giovedì 22 febbraio 2018

Malaysia e Borneo all'UNI3

A tutti gli amici della zona di Alessandria un caldo invito a partecipare alla conferenza che terrò oggi Giovedì 22 febbraio 2018 alle ore 15:30 alla Sala Cinema Ambra del D.L.F (Dopolavoro ferrovieri), Via Brigata Ravenna 8, Alessandria sul tema:



Malaysia e Borneo


Durante la chiacchierata presenterò anche il mio ultimo libro l'undicesimo  della serie : S-guide di viaggio.





Chi, non potendo partecipare fosse interessato al libro, lo può trovare cliccando qui per il libro cartaceo:

http://www.lulu.com/shop/enrico-bo/malaysia-con-sarawak-brunei-e-sabah/paperback/product-23490682.html


e qui per l'e-book:

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Vi aspetto numerosi.

mercoledì 21 febbraio 2018

Maldive 6 - La cena degli squali


Mollusco maldiviano



Attenzione mica c' è solo lo spettacolo delle razze. Ecco qua, dall'altra parte dell'isola, alla fine della zona dei waterbungalow, sulla terrazza del ristorante in mezzo alla laguna, più o meno alla stessa ora puoi assistere alla cena dei pescecani. In realtà non si tratta di pericolosi squali bianchi o roba del genere, ma di piccoli pinna nera (Carcharhinus melanopterus) molto docili che in pratica non attaccano mai l'uomo, se non per sbaglio, naturalmente e che raramente arrivano ai due metri di lunghezza. Esemplari piccoli di 30/ 40 centimetri di questa specie,  si vedono in realtà spesso anche solo andando a fare il bagno vicino alla riva, ma se la filano velocemente non appena il turista panzuto si lascia andare tra le onde. Qui invece, come nel caso delle razze di cui vi ho già parlato, il loro orologio interno scatta verso le 18 e 30, ora del pasto e già un quarto d'ora prima gruppetti di varie dimensioni arrivano volteggiando attorno alle palafitte del ristorante. Intanto sono stati accesi robusti fari che illuminano bene l'acqua circostante e la presenza degli anomali si infittisce man mano che sta per arrivare l'orario previsto. I soliti due ragazzi del ristorante escono dalla cucina con un paio di secchielli pieni di interiora ed il pubblico, anche qui non più di una ventina di persone si assiepa dalle balaustre. 

Il materiale viene gettato a manate qua e là ed appena questo tocca la superficie dell'acqua, i pesci arrivano come siluri girandosi sul fianco e se lo ingoiano a spron battuto, chi c'è c'è e non ne rimane per gli altri. Quindi il materiale viene lanciato in tempi diversi e un po' a spruzzo in tutte le direzioni anche per dar modo ai più gnucchi di mangiare qualche cosa. E' davvero spettacolare anche in questo caso vedere le evoluzioni degli squali che si alternano in passaggi veloci e ravvicinati cercando di intuire il punto in cui verrà scagliata la prossima esca per buttarcisi sopra con ingordigia. Anche in questo caso non puoi non rimanere ammirato dall'eleganza della nuotata di questi animali, non per nulla sembra che l'evoluzione naturale abbia portato gli squali in generale ad assumere la forma più aerodinamica in assoluto per raggiungere la massima velocità acquatica con il minimo sforzo nei movimenti. Basta un colpetto di coda, un fremito di una pinna e il lungo corpo scivola via veloce come spinto da un motore potente. Si dice che gli squali siano la forma più perfetta di adattamento all'acqua e nel vederli muovere, con i loro minimi movimenti che provocano traiettorie incredibili e velocità notevoli, capisci subito cosa significhi questa affermazione. 

Lo spettacolo, tra i gridolini degli spettatori, specialmente le femmine della specie umana sono quelle che uggiolano con più intensità, dura una mezz'oretta, poi, anche in questo caso il cibo finisce, i pesci girano ancora un po', la speranza, si sa, è sempre l'ultima a morire, poi anche i più fiduciosi se ne vanno, le acque ridiventano tranquille, i fari luminosi si spengono e tutto è pronto per il prossimo appuntamento di domani sera. Ci sono un paio di coppie indiane, evidentemente piuttosto abbienti, forse in viaggio di nozze con cui attacco bottone, le spose affascinate, i mariti dall'aria un po' più scafata che chiedono magari aiuto nell'interpretazione delle istruzione della reflex nuova, forse un regalo di nozze, in cui rivelano poca esperienza. Quella di Puna ci tiene subito a rimarcare che non la riconoscerei assolutamente più, essendoci io stato una trentina di anni fa. Conoscendo un poco l'oriente e avendo spesso toccato con mano la velocità dei cambiamenti in atto, ne sono convinto e spero davvero che molto sia cambiato, anche perché ricordo bene il direttore di una fabbrica situata un po' fuori città che mi raccontava della difficoltà di assumere operaie in quanto era sgradevole consuetudine che quando queste tornavano a casa alla fine del turno della sera, erano frequentissimi gli stupri tra le frasche. Capirà sono problemi. 

Qualche selfie insieme, scambi di chiacchiera piacevoli, trovi anche qualche italiano, merce non troppo frequente per la verità, anche se noi risultiamo essere tra il popolo maggiormente fruitore delle spiagge dell'arcipelago. Una cosa interessante è notare, per lo meno per me che amo indagare questi aspetti, che praticamente nessuno ha pagato lo stesso prezzo per una settimana di soggiorno. Tariffe variegate insomma che suggeriscono come bisogna cercare a lungo prima di scegliere, ci sono, almeno sembra un sacco di opportunità per trovare sconti ed offerte. Intanto ci si scambia informazioni anche per le escursioni eventuali da fare, ovviamente qui devi morire quindi i prezzi sono da boutique, ma alla fin fine, già che sei qui qualche cosa dovrai pur fare. Intanto cerchiamo di sbrigarci perché qui le attività incombono e subito dopo cena bisogna partecipare alla corsa dei granchi che si svolge sulla pista da ballo del bar. Capisco che queste attività da villaggio, fanno un po' ridere e dovrebbero lasciare perplesso chi ama viaggiare in un paese nuovo alla scoperta di stili e modi di vita, di monumenti, arte e spettacoli della natura. ma in questi ambienti, tutti diventano bambini e fanno le cose più impensabili, se no non si spiegherebbero i vari trenini di capodanno. 

