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mercoledì 23 settembre 2026

Recensioni: Jung Chang - Il volo dei cigni selvatici

 

Questo è il seguito del famoso ed acclamatissimo Cigni selvatici che nel '92 diede all'autrice la fama internazionale, tradotto in oltre 50 lingue e secondo alcuni il libro sulla Cina più conosciuto nel mondo. Quel libro che raccontava la storia di sua nonna e di sua madre, assieme al padre comunisti della prima ora e partecipanti alla Lunga marcia, poi, come spesso accade in quei regimi, spaventosamente vessati, imprigionati, condotti sull'orlo del suicidio e infine anche della sua, quando riuscì a lasciare la Cina per Londra nel 1978, anno in cui si concludeva il libro. Questo libro invece racconta cosa è accaduto dopo, proseguendo fino ai giorni nostri e oltre alla prosecuzione della saga familiare che va avanti per altri cinquant'anni è l'occasione per ripercorrere la storia cinese recente. Il punto di vista è, sebbene schierato e come non potrebbe esserlo, sempre di estremo interesse, sia per la chiarezza di esposizione che per l'acutezza delle osservazioni, che riescono a mantenere nonostante tutto, una notevole obiettività e, dal mio punto di vista, visto che essendoci stato almeno una trentina di volte dal 1999 fino ad oggi, ritengo di conoscere un poco questo paese, mi sono ritrovato spesso vicino o sovrapposto alle sue considerazioni. La scrittrice è attualmente al bando in Cina dopo il suo monumentale libro su Mao, scritto a quattro mani con il marito, che cerca di riportare la figura del dittatore nell'alveo della sua realtà storica, al di là delle beatificazioni che ancora lo circondano e che ha creato nel tempo un culto della personalità duro a morire anche nel resto del mondo, mentre laggiù fa ancora parte dei pilastri alla base del sistema, forse con un interesse addirittura aumentato rispetto al passato recente. Comunque un  lavoro molto interessante per tutti quelli che hanno ancora di quel paese una conoscenza sfumata, lontana dalla realtà, spesso edulcorata o anche di contrasto, che relega la Cina in un contesto assolutamente fuorviante rispetto a quello che è realmente. Per questo è un libro molto consigliabile da leggere e da ragionare con attenzione, magari se avete interesse ad un viaggio da quelle parti, per cercare di capire meglio quello che andrete a vedere al di là della vetrina colorata e rutilante.  


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martedì 22 settembre 2026

Recensioni: S. Rushdie - La città della vittoria


 

Bisogna dire che Rushdie non delude mai, la sua prosa, barocca, onirica, dalla fantasia sfrenata, riesce sempre ad avvincerti con le sue invenzioni dalla prima all'ultima pagina. Qui siamo in presenza di un lavoro che si avvale di molti dei topoi più classici. Il manoscritto antico ritrovato e reinterpretato dall'autore, la riscrittura di un poema epico indiano fiume, sul tipo del Ramayana o del Mahabharata e la sfilata di tutti i personaggi più iconici di quel caleidoscopio di colori, di nomi, di dei e di eroi che l'India ci presenta sempre come la sua attraente e fantasmagorica facciata, in uno scenario di templi e di antiche città di arenaria. La vicenda, che questa volta avviene nel XIV secolo, racconta la storia di una città dalla sua fondazione alla sua rovina, creata da una donna dea, che ne stila appunto la storia in versi nel suo arco di vita di 250 anni. Amore, eroismo, crudeltà, stupidità umana e morte mescolati in un gran calderone di vicende che si intrecciano all'infinito. Come sempre avvincente e soprattutto affascinate per il suo sapore di esotico, come solo questo continente sa dare, l'autore non perde l'occasione per imporre il suo stile, ricco e divertente e soprattutto sempre intriso di ironia sarcastica, che rimanda senza troppe difficoltà al nostro mondo ed ai suoi problemi e contrasti attualissimi e ben riconoscibili. Godibilissimi soprattutto i contrasti religiosi ed i riferimenti ai vari regimi che il mondo moderno ci mette ogni giorno davanti agli occhi. Un altro buon lavoro, insomma, di questo autore che nonostante l'età continua a sfornare senza interruzione. Consigliato.


