sabato 30 gennaio 2016

Gujarat 17: Bhuj

 
Gruppo di studenti coranici in gita


Pastori del Kachch
Il Kachch rimane una terra continuamente in lotta con il mare che vuole riprendersela seguendo l'alternarsi delle stagioni. Con le piogge le acque avanzano e ricoprono quanto più è possibile penetrando a fondo per centinaia di chilometri fino a formare una o due gigantesche isole, poi arriva l'inverno e infine la calura siccitosa che lo trasforma in una fornace ardente che tutto prosciuga. Gli stagni e le lagune a poco a poco diventano velo leggero di acqua salsa e poi svaniscono del tutto lasciando una crosta dura e bianca. Terra inospitale al massimo eppure percorsa da pastori che si accampano lungo i bordi delle piste dietro un cerchio di sterpi spinosi con le lor tende di fortuna e le pentole appese a lungi pali. Terra comunque contesa e teatro di continuo conflitto col vicino potente, che sfocia di tanto in tanto in scaramucce anche violente per le pretensioni di spostare la linea del confine di qualche centinaio di metri al di qua o al di là di qualche stagno più grande. Forse c'è gas qua sotto e per questo i due eserciti sono condannati a guardarsi in cagnesco ancora per molto. Non c'è posto di frontiera a nord, non si può passare, oltre il deserto bianco arrivano solo i mezzi militari che rimangono qui a cuocersi anche sotto la fornace di maggio. 

Mandvi -  Vijay Vilas Palace
Puoi solo virare a sud per raggiungere quel mare che rimane la ragion d'essere di questo mondo fatto di fango secco e di salsedine. Un centinaio di chilometri e arrivi a Mandvi, uno dei tanti piccoli porti che un tempo costellavano le rive del mare Arabico, la via della spezia percorsa da Marco Polo durante il suo viaggio di ritorno. Qui respiri quell'aria araba di questa parte di mondo, fatta di commercio, di suk affollati, di calura soffocante. Quasi sulla spiaggia poco lontano dalla città il palazzo del locale Maharao, il signorotto di questa piccola regione, vuole mostrare lo sfarzo del potente che conosce anche il resto del mondo e quindi costruisce il suo palazzotto di piacere riempiendolo di richiami a quell'esotico occidente, visitato e sognato come massimo dello sviluppo possibile. Pur nelle sue linee tradizionali, mostra uno stile da casa di campagna inglese. Nell'interno, la raccolta di mobili europei rimane lì a prendere polvere mentre dal tetto arriva l'odore del mare al di là della linea di palme che separa il frutteto dalla spiaggia. Credo che adesso la famiglia intera preferisca starsene in qualche località esclusiva dell'Europa o dell'America, lasciando spazio alle torme di turisti locali che si aggirano salendo le larghe scalinate e sognando la vita sfarzosa di un secolo fa. 

Gli antichi cantieri
Quando torni in città il budello del bazar ti fagocita subito nel traffico convulso tra antiche porte e bugigattoli polverosi che ricordano i vicoli di Stone Town a Zanzibar, i vecchi suk degli emirati, le stradine calcinate dal sole delle città della costa yemenita. Fatichi a camminare detergendoti il sudore che scende copioso anche pensando che questo è il periodo più fresco dell'anno. Le tracce di un fiume inaridito corrono ancora in sinuosi percorsi sul fondo di un larghissimo alveo, prima di scivolare nel mare. Era la zona portuale e se lo risali verso l'interno vai a scoprire l'estrema delle stranezze di questo mondo. Nel periodo d'oro della città, questo era la parte del porto dove sorgevano i cantieri in cui venivano costruite le famose navi di legno che poi navigavano per il mare Arabico trasportando le ricchezze del paese, spezie verso nord, cavalli verso l'India, avorio e schiavi dall'Africa verso Oriente. I mastri d'ascia di Mandvi erano famosi per riuscire a costruire i giganteschi doha lunghi oltre venti metri senza l'uso di chiodi, ma con il solo sistema degli incastri. Ora lungo le rive in secca trovi ancora decine di navi quasi finite o a metà costruzione, abbandonate da decenni alla vendetta del tempo. 

Doha abbandonati
Lunghe travi annerite dall'umidità del monsone spuntano dalle murate a pungere il cielo, assi contorte, legni colossali dalle basi sostenute da file di cunei, enormi arche di Noè che ancora paiono pronte per la finitura. Di altre invece solo lo scheletro secco e infragilito rimane sulla riva cosparsa di immondizie, tra branchi di cani randagi che vi cercano riparo. Un triste senso di abbandono di tempi andati gloriosi, quando arrivavano gli emiri e ingordi pirati a comprare i navigli famosi. Ti pare di ascoltare ancora un colpire di asce che frantumano assi e tronchi secolari per ricavar fasciame, immagini centinaia di uomini che trasportano, tirano funi, alzano carrucole, par di sentire ancora il triturar di seghe e tonfi di tronchi enormi che dalle foreste indocinesi vengono a trovar qui la loro morte gloriosa, dove invece non rimangono che spettri fumosi di un mondo finito da tempo. Lo spettacolo dal lungo ponte che attraversa il Rukhmavati per ritornare a Bhuj, intristisce l'animo, come la visita di tutti i luoghi decaduti che ancora portino su di sé i segni di un passato importante. 

