venerdì 23 gennaio 2026

Uzb 13 - Un ultimo sguardo a Bukhara

Il Registan di Bukhara - Uzbekistan - ottobre 2025 - foto T.Sofi

 

Kalyan
Eccoci qua, siamo di nuovo sulla grande piazza del Registan, per goderci, questa volta di giorno quelli che dovrebbero essere gli edifici più spettacolari della città. Ma, complice il fatto che la grande moschea Kalyan è chiusa e la madrasa più grande è parimenti in fase di restauro, resta assai poco oltre alla visione delle cupole blu notte che incombono sulla grande piazza ed il senso di delusione influisce sul morale, così anche lo spettacolare minareto Kalyan di cui vi ho già raccontato le meraviglie notturne, lascia un senso diminuito, pur nella sua imponenza fallica che lo fanno apparire come la costruzione più totalizzante di questo grande spazio pubblico. Certo è un opera davvero unica e mirabile, oltre che talmente imponente da dominare tutta la piazza, ma non ci sono dubbi che di notte sia un'altra cosa, perché l'illuminazione portentosa a cui è soggetto durante quelle ore in cui la luna fa capolino dietro di lui, riesce a scolpire la sua superficie, mettendo in rilievo il gioco straordinario che le sporgenze del mattone vivo è capace di disegnare facendoti rimanere a bocca aperta. Di giorno invece, colpito dalla uniforme luce del sole, tutta la superficie rimane per così dire, appiattita e la tessitura geometrica fantasiosa e perfetta si fa notare di meno e non riesce ad accalappiare la tua attenzione in maniera così prorompente come sotto la gialla luce artificiale della sera. 

La moschea
Bisogna andare vicino, toccare con le mani la parete che si erge verticale verso l'alto per sentirne la materica consistenza e allora sì che avverti sotto le tue dita le scanalature, le rosette distanziatrici, le cinte di laterizio che lo avvolgono e ne raccontano l'unicità. Dietro la sua ombra tutto appare piccolo e l'uomo rimane come schiacciato nella sua minima dimensione terrena di fronte al sovrannaturale. Questo è quanto avverti potente sotto questo gigante. La piazza rimane comunque uno di quegli spazi perfetti scanditi dalla dimensione degli edifici che la circondano, come quelle illustrazioni di città ideali che starebbero perfettamente all'interno di quadri metafisici o nelle campiture delle nostre piazze rinascimentali, da Pienza in poi. Non rimane allora che ripercorrere le strade del centro storico, fermandosi per un buon plof in uno dei locali più belli ed affollati, e che altro mangiare a Bukhara se non il piatto principe dell'Asia centrale, con quel suo misto di dolce salato, pieno di sentori di frutta secca, uvetta, verdure e della consistenza dei bocconcini di carne di montone, stranamente teneri e gustosi, ma che hanno perduto quel caratteristico sapore ircino e selvatico, non so grazie a quale trattamento, rendendotelo più amico e che te ne trasmettono solamente la tenerezza gustosa ma non aggressiva. 

La cupola
Ne mangio a sazietà, prima di rimettermi in marcia fino ad arrivare ancora davanti alla piscina del Lyabi hauz, che anch'essa ha di giorno, un aspetto più antico, meno modaiolo di quando le luci di tutti i locali ed i ristoranti che la circondano sono in piena attività notturna. Così puoi guardare con più calma la facciata delle due grandi madrase che si affacciano sul laghetto. A dire il vero una di queste era stata progettata come caravanserraglio, d'altra parte questa era una città di passaggio per le carovane e su questa piazza si apriva il bazar del tè. In un angolo della piazza c'è una statua in bronzo, moderna, che raffigura un personaggio leggendario del folklore della città, il vecchio bizzarro e saggio Nasreddin, sempre sorridente perché amava prendere in giro i suoi concittadini che lo interpellavano spesso a sproposito. Si dice che andasse in  giro spesso cavalcando il suo asino al contrario e a chi gliene chiedeva la ragione, rispondeva che erano loro ad andare nella direzione sbagliata, ma nella realtà si dice che lo facesse perché amava soprattutto vedere in faccia le persone mentre parlava con loro, perché comunque il dialogo era più importante della direzione del viaggio. E anche qui vi rimarco l'importanza che queste culture in fondo nomadi, attribuivano al concetto di viaggio in sé. 