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giovedì 17 settembre 2026

Recensione: C. Divakaruni


 

Interessante lavoro di questa importante scrittrice bengalese, già nota per il famoso La maga delle spezie che ripresenta il più noto poema epico indiano, il Mahabharata, attualizzandolo e raccontandocelo secondo il punto di vista di una donna, la principessa Panchaali. E' un po' come se stessimo parlando dell'Iliade che, invece di raccontare le gesta di Achille, Ettore, Ulisse, Agamennone e tutti gli altri eroi omerici, ce la presentasse narrata dal punto di vista di Elena. Interessante e coinvolgente sotto molti altri punti di vista, ovviamente oltre a quello di questa visione al femminile, è anche una puntuale e assolutamente contemporanea visione degli orrori della guerra e della sua ineluttabile malvagità intrinseca che riesce a trasformare anche gli uomini moralmente sani in mostri assoluti e disposti a qualunque nefandezza, cosa che purtroppo dobbiamo constatare continuamente e che conduce inevitabilmente verso un unico e sempre prevedibile baratro. Oltre che affascinante e utile a chi vuole approfondire la conoscenza delle tradizioni indiane, il libro dimostra come siano così vicini i grandi libri etici dell'antichità di ogni cultura anche se apparentemente distanti tra di loro. Interessanti anche le descrizioni delle armi fatate che gli dei concedono agli uomini, immaginate migliaia di anni fa dai poeti epici indiani, alcune nella descrizione assolutamente sovrapponibili a missili, bombe e così via, per non parlare dell'arma assoluta, la Shakti, che nasce dai raggi e dalla materia solare, in pratica la bomba nucleare. D'altra parte come si evince dallo stesso poema siamo ormai precipitati nel Kaliyuga, la quarta e ultima età del mondo quella nella quale regnano il buio, la falsità e la morte. Meditate. Si legge in un attimo.


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martedì 24 febbraio 2026

Recensione: Cyngyz Ajtmatov - Occhio di cammello


Ecco una delle letture che consiglierei a chi volesse prepararsi un po' meglio ad un  viaggio nel fiabesco Kighizistan e dintorni, inclusa la famosa Pamir Highway, parte di quella via della seta percorsa dal nostro Marco Polo e che proprio per la sua difficoltà  logistica è rimasta un po' negletta nel mondo dei viaggiatori moderni. Questo autore kirghiso, Cyngyz Ajtmatov, il cui padre fu vittima di una purga staliniana nel 1938 e che ha cominciato a scrivere in lingua originale, già giovanissimo verso la fine degli anni '50 e successivamente in russo, è davvero interessante ed è attualmente riconosciuto come una delle voci più importanti di quel complesso universo letterario che ha accompagnato il crepuscolo dell'Unione Sovietica. La sua posizione, che lo rende del tutto particolare nel panorama di questo mondo lo situa in una posizione ugualmente distante dalla letteratura dai grandi affreschi di un Tolstoj o dalle introspezioni dell'anima Dostoevskiane, così come è parimenti lontanissimo dai temi di contrapposizione di un Solgenitsin, inserendosi invece in una sua dimensione di naivité in cui è totalmente compreso nello strapotere del fascino della natura che gli offre la sua terra, ben lontano quindi dalle necessità di trobonaggio sovietico in cui dovevano di certo soggiacere i suoi colleghi che aderivano a quel filone sovietistico che poco ha prodotto di memorabile, ma che era probabilmente indispensabile per trovare un posto nell'epoca. Ajtmatov è invece legato perdutamente alla sua terra, ai suoi paesaggi, ai laghi blu incastonati tra le montagne e i suoi temi rimangono fissati nell'ammirazione verso questo mondo pastorale e fatto di tradizioni antiche e nomadi, che certo non dovevano essere poi troppo graditi all'establishment del suo tempo, anche se poi, ha fatto in tempo ad essere assorbito nell'entourage di Gorbachov come ministro.  In questi suoi racconti, traspare completamente questa sua tenerezza descrittiva che narra storie apparentemente semplicissime nelle quali la protagonista assoluta rimane sempre la sua terra, nei suoi caratteri più poetici ed avvincenti, senza tuttavia mai cadere nel descrittivo oleografico e banale. Sempre avverti come l'autore colga l'anima di queste montagne e di questi pascoli infiniti. Sono miniature fatte di piccoli affreschi minuti, quadretti alla Segantini in cui respiri l'odore del fieno e risuonano lontani i canti dei pastori. Il grande lago Issik kul, specchio blu circondato dai picchi del Pamir, il tetto del mondo, è un altro protagonista assoluto, sempre presente bel racconto ed emblema di questa terra, che, devo dire la verità, non sto nella pelle di vedere. Occhio di cammello contiene quattro racconti in cui ti sembra di vedere l'autore che si guarda intorno con occhi di bambino e vive quella realtà pastorale, che comunque si interseca anche con quella che ai tempi doveva essere quella sovietica formando un insieme curioso ed allo stesso tempo avvincente. Consigliato.


