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| Registan - Samarcanda - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi |
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| La madrasa Sher-Dor |
Il Registan, questa piazza monumentale che sta al centro della città di Samarcanda, non è sempre stata lo splendore costruttivo che possiamo ammirare oggi. Il nome stesso che significa Il luogo della sabbia, ricorda che si trattava semplicemente del punto centrale della città dove ci si radunava per conoscere le novità, un centro rumoroso e vivace dove si svolgevano i commerci e attorno al quale tutto il resto prendeva vita. Solo nel 1417 Ulug Beg, l'ultimo discendente dalla ormai esangue dinastia Timuride, ingentilitasi assai dopo le esagerazioni da conquistatore esagitato di Timur lo Zoppo ovvero Tamerlano, che era soprattutto uno studioso e coltissimo sostenitore delle scienze e delle arti, decise di erigere proprio qui una grande madrasa dove gli studenti del regno potessero avere i maestri migliori, facendo erigere di fronte, un grande Khanqah, la sede dove trovavano rifugio i sufi, i saggi che arrivavano dalle varie parti del paese attratti da quello che ormai era diventato un importante centro culturale. La scuola assunse una grande importanza e fece della città una sede riconosciuta dove si aggregavano i sapienti, i poeti ed i letterati dell'Asia centrale e due secoli dopo, perdurando ed accrescendosi la situazione, il nuovo Emiro cominciò la costruzione dell'altra madrasa posta di fronte e nelle intenzioni speculare alla prima.
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| Portale d'ingresso |
Dopo un'altra trentina d'anni fu infine eretta anche la terza madrasa, con ancora più dovizia di mezzi, dovendo se possibile rivaleggiare con le prime due per bellezza e ricchezza di materiali. Fu nel '700 che con la decadenza della città, tutto cadde in rovina e le scuole furono definitivamente abbandonate quando nella città, tagliata fuori dalla via dei commerci, mentre lo status di capitale passò a Bukhara, rimasero solo un migliaio di famiglie, mentre tra le rovine degli imponenti edifici dove avevano studiato i più famosi uomini di lettere dell'Asia centrale, pascolavano gli armenti e vi si aggiravano solo gli animali selvatici. Fu il vituperato regime sovietico invece che decretò il restauro del complesso, giudicandone importantissima la sua conservazione come monumento storico significativo sulla Via della Seta. Cosicché con un lavoro certosino di raccolta anche dei più minuti frammenti delle decorazioni che ancora erano rimaste tra le rovine, che si riuscì ad arrivare alla situazione attuale in cui gli edifici della grande piazza risplendono nel loro aspetto quasi identico all'originale del grandioso progetto degli inizi. Qui, lo scenario esterno di questo palcoscenico naturale, si può definire teatrale ed espone alla vista le tre facciate con le loro piastrelle, come fogli su cui sono stesi i disegni complicatissimi delle maioliche colorate, incorniciate dagli eleganti minareti laterali e dominate appena dietro dalla cupole blu che ne chiosano lo skyline definitivo.
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| Muqarnas |
Ma è soprattutto all'interno che si è dispiegata la capacità artistica degli artigiani che hanno lavorato per decenni a completare questi capolavori assoluti. Non starò a raccontarvi la continua emozione che si prova passando da una sala all'altra, nel cercare di scoprire nel seguito dei decori, degli intrecci complessi delle linee, quasi viticci che si attorcigliano tra di loro, delle linee che si mescolano in incroci sempre più complicati, che poi non sono altro che i segni per noi misteriosi delle lettere dell'alfabeto arabo dentro i quali è nascosto il significato dei versetti del Profeta o la ripetizione infinita del nome di Allah. Certo rimani a bocca aperta davanti alle decorazioni in oro zecchino delle sale della madrasa Tilya-Kori, il cui nome significa appunto la Dorata, nella cui ornamentazione si dice siano stati impiegati oltre venti chili di oro, solo nei soffitti di quella che è diventata poi appunto la Moschea d'oro. Oppure nella pacifica bellezza dei suoi cortili sui quali si affacciano quelle che erano le celle degli studenti, che ancora adesso che sono invase da orde di turisti caciaroni, appaiono comunque come oasi di pace e di serenità, dove è facile immaginare gli studiosi di quel tempo che all'ombra benedetta di quegli alberi fronzuti, si facevano domande sui teoremi trigonometrici, sulla disposizione dei pianeti o semplicemente si recitavano versi delle loro poesie d'amore.
