lunedì 11 dicembre 2017

Usa 15 - Il fiordo di Saguenay


Il parco di Saguenay



Il fiordo di Saguenay

Dopo la mezza delusione baleniera, il programma sarebbe quello di risalire il fiordo formato dal fiume Saguenay e l'omonimo parco che ne occupa le rive, una bellissima foresta che ricopre le sue coste a volte ripide e contorte. Una unghiata profonda che risale verso nord ovest il territorio del Quebec fino al lago Saint Jean. Qui ormai si sono dispiegati in pieno tutte le sfumature di colore che la stagione impone e la varietà di essenze forestali impiegano completamente la tavolozza a partire dai verdi cupi delle conifere fino a tutta la varietà di gialli delle latifoglie ed infine alla gamma dei marroni, mentre i rossi degli aceri stanno cominciando a conquistare il campo per il finale ultimo show dell'anno prima della caduta della neve. Un paesaggio completato magistralmente dalle venature blu dell'acqua che fa capolino continuamente tra i rami degli alberi dietro le curve della strada, nei bracci minori laterali formati da piccoli corsi d'acqua e da una miriade di laghetti iconograficamente oleografici, da cartolina insomma. Se spunta un raggio di sole, tutti i colori si ravvivano di colpo come illuminati da un filtro di photoshop, le sfumature si magnificano e si moltiplicano al'infinito. 

Laghetti
Quando invece la pioggerellina continua, fredda e fastidiosa scende da un cielo uniformemente grigio, tutto si appiattisce, così come la voglia di  scendere e fare quattro passi tra i boschetti fino alle rive morbide che ti portano a contatto con l'elemento liquido. Tante stradine laterali conducono attraverso gallerie di fogliame colorato a case isolate o gruppi di piccole costruzioni di vacanza fatte di tronchi come nella più classica tradizione delle casette in Canadà, come recitava una canzone dei miei tempi. Vedi ancora qualcuno che evidentemente ama passare le sue vacanze in questi boschi selvatici e allo stesso tempo gentili, anche se la sensazione è che si stia cominciando a sbaraccare. L'ambiente certamente non è mai stato così bello, neppure durante la breve estate, ma sta arrivando l'inverno, le temperature cominciano a scendere, i camini ormai fumano di continuo anche durante il giorno ed è ora di caricare le macchine e sbarrare le porte per tornare in città, che poi magari è un altro paesino di quattro case, lasciando spazio libero al bosco ed ai suoi abitanti abituali, che non badano alle stagioni. Le teste dei caprioli e chissà di quali altri soggetti stanno ormai sempre più di frequente, facendo capolino dietro i tronchi e brucano l'erba tra le canoe ormai ritirate sulla riva erbosa. 

Affluenti laterali al fiordo
Il Sainte Marguerite è un affluente secondario del Saguenay, che scava nel fianco del monte una stratta fenditura e termina nel fiordo principale con un porticciolo grazioso, circondato da casette di legno con qualche struttura turistica. Peccato che piova, ma qui davvero la sensazione di paciosa tranquillità ti inviterebbe a rimanere almeno un poco, a goderti l'ambiente, chi sa, a prendere un'imbarcazione per pagaiare lentamente tra i riflessi degli alberi nell'acqua scura che si colora ad ogni spazio delle sempre diverse sfumature circostanti. Un mondo molto slow tanto per seguire il mood del momento. Ma l'altra acqua, quella che cade dal cielo con costante tediosità, non concede tregua e allora conviene proseguire verso il lago principale, una vastissima superficie di acqua in un ambiente ormai piatto in cui una forma di agricoltura estensiva ha preso il sopravvento sui boschi e l'uomo, essere estraneo e divoratore di spazi che ne ha ormai conquistato il predominio, pur essendo presente in misura apparentemente non invasiva. Si vedono fattorie sparse su un territorio piatto e solo leggermente ondulato dove indovini grandissime superfici coltivate. 

La V dei migratori
Le patate, le oleaginose o i cereali, tanto vituperati da un becero ed ignorante battage che impazza a casa nostra, senza sapere o forse neppure sospettare che, privati di questa fonte, non mangeremmo un pane decentemente lievitato. Ma ognuno si bei pure liberamente delle proprie certezze talebane, in fondo il mondo va avanti lo stesso. Pur essendo un argomento che mi sta a cuore non sarò certo io a fare battaglie in favore di una corretta osservanza della scienza e della verità dell'informazione. Il resto lasciamolo ai vari Report e suoi succedanei che tanta fortuna incontrano oggidì. Ma ormai siamo sulle rive del lago, che ha una forma grossolanamente circolare, ma così grande che anche dalle piccole alture che lo circondano, non se ne scorge la riva opposta. E' un grande specchio d'acqua glaciale poco profondo e dalle rive spesso paludose, habitat naturale per un gran numero di uccelli che arrivano da sud e che stanno ormai abbandonando la zona per andare a svernare negli Stati Uniti, pendolari stagionali alla ricerca del sole, ma fedeli clienti che ogni anno ritornano, ragione definitiva della popolarità turistica dell'intera area. Incredibilmente sulla strada c'è un po' di traffico e benché, grazie ai pressanti limiti, a cui ormai anche io, vista l'esperienza, mi sono, obtorto collo, adattato, si vada pianissimo, ecco formarsi una lunga coda, causata da un incidente che comunque è avvenuto. 