mercoledì 24 settembre 2025

Recensione - I. Clark – La felicità nei giorni di pioggia

 

I. Clark – La felicità nei giorni di pioggia

Se non temessi di risultare troppo politicamente scorretto, anche se adesso pare diventato molto di moda, direi che questo è il classico libro da donne, senza offesa naturalmente. Non voglio dire naturalmente che potrebbe ascriversi direttamente alla serie Harmony, tuttavia, forse il problema di base è che a me questo genere di romanzi non suscita molte emozioni, se non che, si lascia leggere facilmente e anche velocemente e va abbastanza bene per passare quelle lunghe ore sotto l’ombrellone, come sto facendo in questi giorni, tra un bagno e l’altro in attesa che venga l’ora per andare a casa a mangiare. Ciò detto, tanto per inquadrare il tutto, si tratta di una autrice inglese, pare anche molto gettonata, visto che ha lasciato la molto proficua professione di avvocato per dedicarsi unicamente a fare la romanziera e stiamo parlando di libri da un milione di copie, quindi è sbagliato e presuntuoso anche da parte mia, prendere il suo lavoro sotto gamba, tanto meno vorrei dare l’impressione di irriderlo, anzi, tanto di cappello. Comunque tanto per chiarire tratta di un gruppetto di quattro amici (in una dei quali è facile riconoscere l’autrice) a cui viene affidato il compito di tutoraggio di una diciassettenne figlia di una di loro prematuramente scomparsa. Naturalmente pare una decisione sciocca e inconsistente che invece si rivelerà molto oculata e con un suo preciso senso, decisione presa da una madre che precedentemente sembrava la più sbandata e la meno capace di valutare queste situazioni, con qualche sviluppo imprevisto che ti fa andare avanti fino alla fine del libro. Comunque ve la toglierete velocemente perché è scritto grosso.


lunedì 5 maggio 2025

Altre mostre a Torino

 

Continuo col panorama mostre torinesi, visto che mi sono fermato in zona per qualche giorno. Cominciamo con quella che una mostra non è, alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino, visto che non viene esposto neppure un quadro reale. Per correttezza almeno te lo dicono prima di staccare il biglietto, ma devo dire che non sono d'accordo su questa che sta diventando una moda, visto che io non ti pago con i soldi del Monopoli ma con svanziche reali, ancorché digitali, dunque a mio parere sarebbe opportuno che fossero presenti almeno due o tre opere vere, almeno una, se proprio non si può fare di più, però credo che sarebbe bello dopo aver goduto di tutta la meraviglia delle varie realtà virtuali e così via, trovarsi di fronte un'opera tangibile dell'artista in questione, tanto per averne una rappresentazione non solo formale e teorica. Detto questo non posso negare che l'organizzazione della vita e delle  opere di Munch è stata presentata in maniera davvero spettacolare con l'uso di caschi con i quali penetri direttamente all'interno dei quadri e vieni avvolto completamente dall'atmosfera cupa ed ossessiva che ha accompagnato la vita di questo straordinario artista. Anche la sala finale dove vieni completamente avvolto dalle sue opere principali che si muovono sulle pareti è straordinariamente coinvolgente, per non parlare del pavimento che si sgretola sotto i tuoi piedi. Insomma un modo nuovo di vedere l'arte, assolutamente interessante, ma che suggerirei, come ho detto di accoppiare anche a qualche cosa di reale, anche per meglio giustificare il costo del biglietto. 

