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giovedì 18 aprile 2019

XIII giornata di istruzione AMAP

Tori piemontesi da riproduzione

S. Fiorenzo - La volta
La giornata di istruzione di aprile organizzata dall'Associazione del Museo dell'Agricoltura del Piemonte, si è svolta ieri nell'Alta Langa, un territorio di grandissimo interesse, diventato ormai a pieno titolo Patrimonio Mondiale dell'Unesco. L'interesse di questi luoghi parte ovviamente dalla straordinaria bellezza paesaggistica data dall'alternarsi delle colline ricoperte di ordinatissimi oltre che pregiati vigneti, ma presenta allo stesso tempo un insieme di temi enograstronomici che si sono sviluppati in modo esponenziale negli ultimi anni, rendendola un'area tra le più conosciute al mondo proprio per le tante eccellenze che conserva come uno scrigno prezioso. Dunque l'itinerario di ieri è partito dalla visita al centro dell'Associazione Nazionale Allevatori Bovini Piemontesi, che ospita da qualche anno anche il primo museo dedicato ad una razza bovina, quella che tutto il mondo ormai riconosce come la migliore in assoluto per la qualità della carne prodotta. Attraverso una ben esposta serie di oggetti e di immagini, si può percorrere il cammino di questa razza bovina sviluppatosi interamente nel secolo scorso fino all'ottenimento degli attuali risultati, una delle carni migliori del mondo sia in termini organolettici che qualitativi dal punto di vista salutistico (quantità di grasso, colesterolo, ecc.), che la rendono unica soprattutto per l'uso a crudo.

L'inferno
Bisogna ricordare che siamo a Carrù, città nota dappertutto in particolar modo per la sua fiera del bue grasso che celebra un dei piatti più famosi del Piemonte, il bollito alla piemontese. Nel museo, su prenotazione di gruppi, vengono anche organizzati assaggi. Di grandissimo interesse è poi stata la visita delle stalle dove vengono allevati i tori da riproduzione, per la raccolta del seme che viene congelato e inviato poi in tutto il mondo. E' importante notare come questa razza sia il prodotto di una intensa ricerca di miglioramento gentico, l'unico modo (assolutamente innaturale, come tutta l'agricoltura e l'allevamento fin dalla notte dei tempi) in grado di garantire lo sviluppo intelligente e  realistico del settore primario, con buona pace dei culturi del "natural teo bio". Il secondo appuntamento della giornata è stata la visita di un piccolo e poco conosciuto gioiello artistico, nascosto tra le colline vicine a Bastia di Mondovì, la cappella cimiteriale di San Fiorenzo, una chiesetta del XIII secolo che nasconde al suo interno un ciclo pittorico di affreschi molto ben conservato. Questa biblia pauperum, creata dalla mano di diversi artisti, tra i quali il noto Canavesio, che operarono qui verso la fine del 1400, raccontano in quadri successivi, come fossero un meraviglioso fumetto, vite di santi, storie di Cristo e dei Vangeli apocrifi ed infine due grandi superfici a tutta parete, le delizie del paradiso e le pene dell'inferno, monito terribile per le torme di viandanti e pellegrini che qui si fermavano, percorrendo una dei tanti rami medioevali della via per Roma.

Ilmiracolo del grano
Le immagini sono davvero bellissime e ben leggibili e fanno di questa cappella un unicum davvero importante ed imperdibile, se farete un salto da queste parti. La trattoria del Peso poi, aperta ininterrottamente dal 1912 a Belvedere Langhe dalla famiglia Schellino, ha provveduto a far ben comprendere cosa significhi un menù assolutamente tradizionale, coi classici antipasti piemontesi, dal vitello tonnato alla battuta alcoltello, visto che si discuteva di carni di eccellenza, seguiti dai famosi e assolutamente deliziosi plìn dalla sfoglia sottilissima, seguiti da un roast beef sapido e convincente, accompagnato da un semolino dolce al sentore di arance. Un assaggio di dolci altrettanto tipici, dalla panna cotta classica alla torta di nocciola, altra eccellenza di queste parti, con il sanbajùn, (grande santo piemontese, assieme a Sant'Onoré) spesso e delicatissimo, ha completato la sperimentazione gustativa, lasciando spazio al pomeriggio alla visita di una cantina (e come avremmo potuto mancare a questa esperienza nelle Langhe?) dal grandissimo nome, quella dei Ceretto, nome fondamentale nella geografia dei grandissimi Baroli. Situata alle porte di Alba, la Tenuta Monsordo Bernardina è storicamente legata alle vicende amorose di Vittorio e della Bella Rusìn, ma è ormai diventata il centrologistico e di rappresentanza di questa azienda nota in tutto il mondo come produttrice di vini, soprattutto Barolo e Barbaresco di altissima qualità.