Incidente
Una cosa piuttosto importante dato il numero delle gigantesche ambulanze (l'ho già detto che quaggiù tutto è sempre gigantesco?) che caricano barelle. I lampeggianti bianchi e blu illuminano la sera con un caleidoscopio alternato. Quelli delle macchine della polizia danno una mano a caricare l'intera scena di suggestione da telefilm americano. Una barella sta lì sul bordo della strada col suo pacco caricato sopra in attesa dell'imbarco. Il poliziotto fa circolare ruotando la mano . La coda scorre lenta e come in ogni dove, tutti buttano un occhio, ringraziando di esserne fuori. Arriviamo a Saint Féllicien che sta già facendo scuro. Il paesetto, che non c'entra nulla naturalmente col famoso formaggio francese, ha comunque un ché di turistico, ma anche qui capisci che siamo verso il finale di stagione, almeno a giudicare dal fatto che alcuni motel abbiano già chiuso i battenti. Tocca orientarsi verso un albergo apparentemente più lussuoso. Il gay alla reception mi fa un sacco di feste ed è prodigo di informazioni, oltre a farmi lo sconticino, usuale se lo richiedi. Poi arriva un pullman di tedeschi che travolgono tutti e tutto con i loro valigioni e corriamo a rifugiarci in camera. Mi sa che conviene andare a mangiare una pizza dall'italiano, che sembra qui andare per la maggiore. Domani esploreremo i dintorni, sperando che il tempo sia un poco più clemente.

Sul bordo del fiordo

SURVIVAL KIT
Casette in Canadà
Hotel de la Boréalie - 862 B. Sacre Coeur - Saint Félicien. Sedicente 4 stelle, nuovo in centro paese. Camere spaziose e molto bellecon 2 letti queen a 137 C$. Molto buone le dotazioni, pulito, buon free wifi. Frigo, AC, riscaldamento, TV piatto 50". Dotazioni bagno e doccia molto bella in linea con la classificazione 4 stelle. Personale molto gentile.

Restaurant Bar Marco's Bar - 1140 Rue de Melezes - Saint Félicien - Locale sedicente italiano, come il gemello della porta accanto Tifosi, forse più propriamente ristorante, a giudicare dal dispendio di bandiere bianco rosso e verdi. Come ovvio di italiano c'è assai poco, ma le paste e la pizza sono interpretate in maniera americana. Servizio cordiale e atmosfera classica da pub sportivo. Sempre piuttosto affollato, ma spazioso e ben arredato. Cibo mediocre ma ritengo in linea con la ristorazione del posto. Abbiamo preso una pizza e un piatto di Saint Jaques di qualità medio bassa, tipo tavola calda e due coke per 68 C$.


Sainte Marguerite

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domenica 10 dicembre 2017

Taste of Malaysia 45



Sopra una foglia 
Canta la raganella
Com'è piccina


giovedì 7 dicembre 2017

Usa 14 - Cercando le balene


Lo Zodiac per avvistamento balene

In periferia di Tadoussac

Tadoussac è proprio il paesino turistico che ti immagini di vedere in uno dei tanti paesi del nord. Freddo, cielo imbronciato che quando si squarcia diventa blu carico, acque sempre sul punto di diventare tempestose, casette colorate, foreste e spazi infiniti alle spalle. E qui, di turisti ne arrivano tanti, perché il luogo, oltre ad essere disposto amorevolmente su una bella insenatura tra rocce che evidenziano ancora di più la bellezza dei boschi circostanti, fruisce di una caratteristica del tutto particolare. La corrente che arriva dall'oceano e che penetra l'estuario del San Lorenzo per centinaia di chilometri si incrocia in questa baia con le acque di un affluente e forma nel letto del fiume una sorta di sacca, un fondale anomalo  profondo fino a cinquecento metri, dove il gioco delle temperature determina l'ambiente ideale per la crescita del krill, quella massa di microscopici crostacei che rappresentano il cibo per quasi tutti i cetacei, che ben a conoscenza di tale abbondanza, accorrono in massa proprio in questo piccolo, tutto sommato, specchio di acqua, per nutrirsi senza problemi, visto che ormai non sono più oggetto di attenzioni malevoli da parte dei balenieri assatanati che hanno popolato queste coste per più di un secolo. 

Foca
Insomma l'area rappresenta un luogo ideale di osservazioni per almeno una decina ed oltre di specie di cetacei che vanno dalla imponente megattera e a diversi tipi di balenottera, le più grandi creature viventi, fino a quelli di dimensioni minori, incluse le stenelle e i bellissimi beluga bianchi. Va da sé che la cittadina è diventata il centro principale per le osservazioni e qui tutto è organizzato ad hoc per provvedere alla bisogna. Decine di alberghi ed alberghetti per accogliere le folle bramose, ristorantini di ogni tipo e molti ufficietti che propongono le varie soluzioni. Le barche partono solo al mattino, quindi avrete il pomeriggio per fare un giro per le stradine del paese e per osservarne i dintorni. Intanto è d'obbligo una passeggiata nel parco cittadino che occupa completamente una penisoletta protesa nel mare, ricoperta da un fitto bosco, che ovviamente è incantevole in questo periodo. Ti fermi ogni tanto a riposare sulle molte panchine che permettono di guardare il mare dall'alto e non è infrequente anche da qui potersi godere la vista di qualche coda che si innalza sul mare e qualche pinna che emerge in un elegante movimento ad arco prima di scomparire sotto il pelo dell'acqua. 

