venerdì 31 ottobre 2014

Cronache di Surakhis 63: Contratti a tempo determinato

Da quando si era completata la rivoluzione sociale, su Surakhis tutto era cambiato. Paularius in qualità di presidente dei Padraos de mineiras, l'unico sindacato imprenditoriale del pianeta, aveva più volte tentato, ma senza successo, di ottenere dalla Lega degli schiavi la definitiva cancellazione del posto fisso, una particolare obbligazione che ogni proprietario aveva verso chi lavorava per lui, un relitto di un passato che si perdeva nella notte dei tempi e che nessuno era riuscito a modificare per millenni, nonostante alti e bassi provocati da lotte sanguinose e senza quartiere che avevano radicalizzato le opposte fazioni. Il capo degli schiavi, un tale Terrini che aveva fatto sfilare per le strade di Novigorad schiere di ex schiavi, quelli che non avevano più la forza di scendere in miniera e che erano ormai gli unici che gli davano retta, aveva combattuto duro, ma alla fine era riuscito ad ottenere il posto fisso per tutti. Era sancito nella costituzione ormai, ogni schiavo aveva diritto al suo posto in miniera a cui veniva incatenato già quando era piccolo e da cui veniva sciolto solo al momento in cui le forze gli venivano meno. Questa era stata un po' una furbata degli imprenditori, che prima dovevano farsi carico delle spese di smaltimento dei corpi, quando i lavoratori venivano tenuti incatenati fino alla morte, ma la cosa era passata come un vittoria morale dei lavoratori. Tuttavia, la globalizzazione aveva fatto le sue vittime e le imprese non ce la facevano più a sostenere i pesanti costi del lavoro, anche se questi consistevano solo più nella zuppa di minestra che veniva consegnata ogni giorno e dico ogni giorno puntualmente ad ogni schiavo. 

Alcuni imprenditori illuminati avevano creato persino il cosiddetto sostegno familiare e una volta alla settimana (di dieci giorni col nuovo calendario lavorativo virtuale) ne concedevano una mestolata anche ai congiunti in primo grado, ma erano pochissimi e anche piuttosto criticati in seno all'associazione. Ormai, se si voleva rimanere sul mercato, bisognava tagliare i costi senza stare troppo a guardare, anche se, a dire il vero il fondo del barile era stato raschiato. E' vero che i diritti inalienabili, come il sonno erano stati lasciati, anche se leggermente ridotti, ma da tempo lo schiavo aveva diritto a cinque ore di sonno, poi bastavano gli stimolatori elettrici a mantenerlo sveglio se si appisolava di tanto in tanto. La loro applicazione era stata una conquista proprio dello stesso Paularius che ci teneva a non avere poltroni tra i piedi. Terrini aveva ceduto in cambio della limitazione dello ius trombandi alla prima figlia del lavoratore, limitandolo solo alla voglia o meno dell'imprenditore. La scodella di zuppa invece poteva essere svuotata durante il lavoro, tanto il trivellatore poteva essere tenuto anche con una mano sola e poi agli Aracnoidi di Betelguese ne rimanevano addirittura sette di braccia, per cui non era mai stato un problema e tra l'altro anche se venivano loro mozzate negli incidenti di miniera o per le punizioni periodiche, per ricordare loro chi era che comandava, ricrescevano in fretta. Quindi l'unico punto su cui si poteva agire era la scodella di zuppa. 