Cantine Ceretto - La bottaia
Oltre alle cantine spettacolarmente restaurate e contenenti la bottaia dell'azienda, che fanno bella mostra di sé tra le volte di mattoni a vista mantenute a temperatura ed umidità costante, dal 2009, è stata arricchita con una installazione permanente, il cosiddetto Acino, un globo trasparente che si affaccia sulla spettacolare valle tra le colline circostanti, ricoperte di trenta ettari di vigneto, dal quale potrete ammirare il panorama circostate. E' seguita come logica vuole una degustazione del Blangé, il loro noto marchio di Arneis, molto convincente e di un Barolo. L'azienda si è lanciata anche recentemente nella produzione della nocciola tonda gentile piemontese, per la produzione di dolci e torroni, altra caratteristica della zona. Inoltre da tempo la produzione di questo marchio si è indirizzato verso un tipo di produzione biologica e recentemente sta operando anche nel campo della biodinamica, evidentemente sensibile alle richieste di un mercato molto orientato in queste direzioni. Sapete come la penso al riguardo e pertanto non mi dilungo in merito. In ogni caso la visita delle cantine e gli splendidi scenari dei vigneti circostanti sono uno spettacolo assolutamente imperdibile che consiglio assolutamente di fare, quando avrete voglia di girare così, senza mete precise, tra queste colline di una bellezza commovente, sia se avrete come noi una bella giornata di sole, sia se sarete accompagnati dalle brume fatate d'autunno. 

Paesaggio di Langa

SURVIVAL KIT

S. Fiorenzo
Museo della razza Piemontese - Presso Anaborapi - Carrù - Aperto 2° e 4° domenica del mese (ingresso 6 Euro) o per gruppi su prenotazione (4 Euro)

S. Fiorenzo -  In locapità San Fiorenzo, davanti al cimitero, a poca di stanza da Bastia. Aperta per cerimonie religiose e suprenotazione per gruppi. 

Cantine Ceretto - Tenuta Monsordo Bernardina - Località S. Cassiano 34 - Alba. Telefonare per levisite e la degustazione (per i cru a partire da 10 Euro al bicchiere). I Baroli e i Barbareschi vanno dai 50 Euro in su, il Blangé, sui 16. Cantina mirabile.



Una chiesetta a Belvedere delle Langhe


Vigneti Ceretto
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venerdì 16 novembre 2012

Un giorno a Mondovì.

Langa.

Verdure in bagna cauda
Una piccola gemma occhieggia muta ai margini della pianura, punta estrema in cui si consuma la Langa, circondata più in là dalla presenza di montagne vere. Mondovì ti aspetta per offrirti regali diversi, oltre al piacere che ti concederà lasciandosi visitare, come una dama piemontese che ti ammette al suo salotto un po' provinciale, un po' esclusivo. Già l'arrivarci ti riempirà di gioia gli occhi, in una giornata autunnale dove il sole dona colori che solo gli artifizi complessi di Photoshop riescono a ripetere. Le vigne ormai spoglie paion tavolozze dove l'artista ha appena sparso gocce di paste diverse, prima di mescolarle  e decidere quale tinta stendere sulla tela. Verdi, gialli, rossi vivi e primari, si accalcano intorno ai paesi messi a cavalcapoggio sui crinali dolci e continui. Dietro, fa da barriera al pastello del cielo, la catena ormai candida dei picchi alpini. Eccola la cittadina divisa in due dal bosco carico di foglie morenti che si schiude appena passato il fiume, lasciandoti camminare sugli acciottolati che man mano conducono alle vie più nascoste, alle piazzette intime e schive con i loro negozi dalle insegne antiche, dalle facciate dei palazzi che bene ricordano che questa è città dall'importanza passata notevole e che ancora  resiste a non sfiorire. Fai un balzo con la funicolare fino   al quartiere Piazza, rinserrato sul piccolo pianoro alto e subito il Belvedere, con  la sua torre unica, ti sbatte in faccia un visuale mozzafiato di piana e colline che invoglierebbe qualunque condottiero all'insediamento e al possesso di questa terra, figuriamoci ai turisti nordeuropei adusi ai vantaggi che concede lo spread