Hotel Tadoussac
Sulle rive tra le rocce, grasse foche, come pigre bagnanti, nudiste e civettuole, espongono i lombi opimi, riposandosi e godendo dei pochi raggi di sole che escono dalle nubi. Insomma puoi passare un intero pomeriggio a goderti il mare e la vista che ti è offerta gratuitamente, alle tue spalle il famoso Hotel Tadoussac, un gioiello d'epoca che rende unica l'immagine della intera baia, dominando il paese. Poco oltre il promontorio, le grandi dune di sabbia che coronano le rive, per chi non ne ha ancora abbastanza di passeggiare. Davvero un pomeriggio delizioso che non fa rimpiangere il fatto di non essere arrivati un paio d'ore prima per prendere l'ultima escursione, guadagnando così un giorno di viaggio. E' un guadagno che ti avrebbe fatto perdere però il piacere di respirare nel bosco di fronte al mare per un intero pomeriggio, cosa che, data la giornata fresca ma non spiacevole e spesso condita dal sole, è stata assolutamente gradevole e riposante. Il pensionato in fondo è fatto più per la passeggiata romantica sul lungomare di Bordighera che per i raid artici sui veloci Zodiac. Tuttavia l'alba arriva veloce e l'esperienza tocca anche a noi, d'altra parte siamo venuti apposta. 

Nel parco cittadino
Le cicciottine della vicina boulangérie, bianche e rosse per il gelo, sono gentilissime e ti invogliano ad ingozzarti delle loro squisitezze francesizzanti appena sfornate, anche se un poco più rozze di quelle galliche a cui si sono ispirate; tuttavia i croissant ripieni di frutti di bosco, vanno giù bene, conditi dal mokkaccino locale, che ormai è diventato bevanda tradizionale nel continente. I gridolini di estasi delle turiste asiatiche, mi sembra non tantino esagerati, ma comunque un bel tazzone di roba calda, da buttar giù mentre il vento del nord comincia a tirare forte, fa piacere e ti mette di buon umore. Poi il pulmino ti scarrozza fino al porto per farti salire sul barcone, mentre i flutti circostanti, al di là del molo, hanno un aspetto sempre più incattivito. Meglio il barcone dello Zodiac, certamente più giovanile e avventuriero, ma la vista in mezzo alla baia di quelli che sono già usciti e che saltano sulle onde tra spruzzi bianchissimi di spuma gelata, mi richiamano a soluzioni meno traumatiche. Fin da riva si sentono i tonfi delle chiglie che sbattono sull'acqua appena superata la cresta delle onde, che sono comunque alla vista piuttosto gonfie e corpose. Comunque si esce dal porticciolo e subito si comincia a ballare. 


Cetaceo
Anche se completamente bardati di apposito impermeabilone fornito dall'organizzazione, spruzzi altissimi cominciano a spazzare la tolda del barcone. Io, nel gruppo degli assatanati osservatori, mi sono piazzato a prua, abbracciato strettamente alle ringhiere della nave, quasi come Ulisse legato al pennone della sua trireme, per non essere sbalzato fuori o sbattuto a terra, dalla violenza del vento e dallo sballottamento delle onde. Voglio sentire a tutti i costi le mie sirene, dopo tutto ho pagato e chi se ne frega se il vento gelato mi iberna la faccia, tanto, dopo un po', perdi completamente la sensibilità e rimani come ibernato come uno stoccafisso legato al tuo trespolo. La furia del mare è impressionante, anche se le onde non sono più alte di un paio di metri, così almeno mi sembra, ma la superficie è così agitata che la prua del nostro barcone si solleva con sinistri cigolii, prima di precipitarsi nell'abisso, sul fondo della sinusoide dell'onda, con un tonfo che ti fa risalire lo stomaco fino alle orecchie. Poco lontano uno Zodiac rosso si impenna davanti ad un onda più forte delle acque, quasi pare che si debba rovesciare, ma alla fine il tonfo rassicurante copre gli ululati di terrore delle vecchiette giapponesi abbarbicate ai sedili. Intanto percorriamo in lungo ed in largo il tratto di mare davanti alla baia, ma di simpatici cetacei, garantiti dall'organizzazione, non se ne vedono. 


La costa
Beh non è che proprio siano assenti del tutto. Di tanto in tanto vedi groppe che spuntano e che dopo aver percorso un grazioso arco sulla cresta del flutto si inabissano. Pinne grigie che roteano veloci mostrandosi per un attimo prima di scomparire. Ecco laggiù i globi bianchi di un gruppetto di beluga. Vedi appena l'occhio curioso e poi la spuma ricopre ogni cosa. Una megattera mette fuori la punta del muso ma si reimmerge subito, come se avesse dato un'occhiata a che tempo fa. Un branco di stenelle scodinzola davanti alla prua e subito vengono lasciate indietro. Insomma tutte piccole visioni di sfuggita, neppure il tempo di scattare qualche foto al volo, riparando la macchina dalle ventate cariche di acqua e di umidità. Sono completamente bagnato, per fortuna l'impermeabile protegge, le braccia dure e dolenti rimangono attaccate alla ringhiera, forse ci vorrà la fiamma ossidrica per liberarmi. Il vento è così forte che mi piega il naso. In fondo dopo tre ore, rientrare in porto non è soluzione così spiacevole. E' vero che abbiamo visto poco o niente, ma l'esperienza è stata prova dura che lascerei d'ora in poi ai lupi dei mari del nord, abituati alle artiche intemperie. Puoi così lasciare il paese convinto di aver fatto il tuo dovere di ecoturista. Certo almeno una coda per aria me la potevano mostrare 'ste balene infami!




