venerdì 15 gennaio 2016

Gujarat 8: Girnar Hill







Abinath è un sadhu di lungo corso. Lo vedi subito che non è un improvvisato che si mette sulla strada per battere soldi ai turisti, probabilmente è uno che ci crede davvero. La bocca piegata in un mezzo sorriso, i capelli rasta raccolti a crocchia, alti sul capo, la veste rosso sbiadito, lacera in molti punti, gettata sulla spalla e un lungo bastone in mano e, particolare importante, senza il telefonino in mano come tutti i suoi compari seduti qua e là sulla strada in salita che porta alla Girnar Hill. Non chiacchiera neanche volentieri e non gli va di essere fotografato come gli altri invece, che quasi si mettono in posa, facendo finta di non accorgersi della tua presenza, anche se questo lo sente come un piccolo fastidio in fondo, come se una mosca continuasse a posarglisi sul viso, al massimo fai un cenno della mano per mandarla via, ma senza neppure mostrare troppa irritazione, se no che santone sarebbe, visto che è in cerca del sereno distacco dalle passioni terrene. Lo smartphone lo ha buttato in un fiume l'anno scorso, così ti racconta almeno, liberandosi finalmente da uno degli ultimi segni di attaccamento a questo mondo. La cicatrice che ha sulla fronte si increspa un po' al ricordo, forse non ha ancora compiuto il percorso spirituale al completo.


Guarda con sguardo compassionevole, gli occhi socchiusi dal taglio orientale, le decine di suoi emuli, di qua e di là della via del pellegrinaggio, seduti in crocchio o appollaiati su sedie malferme ai bar di strada, che ridono tra di loro compitando sui tasti degli schermini. Ne hanno ancora di cammino da fare per abbandonare la terribile altalenanza delle rinascite. La collina, dietro, domina la città, sorta ai suoi piedi per campare sulla pelle dei tanti pellegrini che vengono qui a percorrere i 10.000 gradini di questo sacro monte per raggiungere il complesso di templi Jain che ne occupano la cima. E' una delle tante vie sacre del mondo che una folla multicolore percorre senza sosta ambendo alla richiesta di grazie oppure semplicemente per una devozione che ti impone di fare queste cose almeno una volta nella vita. Questa è particolarmente lunga e faticosa, qualcuno, anche qui si è organizzato per trasportare a forza di braccia, su malfermi bilancieri, i fedeli meno motivati, quelli che, va bene la devozione ma senza troppa sofferenza. Insomma ci crediamo e vogliamo fare il nostro dovere, ma prendiamola come una gita fuori porta, senza dover schiattare ad ogni costo.


Tuttavia anche in questo deve esserci giustizia, così se vuoi usufruire del dholi per non sottostare alla fatica della salita sotto il sole che diventa subito cocente e crudele, devi sottostare ad una sorta di esame preventivo ad occhio, poi se appare con evidenza che il tuo peso complessivo supera i 70 chili, devi sottostare all'umiliazione della pesatura su una bilancia dalle grandi proporzioni e pagare un giusto sovrapprezzo. D'altra parte questo è un rito antico a cui sottostavano nawab e raja una volta l'anno, poi però l'altro piatto della bilancia veniva riempito di gioielli e pietre preziose fino a pareggio. Altri tempi si dirà, ma come in tutti i luoghi sacri dove si aggrega il business del pellegrino e le costumanze seppur diverse hanno sempre lo stesso fine, quello di scucire soldi a chi arriva, carico di aspirazione al trascendente. La lunga fila di sadhu in fondo, è qui anche per questo oltre che per sentirsi più vicino alla divinità. Ce ne sono a decine e li vedi radunati al mattino presto, l'ora in cui la massa parte per la salita, accoccolati a gruppi ai lati della strada, aspettando qualche offerta e distribuendo stanche benedizioni. E' tutto un caleidoscopio di rossi, arancioni, gialli carichi e altri dei più vecchi, un po' sbiaditi. I più si scambiano opinioni o chiacchierano tra di loro certamente di problemi metafisici e diatribe religiose, sorbendo un thé al latte e cannella e mandando sms ai conoscenti lontani. 

