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| Samarcanda - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T. Sofi |
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| Cupola interna della Madrasa d'oro |
Direi che dopo una bella rassettata in albergo e, diciamo pure la verità, quello che conta di più a mio parere è di avere a disposizione una bella doccia efficiente, che ti libera quasi magicamente dalle fatiche della giornata, è quello che fa la differenza e devo dire che questa serie di sistemazioni uzbeke sono davvero ottime rispetto agli standard a cui sono abituato. Il nostro caro Mansur ha scelto per noi ricoveri fin troppo lussuosi, ma certo alla fine nel bello si sta meglio che nel brutto e sporco. Quindi, dopo un po' di ulteriore relax, tre o quattro spiedini misti con una montagna di patatine, ci stanno tutti e vanno giù proprio bene. In fondo questa cucina dell'Asia centrale, la possiamo definire assolutamente amica, con sapori che non ci danno fastidio, ma potremmo anche definire consueti e quindi, visto che da tempo sono diventato nemico dei sapori d'Oriente, pensate che strano, per me che di questa parte del mondo sono da sempre stato appassionato, alla fine mangi sempre più del consentito e, al ritorno, non hai il risultato di poter contare con soddisfazione il numero dei chili persi. No, di certo qui di peso ne perdi poco, anche se il movimento fisico e l'impegno è sempre di molto superiore alle mie consuetudini. Alla fine qui di peso ne prenderemo certamente poco, comunque rimane il fatto che non è certo più come una volta, quando ad ogni cosa che mangiavi avevi sempre timori motivati che arrivasse la punizione legata allo stato igienico generalmente inteso che ha sempre fatto dei paesi dell'asia centrale il ricettacolo di tutte le pestilenze che poi successivamente arrivavano in Europa.
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| ristoranti |
Ormai non dico che puoi mangiare per terra, ma si va molto più tranquilli. Andate sereni, date retta a me e non fatevi problemi e mangiate a sazietà che l'igiene è comunque garantita. Dunque avanti, mangia di qui, mangia di là, è calata la sera e si decide, tanto per aggiungere una opzione fuori programma, di ritornare al Registan per confermare quelle sensazioni che già abbiamo avuto in altri luoghi di questo paese, la visione notturna tocca corde che di giorno non riesci ad avvertire, come se la luce quasi sovrannaturale delle lampade trasformasse i luoghi facendoli diventare dei set cinematografici dove si racconta una fiaba, con tutti i riferimenti che questo comporta. Pochi passi e ci siamo. Come mi aspettavo la piazza di notte con le luci gialle che illuminano le facciate delle madrase, colorano magicamente questo splendido palcoscenico di luci di scena avvincenti. La facciata della Madrasa dorata si illuminano con variazioni continue al suono di musiche tradizionali e stare sulla balconata a godertene lo sviluppo è già gran cosa. In cielo c'è la luna piena che ha fatto capolino da dietro alla cupola che adesso ha assunto una colorazione di lapislazzulo così scuro da confondersi con il mantello nero della notte. C'è parecchia gente su quella che potremmo definire una platea da cui ammirare lo spettacolo, ma non ci si pesta i piedi.
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| Registan |
Con calma scegliendo una giusta posizione ti puoi godere il tutto come se fossi in una deliziosa solitudine. La gente si ammira lo spettacolo in silenzio senza fare caciare fastidiose e alla fine cosa pretenderesti, che in uno dei posti iconici del mondo, non ci fosse nessuno? Davvero difficile da credere ed anche solo ipotizzarlo. A fianco a noi una coppia di pensionati che arrivano dal Belgio, se la godono anche loro e quando tutta la piazza si spegne completamente e nel buio della notte, riesci solamente più a vedere le sagome dei minareti, gli spigoli ortogonali delle Madrase che si incrociano coronando gli archi delle facciate, ci esprimono tutta la loro soddisfazione e si apprestano ad andare a dormire. Faccio notare che tra poco, alle 9:30, così almeno è previsto, comincerà il vero spettacolo di son et lumière, di cui si parla nei dépliant. Meraviglia, stupore e ringraziamenti quindi si riprende posto e di lì a pochi minuti ecco che tra roboanti squilli di tromba, parte il bellissimo spettacolo che ripercorre tutta la storia del paese, ponendo ovviamente il focus sulla figura di Tamerlano, l'eroe iconico del paese. Ovviamente il meraviglioso proscenio circostante aumenta e massimizza l'effetto e le immagini, di grandezza, di imperi e di battaglie, che hanno costruito la memoria storica uzbeka, ti tengono avvinto senza fiato, alla balaustra per oltre venti minuti, partendo dalla preistoria, fino ad arrivare ai tempi nostri, naturalmente ponendo l'attenzione su quello che è il fil rouge di tutto quanto ci circonda: la via della seta.