Comunque versati i 5$ di rito, puoi etichettare il tuo piccolo paguro e poi tifare per lui che, non appena sollevata la campana di plexiglas dove è raccolto con tutti i suoi compari di sventura, si mette a correre con tutte le forze che riesce a sviluppare verso il confine esterno del cerchio tracciato a terra. Ognuno incita selvaggiamente il suo, ma dubito che serva a motivarlo particolarmente, in realtà, la sensazione è che ce ne siano alcuni decisamente più dotati nella deambulazione e quindi destinati ad una vittoria già scritta. I premi in birre e altri buoni bar vengono distribuiti tra il giubilo generale, specialmente delle varie sarmatiche biondissime in minigonna giro passera che infestano il locale. Poi, prima che si scatenino le danze arriva una spettacolare thailandese, assolutamente poco vestita che si esibisce in una performance di belly dance o danza orientale che dir si voglia, d'altra parte la Thailandia non è Oriente a tutti gli effetti? Il tutto tra il giubilo dei maschi presenti che applaudono a gran forza. Poi si scatenano le danze e direi che potrebbe essere venuto anche il momento di andare a nanna, vista la faticosissima giornata trascorsa sulla spiaggia. Tomorrow is an another day, diceva Rossella.





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martedì 20 febbraio 2018

Maldive 5 - Il pasto delle razze



Vi ho parlato del mare e della sua bellezza diciamo così esterna, anche perché purtroppo sotto, in quei pochi metri oltre la barriera in cui la luce penetra, illustrandoti quello che chiamavano, quando ero ragazzo, il sesto continente, ha quel piccolo difettuccio di cui vi ho parlato e che si correggerà in qualche ulteriore decennio e che temo, noi non riusciremo ad avere il tempo di tornare a vedere vedere. Per la verità mi dicono che ci sono già alcune aree degli atolli del sud dove i coralli stanno ricrescendo bene e la colorazione variegata ha ripreso a spendere, ma qui attorno è ancora tutto grigio. Ma il mare qui è soprattutto vita marina, splendida e coloratissima, tale per cui basta andare coi piedi dentro l'acqua, anche piuttosto vicino alla riva e senza l'obbligo di superare la barriera e subito vieni circondato da orde di pesci di ogni genere e colore, anche piccoli squaletti e razze che pare di stare dentro l'acquario di Fazio, anche se quella è roba di acqua dolce. Tutto questo è senza dubbio affascinante ma si presta anche a dare spettacolo, visto che qui sei in un posto dove, quando non dormi o riposi o mangi o fai il bagno, sei soprattutto in cerca di cose da fare. Allora una cosa molto simpatica e spettacolare che si può vedere ogni giorno è il pasto delle razze che tutte le sere, al calar del sole viene organizzato ad una delle estremità dell'isola, in una piccola ansa della riva con acqua alta poco più di un palmo. 

Alle sei è ormai tutto buio e qualcuno arriva dalla boscaglia, non molti per la verità, al massimo una ventina di persone, per cui la spiaggia non appare neppure troppo affollata. Ci si avvicina alla battigia che è illuminata da alcune lampade del vicino pontile e qui appare subito nell'acqua, resa dorata dalla luce artificiale, un movimento anomalo che fa schiumare le onde come se qualcosa all'interno di esse stesse ribollendo. Se ti avvicini e guardi meglio, le vedi. Sono gruppi di razze che girano vorticosamente intorno arrivando quasi a sfiorare la riva per saltarne fuori, si direbbe calpestandosi l'un l'altra se avessero i piedi naturalmente. Sono grandi poco più di un metro di apertura alare ed il colore marroncino o anche più chiaro le confonde un poco con la sfumatura giallo vivido che le lampade danno alla superficie del mare. Solo qualcuna ha il dorso scuro picchiettato di macchie nere tra le quali indovini subiti gli occhi curiosi ed attenti. Non c'è ancora nessuno degli incaricati al servizio/spettacolo previsto tra una mezz'oretta, ma gli animali che evidentemente hanno il loro orologio mentale sanno bene che ogni sera a quest'ora, la cerimonia si ripete ed evidentemente si passano la voce, perché continuano ad arrivarne a gruppi veloci fino a che sono ormai più di una ventina. Quando, da dietro le casette di servizio, compaiono due ragazzi dello staff con grandi secchielli pieni di interiora di pesce, questo è anche un buon modo per smaltire questi rifiuti della cucina, e si avvicinano alla battigia, le razze li riconoscono subito ed è tutto un ribollire, uno sbattere ali e pinne, uno sventagliare le code di cui vedi nitidamente l'aculeo velenoso. 

Sembra un gruppo di cagnolini che si affannano attorno al padrone che distribuisce le crocchette. L'uomo lancia a un paio di metri dalla riva, manciate di materiale e le razze seguendo un loro volo planante, con linee sinuose perfette come pattinatori su ghiaccio che si esibiscano davanti ad una severa giuria, arrivano con un incrocio perfetto ad acchiappare quasi al volo il cibo, proprio nel momento in cui tocca l'acqua, rubandoselo le une con le altre e poi via proseguendo la linea con una curva che le porta fuori dal mucchio a terminare l'operazione di ingurgitamento, già pronte poi a lanciarsi nel giro suggestivo. Lo spettacolo è impressionante e la voglia di entrare tra le onde è tanta, ti scatta spontaneo il desiderio di toccare quegli esseri magici al passaggio, di carezzarne i dorsi lucidi, ah se non fosse per quell'aculeo! Ma sarà poi davvero così velenoso? In fondo i ragazzi rimangono lì con i piedi nell'acqua senza nessuna paura e gli animali scorrazzano loro intorno senza sfiorarli, anzi qualcuno viene addirittura a cogliere il cibo dalla mano amica quasi fosse un gattino. Gli spettatori rimangono invece immobili, incantati, quasi rapiti dai folletti che saltellano danzando, alternandosi davanti al ragazzo che lancia il cibo ora qua, ora un po' più allargo per sfoltire il gruppo che tenta di scavalcarsi nell'ansia di arrivare primo. 

