sabato 19 ottobre 2019

Per i vicoli di Sana'a

Sana'a , Yemen - agosto 77


Un torrido agosto quello del '77, eppure nelle strade di terra di Sana'a, c'era, nei punti più affossati una certa fanghiglia collosa di terriccio rosso, dello stesso colore delle case da cui certo si indovinava il materiale di provenienza. Certo era un problema tenere gli occhi in basso per cercare di non finire proprio in quella più spessa, mentre lo sguardo invece, non voleva saperne di smettere di correre in alto ad ammirare una facciata dopo l'altra, passando sulla trina di archetti contornati di bianco e sormontati dalle fessure da cui trapelavano i colori dell'alabastro. Quella meraviglia stava lì, sovrastandoti dall'alto e invitandoti a procedere per i vicoli sempre più in là per vederne ancora e ancora, sempre più belli e diversi. Quella appariva come una città fatata, dove da ogni porta uscivano suoni di favole antiche, di ladri scaltri e veloci, di pirati che solcavano le acque del golfo, di principesse avvolte in veli trasparenti. 

Se c'è un luogo dove in ogni pietra, in ogni muracciolo sfatto, in ogni stanza piena di penombre colorate, senti lo spirito delle mille e una notte, è qui tra queste case dove, quasi nascoste dai vicoli più stretti, si aggirano figure nere come spettri che frusciano la pesante veste sul terreno polveroso e lunghi i fianchi crepati delle case. Case che forse oggi dopo più di quaranta anni non esistono più devastate dalla furia dell'uomo che sembra volersi accanire sempre dove più c'è bellezza, dove maggiore è il segno della forze della mente di un altro uomo, nemico, diverso e opposto, forse spesso invece più simile a sé dello stesso fratello. La violenza che vuole cancellare la bellezza proprio per quello che significa, con la sua superiorità innata sull'ignoranza, che sempre ha la pretesa proterva di governare il mondo e non si ferma prima di esserci riuscita. La lurida forza del male che avanza, seguita da orde festanti che le corrono dietro agitando vessilli, gridando slogan, cantando inni che chiedono la benedizione di qualche dio qualunque, a chiedere soltanto di essere ricordate dalla storia per avere distrutto qualche cosa. 


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