Intorno intanto hanno già aperto le bancarelle di materiali sacri e di generi di consumo alimentare. Donne con cesti di frutta e friggitori sono già all'opera di primo mattino, cercando di tenere lontano dai banchi le vacche più insistenti che cercano cibo tra gli scarti. Un grasso commerciante con i capelli avvolti in una fascia colorata e una candida barba incolta, utilizza uno spruzzatore applicato opportunamente per la bisogna ad una bottiglia di Sprite, non si sa bene se per dare refrigerio o per togliersi di torno una grande pezzata marrone dalle corna ritorte che continua a gettare il muso da un vicino banco di verdure alla sua esposizione di collane e pendenti. I venditori di chincaglieria varia, nascosti tra montagne di braccialetti, orecchini, pendenti da naso e cavigliere, stanno lì come falchetti assediati da gruppi di donne che rimirano i quintali di latta dorata e di plastica multicolore sparsa ordinatamente sul banco e appesa per categoria ad assicelle di legno. Il venditore di betel intanto, si arriccia i baffi, arrivano i clienti e bisogna essere in ordine. Il rutilare dei colori, le sfumature dei rossi mattone delle tuniche, le barbe incolte che si aggrovigliano sul petto, confondendosi con le treccine rasta, gli occhi stanchi che ti guardano passare è una sfilata di soggetti che ti crea un tic nervoso al dito, stretto sul pulsante di scatto. Anche se ti defili in qualche angolo però decine di occhi ti continuano ad osservare con sussiego. Scatta, scatta pure straniero, se questo ti fa felice, noi intanto rimaniamo qui a guadagnarci il nirvana. 



SURVIVAL KIT
Girnar Hill - Famoso luogo di pellegrinaggio a circa 10 Km da Junagadh. Ci si può arrivare anche in taxi o tuktuk dal centro città se non disponete di un vostro mezzo. Fa parte delle classiche salite ai sacri monti anche se è meno famosa di Palitana in quanto i templi sulla cima della collina, appartenenti a tutte le diverse varianti dell'hinduismo, jain compresi, non sono particolarmente importanti dal punto di vista architettonico. Comunque se volete sobbarcarvi la salita dei 10.000 gradini, partite molto presto perché qui il caldo è molto forte in ogni stagione. Comunque per i pigri ci dovrebbe essere una strada carrozzabile che consente di evitare quasi metà dei gradini. Disponibili, se ne avete il coraggio, i portatori con i dholi portati a spalla a un costo di 5000 R a persona, salvo sovrapprezzo di altre 1000 se pesate più di 70 Kg. Ma la parte più interessante è costituita dal mercato nella cittadina alla base della collina dove inizia il cammino dove al mattino presto si radunano decine di sadhu (uomini santi) molto coreografici che vivono nelle grotte attorno al monte. Discrezione nel fare foto, ma molti di questi si dimostrano molto disponibili e orgogliosi del proprio aspetto. Potrete sicuramente fraternizzare con i gruppi di pellegrini di certo sorpresi nel vedere facce straniere in zona poco frequentate dai visi pallidi. Un importante Mela si svolge a fine gennaio.




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

2 commenti:

Ciccola ha detto...

Non ho capito, ci sei andato a piedi o ti sei fatto portare?
Racconti di posti così lontani e a me sconosciuti che mi sembra un romanzo o una favola. Per come sono fatta penso che mi prenderebbe un senso di smarrimento e allo stesso tempo sarei alla ricerca di una pace interiore che forse posti come questo sanno dare. O magari mi soffermerei troppo sull'aspetto turistico e ci troverei un pizzico di "fasullo " che mi darebbe fastidio. Non so, con questo viaggio mi stai confondendo! Mi sta venendo voglia di verificare di persona, anche se non credo di essere ancora pronta per un'esperienza del genere.

Enrico Bo ha detto...

ahahah, né l'uno né l'altro, sono andato solo alla base della collina da dove parte il pellegrinaggio e dove in effetti si radunano tutti questi personaggi molto interessanti, ma né io né i miei compari eravamo interessati ad arrivare ai templi che non sono particolarmente entusiasmanti (come quelli di Palitana per intenderci. Per questa escursione avrei dovuto programmare un giorno in più e a forza di aggiungere mi sarei dovuto fermare 2 mesi invece di uno! Comunque guarda che io ho la tendenza a colorire molto quando scrivo, in realtà l'India (il Rajastan in particolare e un po' meno il Gujarat) sono aree molto turistiche dove viaggiare è molto facile. Per chi come te è abituata a viaggiare fai da te, ti assicuro che sarebbe una burletta.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 104 (a seconda dei calcoli) su 250!