Il cosiddetto feeding dura una ventina di minuti durante i quali l'agitazione in acqua prosegue furiosa ed instancabile. Puoi vedere da vicinissimo le bocche spalancate che planano sul groppo di budello e lo ingurgitano al passaggio, poi la vela delle pinne si piega di colpo e l'animale continua la sua evoluzione elegante in cerchi di diametri diversi e tesi a riconquistare una posizione vantaggiosa per il giro successivo. Quando i secchi sono vuoti ed i ragazzi li sciacquano liberandoli delle ultime scorie, gli animali sembrano capire che la pacchia è finita, compiono ancora un paio di evoluzioni veloci caso mai fosse rimasto qualche residuo tra le onde e poi uno per uno, se ne vanno, lasciano la scena lente e maestose come sono arrivate, fate aristocratiche dei mari che tornano nelle acque alte, a giocare forse, a planare eleganti e maestose inattesa di un'altra serata di gala. Davvero uno spettacolo che lascia senza fiato, da godere fino in fondo. Riprendiamo il vialetto tra le palme che conduce al centro dell'isola, sei o settecento metri sotto la cupola stellata; la luna è già alta nel cielo ed il suo gancio dorato ha una posizione anomala rispetto alle tue abitudini di uomo del nord, sembra anche lei coricata sul dorso, sdraiata con le due punte verso l'alto quasi a chiedere una piccola tregua, come se tra queste isole non si potesse far altro che riposare, dormire, sognare.






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lunedì 19 febbraio 2018

Maldive 4 -Il mare




Alla fine però alle Maldive si viene per una ragione principale: il mare e allora bisogna proprio dire che questo è un po' quello delle cartoline che ti aspetti di vedere nelle isole dei mari del sud. Gli atolli, di cui hai la reale sensazione solo guardandoli dall'alto, sono giganteschi anelli di decine di chilometri di diametro ciascuno all'interno dei quali l'acqua è molto bassa e calma, circondati dalla barriera corallina. Ce ne sono ventisei tra grandi e piccoli che circondano una laguna di oltre 700 chilometri di lunghezza a cavallo dell'equatore. Questi costituiscono l'arcipelago e lo stato maldiviano. Lungo la barriera che forma ogni atollo emergono lingue di sabbia non più alte di un paio di metri che costituiscono un totale di quasi 1200 isolotti, un centinaio dei quali abitati, mentre in altrettanti sono state costruite strutture turistiche quasi tutte con la tipologia del villaggio resort a bungalow, molti dei quali direttamente sull'acqua. E' per questo che un cambiamento delle temperature che provocasse anche un minimo innalzamento del livello degli oceani, provocherebbe la scomparsa completa di questo stato, ragione per la quale, i maldiviani abbienti stanno acquistando terreni negli stati vicini per trasferirsi in caso questa mutazione fosse più rapida del previsto. Non è chiaro cosa si farebbe degli altri, carne da macello di quelle che si chiameranno migrazioni climatiche. 

All'interno della laguna si accede attraverso passaggi nella barriera dove ci sono forti correnti che garantiscono il ricambio dell'acqua, insomma una sorta di piscinona naturale che pullula di vita marina tropicale. L'acqua della laguna ha un colore davvero smagliante e vicino a quello che gli amanti del genere sognano, una apparenza cristallina con sfumature smeraldine e verde azzurre che cambiano durante la giornata a seconda dell'inclinazione dell'illuminazione. Ma quello che colpisce di più è la sabbia bianchissima, formata dallo sfarinamento dei coralli che producono una tipologia di supporto molto farinosa e morbida al tatto e abbastanza grossolana da non attaccarsi facilmente alla pelle. Sulle isole non esiste terra comunemente intesa e rari sono gli affioramenti della roccia calcarea sottostante su cui si è formato e poggia l'atollo. Poco lontano dalla riva, qualche centinaio di metri al massimo, la barriera corallina circonda le isole e si oppone alla furia dell'oceano, creando così un micro ambiente calmo e tranquillo e molto favorevole allo sviluppo della vita sottomarina. E qui arriviamo al neo che non si può fingere di dimenticare. Nel 1998 un Niño assolutamente eccezionale (fenomeno naturale che si forma ogni anno al largo delle coste cilene e che condiziona la climatologia mondiale) provocò un anomalo aumento della temperatura di oltre 5 gradi che uccise praticamente il 90% dei coralli della barriera causandone uno sbiancamento totale. 

A distanza di venti anni, tutto l'ecosistema, specialmente negli atolli più a sud comincia a riprendersi a poco a poco e tracce dei meravigliosi colori delle specie coralline presenti hanno ricominciato a comparire qua e là ma si prevede che ci vorranno ancora molti decenni per ripristinare l'ambiente preesistente sempre che altri fenomeni naturali e cambiamenti climatici severi non colpiscano nuovamente. Quindi scordatevi i colori dei fondali del Mar Rosso o delle isole del Borneo per chi ha avuto la fortuna di approfittarne. Rimane intatta la vita marina invece, ma di questo parleremo dopo. Dunque ricapitolando, mare da sogno, caldo ed avvolgente, una specie di piscina naturale che circonda lingue di sabbia bianca con al centro boschi di vegetazione fitta di palmizi e altre piante ricche di fioriture magnifiche. Tutto questo ambiente già di per sé molto affascinante e fotogenico, che viene mantenuto nelle migliori condizioni però da una continua operatività umana, che provvede a mantenere le spiagge libere dai depositi di alghe e che cura la vegetazione, continuamente arricchita di alberi e altro verde riprodotto sulle isole stesse. Bisogna inoltre considerare che in queste isole, tranne nella più grande, non c'è assolutamente acqua dolce che dunque deve essere ricavata da pozzi che la filtrano naturalmente attraverso la sabbia, da dissalatori o trasportata dalla terraferma. Senza la presenza dell'uomo e della sua continua opera, queste isole assumerebbero probabilmente un aspetto molto meno vivibile e piacevole di quanto non appaia adesso. Bisogna ammetterlo, un meraviglioso ambiente naturale molto ma molto artificiale. Sapevatelo. 

Però rimanere a mollo in un brodo caldo e trasparente circondato da pesci coloratissimi mentre la brezza ti culla lievemente, non ha prezzo, anzi veramente come vi ho già relazionato un prezzo ce l'ha. Qui il vento non è mai troppo forte, in quanto le Maldive sono praticamente esenti da tempeste tropicali e cicloni, la temperatura è costante, essendo zona equatoriale e sempre a cavallo dei 27/32°C cosa che rende il soggiorno marino estremamente piacevole. Tranne un paio di mesi secchi, febbraio/marzo, per il resto dell'anno il clima varia diverse volte al giorno, con qualche breve pioggia alternata a schiarite che colorano anche il cielo di sfumature infinite. Grandi albe e tramonti da cartolina, ogni tipologia di scenario insomma per accontentare anche gli amanti della fotografia più esigenti. Il monsone in cui le piogge sono più importanti dura due tre mesi da maggio a luglio. L'acqua ha una temperatura di grande gradevolezza, ti immergi senza provare il minimo brivido, subito avvolto da un tepore piacevole che ti invita a rimanere a lungo, e rende fastidioso il pensiero di uscirne, fatto salvo il fatto che ti potrai trascinare sulla riva all'ombra di qualche pianta a spiaggiarti per il tempo necessario a farti ritornare la voglia di riscendere in acqua. Una vita di pigro alternarsi riva/acqua in attesa che venga il momento di andare a nutrirsi. Badate che sembra, ma non è poi così noioso, almeno per una settimana.