Come seconda indicazione vi voglio segnalare alle Gallerie di Italia, il polo museale del San Paolo in piazza San Carlo, che presenta una serie di foto della grande fotografa americana di colore Carrie Mae Weems, sui temi a lei cari delle discriminazioni razziali e al richiamo al periodo schiavista negli USA, argomento che sta ritornando in auge, visti i tempi. Passiamo poi alle due mostre temporanee organizzate al MAO, Museo di Arte Orientale, che presenta sempre argomenti di particolare interesse per chi vuole tenere un occhio a quella parte di mondo. La prima, Haori, espone tutta una serie di abiti maschili, oltre 50 Haori e Juban appunto, appartenenti ad una collezione privata, che raccontano il primo novecento in Giappone con le sue contaminazioni con la cultura occidentale. L'altra, esposta al secondo piano, che mostra una ricca iconografia riguardante gli Hanauri, i venditori di fiori e di composizioni floreale giapponesi , apprezzate figure del mercato tra il XIX ed il XX secolo, ritratte con le foto d'epoca della fotografa Nagel, davvero interessanti. Passiamo infine a Palazzo Madama, dove assieme alla mostra sulle lettere di Primo Levi indirizzate ai lettori tedeschi di Se questo è un uomo, e all'esposizione del famoso e preziosissimo cofano del Cardinal Guala Bicchieri, completamente restaurato, viene esposta una serie bellissima di oltre 200 manifesti "turistici" di inizio secolo, che pubblicizzano tutte le località italiane più famose con la forma dei più noti disegnatori dell'epoca, incluso Boccasile. Insomma a Torino non ci si annoia.



  

domenica 27 aprile 2025

Recensioni : Ancora mostre a Torino


 Alla fondazione Accorsi, una bella selezione di un centinaio di opere che rende omaggio a Carol Rama, artista torinese a dieci anni dalla morte. L'artista che io, nella mia ignoranza artistica, specialmente per quanto riguarda il 900, non conoscevo, viene raccontata in tutte le fasi e gli interessi che l'hanno accompagnata nella sua lunghissima vita, quasi 100 anni, a partire dai primi licenziosi e segreti acquarelli degli anni '30, profusi da una potente carica erotica che l'ha accompagnata per tutta la sua geniale e sregolata vita, come recita il titolo della mostra, e per lungo tempo rimasti nascosti, per poi passare al periodo espressionista degli anni '40 e alle suggestioni cubiste della lezione picassiana e poi informali dei '50. Segue il periodo dei cosiddetti bricolage, collage fatti di sfumature, occhi di bambola inquietanti e altro, poi le gomme degli anni '80 per le quali raggiunse la tarda notorietà, fino ad arrivare alla ultima produzione più recente col ritorno ad una vena figurativa e al tema della mucca pazza che la interessò e che le valse il premio alla Biennale di Venezia del 2003. Interessanti anche la serie di foto realizzate da Ghiotti nella casa dove lei visse per 70 anni in via Napione oggi piccolo museo visitabile su richiesta. Ecco, anche se io non sono una grande estimatore dell'arte moderna, perché non ne conosco abbastanza per comprenderla a fondo, queste sono le mostre che apprezzo e gradisco, organizzate presentando un congruo numero di opere dell'artista in oggetto che te ne fanno ripercorrere il suo pensiero artistico nella completezza e che quindi, riescono a farti capire qualche cosa dell'artista presentato, non quelle costruite attorno ad un quadro e tanta fuffa di contorno, come le due di cui vi ho parlato ieri, fatte per acchiappare il pubblico con un nome e basta e questo non per fare polemica gratuita. Basta così. Poi devo darvi conto della bellissima mostra di fotografie presentate alla galleria Camera - Centro italiano di fotografia, che presenta oltre 160 opere del grande fotografo Cartier-Bresson e che raccontano il suo rapporto privilegiato con l'Italia attraverso i lavori dei suoi numerosi viaggi nel nostro paese, dalla sua rusticità del dopoguerra, agli aspetti di un meridione quasi favoleggiato nei suoi momenti di esotica primitività, arrivata al resto del mondo dopo la notorietà avuta da Cristo si è fermato ad Eboli, per passare poi alle viste degli anni successivi, con la Roma dell'elezione di Giovanni XXII e la dolce vita, e poi quella successiva di Pasolini e delle periferie. Una completa espressione di amore per il nostro paese continuato per decenni. Ecco quindi un'altra bella mostra di quelle che mi piacciono ed emozionano e che alla fine, vale il prezzo del biglietto.