SURVIVAL KIT

Un'insegna
Tadoussac - Paese sulla riva destra del San Lorenzo a 200 km a nord di Quebec. Centro per l'osservazione dei cetacei tra i più importanti. Ci sono diverse organizzazione che organizzano le escursioni che partono dal mattino versole 9 fino alle 14 circa, la durata è di circa 3 ore. Si può scegliere tra lozodiac che porta una ventina di passeggeri e ilbattello più grande. Il primo porta di certo ad un contatto più ravvicinato ai cetacei, ma è controindicato nellegiornate di mare mosso, almeno secondo me. L'escursione mi è costata 85 C$ a testa. Merita comunque anche se non si vede molto. Da non perdere comunque il giro nel parco cittadino sul mare. Alberghi e ristoranti per tutte le tasche.

Motel de l'Anse à l'Eau - 173 rue des Pionniers - All'inizio del paese, comodo conl'ufficio per le partenze del giro inbarca a fianco. Gentili, camere buone e nuove, spaziose, pulito. Dotazioni buone. TV, frigo, free wifi e caffé in camera. 94 C$ , senza colazione. 

Restaurant La Bolée - 174 Morin - Sempre molto affollato, consigliato prenotare. Presenta bene. Se la dà come ristorante di classe, con servizio e preparazione tavoli di un certo stile, alla francese. Nella pratica i tre piatti più interessanti del menù erano finiti, noi abbiamo avuto una platessa molle e poco appetitosa e un sirloin stick di Angus, piuttosto coriaceo, un gelato e una mousse discreta, due coke per 85 C$, che mi sembra un po' caro, per la qualità offerta. Ho sbirciato nei piatti vicini e anche il salmone era piuttosto secco alla vista. Non lo consiglierei.



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martedì 5 dicembre 2017

Usa 13 - La traversata del San Lorenzo


Estuario del san Lorenzo

Il San Lorenzo
Le 6 di una mattina livida del grande nord. Freddo e nebbia bassa, in realtà è ancora notte e il San Lorenzo si stende davanti al molo come un mare caliginoso e senza fine. Se poi, confidando sulla bassa stagione, non hai prenotato, devi metterti in coda di primo mattino, anzi di notte, non si sa mai che non ci sia posto. Infatti nella coda dei senza biglietto, gira gira, sono il primo della fila. Poi con calma cominciano ad arrivare gli altri nelle due file vicine. I camion, quelli dormono direttamente qui nel grande parcheggio, sagome scure cariche di qualcosa che va a nord. Verso le sei e mezzo, quando un lieve chiarore illumina l'atmosfera ripartendosi in maniera uguale nella nebulosità dell'aria come una lampada alogena grigia che comincia a scaldarsi, qualcuno sembra muoversi, ombre opache grandi cabine abitate, vere e proprie camere da letto. Qualche barbaccia ispida compare dai finestrini appannati mentre dal fondo del molo una figura lugubre e ingobbita viene avanti lungo la fila di macchine brandendo un taccuino e una torcia. Dopo aver appurato l'accuratezza della mia posizione, ricevo una specie di biglietto e poi aspetto gli eventi, tanto ho capito alla fine caricano tutti. 

Il ferry di Matane
Infatti quando ormai è chiaro, anche se non vedi ancora la superficie dell'acqua, dopo aver caricato tutti i camion del piazzale a marcia indietro, è la nostra volta, eseguo la mia gimkana e arrivo nello spazio assegnato, poi basta risalire le scalette e sei nel salone dove tutti si buttano al banco della colazione. Il tavolo dei camionisti è proprio vicino al mio. Arrivano uno dopo l'altro con piattoni giganti ripieni di pancake colanti sciroppo d'acero, frittatoni ripieni di formaggio e ricoperti di pancetta abbrustolita, tutto colesterolo buono direbbe Greggio. La nave parte, la nebbia si alza un poco, la linea diritta dell'orizzonte separa due grigi uguali di questo mare-fiume che devi attraversare se vuoi lasciare la striscia di terra che forse non è ancora Canada vero. Solo l'altra sponda ha il diritto di chiamarsi tale, una terra di foreste e di neve, con pochi uomini e molto silenzio. Ci vogliono più di due ore per traversare, poi arrivi e scendi seguendola fila che subito si disperde lungo la strada solitaria che risale l'estuario. Sei quasi sempre solo e la scarsità di curve invita a schiacciare il pedale anche se i saliscendi e la scarsa potenza dei motori americani, uniti alla rozzezza dei cambi automatici, limitano lo scatto. 

La spiaggia di Tadoussac
Però è piacevole guidare in libertà, gli unici segnali sono quelli che avvisano di fare attenzione agli alci e quelli dei limiti di velocità. Già, bisogna starci attenti perché qui, come negli Stati Uniti, le multe sono salate, anzi, pensate che in presenza di lavori sulla strada addirittura raddoppiano, e ve lo ricordano ogni volta che cominciano. Accidenti ma quanti lavori stradali fanno da queste parti! Ogni decina di chilometri ci sono barriere e avvisi, che poi c'è subito il limite dei 50 e se eri su un rettilineo ai 100 (consentiti eh, va bene, invece dei 90, suvvia un po' tolleranza, non state a fare i sofistici) ci metti un po' a rallentare, che poi intanto non c'è nessuno. Cioè no, c'è qualcuno in fondo alla discesa, al termine del rettilineo, anzi proprio in questo momento ti sta puntando contro qualcosa, tipo una pistola laser, accidenti, vuoi vedere che ha proprio beccato me? Infatti, eccolo là mentre sto planando verso il fondo della valle che mi fa un segno inequivocabile di parcheggiare accanto al bordo della strada, dove c'è un apposito spazio tra le barriere. E mo' cosa gli diciamo? 

