lunedì 13 dicembre 2021

Lucia

Nonna Lucia


Mia nonna si chiamava Lucia, ma non me la ricordo più; come tutti gli altri miei nonni è mancata quando ero ancora troppo piccolo o piccolissimo e forse il non averne memoria deriva anche dal fatto che la nostra organizzazione familiare, mamma casalinga e la distanza, non prevedeva il bebisitteraggio comune oggigiorno. Così Santa lucia non l'abbiamo mai festeggiata particolarmente, tranne per il lacabòn della piazzetta che a me, tra le altre cose, neanche piaceva. Anche a casa mia si raccontava, secondo tradizione popolare che questo fosse il giorno più corto che ci sia, confondendolo col solstizio; anche in questo caso, come nella maggior parte delle volte, la saggezza del popolo toppava clamorosamente. Certo, ma ne eravamo tutti convinti e quando io, tornando da scuola boriosamente imbeccato dalla maestra saggia, bambino saputo, sbertucciavo i miei, spiegando che era un residuo del vecchio calendario gregoriano, che ci si era dimenticati di aggiornare, il mio papà mi faceva quella faccia dubbiosa, accompagnata, dai: - U sarà veira, ma i mé vegg i divu acséi - e la questione era chiusa. Anzi lo diceva in corretto italiano - Sarà vero, ma i miei vecchi dicevano così -, perché col bambino bisognava parlare in italiano, lo rimbrottava mia mamma, timorosa di farmi perdere l'ascensore sociale. Poi mi portava in piazzetta S. Lucia a comprare il lacabòn, mentre io preferivo il torrone Sebaste di cui ammiravo ad occhispalancate le cataste bianche, perfettamente ammonticchiate nel banco griffato, ma mi piegavo al volere dell'autorità, perché sono stato sempre un contestatore timido e la delusione me la tenevo dentro, ciucciando il bastoncino di zucchero caramellato che mi lasciava comunque quel gustino amarognolo di desiderio insoddisfatto. Sarà per questo che ho sempre poi preferito il gusto dolce, proprio dei coccoloni mai contenti. Camminavamo poi, tagliando per piazza della Libertà, spesso facendo crepitare lo straterello di neve ghiacciata e io mi stringevo nel paltoncino cammello con lamartingala che mi aveva cucito mia mamma, calcando bene in testa il purillo nero di ordinanza. Ho sempre patito il freddo, per questo, forse, il mio karma mi ha dannato a nascere in questa città umida e buia.


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