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venerdì 25 aprile 2025

Recensioni - Mostre a Torino


 

Eccomi come sempre ad approfittare delle mie scorribande torinesi per dare un'occhiata alle tante opportunità di mostre in ogni caso interessanti che offre questa bellissima città. Parto dalla prima che ho visto: "da Botticelli a Mucha, bellezza, natura, seduzione". La mostra parte dall'esposizione del capolavoro botticelliano reduce da qualche anno di studi e di approfondimenti tecnologici eseguiti con ogni serie di moderne strumentazioni, che hanno permesso di poterne apprezzare i disegni sottostanti, i ripensamenti e le variazioni soprattutto dei capelli. Inoltre l'opera viene messa a confronto con analoghi come la celeberrima nascita di Venere e un'altra opera del grande artista che espone la sua celeberrima modella di profilo. Il dipinto viene poi appaiato alla Venere di Lorenzo di Credi che arriva dagli Uffizi. Tutto il resto una  serie di disegni o di opere cinque-seicentesche messe insieme soprattutto per giustificare la mostra e tirate fuori dai sotterranei dei musei reali, sul tema della bellezza femminile, le Tre grazie, le Muse e così via. Quindi tranne qualche cosa del Bernini e di Bistolfi e la serie finale sempre molto gradevole di Mocha artista art nouveau, dalle linee sempre molto attrattive, poco altro da vedere. Per fortuna a coté, ospite d'onore, un magnifico disegno leonardesco, una testa di fanciulla, studio per l'angelo della Madonna delle rocce, che ti riconcilia con l'esborso subito. 

Come sempre le mostre costruite attorno ad una sola opera, la cui spia è sempre il titolo: Da... a, nasconde una povertà di interesse generale, vista la costrizione di mettere insieme almeno un centinaio di opere cavate su dai sotterranei, ma così è la vita. Testimonianza ancora più sfacciata di questa affermazione è la mostra presentata al Mastio della Cittadella e pomposamente intitolata: Gauguin, il diario di Noa Noa ed altre avventure. In realtà il centinaio di pezzi presentati, comprendono un solo dipinto del maestro (tra l'altro pure attribuito e tra i suoi minori), un acquarello e qualche disegnino, suoi e di altri impressionisti minori. Foto, litografie, multipli e addirittura molti facsimili tra cui una serie di ritratti di Van Gogh, presentati come editati in poche copie, come se questo ne potesse accreditare maggior valore. Insomma una tornata questa decisamente deludente. A completare l'impressione (siamo nel campo appunto), il filmato che racconta la storia personale dell'artista, che è tutta uno scavare morboso sulle sue "perversioni sessuali" senza il minimo tentativo di contestualizzarle al periodo storico e la sua fine di malato di sifilide coperto di piaghe quasi come una punizione per le sue inclinazioni. Mi sa che stiamo sprofondando in un momento regressivo piuttosto preoccupante. Comunque direi non è il caso di venire a Torino apposta solo per questo. 



sabato 4 gennaio 2025

Recensione: Camilleri: Vi scriverò ancora

 