Laghi
E' un ranger alto due metri circa, con classico cappello da giubba rossa. Scelgo il francese, tanto per fargli simpatia, ma lui mi aggredisce subito, dicendo che andavo ad almeno 40 chilometri oltre il limite, supposto dei 50, che esagerato e probabilmente è stato ancora buono. Bofonchio qualche cosa, touriste italien, je n'ai pas vu la limite. L'occhio diventa più severo e mi sottolinea che c'erano quattro avvisi consecutivi. Mi controlla la partente, poi come per non parere mi butta lì: - Ma lo sa che devo farle 1500 $ di multa? - La mazzata è forte. Trasecolo, lo avevo capito che questa era una giornata cominciata male; faccio la faccia disperata del turista beccato con le conchiglie illegali o i denti di facocero barbuto all'aeroporto, prometto che farò la massima attenzione, giuro che il controllo della velocità sarà la mia cura principale in futuro. La guardia rossa mi tamburella un po' sul blocco delle multe, mi fa notare che ancora cinque chilometri e la multa sarebbe stata di 10.000 $ con sequestro del mezzo, poi mi dice di levarmi dai piedi e di andare più piano e fare attenzione ai segnali. 

Tadoussac
Insomma sono stato miracolato. Riparto con le orecchie basse del cane bastonato, col condimento delle giuste giaculatorie dei te lo avevo detto, da parte di chi mi accompagna. Mi fermo al limitare di un bosco e scendo di fronte alle rive del laghetto delizioso nascosto dietro le prime file di alberi, un po' per respirare aria fresca, riprendere fiato e infine accucciato dietro ad un cespuglio di bacche rosse per liberarmi del peso che ormai bloccava completamente il mio delicato tubo digerente. Spero di non aver fatto niente di illegale, al massimo avrò turbato gli alci nascosti nel bosco. Ne fosse venuto fuori una di quelle bestiacce malefiche, continuamente annunciate come un pericolo costante e mai viste nella realtà. Comunque procedendo a bassa velocità, tanto per non incorrere nella ghigliottina, arrivo di conserva a Tadoussac, la cittadina famosa alla confluenza del Saguenay con il San Lorenzo e corro subito a prenotare un giro in barca per vedere le famose balene che nella zona dovrebbero pullulare. Peccato. Sono quasi le due e l'ultimo battello utile è appena partito, sarà per domani. E' proprio una giornata storta insomma.


SURVIVAL KIT

Tadoussac -Il porto
Traversata - Il ferry parte da Matane a orari diversi secondo le stagioni, due volte al giorno, una verso Godbout e ritorno e l'altra verso Baie Comeau. Ovviamente se risalite il fiume sarebbe più comoda la seconda destinazione che vi fa abbreviare la strada di quasi 100 km, ma dipende a che ora arrivate in zona. Il primo viaggio è comunque alle 7 di mattina. Il costo per gli over 60 è di 82 C$, macchina inclusa. La traversata dura 2:20 minuti. Controllate gli orari sul sito per pianificare l'itinerario. In stagione è meglio prenotare.



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lunedì 4 dicembre 2017

Usa 12 - Da Gaspé a Matane


Tramonto a Matane



Fauna acquatica
Lasciamo per un poco il mare, tentando una traversata di questa penisola della Gaspesie, inoltrandoci per una strada che sale adagio con curve sinuose verso la parte interna; foreste, foreste ed ancora foreste. Qui avverti davvero la mancanza di popolazione. In una novantina di chilometri arrivi a Murdockville, quattro case ed una stazione di servizio in una valle larga scavata dai ghiacciai del quaternario o anche dai precedenti. Questa terra è antichissima e formatasi nella posizione attuale tra le prime, non per nulla i rilievi non sono mai troppo aguzzi e tormentati ma a lungo dilavati da ghiaccio, acqua e vento in curve dolci ed arrotondate. Il gestore della benzina è un tronco di pino dalle spalle formate di certo nell'abbattimento dei tronchi e la sua camiciona a quadrettoni rossi è perfettamente in tono con l'ambiente. Ha un'aria rassicurante, di certo se avessi una ruota sgonfia me la cambierebbe tenendo su la macchina con una mano. Mi indica la strada verso monte, tranquillizzandomi. La traversata di un altro centinaio di chilometri di montagna attraverso il parco nazionale della Gaspesie, dovrebbe essere semplice e senza problemi. Per la verità è tutta strada sterrata ma il fondo è discreto e l'assoluta mancanza di mezzi da incrociare, tela fa affrontare con una certa baldanza. 