Al mattino presto l'aria è più frescolina e la brezza spira leggera sfiorandoti la pelle; puoi rimanere seduto sulla riva a guardare le variazioni di azzurro lontane per cercare di capire dove sta la linea che separa l'acqua dal cielo. Le nuvole che scorrono veloci e le variazioni di intensità provocate dai fondali della laguna, provvedono a rendere difficile l'interpretazione. E' uno spettacolo che dura a lungo e cambia continuamente quando si alza il sole, e la luce diventa più forte, riducendo la variabilità delle sfumature ma accentuando la forza dei colori, del blu dei fondali più alti e degli spazi liberi da nubi e del verde chiaro che splende dove l'acqua si abbassa. Verso sera la luce ritorna a diminuire fino a che in un attimo l'ombra  arriva quasi di colpo, rendendo il mare ricco di indaco e viola, prima che la seta nera della notte lo ricopra come un tappeto. L'acqua a volte risplende come fosse fosforescente, rispecchiandole luci dalla riva o per particolari microrganismi che la fanno brillare nel buio. Le luci dell'isola, appena ti allontani un poco lungo la spiaggia sono fioche e quasi inesistenti e il cielo stellato come non sei abituato a vederlo, ti esplode sulla testa col suo tripudio di fiammelle luminose. Davvero una meraviglia, camminare sulla sabbia soda a piedi nudi; a trattenerti solo il confine della battigia da una parte e la barriera delle palme dall'alta. Ogni tanto lo sbattere d'ali di un grande pipistrello tra i rami o il fischio degli uccelli in amore che si chiamano nella notte. Ci sarebbe da rimanere qui per ore ad ammirare la notte non fosse che è meglio portarsi nella zona ristorante che hanno cominciato a servire i fusilli e la lasagna. 




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sabato 17 febbraio 2018

Maldive 3 - Esplorando l'isola


On the beach



Passata la prima notte in cui cerchi di ammortizzare il jet lag è ovvio che il primo impulso sia quello di conoscere l'isola, il quadratino di terra dove sei stato confinato, non fosse altro per quella sindrome da naufrago che vuole dare un'occhiata in giro per cercare disperatamente le fonti di acqua e di cibo, e se trova qualche Venerdì a cui chiedere informazioni, come se non sapesse che, avendo pagato, nel caso, saranno loro a trovarlo. Le isole dei resort non sono propriamente isole deserte, ma bisogna dire che chi le ha pensate fa di tutto per cercare di fartelo credere, cercando di mimetizzare i vari servizi come meglio può e lasciando il più possible lo spazio alla sensazione della spiaggia solitaria dei mari del sud. L'esplorazione dell'isola, che che ti proponi evidentemente di fare per prima cosa, non è poi così difficile e impegnativa, come del resto avevi immaginato. Si tratta alla fin fine di una lingua di sabbia ricoperta di palmizi ed altra vegetazione, di circa 1500 metri di lunghezza per 400, con esposizione dei lati lunghi nord-sud. Ben occultati nella vegetazione lungo la spiaggia sono stati costruiti una fila di circa 500 bungalow che praticamente circondano quasi interamente l'isola. Al centro le parti comuni; occultatissimi i servizi tecnici e le abitazioni di chi lavora. Non manca ovviamente il lungo pontile di accesso delle imbarcazioni con accluso ristorante fighetto sedicente italiano; dalla parte opposta i due ormai consueti pontili ad arco per i bungalow sull'acqua che sembrano essere ormai molto di moda e caratteristica chissà perché di ogni resort che se la tiri e che si rispetti.
Il giro dell'isola lo fai al massimo in un'oretta, fermandoti continuamente a guardare il mare o a saggiare la sabbia. Alle tue spalle la vegetazione della parte centrale, sembra fittissima e non lascia trasparire il fatto che l'altro mare sia a poche decine dimetri. La parte più affascinante è la lunga lingua sabbiosa sottile al margine est dell'isola, che diventa sempre più esile mentre si allunga tra le acque, fino a perdersi nel blu e che segna  anche la linea naturale dell'atollo di Ari, non lontano infatti, al di là di un piccolo braccio di mare, scorgi l'altra isoletta che contiene il minuscolo aeroporto dove sei appena arrivato. Questa propaggine bianchissima dà, come nessun altro punto, la sensazione della spiaggia solitaria che si perde nell'oceano, così com'è, circondata di piatta acqua turchese. I cespugli verdi arrivano fin sulla riva più estrema, qualcuno solitario, quasi sfidano le piccole onde che risalgono la battigia. In fondo nella passeggiata incontri poche persone, i più approfittano per riposare rintanati nella solitudine del loro pezzo di mare, limitato davanti al loro bungalow, con una cornice perfetta di palme ad arco, riparati anche dai raggi più violenti di un sole comunque mordace, anche se in parte coperto. Insomma, la classica transumanza dal letto al lettino, che in fondo cerca chi si dirige verso questo tipo di vacanza. A lato opposto un altro pontile minore, diciamo più di servizio, dal quale vedi l'altra piccola isola che fa da contorno, dove c'è un minuscolo villaggio. 

La spa è invisibile, annegata in mezzo al bosco in un profluvio di orchidee ed ibiscus. Anche i campi da tennis e le altre attrezzature sportive sono circondate da alti alberi che le nascondono alla vista. Non manca un giardino per la continua riproduzione di verde, necessario per ripopolare quanto eventualmente soccombesse alle incognite della natura. Insomma un ecoambiente totalmente artificiale che consente la vita a qualche migliaio di persone tra ospiti ed addetti, su un isolotto che probabilmente non consentirebbe la vita se non a qualche decina di nativi, molto adattabili e come necessario, buoni pescatori. Però tutto sembra perfettamente naturale ed integrato, così per lo meno deve essere la sensazione per il turista che sgancia, inclusa la spiaggia, sempre ben pulita e bianchissima, dato che le alghe che naturalmente il mare rilascia, vengono pulite ogni mattina presto da un esercito di addetti. Inoltre non senti una zanzara nell'aria, ma non perché i tanti pipistrelloni, grandi amici dell'uomo e del suo benessere, che saltabeccano da una palma all'altra se le pappino tutte, ma perché ogni sera alle cinque un trattorino con una gran botte di antiparassitario compie il giro completo della struttura sparando nell'aria una nuvola bianca a cui i rari passanti cercano di sfuggire buttandosi in mare. Se ti beccano lungo i vialetti sei fregato, bisogna darsi immediatamente alla fuga perché lo spargimento della nebbia malefica pervade ogni cosa, anche se solo per pochi minuti.