Agnolotti al Castelmagno 
Cinghiale.
Le facciate attorno all'Agorà centrale digradante, raccontano di ricchezza antica e di stratificazioni successive; le chiese ti parlano di una comunità grande e vigorosa e quando sali le scalette anguste della vecchia casa che fu il ghetto degli ebrei monregalesi, arrivi alla piccola e nascosta Sinagoga che solo l'ultimo tetto separa dal cielo, con i suoi antichi banchi di legno e gli spazi angusti se pur sufficienti a quella piccola comunità ormai scomparsa, così lontana dalla ricchezza e fasto di quella di Casale o di Alessandria, anche se più accogliente all'apparenza, di quella quasi spoglia di Cherasco, un poco ti stringono il cuore. Quasi ti spiace scendere in basso, ma al nutrimento della mente e degli occhi, bisogna unire quello indispensabile del corpo, che l'uno senza l'altro male si compiono e questa è una terra che sa davvero darti molto anche sotto questo aspetto, oggi più che mai. Dunque se vi capiterà di passare da queste parti, viandanti che necessitano di un boccone in via, potete sostare un poco al Ristorante Tre Limoni d'Oro, proprio sulla piazza Battisti, che vi accoglie dopo il ponte. Questo ristorante appagherà in particolare gli amanti della vera tradizione piemontese a partire dal locale di classico stampo ottocentesco. Quindi come ovvio una serie di antipasti del passato, timballo di trippa, tortino di melanzane e frittatina calda alle erbette, verdure di stagione con bagnacauda gentile e saporosa e battuta di fassone al coltello che piacerà soprattutto a chi la ricorda come piatto del passato, molto ben condita e macerata a lungo in olio, limone, senape, aglio, pepe e sale, quando si amavano i gusti decisi eppure armonici, non per seguaci di una cucina moderna e un po' più fighetta, che la lascia quasi scondita per puntare soprattutto al gusto della carne (scelta assolutamente non disprezzabile ma diversa). 

L'inferno
Per il primo vi consiglio dei sontuosi agnolotti di Castelmagno al tartufo nero, decisamente il piatto top del pranzo, seguiti da un buon civet di cinghiale con polenta fritta, anche questo pensato per i palati decisi dei commercianti di bestiame che concludevano qui la loro mattinata di lavoro. In alternativa per le signore, rollata di coniglio e verdure decisamente più soft  e di accattivante aspetto. Ovviamente se vi capita non perdete il bollito misto ricco e diversificato come ci si aspetta in questa landa, paradiso dei ghiottoni. Al dolce cullatevi nei più classici bunet, panna cotta e pera al vino. Un pasto dai sapori decisi che richiede un adeguato dolcetto di Dogliani dal corpo ricco e dalle tante sfumature che bene amalgamano questa cucina langarola, con un conto finale al di sotto dei 30 euro, con un rapporto qualità/prezzo decisamente favorevole. Se ce la fate a staccarvi da questa zona di piaceri, sulla strada del ritorno fermatevi un'oretta a Bastia, sulla antica via del sale (forse lastricata di acciughe) per rimanere a bocca aperta appena superata la porticina delle anonime e bianche mura esterne di San Fiorenzo. Una lunga navata completamente ricoperta  di affreschi del quattrocento piemontese dai colori così vivi e dall'incredibile stato di conservazione, che vi assaliranno con le descrizioni puntuali dei supplizi infernali, le gioie del paradiso, teorie di martiri e santi e storie bibliche e medioevali, così ricche di particolari e spunti, da renderle specchio ed epitome impagabile della vita del tempo. Una visita da non mancare che vi concilierà la digestione, facendo trascorrere un po' del tempo necessario a non incorrere nelle procelle dell'etilometro.



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