruo numero di ristoranti tematici e soprattutto un paio di palchi dove si alternavano spettacoli abbastanza interessanti e provenienti dai vari luoghi esotici, dai suonatori coreani, a danzatrici varie, thailandesi, indiane, balinesi, Bolliwoodiane, tamburi giapponesi, maneggiatori di katane e chi più ne ha più ne metta. Essendo il penultimo giorno i prezzi hanno cominciato a scendere e il sale rosa dell'Himalaya, ormai te lo tiravano dietro a 4 € al chilo, neanche dieci volte quello del Monopolio. Un vero affare insomma da riempire il bagagliaio. Per chi avesse voluto avere un prolungamento di giochi carnevaleschi, nel pomeriggio all'esterno, battaglia coi sacchetti di polveri colorate tipiche dell'Holi indiano, per la gioia dei ragazzini che hanno portato poi per il resto della giornata sul corpo e sul viso le stigmate orgogliose e colorate dell'avvenuta festa. Per il resto, per me solo il grande piacere di reincontrare dopo tre anni, la carissima Perla, mia guida durante il viaggio in Vietnam, che ora studia in Italia e che ho potuto abbracciare con commozione. Tutto il resto è noia.

Con Bao Ncoc Nguyen Thi (Perla)



giovedì 16 gennaio 2014

Renoir alla GAM di Torino

L'altalena



Ballo a Parigi
Un caldo invito a tutti di cogliere l'opportunità offerta dalla GAM di Torino con la mostra di Renoir, che raccoglie una sessantina di opere del maestro. Una disamina piuttosto completa dell'opera di uno dei più grandi impressionisti, che ne attraversa tutta la vita, ben curata e che rappresenta le tematiche trattate durante tutta la sua vita e ripartite in gruppi omogenei: i ritratti di donna, i paesaggi, i fiori, i nudi, i balli, le ragazze al pianoforte, i bambini. E' pur vero che chi ha già visitato il museo d'Horsay a Parigi, ha già visto la maggior parte delle opere esposte, tuttavia è possibile che nella grande quantità di capolavori che sfilano davanti agli occhi in quella occasione, capiti che si subisca una specie di ottundimento dei sensi e di sazietà che finisce col farti apprezzare meno anche le cose più belle e a fare presto scomparire dalla memoria sensazioni che alla fine si sono sviluppate in maniera meno forte e coinvolgente. 

Donna con veletta
Qui, il tema unico e la possibilità di concentrarsi su poche opere, seguendo comunque un percorso univoco e mirato, induce a meglio apprezzare e a rendere indelebili immagini e concetti. In particolare direi che almeno quattro opere: L'altalena, Ballo a Parigi, Donna con veletta e Passeggiata nei campi, valgono da sole il viaggio fino a Torino (i colori delle foto non rendono assolutamente grazie alla realtà). A queste aggiungerei anche lo splendido Nudo di ragazzo davvero magnetico. Alla fin fine un appuntamento che non si può perdere. Coinvolgente e unico. Un'ora di sensazioni deliziose. Le critiche e le lamentele che ho letto qua e là, le ho trovate un po' pretestuose. Per le code basta prenotarsi o andare nelle ore un po' morte. Io sono arrivato verso l'una di ieri e avevo davanti 5 persone e anche se allo shop non c'erano manifesti in vendita, come ha rilevato qualcuno, direi che la mancanza si può perdonare visto quanto viene offerto.