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| prima della ricostruzione |
Molto interessante comunque anche il museo con la documentazione fotografica del complesso prima del restauro e dei lavori che sono stati necessari a renderlo definitivo. Certamente davanti ai fregi della moschea d'oro non ci sono parole da spendere. Vorresti stare lì fino ad impadronirti completamente di tutti i disegni più nascosti, anche negli angoli più scuri e reconditi, dove quando arriva un piccolo raggio dalla porticina lontana, un bagliore spicca tra i fregi e illumina la cornice turchese dove si allineano le lettere bianche della parola del Profeta, in quella calligrafia geometrica che vuole trasmettere fede, ma che per noi è soprattutto arte. Il cortile interno della Madrasa Sher-dor invece, è vasto e arioso, le pareti interne hanno amplissimi archi con una decorazione fittissima e gli spazi sottostanti, sono un set fotografico ideale per portarsi a casa ricordi assolutamente iconici. Ci sono in giro intere troupe specializzate, con fotografi e attrezzisti per questa attività, evidentemente richiestissima in specie dai clienti orientali. In questo momento un signora dal taglio degli occhi decisamente mandorlato si esibisce in pose plastiche con un vestito splendido, con almeno una decina di metri di strascico che la forza dei ventilatori fa delicatamente svolazzare all'intorno, i cui colori richiamano tutte le variazioni di blu delle piastrelle del porticato.
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| scatti |
Un vero splendore. Io mi sono seduto sul muricciolo di una aiuola e mi godo estasiato lo spettacolo. Anche la signora se ne è accorta e continua a ruotare a favor di obiettivo, ma mi lancia occhiate assassine e quando faccio anche io qualche scatto, si esibisce sorridendo anche per me, mentre le amiche continuano ad aggiustarle i bordi del manto, come se fosse una sposa fremente ansiosa di andare verso l'altare. Non ci sono dubbi che in questo luogo varrebbe la pena di passarci tutta la giornata, ma ci torneremo stasera per lo spettacolo, certo deve essere molto scenografico il festival musicale che si svolge qui alla fine di agosto e lo consiglio evidentemente a chi ne avrà l'occasione. Ancora un'occhiata sulla piazza dove negli angoli si nascondono altre piccole gemme o curiosità, tuttavia sommerse dalla grandezza dei monumenti maggiori. C'è ad esempio la curiosa piccola tomba sulla sinistra della Sher.Dor, che sarebbe nientemeno quella del macellaio che durante i 33 anni di costruzione, avrebbe fornito il vitto gratuito a tutti i lavoratori e per questo si è guadagnato a buon diritto questa santa sepoltura, almeno per quanto riguarda il posizionamento. Ad est della Tilya Kori poi, un piccolo mausoleo che contiene i resti degli Shaybanidi, la dinastia che succedette ai Timuridi, mentre subito dietro si può vedere l'antica cupola del mercato Chorsu, proprio quello preesistente sulla piazza, prima dell'erezione dell'intero complesso.
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| Un minareto |
Le tre facciate incombono attorno a te disputando tra loro, per decidere quale sia la più bella come le tre dee di fronte allo stralunato Paride. Certo la Ulug Beg, ha una sua perfezione formale inoppugnabile, con il suo decoro che vorresti definire meno complesso rispetto alle altre due e proprio per questo più affascinante, ma la Sher-Dor con quelle due figure di tigri-leoni che inseguono i daini bianchi portando sui dorsi il simbolo umanizzato del sole, una iconografia così inusuale nei fregi islamici, ma che sono addirittura diventati simbolici per l'Uzbekistan, non può che accalappiarti, mentre la Tilya .Kori, l'ultima nel tempo e forse proprio per questo quella più perfetta, quasi che l'architetto che la progettò volesse aver imparato a perfezionare ancora al meglio gli insegnamenti dei due predecessori, ti richiama a non distrarti, così che alla fine davvero è impossibile decidere ed alla fine lascerai inutilizzata la mela che questa volta non è riuscita a suscitare discordia. Dunque ci incamminiamo verso il grande parco per completare il quadro con le altrettanto straordinarie decorazione del mausoleo di Tamerlano, circondato come ho detto da un grandissimo giardino, che lo nasconde ed occulta nella sua parte più segreta quasi volesse nasconderlo alla vista delle folle e renderlo meta da ricercare per poterne alfine godere maggiormente.
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| Il portale del mausoleo |
Questo mausoleo ha una storia davvero curiosa. Infatti nacque come una piccola madrasa destinata all'istruzione dei figli dei nobili legati alla dinastia Timuride, costruita da Muhamad Sultan l'amatissimo nipote di Tamerlano stesso, che purtroppo morì nel 1403. L'inconsolabile Timur volle allora mutare la destinazione dell'edificio in mausoleo per seppellirlo, che fosse il più bello mai costruito, con attorno un magnifico giardino a cui si accede attraverso quello che forse è il più bel portale di ingresso mai visto nell'Asia centrale, con un arco di grande complessità progettuale dal cui vertice sembrano staccarsi cascate di
muqarnas, l'elemento architettonico più caratteristico del disegno arabo-persiano che qui trova uno dei vertici assoluti del suo splendore. In uno dei bordi del portale, se cerchi con attenzione troverai anche la firma del famoso ideatore, l'architetto Muhamad ibn Mahmud Isfahani, evidentemente persiano, consegnatosi così alla gloria dei secoli futuri. Quando da questo portale maestoso quasi ti chini per entrare sotto l'arco trionfante e appare il mausoleo inquadrato dalla stretta ogiva, hai un colpo d'occhio davvero straniante. Capisci immediatamente come questo edificio, fosse fin dalla sua costruzione messo al centro delle icone di bellezza, tanto che influenzò molto dell'architettura successiva, fino a quella Mogul, tanto che pare fosse di ispirazione agli edifici famosi dell'Humayun di Delhi e poi di quello immortale del Taj Mahal di Agra.