Quindi niente zanzare tranquilli, però bisogna fare attenzione alle sandflies, malefici insettuculi che potrebbero allignare sulla meravigliosa sabbia bianca e costellare le roride o in alternativa eburnee chiappe di minuscole anche se fastidiose morsicature rosse. Quindi meglio non abbandonarsi sulla sabbia nuda nel bramosia di un abbraccio con la natura naturale, godendo del crunc dello sfarinarsi della spiaggia sotto il peso del tuo corpaccio madido di sudore, ma lettino con materassino plasticato e ascigamano di spugna, meno fascinoso ma, tutto sommato anche più comodo.  Insomma bisogna che gli amanti della favola della natura amica dell'uomo, si rendano conto della dura realtà, la natura vera, quella "naturale" non è come se la immagina la gente che la vede in televisione, un po' come quella agricoltura che le favole dei teobioamatori si va raccontando e che tanto successo miete dagli schermi televisivi. La foresta vera è umida, scivolosa e piena di insetti fastidiosissimi, le spiagge dei mari del sud dove non ci sono turisti paganti sono ricoperti da ammassi di alghe nere e marce, spesso puzzolenti, tra le palme egli arbusti si cammina male se qualcuno non vi ha fatto precedentemente degli appositi sentierini e la vegetazione ha sempre la tendenza ad essere spinosa e a graffiare le tenere carni delle turiste, il sole è malefico e feroce e ti stacca la pelle a morsi se non ti ricopri di unguenti vari e quindi non lamentarti se poi sulla superficie dell'acqua c'è la schiumetta.


Tu uomo, comunque faccia, sei, proprio per natura inquinatore a prescindere, per il solo fatto di vivere, di respirare ed esistere ed è solo la limitazione del tuo numero che consente al potere tampone del pianeta di far sì che l'ambiente resista senza troppe mutazioni. Comunque bisogna dire che così come lo vedi è proprio un bel vedere e bisogna ammettere che, di tutto quanto accidiosamente detto, non solo neanche te ne rendi conto, ma anche se lo sapessi non te ne fregherebbe assolutamente nulla del fatto che senza un esercito di persone a loro volta inquinanti, questo, alla vista, meraviglioso ambiente, si ridurrebbe in men che non si dica in un cesso invivibile. I rifiuti vengono portati via al riparo da sguardi indiscreti e trasportati su apposite isole dei rifiuti per essere smaltiti; cibi, combustibile e ogni altra cosa necessaria arriva con la nave; tutto viene consumato e smaltito altrove senza lasciare traccia apparente. Insomma queste isole sono un totale, meraviglioso e godibilissimo artificio globale, che le ha dilatate per farci arrivare aerei e navi, che le ha ricoperte di costruzioni e allo stesso tempo ripulite ed imbellettate continuamente per non far perdere loro l'appeal da cartolina di quei mari del sud che nella realtà neppure esisterebbero. Certo una bella mano la danno anche loro, il colore turchese del mare, il biancore abbacinante della farina di corallo che forma la sabbia, le sfrangiature blu del cielo che si tingono di rosa aranciato nelle albe e nei tramonti, Tutte queste cose non hanno bisogno di manutenzione, ma tutto il resto, quello che poi serve a rendere i soggiorni piacevoli, sì.



Sun Island (Nalaguraidhoo) al centro
SURVIVAL KIT

E' più che altro una precauzione, ma all'ufficio della salute del viaggiatore, mi avevano raccomandato di non mettere, come ho accennato le chiappe o altra porzione di pelle nuda, direttamente sulla sabbia, in quanto ci sarebbe la possibilità della presenza di insetti chiamati sandflies che potrebbero causare morsicature e successive infezioni. Tuttavia devo dire che non ne abbiamo viste. Però non si sa mai, lo dico per estrema precauzione.

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venerdì 16 febbraio 2018

Maldive 2 - Sun Island


Alone on the beach

Dunque come dicevo ieri, trovato il volo, è stato necessario scegliere il posto dove spiaggiarsi per una settimana all'ombra dell'ultimo sole, come avrebbe detto Faber. Se vai su Trip, hai l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda sia alberghi che resort veri e propri, alcuni dei quali a prezzi davvero allettanti, tipo 60 Euro al giorno a camera, in isole dove non molto lontano ce ne sono a prezzi 10 volte più alti. Comunque si è deciso di non scegliere soluzioni, anche se più convenienti che fossero nei pochi villaggi o cittadine, nel timore che poi le spiagge non fossero pulite o paradisiache come vengono spacciate altrove, ma di dirottarci su un isola totalmente occupata da una sola struttura, certo meno eccitante e naturale, ma più "garantita". Dopo lungo pensamento abbiamo finito per scegliere Sun Island, dove i pareri sono abbastanza positivi, e la cifra era comunque allettante, tale da far temere il bidone. Così alla fine, solito parcheggio Mariuccia alla Malpensa, solita notte senza chiudere occhio sulle poltroncine dei voli classe bestiame e arrivo mattutino all'aeroporto di Malé mentre il cielo minaccia monsone anche se per la verità, dovrebbe essere finito da un pezzo, ma si sa, ormai non ci sono più le mezze stagioni. Gli atolli, gemme di smeraldo bordati di bianco su un pavé di zaffiro, scorrono sotto di te.

