mercoledì 22 dicembre 2021

Nebbia fitta



 Quest'anno ad Alessandria è tornata la nebbia, una bella coltre spessa che ottunde sensi e sentimenti e che è così congeniale al carattere di noi alessandrini come ben diceva Umbertone. Qualche volta è stata una sporadica presenza, altre volte è durata per giorni di fila, in qualche caso addirittura è rimasta ospite gradita, dall'alba al tramonto, quella bella caligine chiara che copre tutto ed in campagna ti fa apparire il mondo che ti circonda come un'Ade silenziosa dove si aggirano solamente ombre di Cimmerii, che si muovono un po' a casaccio schivando, se riescono, le sagome cicciotte e contorte dei "muròn", posto che ancora ce ne sia qualcuno disperso nella campagna di questi solitari gelsi, ormai inutili dato che i "cucalén" non si allevano più e la seta è tutta cinese. Per carità non dico che siano i nebbioni della nostra giovinezza, quando sono finito più volte nel cortile di qualcuno seguendolo in macchina nel cercare la strada di casa o di quella volta in cui appena tornato dal viaggio di nozze, erano i primi di novembre, la mia sposina si alzò di prima mattina, erano quasi le dieci e affacciatasi al balcone non riuscì neppure a scorgere la ringhiera dello stesso. Durò tre giorni filati e lei si mise a piangere, dicendomi "Ma dove mi hai portato?". Poi si abituò e adesso che queste mattine non capitano più, forse le rimpiange, dato che assieme alla nebbia se ne sono andati via veloci i 50 anni della nostra stagione.

Insomma, per dire che comunque, anche se il clima è cambiato e non ci sono più quei bei freddi di una volta (bella frase splendidamente inutile, come diceva l'amico Kostantin a Irkutsk quando sul ghiaccio del Baikal spesso quattro metri, c'erano solo -32C°), in fondo, di tanto in tanto la ruota della vita ci ripresenta situazioni analoghe o quasi, forse soltanto per ricordarci che nulla è nuovo sotto il sole e che anche in quello che può sembrare brutto o semplicemente fastidioso, ci si può trovare qualche sfumatura di piacevole che ti fa sorridere anche se a mezza bocca. Intanto io parlo parlo e poi di nebbia e soprattutto di nebbia in campagna blatero solo per sentito dire per quello che vedo fuori dalla finestra, dato che approfitto di questi giorni prefestivi, soprattutto per rintanarmi in casa e neanche uscire a mettere il naso fuori, altro che respirare nebbia a pieni polmoni in aperta campagna davanti ai muròn. Beh, per la verità mi si sono trovato l'altro giorno, che dovevo andare fino a Castellazzo per una delle solite inevitabili commissioni, a sfilare lentamente in questa campagna tradizionalmente coperta di un immacolato velo uniforme che ammantava in maniera paritaria, le stoppie puntute del mais ed i cereali vernini che dormivano silenziosi rafforzando le radichette in attesa del risveglio di primavera come marmotte gioiose. Questo mi ha donato un grande senso di tranquillità emotiva, insomma, virus o non virus, la vita va avanti comunque e noi come diceva l'amico Leopardi, alla natura facciamo un baffo, manco si accorge della nostra esistenza e basterà qualche milione di anni, uno sputo di mosca nella storia dell'universo, per cancellare completamente ogni traccia della nostra orgogliosa e petulante presenza. Sai ce gliene fregherà alle forme di vita di allora se Blackrock controlla quasi la metà del PIL mondiale.

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