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| La terza Madrasa |
Poi tutto di nuovo si spegne di colpo e la grande piazza torna a quella che si fatica a definire come normalità. Lo spettacolo è terminato, cala l'adrenalina e si finisce per rimanere lì a guardarsi intorno quasi sedati da quanto visto. Gli amici Belgi sono anche loro soddisfatti di essere rimasti per lo spettacolo di cui non sapevano, così si finisce per chiacchierare di quanto ci sta piacendo questo paese, poi mentre la gente sciama ed i gruppetti a poco a poco si diradano e anche noi ripercorriamo il grande parco che porta al nostro albergo, ma non riusciamo a resistere a quella che è diventata una necessità imprescindibile, il rivedere il mausoleo illuminato con le meravigliose costolature della cupola che scandiscono in maniera perfetta la grande zucca blu che si staglia contro il cielo. Anche qui il tondo perfetto quasi arancio di Selene, colora di sfumature l'opera che in questo momento, col cortile quasi deserto non è mai stata tanto ricca di fascino. Anche questa si può concludere, è stata una giornata davvero memorabile. La notte trascorre serena, chissà se questo ambiente genera sogni dai grandi scenari ispirati a quanto appena visto. Purtroppo ormai molto raramente ricordo al mattino qualche brandello di quanto immaginato nelle ore di sonno, eppure si dice che tutti comunque sognino qualche cosa, bello o brutto che sia.
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| La Madrasa Ulug Beg |
Domattina ci aspetta col sorgere del sole, un'altra giornata particolare, come si dice, ancora altre sorprese come quelle che ci ha continuamente riservato questo viaggio. Partiamo in macchina verso le 9:00; la direzione, la piccola catena di montagne che sta alle spalle di Samarcanda. Ci sono solamente una ottantina di chilometri per arrivare a Shakhribazd, la città natale di Tamerlano, quella che lui più amava e che avrebbe voluto diventasse davvero la chiave di volta del paese e per la quale aveva idee faraoniche, con progetti immaginifici che l'avrebbero resa la capitale più fastosa di questa parte di Asia. Intanto il paesaggio intorno a noi è decisamente cambiato e si sente, dopo centinaia e centinaia di chilometri di strade che tagliano rettilinee pianure senza fine, ecco infatti che cominciano le serie di curve e la quota sale a poco a poco per raggiungere la cresta del monte, una catena che se pur piccola ha una sua bellezza severa con la sua massa di rocce contorte, mi sembra che si tratti di graniti stranamente globosi e incombenti sulle curve a gomito come gigantesche palle in procinto di precipitare a valle al minimo tremore del terreno. Il passo apre la vista alla valle che si allarga al di là dei quasi 1800 metri del punto in cui la salita prende l'altro verso. E' una zona di commercio come tutti i valichi e dalle terrazze vedi la città lontana solo più una trentina di chilometri.
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| Il mausoleo con la luna |
Mi aggiro intanto qua e là per cercare qualche immagine particolare, ma all'improvviso la maledizione di Tutankhamon o di Montezuma che dir si voglia e che qui con buona ragione chiameremo di Tamerlano, mi sembrerebbe decisamente più corretto, ma in questo momento mi sembra un problema di poca rilevanza da esaminare, mentre arriva di colpo sulla mia testa, o meglio dove arriva di solito, che non è propriamente la testa, pur se come un fulmine troppo a lungo chiamato. Accidenti, ma no avevamo appena detto che il paese è completamente cambiato, che non si possono più avere fisime per quanto riguarda i problemi igienici, che oramai gli effetti di quel famigerato plof che tanto mi aveva "disturbato" venticinque anni fa, ormai erano solo ricordi di un passato, che poteva far bella mostra di sé solamente nei racconti attorno al camino tra le risatine compassionevoli degli astanti, che il mondo ormai è cambiato e sanificato dappertutto, senza differenze di longitudini o di meridiani e vivaddio, basta con l'essere prevenuti ingiustamente a priori. Sì, col cavolo! Fatto sta che qui bisogna dare un'occhiata veloce in giro per contenere quantomeno il disastro. Avevo già parlato male e di conseguenza stava per arrivare una dura punizione, ma per fortuna, qualche passo avanti in questo senso è stato fatto ed ecco che in una zona appartata, ma non più di tanto, ecco una costruzione evidentemente di pubblica utilità.
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| La valle di Shakhribazd |
Non sarà certo il massimo per fare le cose in tranquillità, ma qui non è che si possa andare troppo per il sottile, quando sei sull'orlo del precipizio, non è che puoi stare troppo a guardare, devi solo cercare di portare a casa la pelle, se capite quello che voglio dire. Mi precipito allora con passo fintamente felpato in quella direzione e compio finalmente le necessarie incombenze, liberandomi d'un sol botto il corpo e la mente. La vita è bella finalmente e il sole splende, la giornata sarà meravigliosa. Rimane da risolvere il fatto inequivocabile che, sarà il problema di questi apparecchi sanitari chiaramente primitivi, anche se pare maiolica tedesca di prima qualità, sarà che il problema enterico si è presentato in maniera decisamente importante, sia in termini di qualità che di quantità, rimane il fatto che praticamente, se mi consentite un francesismo, ho intasato il cesso e con goffi tentativi non faccio che peggiorare la situazione. Metto il naso fuori e cerco di spiegare scientificamente il problema al donnone di guardia alle latrine, che sta lì impalata come la famosa sentinella davanti al bidone, che in questo caso non è proprio di benzina. la quale tuttavia non si scompone affatto e assolutamente tranquillizzata dal 5000 che le ho allungato, mi fa capire di non preoccuparsi, che ci pensa lei. Insomma tutto bene quel che finisce bene direbbe la signora Coriandoli e noi tranquillamente possiamo riprendere la strada che discende dal passo. La città di Timur che ha sorvegliato tutta la vicenda dall'alto, ci attende laggiù nella piana.
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| Son et lumière |
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| Il mausoleo di Timur |
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