domenica 16 settembre 2018

Lungo la Route Napoleon



Lasciando la Cote

E così abbiamo lasciato il mare anche per quest'anno, un ultimo bagno tanto per portarsi dietro il piacere della salsedine ancora per un po' e poi via a scavalcare l'arrière pays del mentonese ed a risalire la meravigliosa ed immaginifica route des Alpes, lungo il corso del Var. Montagne selvagge, gole profonde e scorci di un'Alpe solitaria e spopolata che mi ricorda il viaggio dell'Ussaro sul tetto versole Alpi. Ma quanto è bella 'sta Francia, così dolce, così tranquilla e solitaria, almeno in questi paesi del sud dalla luce infinita. Una breve sosta a Entrevaux, un paese arroccato con le case le une attaccate alle altre che si confondono con la gialla roccia sottostante, che sembra cascare sul torrente che erode il monte da sotto. Un piccolo ponte che lo scavalca e poi puoi rimanere in su a guardare stupito la rocca in cima alla montagna, un'altra delle meraviglie del Vauban, che i nostri cugini transalpini tanto amano. Tutta li pareti del monte sono segnati da uno zigzag che sembra tracciato a matita, di perfezione assoluta, per raggiungere quella vetta turrita che per ilsoldato doveva essere pena da sopportare anche senza che il nemico fosse alle porte. 

Pochi chilometri ancora lungo una strada che scavalca  monti e pareti che sembrano affettate da una mano gigante e che mostrano i nudi strati dei milioni di anni, a volte diritti, altre contorti e rivoltati come se una mano gigantesca li avesse schiacciati gli uni contro gli altri, altre ancora quasi verticali come se la roccia fosse stata sollevata da una forza disumana e dissennata che poi li ha lasciati così,rivolti verso il cielo a chiedere finalmente pace. Dopo Castellane ecco che comincia una delle meraviglie di questa terra; il Verdon un fiumiciattiolo dalle acque scarse ed azzurro verdi a cui non daresti quattro soldi, ha scavato delle gole lunghe quasi venti chilometri, per una profondità che arriva ad oltre 700 metri. Ti affacci alle balconate che trovi lungo la corniche sublime che ne percorre uno dei lati e resti senza fiato, un poco per le vertigini che ti prendono a guardare da sopra in giù quelle pareti verticali che sprofondano nel baratro, un poco a seguire le curve del nastro verde smeraldo che dipingono il fondo, seminascoste tra querce e conifere, tra cespi di lentisco e foreste fitte e quasi impenetrabili. Davvero un grande spettacolo che meriterebbe untempo più importante, magari per fare tutto il percorso da sotto con la barca, fino ad arrivare al lago celeste che alla fine ti accoglie quando esci di colpo dalla gola.  

E poi via verso il nord fino a raggiungere la route Napoleon  circondati dagli sterminati campi di lavanda di cui ormai rimangono soltanto le file senza fine di cespi tosati e ormai privi della loro stupenda colorazione odorosa. Ancora uno strappo fino a Sisteron che domina la strada con la sua roccia strepitosa. Poi bisogna trovare un riparo per la notte ed allora risaliamo una altra gola, quella della Méouge, assolutamente misconosciuta, ma anch'essa di straordinaria bellezza (me la voglio davvero rivedere con calma domani mentre riscenderemo il vallone), fino a Barret les Bas, quattro case di pietra con un albergotto di paese, l'hotel de la Méouge appunto, dove con 45 € abbiamo una ottima camera e soprattutto un ristorantino che è assolutamente incomprensibile come si sia piazzato qui inmezzo al nulla. Infatti c'erano quattro clienti noi compresi, in una raffinata sala dalla intonazione orientale, molto elegante, dove abbiamo avuto delle magnifiche costolette di agnello con perle di aceto, patata al sesamo con crema e melanzana,  oltre all'amuse-bouche di tartare di gamberi rossi con scaglie di parmigiano ed estragon, da gran cucina. Vai a capirli 'sti francesi!
 


Tutte le foto sono di T. Sofi

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