E' naturale che quando un attore di successo, un grande autore se ne è andato, si cerca di sfruttare fino in fondo la miniera di scritti rimasti e non ancora pubblicati e di Camilleri che pare fosse molto previdente in questo senso dovrebbe essere rimasto ancora parecchio, quindi penso che per parecchi anni continuerà così. In questo caso però la pesca a strascico è stata come si può dire, benedetta. Infatti sembra siano saltate fuori da una cantina questo pacco di lettere, scritte dal giovanissimo Camilleri a casa dal 49 al 60. In realtà, al di là dei saluti commossi a genitori, zie e e nonna o dai ringraziamenti per l'arrivo di pacchi di dolciumi siciliani arrivati per le feste solitarie, da questo godibilissimo epistolario salta fuori una bella storia che racconta come sia difficile, dura e faticosa la cosiddetta gavetta in quel mondo che ruotava attorno al cinema, al teatro, allo spettacolo in generale in cui il nostro autore desiderava a tutti i costi entrare a pieno titolo. Le lettere raccontano in modo puntuale la fatica di vivere nella Roma dell'allora Dolce Vita, con la sua continua necessità di frequentare il sottobosco delle conoscenze, intellettuali e politiche, della ricerca di aiuto e delle continue collezioni di promesse e di speranze che regolarmente vanno a vuoto per mille ragioni, anche quando sembrano quasi arrivate in porto e in contemporanea, la continua disperata ed assillante necessità di soldi per i bisogni di tutti i giorni, anche i più basilari, dall'acquisto di un paio di pantaloni alla pigione che incombe, ai prestiti da restituire agli amici. Una lettura interessante perché racconta un mondo che non c'è più e piacevolissima perché descrive la vita di uno dei nostri grandi. 500 pagine che filano via in un attimo.


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venerdì 3 gennaio 2025

Recensione: Ozpetek - Diamanti




Ottimo film che porta tutti i tratti distintivi di Ozpetek, con le sue consuete tematiche di introspezione psicologica dei personaggi, scavati ed estratti a viva forza dalla loro mente e dal loro cuore. Magnifica la resa da parte del cast, quasi tutte le migliori attrici italiane del momento. Di uomini praticamente non c'è traccia se non molto superficiale, visto che alla fine la testa del genere maschile è molto, troppo semplice o semplificabile, solo violenza bruta, prevaricazione, sesso a peso, intelligenza rozza e in fondo poco interessante da investigare. Straordinari invece la serie dei personaggi femminili nella loro splendida complicazione. Non sto lì a dettagliarvi la sinossi, come direbbe Fazio, tanto la trovate dappertutto sul web e poi non è questo che conta, ma appunto la bellezza e l'interesse del film è data soprattutto dalla vivisezione mentale dei vari personaggi. Altre due ore ben spese, come del resto mi aspettavo.


giovedì 2 gennaio 2025

Recensione: F. Daed - La moglie del becchino

 

Noir francese di un autore noto soprattutto nel dopoguerra, amico di Simenon, senza tuttavia sfioreìarne le qualità. Produttore in quantità di letteratura di evasione, mostra anche in questo giallino i suoi limiti e lo stile datato. Appare come un filone classico sulla inevitabilità dostoevskiana della pena che implacabilmente si abbatterà sul reprobo e che sarà proprio lo stesso colpevole ad andarsi a cercare. Naturalmente in chiave decisamente minore. Se usato per passare un paio di ore in assenza di altro può andare, ma finisce lì. E non aggiungerei altro. 

lunedì 30 dicembre 2024

Recensioni: Conclave

 

Davvero un bel film, testimonianza che se alla base c'è un'idea e poi lo sviluppi con grande abilità e mestiere, il risultato è ottimo. Se poi aggiungi un cast stellare, dal protagonista Ralph Fiennes, veramente magistrale nella sua parte di Cardinale decano responsabile dello svolgimento del Conclave, ai comprimari come Castellitto o la Rossellini, la scommessa è vinta. La storia si dipana molto bene in uno scenario che pur variando solo da Santa Marta alla sala del conclave è ricchissima di pathos, accompagnata da una fotografia magistrale, fino allo strepitoso ed assolutamente inaspettato colpo di scena finale. Come vedete continuo ad allungare il brodo per non rivelare nulla di più, perché il film va visto senza sapere nulla per goderselo fino in fondo. Due ore col fiato sospeso e ben spese. Quindi buona visione a tutti.