Non si può dire che sia un brutto spettacolo, anche se sei il solito criticone, poi finalmente viene il momento della planata su una lingua di sabbia che dall'alto sembrava davvero troppo piccina. Praticamente una striscia di asfalto in mezzo al mare, di certo portata a misura necessaria artificialmente. E' l'isolotto di Hulhulé, atollo di Malé nord, a qualche centinaio di metri dall'isola di Malé, completamente ricoperta invece dalle case della capitale dell'arcipelago. Ma di questa ci occuperemo l'ultimo giorno, adesso ci preme raggiungere la nostra meta finale per controllare di non esserci preso il bidone. Comunque i timori di non sapere cosa fare da classici turisti fai da te, viene subito fugata. L'isolotto contiene davvero solo la pista e le costruzioni dedicate ai servizi dell'aeroporto stesso. Come riesci ad arraffare la valigia, mentre un aereo dopo l'altro vomita la sua torma di vacanzieri da tutto il mondo, anche se da un po' cominciano ad essere prevalenti gli orientali, affamati di sabbia farinosa, sei subito immesso in un salone completamente intasato di minuscoli stalli numerati, più di un centinaio, ognuno dei quali è il referente del tuo albergo o resort che sta lì ad aspettarti a braccia aperte, ti prende in carico, raduna il suo piccolo gregge atteso da quello sbarco e lo conduce alla parte domestica dello scalo per farti imbarcare i tuoi bagagli sul successivo trasporto, barca se sei vicino, aereo se lontano, minuscolo idrovolante se sei disperso in qualche isolotto che non abbia vicino piste più ragguardevoli.


Così vieni rapidamente smistato come un pacco verso la tua destinazione finale, un altro piccolo aeroporto dove nuovamente vieni prelevato caricato su un pulmino che ti trasborda su un barcone che infine da fuoco ai motori per raggiungere il tuo isolotto finale, i bagagli seguiranno, no problem, tutto è sotto controllo. Infine il pacco arriva alla destinazione finale, viene preso in carico dal relativo addetto che gli dà le istruzioni, le informazioni del caso, gli mette la chiavi in mano e lo trasferisce su apposita macchinetta, ovviamente elettrica, capirà qui la natura si rispetta al 100%, scaricandolo davanti al suo bungalow, che aspetta sereno con gli asciugamani sul letto attorcigliati a forma di cuore con relativi fori di ibisco sparsi come se piovesse, tanto perché ci si ricordi della consuetudine orientale (ma avevamo visto non solo orientale) di un adeguato bakshish. Bene sprofondiamo pure nel lettone per testare il materasso poi toccherà trasferirsi sulla spiaggia. Beh bisogna dire che nonostante il costo ragionevole, l'isola corrisponde a quanto pensavi di trovare quaggiù, la spiaggia è a venti metri al di là di una cortina di palme e la gente vacanziera che la sta popolando, pur essendola struttura piena all'80% non dà l'impressione di essere numerosa. Ma che riposo, bisogna subito andare a testare il mare. Inforcato il costume, le ciabatte e l'asciugamano ecco la riva in leggera discesa, l'ansa di farina bianca su cui il piede affonda deliziosamente facendo croc e l'acqua cristallina che sciaborda tranquilla.

La barriera è lontana qualche centinaio di metri. Questa è una piscina naturale dove l'acqua arriva giusto alla gola, la goduria massima per uno scadente uomo di mare come me. Neanche il tempo di ricoprirsi di sugne varie, protezione 50, che noi delicatini siamo sensibili all'eritema e poi ti lasci andare in un liquido amniotico che ti carezza dolcemente la pelle, ti trastulla dandoti un piacere sopraffino e che ti dà subito la voglia di rimanere lì vita natural durante. Quando la pelle dei polpastrelli è completamente rappuccita (espressione alessandrina che non saprei come tradurre bene, ma ritengo ben comprensibile comunque) è ora di uscire per un po' e trascinarsi sulla spiaggia come un'otaria panciuta per rosolarsi un attimo, ben attento a non trascorrervi troppo tempo, pena la micidiale scottatura da tropico, che comunque sarà inevitabile nel prosieguo dei giorni, spostandosi al più presto sotto le fronde di qualche albero fronzuto, purché non sia una palma da cocco (non da olio mi raccomando, non sia mai che poi faccia male se la sua ombra ti sfiora) in quanto questi pesanti frutti, nel  momento in cui cascano maturi dall'alto e vi colpiscono in pieno il melone, sono in Oriente causa di morte circa cento volte di più del morso dei pescicani, più o meno, statistiche alla mano, 500 cadaveri all'anno, quindi attenzione prima di stendere l'asciugamano a cosa c'è sulla perpendicolare.


Mica bau bau micio micio. Intanto siamo sui trenta gradi e dopo poco bisogna ritornare in acqua per raffreddare la temperatura corporea, dove, del resto, la temperatura è di poco inferiore, per rivoltolarsi ancora e ancora in quel brodo primordiale che ti indurrebbe al sonno, non fosse altro perché hai saltato la notte. Ma bisogna resistere ancora a lungo, prima che scenda la sera che qui comunque, essendo più o meno a cavallo dell'equatore, scende invariabilmente alle sei tutto l'anno. Il sole cala di colpo alle nostre spalle, il cielo si colora subito di rosa, vergognandosi quasi di non aver chiesto il permesso di ritirarsi ed è subito buio. Sà, andiamo a rassettarci un poco, cercando di scacciare indietro il sonno impellente. Controlliamo al meglio le dotazioni dell'alloggiamento cercando un qualche motivo per potersi lamentare un po' con l'addetto che corre subito ad ingraziarsi i nuovi ospiti, che so io, un malfunzionamento del frigo o qualche altra magagna, poi il tizio corre via con promessa di risolvere immediatamente. Va bene. E'arrivata l'ora di andare a fare il controllo della sala ristorante dove il monumentale buffet aspetta la torma di truppa affamata che si lancerà tra i tavoli imbanditi. Diciamo che per noi, incaricati di testare i servizi di hotellerie (sarebbe poi mica un brutto mestiere per un pensionato, se pagato almeno delle spese vive) è un lavoro più che un piacere, un lavoro duro, ma qualcuno dovrà pur farlo.