Sulla qualità non c'era più niente da guadagnare, ormai si utilizzavano solo più i roditori di miniera reperiti durante lo scavo e la spezia di insaporimento era fornita dagli escrementi dei lavoratori stessi, cosa che tra l'altro aveva migliorato la resistenza alle malattie. Dopo una prima moria iniziale infatti, i lavoratori erano per così dire autovaccinati, ma non c'era niente da fare, il rancio quotidiano rappresentava comunque l'intero costo del lavoro e lì in qualche modo si doveva agire. La proposta era nell'aria da tempo, ma quando Paularius al tavolo della trattativa cominciò la sua arringa finale, il gruppo dei sindacalisti capeggiati da Terrini cominciò a mugugnare. I Sardar, con qualche acconcia scarica di elettrostimolazione, di cui erano stati occhiutamente dotati i loro scranni, li calmarono subito, anche se si dovette intervenire manualmente con un esagitato Piglianculo di Rigel, che voleva a tutti i costi prendere la parola. Lo diedero subito, per così dire in mano ad un Macropenico tenuto da giorni a stecchetto che lo sistemò per le feste come si meritava. Il malcapitato ridotto a più miti consigli, rimase poi in piedi in fondo alla sala, anche per non macchiare di sangue il sedile. Paularius esordì quindi con un richiamo alla pace sociale ed alla bellezza dei bei tempi antichi, quando si poteva concedere tutto ai lavoratori, lui stesso ricordava quando non esisteva ancora la fustigazione preventiva e le frustate venivano assegnate solo alla domenica, l'abolizione della quale le aveva poi suddivise sull'arco degli altri giorni. Tutte conquiste sociali per cui gli imprenditori si erano a lungo battuti fino ad ottenere finalmente la liberazione dal salario, con l'istituzione benedetta dal culto sacerdotale, della sacrosanta gratuità del lavoro. 

Una grande conquista, soprattutto a livello morale che aveva liberato questo aspetto umano, da una odiosa monetizzazione che inquinava i rapporti sociali, sporcando la bellezza etica dell'offrire la propria opera al proprio datore di lavoro che, senza nulla chiedere in cambio, benignamente te lo concedeva. Ma ora i tempi erano cambiati e questo rapporto, questo vincolo assoluto, che legava lo schiavo al padrone dal momento della sua entrata in miniera fino alla sua uscita, quando non era più in grado di scavare o quando malauguratamente doveva essere ceduto ad una banca degli organi, non aveva più la possibilità di reggere. Il costo umano e materiale della scodella di zuppa era diventato insostenibile e di questo passo le miniere avrebbero chiuso e gli schiavi non avrebbero potuto più svolgere la sacralità del loro compito, rimanendo definitivamente senza lavoro, senza scopo quindi, carne da predatori di fegati e di polmoni, quei pochi che li avevano ancora utilizzabili. Era finito il tempo del lavoro a tempo indeterminato, cominciava quello del contratto a termine. Ogni giorno lo schiavo sarebbe stato reso (virtualmente) libero di mangiarsi la zuppa o quello che più desiderava, libertà assoluta in questo, comunque a sue spese; i minuti impiegati per ingurgitarla decurtati delle cinque ore di sonno e quindi subito riassunto per la giornata successiva. Il discorso terminò tra un'ovazione rumorosa da parte di tutti i Padraos presenti, mentre i Sardar ruotavano velocemente i bastoni storditori per sgomberare l'aula. Terrini cercò di chiedere almeno che ai rappresentanti sindacali fosse consentita una razione padronale al mese, ma venne portato via a braccia tra gli sberleffi della folla assiepata all'uscita. Le tre lune di Surakhis erano ormai alte oltre le nuvole, un poco velate dalla nebbiolina marrone dei fumi delle centrali a merda che sbuffavano lontane nel cielo. Si poteva cominciare una nuova era. 



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2 commenti:

Paolo nullo Pedone ha detto...

Penso che l'accadere che da sempre racconta — all'entropia dell'ultimo che s'azzanna il penultimo — avrà già in mente piatti dati a pompa

Ahi l'invenzione che mai un'invenzione di un culto sacerdotale della sacrosanta gratuità del lavoro

Amen

Enrico Bo ha detto...

@Pao - sacerdoti sempre sono fulcro indistinto di culti d'alto calati, subiti, marciti eppur si va avante...

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