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| L'interno |
Ma neppure Tamerlano riuscì a veder l'edificio terminato, essendo morto proprio solamente due anni dopo, nell'inverno del 1405, così il mausoleo fu terminato proprio da quell'altro nipote, l'Ulug beg a cui tanto di deve della straordinarietà di Samarcanda e così qui dentro finirono, per ironia della sorte, le tombe di Tamerlano, che invece avrebbe voluto essere sepolto nelle sua città natale Shakhrisabz, in un altro splendido mausoleo di cui aveva cominciato l'erezione, i suoi due figli morti prematuramente ed i nipoti Ulug Beg incluso, assieme a quella del suo maestro spirituale Mir Said Baraka. Anche qui staresti ore ad ammirare i fregi d'oro, le pesanti
muqarnas che scendono dagli angoli dei soffitti come cascate d'acqua, le infinite sfumature dei blu che vanno dai più teneri azzurri, ai più profondi toni del lapislazzulo e dalla serie infinita delle pietre dure incastonate nelle pareti da una schiera infinita di artigiani artisti. Un opera grandiosa che quasi mette in sottordine le tombe dei grandi qui contenute, tra le quali spicca la lapide in un unico pezzo di giada del nostro Tamerlano. In alto, dalla cupola occhieggiano una serie di rosette in rilievo a ricordare il cielo stellato sotto il quale dormono i grandi, un topo che rimane costante dalle tombe egizie alle nostre espressioni medioevali a partire da Giotto.
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| Le tombe |
E qui naturalmente, sotto questi soffitti fatti di oro, pietre preziose e storie antiche, sono come è naturale, fiorite le leggende, la più nota delle quali, riguarda la decisione nel 1941 di aprire la tomba di Timur per studiarne i resti. Ma proprio il giorno successivo a questa scopertura, che per moti fu considerata una vera e propria profanazione, il 22 giugno 1941, si scatenò da parte della Germania nazista, l'invasione della Russia, conosciuta col nome di Operazione Barbarossa, che fu vista proprio come una maledizione da lanciata da parte di Tamerlano e quando durante la fase più critica del conflitto, nel 1942 quando si decise di ricollocare i resti al loro posto con una solenne cerimonia riparatrice con rito islamico, avvenne la battaglia di Stalingrado, che fu l'inizio del rovesciamento delle sorti del conflitto, quasi che l'antico conquistatore avesse voluto ringraziare la Russia per avergli dato finalmente pace, salvandola dalla distruzione e decretando la fine della maledizione stessa. In realtà gli scienziati non cercavano affatto tesori leggendari sepolti nella tomba, che poi in effetti non c'erano proprio, ma volevano indagare la figura fisica del condottiero, che si rivelò vicina a quella raccontata, cioè era sul metro e 70, imponente per il tempo ed era zoppo come lo diceva la storia.
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| Fregi calligrafici in oro |
Così fu possibile effettuare il calco del viso del condottiero che servì poi per ottenere le fattezze reali delle famose tre statue di bronzo erette in seguito. Naturalmente nell'interno della tomba non fu trovata traccia della famosa maledizione, che era frutto di semplice tradizione orale. Sia come sia, da qua fai fatica ad andartene, non prima di essere rimasti ancora una volta in estatica ammirazione della grande cupola esterna e delle sue 64 costolature, eretta su un alto tamburo percorso su tutta la circonferenza dalle scritte in stile cufico, il più elegante e decorativo della calligrafia araba, che la rendono una delle più complesse mai costruite nell'arte islamica, con il suo colore particolare che colpito dai raggi del sole cambia dal turchese vivo al blu scuro, a seconda dell'angolo di incidenza della luce. Gli architetti dell'epoca vedevano soprattutto il significato simbolico di queste grandi opere, così la cupola simboleggiava anche coi suoi colori, l'unione tra il cielo e l'ordine cosmico e la connessione tra terreno e divino, così come le tonalità di blu rappresentano il paradiso, la protezione divina e soprattutto l'acqua, che sarà sempre considerata come il bene più prezioso per le genti condannate a vivere nelle terre aride. Ma è intanto che si chiacchiera è tutto il giorno che si cammina e a questo punto direi che si parla spesso anche a vanvera e quindi sarebbe ora di fare una piccola sosta premiata..
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Il mausoleo di Tamerlano
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| L'interno del mausoleo |
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