Costa a Gaspé
Sarà per la cortina di boschi che ti circondano da ogni lato chiudendoti la vista dei panorami lontani, saranno gli scorci di specchi d'acqua che si alternano continuamente ribaltando la visione delle file di alberi che si riflettono perfettamente al contrario nell'acqua verde, ma sembra di essere al rallye dei mille laghi e le leggere sbandate a cui ti costringono le curve dolci e alternate, sollevano una scia di polverino e ghiaietta che si va a depositare ai bordi senza disturbare nessuno se non gli abitanti del bosco di cui peraltro non si vede l'ombra. Un albergo di montagna in quello che dovrebbe essere il centro del parco stesso, poi la strada comincia lentamente a scendere verso la costa. Continui a non incontrare nessuno, segno che qui ormai la stagione è considerata finita e ci si accomoda preparandosi all'arrivo dell'inverno. La discesa sulla costa nord è diritta sul mare a Sainte Anne des Monts, altre quattro case, forse un tempo rifugio di pescatori sul San Lorenzo, la sconfinata via d'acqua che penetra il paese. Ancora costa bassa e piatta mentre il sole scende davanti a te, offuscandoti la visuale, gli strati di nuvole basse occupano il cielo con una certa qual protervia e sfrangiano il colore che diventa sempre più rosso su vasta parte dell'orizzonte. 

Parco della Gaspesie
Il mare è apparentemente calmo ma ha un aspetto gelido e respingitorio. Anche le poche auto che percorrono la strada scivolano via veloci come se sentissero il freddo vento del nord che si insinua tra le lamiere. Soltanto i grandi autocarri che trasportano tronchi, tutti uguali, tutti egualmente roboanti nel loro rettilineo percorso, quasi fossero su rotaie obbligate, passano, fendendolo spazio con forza, quasi costringendoti di lato per lo spostamento d'aria. Non senti neppure il profumo della resina dei pini che trasportano, ormai cadaveri allungati ed in attesa di vivisezione, non reclamano neppure più, con il loro solito atteggiamento radical chic, la libertà di fornire ossigeno al mondo. Matane invece è un centro decisamente più consistente, sembra quasi di essere in una cittadina vera. Lo vedi dal numero e dalla forma delle abitazioni, non soltanto le solite casette di legno semplici e essenziali, ma costruzioni più strutturate, una zona commerciale di outlet e negozi, servizi, il consueto susseguirsi di fast food, un centro fuori della strada di villette più grandi con piccoli giardini a cui il lungo inverno non concede mai di mettere abbastanza radici per prevalere quando arriverà il sole vero. 

Costa dell'estuario
Qui c'è un porto vero e proprio, senti di quando in quando le sirene delle navi, nell'acqua si allungano le braccia adunche di grandi moli di cemento e di qui partono i traghetti che attraversano l'estuario per arrivare all'altra sponda, quella dove comincia il Canada vero, dagli spazi infiniti, mica bau bau micio micio. Meglio prenotarsi il biglietto anche se in questa stagione il posto non dovrebbe mancare. I maggiori clienti sono i camionisti che vanno verso nord, dove non ci sono più città e neppure paesi, ma solo alberi, foreste e legno da abbattere, tagliare, segare e trasportare a sud. Appena cala completamente il buio tutti spariscono, qualche bar rimane ancora, con fioche luci accese, dove scolare una birra, bevuta rigorosamente a canna e forse raccontarsi di lunghe strade senza fine, di carichi da portare lontano, di storie di frontiera, favole cupe forse, di alci che escono dal bosco di notte senza badare alla strada, di orsi che appena sporgono la testa tra gli alberi, forse di famiglie lontane. 

Il San Lorenzo
Li riconosci subito gli uomini dei camion, grossi, infagottati in giacconi sformati, barbe lunghe di giorni o più, cappellacci di stoffa o sponsorizzati da qualche squadra di hockey, che mostrano orgogliosi il numero del loro campione. Parlano a voce bassa tra di loro, come se l'atmosfera rarefatta della cabina, ne avesse trasformato e ottuso i sensi, o forse al contrario, li avesse acuiti e bastasse un sussurro per capirsi, anche solo un gesto, che le conversazioni sono ormai sempre le stesse e senza contenzioso. Il tono è quello in cui non si parla di politica. Che cosa vuoi dire tra i ghiacci del grande nord? Di quali argomenti puoi ragionare alla fine? Delle chiappe rotonde della cameriera, che ti fa un sorriso soltanto per aumentare la mancia e poi si gira e se ne va ancheggiando o dei Toronto Roadrunners, che quest'anno non vanno neanche molto bene. E poi domani alle cinque bisogna già essere in coda al primo traghetto. Andiamo a dormire va'.



SURVIVAL KIT

Penisola de la Gaspesie - Per completare il giro della penisola della Gaspesie, si può continuare la strada costiera dopo Gaspé, che però è più monotona e meno panoramica, oppure traversare verso l'interno in direzione Murdockville e poi verso il mare proseguendo la costa fin oa Matane punto dove fare la traversata dell'estuario. Qui ci sono molte soluzioni di pernottamento.

Motel Lamarina - 1032 Av du Phare ouest - Matane - Rinnovato, carino, con bella vista sul fiume, c'è anche la piscina. Free wifi. Camera con 2 letti queen, TV, frigo AC e riscaldamento, buone dotazioni da motel. Bagno pulito e in ordine. Buon rapporto qualità-prezzo (55 €) Forse il migliore del nostro giro.

Brasserie Au 21 - 750 Av du phare. Matane - Nella zona commerciale. Comodo parcheggio. Piuttosto deludente. Qualità del cibo piuttosto bassa da fast food, ma prezzo da ristorante. Spazioso, servizio cortese. Abbiamo avuto 1 salmone, 1 filetto da 6 oz, due dessert, 2 coke per quasi 60€. Un po' caro a mio parere.