Il Prag Mahal
Anche Bhuj però, la capitale del Kachch, è una città in completa decadenza. Un agglomerato di case e palazzi di cui intravedi ancora le tracce della ricchezza e dello splendore architettonico sotto la polvere, la sporcizia e le rovine che rimangono qua e là senza che nessuno abbia la volontà o la possibilità materiale di metterci le mani. Già attorno all'antico lago che fungeva da serbatoio di acqua una serie di rovine di templi abbandonati, lasciano immaginare un passato di splendore con le loro cupole di arenaria rossa dietro barriere di fili spinati essi stessi ormai consumati dalla ruggine del tempo. Un vecchio matto seminudo si frappone tra capre e maiali, nel viottolo dello scolo dei liquami che scivola nello stagno, impedendoti di tentare di raggiungerle. Ma è dentro quel che rimane delle mura del forte che ancora sorge al centro della città che puoi vedere le vestigia di un passato fatto di ricchezza e di ricercata raffinatezza. Tutto il palazzo antico ormai semidistrutto ed inagibile circonda il piazzale centrale dove adesso si ammucchiano tuktuk e motocicli sgangherati in cerca di clienti, tra vacche e randagi dagli occhi bassi e umidi. Sui muri diroccati si affacciano i bovindi traforati di pietra più raffinati ed eleganti che ho visto fino ad ora. 
I colori dell'India

Portali scolpiti e cupole ormai sfondate, forse il sito era abbandonato già più di un secolo fa. A fronte il nuovo palazzo costruito alla fine dell'700 con lo stile di un palazzo-chiesa nordeuropeo da un Maharao viaggiatore che aveva visto il mondo ed era affascinato dalla civiltà occidentale. Proprio nel periodo in cui l'Europa era presa dall'orientalismo e dalle chinoiseries, qui per straordinario ed inatteso contrasto, trionfano piastrelle blu di Delft, lampadari veneziani, teste impagliate da castello inglese, litografie nordiche. Cammini in saloni dai muri scrostati evitando di calpestare calcinacci caduti da soffitti che mostrano i cannicciati soprastanti, mobili polverosi e svergoli, quadri storti e tappeti corrosi dalle tarme, animali impagliati cosparsi da escrementi di piccioni. Una spettacolare atmosfera di totale decadenza avvolge i saloni, i corridoi, le balconate. Sulle terrazze puoi vedere i tetti spioventi con i contrafforti falso gotici segnati da crepe larghe una spanna che sulla torre dell'orologio ha lasciato il terremoto come ultimo ricordo. Poi per ritrovare l'odore dell'India ributtati nei vicoli del bazar aperto fino a tarda notte e respira profondamente, non c'è dubbio, la tua sete d'India rimarrà appagata. .

Mandria di zebù

SURVIVAL KIT

Templi di Bhuj
Hotel Gangaram & Guest House- Darbargarh Chowk, Malisheri - Bhuj - Hotel molto modesto, ma anche economico. 1200 R doppia con AC (1000 senza AC). Camere molto piccole ed estremamente spartane al contrario della hall. I servizi lasciano molto a desiderare. Niente cambi o pulizia stanze. Wifi a pagamento. Il proprietario, il sig Jethi è un tipo sveglio e molto particolare e gentile. Il lato positivo è che è proprio dietro i palazzi storici e in pieno bazar, quindi comodissimo per girare a piedi anche dopo cena. C'è un piccolo ristorante che a prezzi molto bassi (100/200 R) serve discreti piatti locali molto speziati, io ho avuto un pollo tandoori ustionante ma buono.

I bovindi del Rani Mahal
Darbargarh - Forte di Bhuj, Da vedere il Rani Mahal, antico palazzo del 600 in rovina chiuso dalle magnifiche finestre dello zenana che si affacciano sul cortile. I magnifici pezzi del museo dell'Aina mahal (20 R + 50 x foto), risistemato da poco  sono invece di un tale fasto con la loro profusione di argenti, miniature e pezzi antichi da offrire un'idea dello splendore dell'epoca. Altrettanto interessante il Prag mahal, (30R + 50 x foto)palazzo di fine 700 costruito in stile europeo, con mobili e pezzi europei all'interno in totale decadenza ed in attesa di trovare fondi per il restauro. Dalle terrazze e dalla torre bella vista della città e degli altri due palazzi situati all'interno del forte. Interessantissimo il vicino bazar, specialmente alla sera.

Mandvi - Sul mare a circa 50 Km a suud di Bhuj. Antica città portuale dall'animatissimo bazar. Da vedere l'antico porto fluviale con gli scheletri delle navi di legno gigantesche (doha) che venivano ordinate da tutta l'area degli emirati fino a Zanzibar. A 7 km dalla città non perdere il Vijay Vilas Palace, palazzo d'estate degli anni '20 del locale Maharao, molto elegante, un piano è chiuso perché ancora utilizzato dalla famiglia. Intorno frutteti ordinati e poi la spiaggia attraverso la quale si può raggiungere la città. Bella vista dalla terrazza. Naturalmente a fianco c'è anche un lussuoso hotel Heritage.

Il venditore di borse


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