Passeggiata tra i campi




domenica 29 dicembre 2013

L'anvisa bôlon

Ogni volta che si discute o si pensa al problema, appare talmente chiaro che nella situazione economico-politica attuale, chi si affaccia al mondo del lavoro deve subire pressioni e trattamenti davvero indecenti. La disparità di potere contrattuale è tale da farlo trabordare in modo esagerato dalla parte di chi il lavoro lo propone. Questo fatto appare davvero ingiusto ed è causa di forte malessere sociale, così come sembrerebbe evidente che una simile situazione si presenti oggi per la prima volta sotto forma di un arretramento epocale sul fronte delle relazioni industriali. Ma è davvero così?. In effetti se vado con la memoria al momento in cui io mi affacciavo al mondo del lavoro, che erano poi gli anni 70, mica un secolo fa, la situazione, se esaminata con distacco non era davvero molto migliore. C'era, è vero, molta più occasione di trovarlo, il lavoro, in una economia ancora in espansione (a parte il crollo a metà del decennio), ma anche poco prima c'era stata una pesante crisi attorno al 63/64, allora si chiamava lo sboom e Sordi ne fece anche un film. Ma i rapporti tra datore di lavoro e lavoratore non era così idilliaco come si vuol ricordare. Intanto si lavorava anche il sabato mattina e poi il rapporto tra capi, responsabili e sottoposti era piuttosto duro. Anche l'assunzione non era tutta in discesa. Io mi sono cuccato 6 mesi di cosiddetta "borsa di studi" oggi si direbbe stage, volta al solo scopo di non pagarmi i contributi pensionistici, mentre il primo stipendio vero era di 136.000 lire, che non mi bastava ad arrivare alla fine del mese. Ricordo che il mio dirimpettaio di sedia, pagava 90.000 lire di affitto, tanto per fare proporzioni. E io ero già un privilegiato, essendo laureato, che a quel tempo rappresentava un bel vantaggio e lavoravo in un Ente serio, mica una fabbrichetta di sfruttatori. Come funzionava invece nelle fabbriche, lo racconta davvero bene questa canzone del '68, uno dei cavalli di battaglia di Roberto Balocco, uno chançonnier dialettale torinese, allora piuttosto popolare. Sentite un po' cosa dicono le parole, che mi sembra non abbiano bisogno di tradizione. Sul tema della parola Becana come sinonimo di bicicletta avevamo già discusso qui sul Tamburo Riparato.

L'anvisa bolon  (L'avvita bulloni)

Con la testa sul cussin
mi i durmìa così bin
quand son vnume a dësvijé,
bòja fauss, im deuvo aussé.

Che vita grama, 'm gavo 'l pigiama,
im faso fòrsa, 'l dovere mi chiama,
'm lavo la facia, 'm gavo la cracia,
m'anfilo 'l tòni ch'a l'é tut 'na macia,
'nt ël barachin ël minestron da mangé
ciapo la bici e 'm na vado a rusché.

"La becana a l'é na mana,
compra la bici, poi me lo dici.
Becana, vita sana".

Tut ël dì a 'nvisé bolon
a l'han gnun-e cognission,
dì për dì i divento fòl
'm ven la gheuba e 'l torcicòl.

"Prendi 'l bulone, fai atenssione,
mantieni il ritmo di lavorassione".
Ma chi 's na frega, fas nen na piega,
'ntant chi fa ij sòld l'é 'l padron dla botega,
e 'nvece mi con la paga ch'am dan
ant le profonde i l'hai mai un gran.

"Mè padron l'é n'òmo 'd cheur bon:
a dà da mangé ai mòrt, sotra ij malavi,
vìsita ij patanù ..."

Un bel dì për reclamé
l'hai provà a sioperé,
ma sai nen dì come mai
son restà sensa travaj.

"Sei un fannullone, sei un lasarone,
sei un ribelle anvisa bulone".
A-i na j'é mila ch'a fan la fila,
son grand e gròss ch'a smijo 'd gorila.
L'han piane n'àutr al mè pòst e chiel-lì
lo pago 'd meno e a rusca anche 'd pì.

"Chi s'accontenta fa godere il padrone.
Chi fa gòde 'l padron a pija la decorassion.
Anvece mi adess ..."

Con la testa sul cussin
deurmo tuta la matin,
quand l'é ora dë mangé:
"Brigata Cirio", al Cotolengo i lo vad pijé


(La spiegazione della "Brigata Cirio" si riferisce al fatto che allora gli indigenti, quelli che oggi vanno alle mense della Caritas o altri luoghi simili, allora a Torino, andavano al Cottolengo, Istituto religioso che si occupava anche di queste cose, munito di una lattina usata vuota di pelati Cirio, in cui farsi versare la minestra)
Eh già, avete sentito? :
Come te ce ne sono mille
che fanno la fila,
sono grandi e grossi che sembrano gorilla.
Ne hanno preso un altro al mio posto e quello lì
lo pagano meno e fatica anche di più.