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domenica 3 dicembre 2017

Usa 11 - La penisola della Gaspesie



La costa vicino a Bonaventure island park



Le spiaggie
Anche oggi la strada è lunga. Ma come potrebbe essere diversamente dati gli spazi canadesi, ancora più dilatati di quelli americani che già ci apparivano sterminati. La penisola della Gaspesie te la puoi immaginare, dando un'occhiata alla carta, come una immensa lingua protesa ad est come uno sberleffo verso l'Atlantico e che costituisce tutta la costa sud dell'estuario del San Lorenzo, questo imbuto che per centinaia di chilometri si insinua nel cuore della terra canadese. E' quasi completamente ricoperta di foreste, di latifoglie alle quote più basse, dove prevale l'acero e la betulla e che, risalendo dolcemente in quota verso l'interno, si arricchisce sempre di più di conifere sempreverdi che a poco a poco prendono il sopravvento sul resto della vegetazione. Una bella strada si snoda lungo tutta la costa e la bordeggia completamente congiungendo i piccoli e rari paesi che vai incontrando e che appaiono comunque un po' spopolati e deserti, perché questi rimangono comunque territori dove l'uomo si è spinto in tempi abbastanza recenti se rapportato ai tempi della natura e la vita, benché sulle rive del mare ci si possa aspettare un clima un poco meno severo che nell'interno, non è agevole come nel sole mediterraneo.

Parco Forillon
Rimane sempre il binomio foresta, con i suoi doni, il legname e la caccia e mare, che suggerisce pesca e dura vita da marinaio. Così i porticcioli, che si susseguono sulla sua costa sud, nell'estuario del Kedgwick, più piccolo, ma pur sempre maestoso e che segna il confine tra il New Brunswick e il più grande territorio del Quebec a nord. Dopo Carleton la strada lo costeggia, mentre la riva opposta è ormai così lontana da non essere visibile. Di fronte solo l'oceano grigio che però al minimo accenno di comparsa del sole nordico si colora di un azzurro leggero. Dopo un po' raggiungi Bonaventure un insediamento antico, parola incongrua per noi abituati allo scorrere dei millenni, ma che ha un senso in questa terra così recente per la storia dell'uomo. Il villaggio è un seguito di case di legno molto vecchie, alcune hanno forse più di un secolo e la stradina sterrata che va oltre al porto, conduce fino ad un lungo molo in pietra dove fa bella mostra di sé un vecchio faro, il primo di tanti che stanno qui a guardia di una costa, di certo un tempo pericolosa. Sulla serie di massi, la statua metallica di un pescatore allunga verso la linea orizzontale del mare la sua canna ritorta. Una pipa gli pende tra le labbra mentre aspetta il pesce del suo destino. La pesca è poi questo alla fine, l'attesa di un incontro.

Foliage
L'aria è fredda e frizzante, un carattere comune a cui bisognerà abituarsi nei prossimi giorni. L'atmosfera del nord, in cui gli sbuffi di respiro che ti escono di bocca, condensano subito e l'umidità che rimane sulla barba è subito gelida. Il vecchio bar del molo ha un aspetto malandato, una casa di legno che ha visto altri pescatori in altri tempi entrare a riscaldarsi. Non c'è nessuno all'interno e chiamo a lungo, nella speranza che nella grande sala arrivi qualche rubiconda ostessa a farmi un tazzone di caffè bollente. Invano, il luogo appare abbandonato, come se una astronave aliena avesse appena addotto i pochi avventori disponibili, lasciando tutto il resto intatto, le prugne fresche ancora lì, in un vassoio sul bancone per chi se ne volesse servire. Approfitto e a questo punto rinuncio al caffè, ma mentre stiamo uscendo qualcuno scende da una scala scricchiolante del piano superiore. Una faccia assonnata, barba incolta e capelli arruffati, che si è appena coperta di un maglione sdrucito che dice: - E'chiuso. - Ce ne andiamo tirandoci dietro l'uscio. Questo è ancora uno di quei posti dove si lascia la porta aperta andando a dormire.

La costa nel parco Forillon
Più avanti la strada si mantiene un poco più alta della riva segnando il margine di una falesia che crea corti strapiombi sull'acqua e dopo un centinaio di chilometri ecco il faro di Cap d'Esprit e il bel tratto di costa di fronte all'isola di Bonaventure col suo omonimo parco popolato di colonie di sule bianche. Qui bisogna rimanere in religiosa contemplazione almeno per un po' di fronte ai grandi faraglioni che si protendono nel mare, scavati dalla forza delle onde che ne hanno plasmato la superficie ripida come staccandone a forza di unghiate ruvide e cattive, brani di roccia ansiose di creare il buco rotondo che la attraversa da parte a parte, icona emblematica della furia della natura. E' lo spettacolo del nord. In piedi su un prato verde a contemplare il mare che adesso, azzurro carico, sembra dormiente. Ma ormai siamo alla parte estrema della penisola e la cittadina di Gaspé da cui ricava il nome, giace ben riparata all'interno di un fiordo profondo. Di fronde una ulteriore piccola penisola si protende nel mare tendola al riparo. Una ventina di chilometri che racchiudono il bel parco del Forillon, una foresta che ricopre completamente il capo, aspro e roccioso, scendendo fino alle spiaggette ciottolose ai margini dell'oceano.