SURVIVAL KIT

Sun Island Resort & Spa - Nalaguraidhoo - South Ari Atol - Isola di circa 1500 metri x 400, interamente occupata da questo resort, di proprietà maldiviana. Capienza di circa 1000 ospiti con 500 bungalow ben mimetizzati tra le palme. Clientela internazionale prevalentemente russa e asiatica, con anche molti mediorientali. Meno frequenti gli europei (almeno nella nostra settimana). Quattro categorie, Standard 20 m2 (interni ma a una trentina di metri dalla spiaggia), Standard Beach, sulla spiaggia, Standard beach de luxe (un po'più grandi 25 m2) e water bungalow, sull'acqua, di 30 m2. Il nostro bungalow (quello più basico) era bello pulito, nuovo, con ottime dotazioni, cortiletto con vasca all'aperto, TV, Frigo, AC, free wifi buono, 2 bottiglie di acqua da 500cc al gg.. Rifanno la camera due volte al giorno. La struttura è abbastanza nuova per cui si mostra abbastanza efficiente. I pasti sono serviti a buffet in una struttura centrale che contiene altri servizi, la piscina, il bar, la palestra, la sala da ballo, vari sport di sala, bigliardi, squash ecc. Sono disponibili altri ristoranti a pagamento in altri punti dell'isola (italiano, thai), un spa e il centro sport acquatici con le varie offerte di escursioni. La pulizia è ottima e il personale estremamente servizievole. Il buffet è come di consueto in questi posti molto vario ed abbondante, con sezione italiana, cinese, indiana, giapponese ed internazionale. La qualità però è media senza acuti particolari. L'acqua a volontà  è inclusa nel prezzo. Il pacchetto per due persone di 7 notti, mezza pensione che include quanto sopra con i servizi gratuiti del resort, il volo da Malé di circa mezz'ora su ATR 42, il trasporto in barca dall'aeroporto interno all'isola è costato nella settimana del 20 novembre, 625 $ a testa + 260 di volo interno. In questo momento, in altissima stagione le camere sono offerte in mezza pensione a 235 Euro al giorno (820 a sett. a testa). Bisogna saper aspettare le offerte e approfittarne al volo. Giudizio complessivo positivo, considerando soprattutto il rapporto qualità/prezzo.



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martedì 13 febbraio 2018

Maldive 1 - Considerazioni prima di partire


Diciamo che non offende la vista

In attesa di dedicarmi mani e piedi al prossimo viaggio, tanto manca un mese e tempo ce n'è! (sì tanto come al solito arriverò all'ultimo momento con tutte le cose da rifinire), mi viene in mente che devo ancora relazionarvi del soggiorno maldiviano di fine novembre che ho dovuto posporre fino ad adesso, un po' perché dovevo completare Usa/Canada, un po' perché come vi ho detto l'anno è cominciato con un andirivieni ospedaliero che mi ha, da un lato, risistemato le budella e allo stesso tempo fatta la revisione generale, un po' perché bisogna rendere conto di quanto fatto, non vi pare, se no che travelblog di servizio sarebbe? Anche perché in questi giorni le Maldive sono balzate alla cronaca per certe grane governative che hanno anche avuto l'onor di cronaca nei telegiornali. Dunque intanto, direte voi, ma come mai hai voluto fare la classica settimana maldiviana come il più trito ragioniere bancario stufo di andare nel week end a coltivare l'orto in campagna per mangiare biologico? Non mi sembra proprio il viaggio adatto a te, che me la conti e mi triti i cabbasisi da anni con viaggi complicati alla ricerca dell'essenza di un paese, dei suoi aspetti storici ed etnografici e tutte quelle altre balle che ci propini qui. Vero, vero, una settimana a panza all'aria e al sole, come dicevo l'altro giorno con i long drink con l'ombrellino a bordo piscina non combaciano con il profilo da pseudo viaggiatore che da tempo sto cercando di esibire ai miei lettori. 

Dunque come è nata questa ahahhahaah avventura? In tanto cominciamo a precisare che comunque sia le Maldive sono uno stato sovrano a tutti gli effetti e che quindi rappresentano la 104esima figurina da incollare sul mio album, e se sono collezionista malato che ci possiamo fare, dovete sopportarmi così e poi badate che dipende sempre da come le guardate le cose. C'è sempre un lato diverso con cui approcciare un luogo, un aspetto da valutare per cui vale sempre la pena di andare in un posto al di là che tu possa non trovare d'acchito interessi che ti sono appetibili. Ed alla fine devo dire che così è stato. Il secondo motivo è che alla fine, stare una settimana, come si suol dire passando dal letto al lettino, non è mica poi così disprezzabile, cammellandosi tra palme e mare di zaffiro, specialmente se sei un vecchio bolso e ciccioluto che comincia ad averne le scatole piene di trekking a 4000 metri, ascensioni di vulcani a 45°C e traversate nelle foreste. Il terzo motivo è che se ci va così tanta gente, spendendo anche cifre considerevoli, non sarà mica un posto così brutto che offende la vista, almeno credo. Infine il quinto motivo è stato che questo viagg(etto) lo dovevo agli amici con cui ci trasciniamo vicendevolmente e periodicamente in giro per il mondo, tanto per uscire dalla grigia ed umida nebbia alesssandrina in favore del sole tropicale che male non fa. Un mio conoscente è per il secondo anno a lavorare in un resort di lusso da quelle parti. 

Lo pagano bene e in più risiede per tre mesi in un luogo dove gli altri per andare spendono 10.000 euro mal contati a settimana più gli extra, non ditemi che non sarà un posto in cui mettere il naso e al quale vale la pena dare un'occhiata, anche magari dal buco della serratura, non vi pare?  Ma sarà poi vero che ti devi sbancare per andare laggiù? Qui vengono le prime sorprese. Intanto come al solito una bella fetta se la prende il volo, ma se sei accorto e ci pensi per tempo evitando, come puoi da buon pensionato certe date clou, te la cavi sempre tra i 400 ed i 500 euro. Poi basta cercare e si trovano alberghi e B&B sulla spiaggia che offrono delle settimane in mezza pensione a 350 euro a cranio.Vedete bene che da 800 a 10.000 e più (perché c'è anche di più state tranquilli) lo spazio è tanto e le soluzioni coprono un arco notevole per accontentare tutte le tasche, anche senza cercare soluzioni limite. In linea di massima, da quello che ho capito scartabellando il web, bisogna solo stare attenti ad evitare isole che presentino o qualche zona di criticità, come quella dove c'è il carcere o qualche discarica o qualche attività portuale, per il resto il mare e gli atolli sono assolutamente quasi uguali, nel senso di bellissimi dappertutto, quindi lo spread può essere dato solo dalla natura e dalla qualità dei servizi che magari a voi poco interessano. 