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venerdì 20 settembre 2024

Recensione: WenYan Lu - La donna che piangeva ai funerali


 Sono sempre molto interessato alla letteratura proveniente da altri paesi, sia che si tratti di classici, sia che mi vengano proposti scrittori di oggi. Questo lavoro, romanzo di esordio di una scrittrice cinese (che scrive però in inglese) è davvero interessante, specialmente per la ricerca del racconto che rappresenta moltissimo, almeno per quanto io conosca quel paese, della vita, delle abitudini, del modo di pensare di quel popolo, specialmente di coloro che hanno vissuto il passaggio da Mao alla situazione attuale, nella Cina profonda, quella dei villaggi che ha potuto solo marginalmente profittare dei grandi cambiamenti e dei miglioramenti di vita di quel paese. Queste persone hanno vissuto l'esperienza della vita delle comuni maoiste a quelle del grande boom attuale, del quale hanno accettato ovviamente i vantaggi positivi, ma non mostrano affatto, astio verso un passato giudicato, nelle sfumature, perché questo aspetto non viene approfondito, non poi così negativamente. Ci ho ritrovato molte delle sensazioni che mi era parso di comprendere durante i miei periodi di permanenza laggiù. La estrema pruderie che non consente né di parlare e neppure di pensare a certe cose, men che mai avvicinarsi all'argomento sesso, quanto poi nella realtà, praticare anche con una certa disinibizione e libertà anche nei giudizi a riguardo. 

Il libro racconta la storia di  una donna di un villaggio, trovatasi per caso ad esercitare il mestiere di prefica che piange a pagamento ai funerali, figura evidentemente molto richiesta anche oggi. Il suo mestiere la mette di fronte alla conoscenza di molti piccoli e grandi segreti che ascolta durante i funerali, visto che tutti hanno la disposizione di confidarsi con questa figura anomala e sempre a contatto con la morte. La condizione mortale, è questa l'idea che aleggia continuamente nei pensieri e nelle cose per tutto il romanzo e per tutta la vita di questa donna, al pari dell'amore, sentimento, al contrario del sesso, essendo sposata regolarmente, a lei tecnicamente sconosciuto e su cui si fa continuamente domande destinate a rimanere senza risposta, in una vita che scorre noiosamente nel paesino, condizionata soprattutto dai doveri, verso la famiglia, il marito, i genitori, la figlia, essendo lei come essere umano e soprattutto come donna, in fondo alla scala dei valori e delle considerazioni dovute. Tanto per capirci ribadisce che per giudicare un marito una brava persona, è sufficiente che non picchi la moglie, almeno non troppo. Davvero un libro interessante e di piacevole lettura, che vi consiglio se vi interessa almeno sfiorare il modo di pensare di questa altra parte di mondo.


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venerdì 13 settembre 2024

Recensioni: J Adler-Olsen - Vittima n. 2117

 


Ennesima opera di questo produttore di thriller di enorme successo mondiale con traduzioni in 42 klinguee decine di milioni di copie vendute. Classico thriller da ombrellone con 500 pagine che vi faranno passare il tempo mentre aspettate di digerire prima di fare il bagno, a tema terroristico mediorientale, che adesso va di moda. Ovviamente da bon mestierante vi obbligherà a leggerlo tutto di fila per la sola voglia di vedere come va a finire, anche se devo dire che non ha un intrecci che avvinca più di tanto, trascinandosi fino alla fine senza particolari colpi di scena. Calcolando il costo un tanto a pagina è accettabile come investimento.


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giovedì 12 settembre 2024

Recensioni: T. Terzani - In America


 

Altro magnifico libro del grandissimo giornalista che riesce a raccontare gli avvenimenti del suo tempo con distacco obiettivo, nonostante sia schierato e mai come in questo caso, nel quale, agli inizi della sua attività, non era neppure ancora giornalista. Si tratta della raccolta degli articoli inviati al Giorno e all’Astrolabio, durante i suoi due anni di soggiorno negli Stati Uniti, dove era stato inviato, giovanissimo, con una borsa di studio per affinare la sua preparazione. Il grande interesse di questa raccolta sta nel fatto che questi articoli riguardano gli anni topici dal 68 al 70. Siamo nel pieno della guerra del Vietnam, delle contestazioni studentesche, delle prime battaglie per i diritti civili, delle Pantere nere e degli omicidi di Martin Luther King e di Bob Kennedy, che infiammarono il paese negli anni fondamentali per il mondo nel secondo dopoguerra. Già fin da queste sue prime mosse ed esercitazioni di scrittura si capisce la straordinaria capacità di Terzani di trovarsi nel posto giusto, al momento giusto, per vedere, per vivere e per raccontare i fatti che hanno infiammato la seconda metà del secolo scorso. Cosa che si ripeterà poi quando si ritroverà alla caduta di Saigon e all’apertura della Cambogia con la scoperta degli orrori degli Khmeri rossi, in quell’infiammato sud est asiatico che segnò indelebilmente gli anni 70 e poi in Cina alla fine dell’era Mao e ancora a percorrere l’Unione Sovietica, proprio mentre ne avvenne il disfacimento finale. Fantastico leggere adesso, proprio per misurarne la incredibile attualità, il racconto della battaglia elettorale tra Nixon e Humfrey, con la rinuncia di L. Jhonson, che fa apparire il racconto delle elezioni americane che stiamo vivendo oggi come una squallida ripetizione di fatti già avvenuti. Insomma una lettura vivificante ed appassionante al tempo stesso che consiglio assolutamente


