lunedì 4 agosto 2014

Albania 17: Il greto del Sushica


Discesa del Sushica con Dimensione Avventura



La figlia del pastore
Che volete che vi dica, sarà, che il modo migliore per girare per l'Albania è di certo un mezzo off road, che ti permette di penetrare le zone più remote, i paesaggi più ruvidi ed estremi, ma sapete che mi sto appassionando a questo tipo di viaggio? Forse dipende dal fatto che Giuseppe e lo stile di Dimensione Avventura sono davvero unici e che alla fine fai un viaggio con un gruppo di amici, senza sentirti mai cliente; poi, hai la sicurezza che ti dà l'esperienza di uno che di viaggi come e ben più difficili di questi, ne ha già fatti a bizzeffe, quindi vi dirò che sto già meditando altre mete, ma questo è un altro affare di cui si parlerà a suo tempo. Comunque, consiglio spassionato, per fare un giro davvero bello in Albania, contattate Dimensione Avventura, così magari mi fa lo sconto sul mio prossimo imbarco, ahahhah.Va bene, fatta la marchetta, oggi , come preannunciato, giornata completamente off road. Lasciata dunque Gjirokastro e le sue riminiscenze storico letterarie, eccoci percorrere una serie di valli parallele al mare, ormai vicino, che bisogna scavalcare ad una ad una, lungo stradine di montagne che ti consentono paesaggi mozzafiato e itinerari adrenalinici. Dopo Picar e Kolonje, dove si trova un grande monumento agli eroi della guerra, si passano altri piccoli paesi come Golem e Porgonat, seminascosti dai boschi di querce e di lecci. 

Pastori
Più in alto gli alberi diminuiscono di spessore e lasciano spazi ai pascoli ed alle greggi. In un avvallamento, una casupola circondata da muretti a secco, uno stazzo vuoto e le attrezzature tipiche dei pastori. Ci fermiamo a goderci quel paesaggio forte, dal crinale che scivola in ripidi avvallamenti ai due lati della montagna. Nel cortiletto fangoso, timida e silenziosa, una bambinella bionda infagottata in una giacca a vento più grande di lei. Le gambe infilate in un paio di stivali, dondolano dalla panca di legno, un po' malandata. Ci guarda dubbiosa e intimorita e poi corre dentro. Subito esce la famigliola del pastore. Sono giovani, marito e moglie, intenti a sistemare i contenitori del latte. Abitano a Valona in verità, ma passano l'estate sui monti con le greggi. Non c'è verso di andare via. Lei corre a preparare il caffé, poi la bambina, rinfrancata arriva con un vassoio con grandi bicchieri di yogurt allungato con l'acqua gelida della fonte vicina, una delle bevande rinfrescanti dell'oriente, l'ayran turco, il lassi della lontana India. Cambiano i nomi, ma la cultura e la vita del pastore è simile in tutte le parti del mondo. Si dispiace Aldin che ce ne vogliamo andare appena preso il caffè e anche la moglie si guarda intorno per cercare qualche soluzione. Ormai è tardi per prendere un capretto e preparare la griglia, ma è chiaro che se fossimo arrivati alla mattina, non ci avrebbero lasciati andare via così a digiuno. 

Il torrente Sushica
La bimba ora che ha preso più confidenza, sorride e ci saluta con la mano mentre prendiamo la pista in discesa. La gola adesso taglia la montagna con movimenti spezzati e angolosi. In fondo tra due pareti ripide, la pista si estingue definitivamente; un rivolo d'acqua gorgoglia tra la pietraia. Sono le sorgenti del torrente Sushica, che man mano si ingrossa e prende vigore mentre la vallata si allarga. E' semplicemente un greto, la cui larghezza sempre maggiore e i molti massi erratici che lo costellano, mostrano quanto forte e impetuoso possa diventare quando la forza e il regime delle acque primaverili si gettano in queste forre in tutta la loro potenza. I fianchi della montagna appaiono come scarnificati da dita ciclopiche; per tutta la superficie del ghiaione ondulato giacciono come cadaveri abbandonati tronchi di alberi schiantati, cespugli spezzati, letti d'acqua ora secchi. Si vede bene la linea netta dove è potuta arrivare la furia dell'acqua. Al di sotto il grigio spietato della pietra viva. Appena sopra, il verde intenso della vita che dall'acqua prende forza e si moltiplica all'infinito in cerca di luce. Il greto stesso è ormai diventato l'unica pista che scende a curve verso il basso, tra gli alberi risparmiati ed i cespugli che hanno avuto il tempo di ricrescere, in una folle rincorsa a sopravvivere, almeno fino alla prossima piena. E' una discesa emozionante e accidentata, con frequenti guadi che impegnano i mezzi e i soprattutto i piloti, ma che bellezza sentire lo scrocchiare delle pietre sul fondo, mentre la corrente dell'acqua smeraldo si frange contro i mozzi e le ruote davanti si arrampicano sulla sponda opposta! 

Un guado
Non sai dove guardare. Davanti a cercare il passaggio migliore, di fianco per godere del rumore della forza del torrente, in alto a cercare il cielo quasi completamente nascosto dagli strapiombi della montagna. Ti fermi in uno slargo per prolungare il più possibile questa avventura. Ho paura che questo off road abbia una pervicacia virale pericolosa, se ti prende, può essere difficile scrollarselo di dosso. Quando il torrente diventa fiume e il guado non è più praticabile, riprende anche un sentore di pista per arrivare al fondovalle. Siamo a Cuç, il luogo della più sanguinosa battaglia tra esercito greco e italiano. Un monumento ai caduti ricorda i nostri morti. Poi si risale di nuovo. E' l'ultima catena, più ruvida, più spoglia. La vegetazione dei monti è diventata più rada e bassa e il bosco cede il posto alla macchia. Man mano che procedi verso il crinale, bianco e calcinato dal sole, senti più forte i profumi del mediterraneo, i lentischi, il rosmarino, la salvia selvatica e il frinire delle cicale diventa sempre più intenso. Poi, dopo un'ultima rampa impossibile, mentre le pietre vengono sparate in basso dallo scivolare delle ruote, arrivi al passo, Ancora una curva e al posto della parete di roccia davanti a te rimane solo il cielo e laggiù in fondo così vicino, un blu talmente forte e violento da farti socchiudere gli occhi. Forse questa era l'emozione degli scampati dell'esercito acheo dell'Anabasi?

Una delle tante baie della costa sud albanese


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