Niente di nuovo sotto il sole, non vi sembra? Formidabile la strofa che cita le buone azioni del padrone (ma al contrario):
Il mio padrone è un uomo di buon cuore,
dà da mangiare ai morti, sotterra i malati, visita gli ignudi!!! 
Geniale.
Purtroppo non riesco a trovare la canzone su Youtube. Se qualcuno ha un link, me lo segnali per favore.





mercoledì 6 novembre 2013

Contestazioni e rivoluzioni.

da wikipedia

Eravamo ragazzi, con gli occhi un poco più foderati di pelle di prosciutto di quelli di oggi ovviamente; in più venivamo dalla provincia e già di per sé, un poco la grande città ci intimidiva. Certo, avevamo partecipato a qualche corteo liceale, gridando qualche slogan tipo Giù le mani da Cuba o Yankee go home, mentre la guerra del Vietnam si incancreniva, ma per la verità non sapevamo nemmeno bene dove fossero quei posti e quando all'Università tra 68 e 71 cominciavano a spirare venti un po' più forti, guardavamo a tutto quel movimento con una certa perplessità. Forse noi ad agraria, eravamo un po' troppo periferici rispetto alle altre, l'ultima delle facoltà in fondo al Valentino, dopo Medicina e decisamente lontana dai clamori di Palazzo Nuovo, il cuore della contestazione; però anche lì tutti quegli eskimo che giravano , gli slogan, le scritte sui muri, cominciavano a muovere le acque. Ma, nonostante la nostra poca dimestichezza con quel mondo che appariva certamente più motivato ed informato, rimanevamo piuttosto dubbiosi e poco inclini ad una partecipazione attiva. Forse sarà dipeso dall'essere dei provincialotti, ma nelle assemblee, fatte di grida e di vuote parole, per la verità esattamente le stesse nei toni e nella sostanza di quelle che senti adesso nelle nuove assemblee, virtuali stavolta, di grillini e non solo, riuscivi subito a capire che c'era sì tanta buona volontà giovanile, ansia di cambiamento, ma anche tanto vuoto di idee e di concretezza. Allora, come adesso era così talmente facile gridare basta, tutti a mare, cancelliamo tutto per ricominciare, vietato vietare e adesso tocca a noi, però le proposte di costruzione erano debolissime, impraticabili, costituite da sogni velleitari e utopistici. 

Si ammirava Mao e molti ingenuamente credevano davvero che il popolo potesse costruire ponti senza ingegneri come a Nankino, comuni che producessero latte e miele, civiltà possibili senza denaro, come predicava Pol Pot immediatamente dopo. Per lo meno molti, come ora, ci credevano. Poi a poco a poco, proprio quelli che capeggiavano quelle assemblee roventi, dove democraticamente parlavano solo quelli che si attenevano alla linea guida, presero il potere a cui agognavano rottamando gli anziani, i più, però a poco a poco cambiarono linea e furono in seguito gli artefici del disastro che ci ha trascinato fino ad oggi. Adesso la storia si ripete, stessi slogan, stesso sdegno, stessa furia, potenzialmente devastatrice. Ma che sacrifici, prendiamoci quello che è nostro, spacchiamo tutto il resto e mandiamoli a casa. Ad agraria, come ho detto le cose erano più calme. Mentre da Palazzo Nuovo partivano cortei armati per scontrarsi coi Katanghesi e le facoltà venivano occupate, soprattutto di notte, momento in cui si puntava soprattutto sui problemi attinenti alla liberazione sessuale (quanti i figli delle occupazioni!), da noi si discuteva con una certa pacatezza e gli eskimo barbuti si contavano sulle dita di una mano. Chi sa che fine avrà fatto un certo Surace, uno dei capipopolo tra i più esagitati? Per la verità fu occupato per qualche ora anche l'istituto di entomologia e il preside ricevette la delegazione degli studenti inferociti che chiedevano riforme e libertà. Così anche noi avemmo la nostra medaglia, il nostro successo. Ci fu concessa l'istallazione di una macchinetta del caffé nell'atrio delle scale, da posizionare proprio dove, il primo giorno di frequenza, due anni prima, avevo incontrato quella che sarebbe diventata mia moglie.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

Moriremo democristiani?

sabato 7 settembre 2013

Recensione: L. Roccia - Ci ho messo una vita ad avere vent’anni.

Un libro tutto sommato divertente soprattutto per i torinesi che conoscono molti dei nomi citati in questo racconto autobiografico in cui, uno dei più noti medici piemontesi, Luciano Roccia, percorre la storia della sua vita. Roccia, famosissimo in Italia ed all’estero per aver portato tra i primissimi, l’agopuntura nella pratica medica, soprattutto per la cura del dolore e le sue peculiarità anestetiche, si racconta senza veli. Senza dubbio una vita di avventure incredibili che lo ha portato in giro per il mondo in una girandola di situazioni e di donne bellissime, al cui fascino è evidentemente sempre stato molto soggetto. Certo la letteratura è un'altra cosa, ma il volumetto si legge velocemente e il divertimento del racconto vi indurrà ad una certa benevolenza nel giudizio letterario. Come a tutti gli scrittori della domenica, molto si può perdonare facilmente in cambio di una storia ricca di aneddoti e facezie.



Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

lunedì 20 maggio 2013

Salone del libro 2013.


Si chiude oggi, quindi chi c'è, cè. tanto per dirne una. Ho finito per andarci sabato con acqua a catinelle, tanto per scegliere un giorno giusto. Bene, sotto la pioggia battente, c'erano 10 file gremite di quasi un'ora alle biglietterie, di gente, in massima parte giovane, che armeggiava continuamente su e-reader e tablet, che aspettava chiacchierando il turno di versare 10 euro per entrare a vedere una fiera di bancarelle piene di volumi. Ma allora forse non è vero che con la cultura non si mangia, che i libri sono morti o comunque destinati all'estinzione, che i ragazzi non leggono a giocano alla playstation e stanno su facebook tutto il giorno. Alla fine se non sbaglio, ci passerà molta più gente che alle varie fiere dell'elettronica piena dei gadget più accattivanti e divertenti che si possano pensare o alle sagre di banchetti strabordanti cibi biologici e teodinamicizzati, (garantiti no OGM) e farciti di fuffa, pur dai colori così marketizzati e accattivanti. Bisognerebbe rivedere certi luoghi comuni che abbiamo in testa. Comunque per i larghi corridoi facevi fatica a farti largo tra la gente e, i vari appuntamenti e presentazioni, erano gremiti di persone; posti in piedi dappertutto. Code davanti agli autori per far autografare i volumi appena comprati e alla fine tutti se ne vanno a casa con qualche libro nella sporta. L'occasione comunque è stata colta per poter istituzionalizzare un minincontro di blogger, che mi ha consentito di incontrare direttamente Juhan del Tamburo, (da cui frego una foto) cosa che alla fine a noi anziani che abbiamo ancora una stonata nostalgia del reale in contrapposizione al virtuale, fa molto piacere. Speriamo in un prossimo appuntamento di essere molti di più. (Anche se sono darwinianamente perplesso.)


Foto benignamente concessa da Juhan



lunedì 5 novembre 2012

Cimiteri di città.


Ha ripreso a piovere in grigio, come è giusto che sia e subito ti condiziona umore e pensiero. E' questo il tempo più idoneo alla visita dei grandi cimiteri di città. Già quando ti avvicini, riconosci subito un'aria di fretta diversa e meno opportuna, ma così naturale. Tutti si avvicinano ansiosi, devi cercare il parcheggio, ti muovi più convulso tra fiori, vasi, strumenti, in un affanno non confacente né al luogo, né a quello che stai facendo. Entri in un luogo destinato ad un uso. Enorme, la città dei morti ti accoglie e ti accetta come visitatore convulso nei suoi grandi spazi dove quasi fatichi ad orientarti. Come in un agglomerato straniero, cerchi a fatica strade e piazze e anche se già conosci la via, ti aggiri su sentieri noti per timore di perderti nella downtown. Mentre passi, guardi la schiera infinita di nomi sconosciuti, di piccole facce che ti osservano mute senza raccontarti storie. Percorri lento sterminati ed altissimi falansteri popolati all'inverosimile di piccole abitazione quadrate, anonime che inquadrano la confusione della massa che diventa ceto sociale, gruppo di riferimento. 

Nei grandi prati una fitta serie di costruzioni più altisonanti, come a definire e categorizzare un distacco che prosegue oltre la vita; insiemi barocchi, sculture complesse di un'architettura funeraria che pretende di mostrare opulenza anche nella cupa dimensione in cui questa non serve più, se non al vivo. Le più antiche, ormai scure, dove muschio e umidità hanno creato una corteccia spessa che prelude all'abbandono; le nuove, lucide ed orgogliose nello splendore bianco del marmo o meglio ancora nella durezza variegata dei graniti, per dimostrare una immortalità sognata ed illusa, desiderata. Ha larghi spazi il cimitero cittadino, pur nella sua inanimata densità. Eppure qui ti senti comunque stretto da vincoli, deprivato di libertà ambite, di sogni semplici, obbligato anche da morto a vincoli sociali così inutili e fastidiosi. La sua monumentalità ti schiaccia e non ti invita a rimanere, a ricercare quel momento di assorta meditazione necessaria al tentativo di capire cosa è l'uomo. Quando esci, osservato l'obbligo, ti rimane solo quell'odore di fiore appassito, che adagio adagio comincia a marcire.


Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:


Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!