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domenica 14 luglio 2024

Recensione - Di Mare - Le parole per dirlo



Uno dei molti libri che sono stati scritti da chi vuol far partecipare il proprio pubblico alla propria malattia. Un momento difficile e nel quale appunto le parole per dirlo sono difficili. In questo caso, questo importante giornalista di guerra, ci racconta la sua avventura col mesotelioma, contratto forse proprio a causa del suo mestiere, quando raccoglieva in Serbia i servizi su quel capitolo nero dell'Europa, alternandolo a storie incontrate nel suo lavoro di reporter, attento agli avvenimenti e soprattutto al lato umano di quanto accadeva attorno a lui. Un libro che ti intristisce ovviamente ma che ti fa sentire vicino la persona che racconta, fine che probabilmente anche l'autore si proponeva. Una lettura un po' triste, che un po' ti spinge a pensare, ma certamente non spiacevole, in quanto Di Mare era di certo uno che sapeva scrivere e passarti dei sentimenti.


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mercoledì 26 giugno 2024

Recensione: T. Terzani - Fantasmi

 

Un altro degli straordinari lavori del grandissimo giornalista che ha fatto dell’Asia la sua ragione di vita e che l’ha vissuta proprio negli anni più terribili, che lui ha trascorso nel sud est asiatico. Anche se li ho letti quasi tutti, i suoi lavori, questo mi mancava e l’ho amato tantissimo proprio perché racconta le vicende della Cambogia, paese che ho avvicinato solo per poco tempo, ma che ho amato moltissimo. Anzi ritengo che chiunque volesse visitare questo paese dovrebbe leggersi questo lavoro che la racconta in tutta la sua poetica bellezza e in tutti i suoi spaventosi orrori. Il libro raccoglie tutti gli articoli giornalistici che dal 70 alla fine degli anni ’90, Terzani ha scritto per i giornali per cui ha lavorato. Ci puoi leggere quindi come in un film in cui il documentarista, non ha ancora visto il finale, ma via via se lo immagina con crescente stupore, e scopre tutti gli accadimenti che si sono succeduti nel tempo, da quelli in cui gli arrembanti khmer rossi, creati come al solito dagli improvvidi avvenimenti esterni, erano addirittura sembrati una speranza, al periodo in cui cominciavano a trapelare i fatti, poco creduti proprio per la loro spaventosa ed esagerata tragicità, fino alla conferma delle ipotesi più orribili, quando Tiziano, tra i primi ad arrivare in Cambogia dopo la caduta  di Pol Pot, la percorse in lungo ed in largo trovando la spaventosa conferma di quanto accaduto. In tutta la parte finale si legge poi la disillusa disperazione di osservare come, tra la più totale indifferenza del mondo, questi assassini spietati, tra i più barbari che il secolo scorso abbia vissuto, siano stati riammessi nel consesso internazionale e lui stesso abbia dovuto sedersi accanto a qualcuno di loro chiamandolo eccellenza ed infine sono morti nel loro letto senza subire alcuna punizione. Un libro, che per chi è interessato a queste cose, è indispensabile leggere e che molto insegna anche su tanti avvenimenti che accadono continuamente nel mondo, in particolare se intendete programmare un viaggio tra i templi di Angkor. Struggente l’ultimo pezzo che racconta le sue emozioni attraversando proprio il sito di Angkor wat, nelle quali mi sono molto ritrovato.


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Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!