Insomma se alle Maldive cercate il sole e la spiaggia dorata e farinosa degli atolli tropicali, col mare cristallino ed i pesci colorati, potete fare a meno di fare un mutuo per levarvi la voglia, anzi ve la potete togliere con meno di 1000 euro tranquillamente. Quindi sfatato questo primo scoglio, bisogna dire che non è facile districarsi dal caleidoscopio di offerte che trovate sul web, sempre timorosi, non essendoci mai stati di spendere sì poco, ma di prendersi poi un bidone. Tuttavia la mia esperienza può confermare che al di sotto dei 1500 potete trovare un sacco di soluzioni che soddisfano ampiamente qualunque turista del mio calibro. Una discriminante lo fa la scelta di un'isola lontana dall'atollo della capitale, Malé. Infatti in questo caso invece del trasporto dall'aeroporto all'atollo scelto con la barca che, il più delle volte è incluso nel costo del soggiorno, o viene fatto pagare al massimo attorno ai 40$, vi toccherà prendere un piccolo volo interno, con ATR o idrovolanti, che vi caricano ad un prezzo di affezione di 240 $, cosa che sposta l'asticella in su. Poi a determinare il prezzo finale, conta la scelta del bungalow (sull'acqua, davanti alla spiaggia o interno di una ventina di metri), mentre la b&b, la mezza pensione o il full board hanno differenze minime. Io consiglio la mezza, in quanto essendo tutte le offerte per loro comodità calibrate sui buffet, vi proporranno talmente tanta roba da ingurgitare che difficilmente riuscirete a fare il pieno tre volte al giorno, due sono a mio parere più che sufficienti. 

Un discorso a parte va fatto per le escursioni, che vengono sempre fatte pagare a peso d'oro, anche se spesso qualche scappatoia si trova. D'altra parte qui il turista anche tutto compreso, è davvero una vacca da mungere e se non se ne approfitta un po' che senso avrebbe. Quindi diciamo che per i cagamaretti in cerca di occasioni per allargare i cordoni della borsa, ce n'è da scegliere in abbondanza, per i braccini corti, considerato che il mare che sta lì di fronte a voi con la sua barriera corallina davanti, è, come si dice ad Alessandria , a gratis, si può anche tornare a casa senza aver tirato fuori un dollaro in più di quanto esborsato alla partenza. Dunque ponete buona attenzione a scegliere l'isolotto che vi ospiterà per la canonica settimana o più (già che siete lì due o tre giorni di giunta avranno un costo ridicolo), leggete senza porre esagerata attenzione alle critiche e senza troppe paranoie i vari giudizi di Tripadvisor, considerando che in generale la gente meglio viene trattata e più il coefficiente di fastidiosa lamentosità di moltiplica, sentite magari i pareri di chi ha già scelto l'isola che state esaminando sempre sul web e poi partite tranquilli. Dovete pensare sempre che i fruitori normali di questo tipo di vacanza, sono abituati a soggiorni in villaggio nelle varie parti del mondo per cui i giudizi scontano proprio questo tipo di paragoni con resort di vario tipo in cui la cosa più importante nel giudizio non è tanto la bellezza del luogo, ma la qualità dei servizi che magari a voi, se siete viaggiatori di lungo corso, interessano relativamente, a patto che non vi vengano fatti pagare naturalmente. 

Un altro dei problemi che mi hanno posto i detrattori di questo tipo di vacanza è che questa è dedicata appunto agli amatori del villaggio e del totale e nullafacente spanciamento sulla spiaggia e che invece per i viaggiatori amanti dello scapicollio qua e là per vedere genti e posti diversi, anche una sola settimana rappresenti un periodo di noia mortale con la necessità di portare con sé quintali di libri per non cadere in un deliquio fastidioso. Vi dirò che alla fine girellando un po' per prendere visione delle varie spiagge e dei vari isolotti, anche se microscopici, riposare meglio che nei soliti affannosi inseguimenti della pietra verde, stare a mollo nell'acqua cristallina, tra pesci multicolori, razze e innocui pescecani, tartarughe e mante giganti, partecipare a qualcuna tra le attività proposte, non è cosa poi tanto fastidiosa ed antipatica, direi che in generale non offende e sette giorni passano in un attimo, ve lo garantisco, quasi quasi, alla fine, anche ai più tritamarroni come il sottoscritto, spiace andar via. E pensate che, se ve lo garantisco io, che neanche son capace a nuotare, e quindi, sulla carta, destinato a poco sfruttare quello che rappresenta l'attrazione numero uno, vuol proprio dire che ne vale la pena. Ciò detto, da domani scendiamo un poco di più nei particolari. Per ora, se comincia ad aumentare il vostro interesse sull'argomento, cominciate a dare un'occhiata sulla carta alla sterminata serie di atolli che costellano il mare difronte alla costa del sud dell'India.



SURVIVAL KIT 

Voli - Questa volta abbiamo scelto Qatar Airways che offriva la migliore quotazione per fine novembre. Il costo è stato di circa 500 Euro a testa inclusa assicurazione. Lo stop a Doha è solo di un paio d'ore e quindi vi fa arrivare in tutto da Milano in circa 11 ore, ma vi impedisce di sfruttare lo stop per dare un'occhiata alla capitale Qatarina in subbuglio per la preparazione dei campionati di calcio del 2022. Sarà per un'altra occasione. Gli aerei sono nuovissimi con spazi abbastanza larghi per le gambe e pasti migliori di tante altre compagnie più titolate. Poiché ho scelto una soluzione nell'atollo di Ari sud, è stato necessario un breve volo interno di circa 20 minuti con ATR 42, Già compreso nel pacchetto che comunque lievita di 240$, barca inclusa dall'aeroporto di arrivo alla tua isola.  Dato che ci sono almeno 11 altri aeroporti con voli internazionali (come ad esempio Gan), valutate bene magari scegliendone uno che non vi costringa al successivo voletto interno molto costoso.

lunedì 12 febbraio 2018

Recensioni - I. Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore



C'è poco da fare quando prendi in mano un lavoro di uno Scrittore, con la S maiuscola, senti immediatamente la differenza del peso di quanto leggi e la differenza che corre tra questo e le altre generiche pagine imbrattate. Questo è uno dei romanzi forse ingiustificatamente giudicati minori di Calvino, uno dei suoi ultimi lavori in cui si misura con la sperimentazione e gioca con la fantasia che certo non gli è mai stata in difetto a partire dalla trilogia immaginifica e dagli straordinari Cosmicomiche e T con zero, che me lo fecero  conoscere ed apprezzare nei tempi dell'università. Si tratta di un classico metaromanzo che si interroga proprio su se stesso e sull'essenza della letteratura e il protagonista è proprio il Lettore. 

Un classico esempio di letteratura postmoderna.Tutto si insegue in una sorta di matriosca di romanzi che con le più varie motivazioni, cominciano e vengono continuamente interrotti per riprendere in quello successivo, una serie straordinaria di incipit di dieci romanzi contenuti nell'undicesimo, appunto il Se una notte ... che si interroga proprio sul senso del romanzo e della letteratura. La storia del Lettore e di Ludmilla, la Lettrice fa da cornice al tutto, non astenendosi dal congruo lieto fine. Da leggere per forza.


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