Fauna acquatica
Qui il foliage è quasi completamente dispiegato e il rosso degli aceri sta avendo il soppravvento sulla tavolozza di gialli delle altre latifoglie. Ai bordi della strada che lo percorre e lo attraversa, piccole deviazioni ti portano sulla cima di falesie a picco sul mare o a scendere fin sulla riva per toccare con mano il gelo di quell'acqua azzurra ed ingannevole, adesso calma e gentile, ma che ha lavorato con furia la costa circostante e la massa di pietre e roccia che ne fanno cornice lo dimostrano, così come i tronchi scortecciati e bianche che giacciono tra gli scogli. Le sule e gli altri uccelli marini gridano la loro canzone precipitandosi giù tra i canaloni. Tra le acque, nere se osservate dall'alto, fanno capolino i musi curiosi di otarie grasse che sguazzano protette dal grasso lucido e incuranti della temperatura. Il mare del nord, non può esserti amico, non può invitare nessuno ad abbandonarsi tra le sue braccia. Sta lì, ti osserva indifferente al tuo interesse di ricercatore del sublime, senza incertezze di sorta. Non gli interessa di stupirti con la sua dura grandezza, semplicemente non considera la tua presenza, tecnicamente inutile, come nel dialogo tra la natura e l'Islandese, al limite si lascia guardare.

Il faro di Bonaventure


SURVIVAL KIT


Sulle spiagge
Tutta la costa sud della Gaspesie è molto panoramica in special modo la parte terminale. Di tanto in tanto, tra un faro e l'altro, ci sono piccoli parchi naturali che si possono anche visitare velocemente oppure decidere di trascorrervi più tempo, con la possibilità di lunghe passeggiata nella natura. Tutto è piuttosto selvatico e fai da te, per cui bisogna organizzarsi dopo aver eventualmente chiesto ragguagli ai vari centri di orientamento che sorgono all'ingresso di ogni parco. Lo dico qui anche se ormai è inutile, ma nel 2017 l'ingresso di tutti i parchi nazionali canadesi era gratuito, in occasione della ricorrenza del 150° dell'indipendenza del paese. Diversamente, come per gli Usa, potrete comprare il biglietto valido per l'auto di volta in volta (viaggiatori inclusi), o quello che vale per un anno per tutti i parchi che ovviamente si ripaga automaticamente alla terza o quarta visita. Lungo la costa sud, segnalo sicuramente l'Ile de Bonaventure, con traghetto che parte dal molo di fronte all'isola e il parco del Forillon (non meno di un paio d'ore per il giro completo in auto con due o tre soste nei punti più panoramici).


Un bar

Il faro di Cap d'Esprit
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venerdì 1 dicembre 2017

L'ennesimo ritorno.

Sotto la palma la capra è calma

Beh, per tornare sono tornato, acciaccato e bolso sempre di più, come mi capita ormai ogni volta che mi muovo, ma comunque sano e salvo anche se non in forze per affrontare gli incubi che mi ritrovo di volta in volta nella cassetta della posta al mio ritorno. Qualcuno di voi, i più attenti certamente, le mie fans più accanite spero, si saranno infatti accorti che mi ero assentato per qualche giorno, pochi, sempre troppo pochi in verità, in cerca di riposo, pace e tranquillità, un po' per assorbire il viaggio precedente, comunque piuttosto faticoso, un poco per prepararmi agli eventi futuri, di certo più tormentosi ancora. Altri non avranno neppure avvertito la mia mancata presenza, ingannati forse dalle tracce che comunque lascio che compaiano di giorno in giorno in questo spazio virtuale. Comunque adesso sono qui, pronto alla pugna, che ce n'è bisogno, e, tranquilli, a breve riprenderò a raccontare l'epico tour americano sperando di portarlo a compimento entro l'anno. Di questa toccata e fuga invece, in cerca di spazi meditativi e di caldo sole (anche troppo in verità) parlerò successivamente perché non voglio mettere troppa carne al fuoco contemporaneamente. Vi basti per ora il fatto che comunque vale sempre la pena, qualunque luogo sia stato e questo 104esimo paese meritava comunque di essere anche se solo superficialmente vissuto, proprio per le sue peculiari caratteristiche, che molti apprezzano comunque sopra ogni cosa. 

Sono diventato razzista
Certo una vacanza per me un poco anomala e non in linea con i miei budget consueti, ma da questo gorgo di spesa non è facile tirarsi fuori una volta entrati e poi, noblesse oblige, e se vuoi aggiungerlo alla lista devi stare al gioco. Ero in fondo a qualche centinaio di chilometri a nord di Diego Garcia, tanto per collocarci geograficamente e bisogna dire che il clima non è più quello di una volta, così, tanto per lamentarci un po'. Per il resto mi è sembrato luogo perfettamente idoneo a quanto si proponeva dii essere, una settimana di ciondolamento da un letto ad un lettino, passando per le sedie, comode, dove assumere calorie in quantità industriali. Pare che questo richieda soprattutto il turista e guai a scontentarlo, ci mancherebbe. Quindi a consuntivo, ho meditato molto, ho trascorso molte ore tra il sonno ed il dormiveglia come si addice ai monaci contemplativi, ho visto tutto sommato belle cose, potendo apprezzare senza molta fatica quanto mi circondava, anche avrei fatto meglio ad usare buoni occhiali da sole, visto che adesso sto andando avanti ad impacchi di acqua e sale tiepida, rimedio antico della mamma. Ciò detto per ora vi lascio con un delicato saluto e finisco di riprendermi di questa ulteriore, anche se gradita, fatica. Ci sentiamo, se va bene, domenica.


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