Nasreddin
Rimane comunque un personaggio popolare ironico, beffardo e pronto alla battuta, ricordato in tanti aneddoti anche fuori dell'Uzbekistan. Intanto ci inoltriamo poi in una zona un poco fuori dal centro storico per arrivare ad un altro dei monumenti iconici della città, la Madrasa Chor Minor, ovvero quella dei quattro minareti, come dice il nome. E' una struttura molto più recente, costruita all'inizio del 1800 dal Califfo Niyazkul, col fine di propagare una comprensione tra i princìpi delle diverse religioni. Infatti, il carattere distintivo di questo splendido edificio e che lo rende immediatamente riconoscibile, sono i quattro minareti un po' tozzi e grassocci, apparentemente sproporzionati rispetto al piccolo corpo centrale che racchiudono, ma di sorprendente bellezza. Sono sormontati infatti, da quattro spettacolari cupole di maiolica azzurra, nelle cui ampie bordure tutte diverse tra di loro, si possono leggere elementi decorativi che riflettono la comprensione storico-filosofica delle quattro principali religioni del mondo. E' facile vedere infatti nella geometria dei disegni, croci e pesci cristiani, ruote del Dharma buddhiste, stelle ebraiche, a ulteriore testimonianza se ancora ce ne fosse bisogno, di quale fosse l'apertura mentale di questo credo disponeva, anche nel passato recente. 

Madrasa Chor Minor
Appare evidente che l'incattivimento avvenuto tra credi in fondo fratelli, in quanto provenienti dallo stesso ceppo, sia più che mai recente e irruviditosi vieppiù, con la rovinosa caduta degli imperi nell'800 e la crescita prepotente e totalizzante dei vari nazionalismi regionali che vi si sono succeduti e che hanno rinfocolato odi etnici che sembravano sopiti per sempre e che invece covavano sotto la cenere come tutte le male erbe che albergano nelle parti più oscure dell'animo umano. A noi non resta oggi, che godere della bellezza di questo edificio che con la perfezione della sua struttura esterna colpisce, soprattutto se stai per un po' seduto sul muricciolo antistante a cercare di leggerne i complessi disegni che ornano le parti inferiori alle quattro spettacolari cupole turchesi che incombono sulla piazzetta. Poi se ne hai voglia non rimane che dare un'occhiata al grande spazio retrostante che presenta una collezione sterminata di memorabilia sovietiche, che riportano per gli amatori una collezione di oggettistica che non vidi neppure a Mosca, tra foto d'epoca, militaria di ogni tipo, materiali fotografici e spillette commemorative e anche materiale declinato in salsa uzbeka come tappeti che raffigurano Lenin o l'indimenticato Baffone. Insomma per gli amatori c'è da perdersi. Certo che oggi abbiamo camminato parecchio e quando viene l'ora della cena, ci infiliamo in una Chayxona, che poi dovrebbe essere solo una sala da tè, ma che poi è un ristorante a tutti gli effetti che serve succosissimi e profumati shashlik, gli spiedini della tradizione più classica, preceduti da una profumata zuppa di lenticchie che più gialla non si può. 

Per i non vegetariani sempre una esperienza mistica, diciamo così. A questo punto sarebbe giusto il caso di andare a dormire, ma ragazzi, qui è molto probabile che non ci tornerai mai più, come resistere allora al fare un ultimo giro sotto le volte antiche dei bazar, entrando, adesso che le ombre della notte hanno diradato la fauna chiassosa del turistame vario e becero, come se noi appartenessimo ad una fauna diversa e più nobile, nei cortili ormai deserti, che espongono però ancora alla nostra vista, collezioni di opere di arte, nelle viuzze solitarie dai muri ricoperti di tappeti o di delicate miniature, fino ad arrivare ancora e per l'ultima volta a quel minareto mirabile per farlo rimanere se possibile indimenticato e definitivamente impresso nella mente, una delle visioni iconiche di questo viaggio. E infine ritornare passo passo verso l'albergo non senza aver salutato anche qui per l'ultima volta il vecchietto che sorride dalla groppa del suo asino. Sembra ricordare di quella volta che servi agli amici invitato a cena una zuppa di sola acqua calda ed alle rimostranze dei suoi ospiti che gli rimproveravano di aver portato in tavola una minestra un po' "leggera", lui la definì la sua migliore zuppa d'anatra. Ma il più ardito dei compari ribatté che in quella zuppa dell'anatra non ci fosse neppure l'ombra, rispose: - Ti sbagli perché l'anatra è passata davanti alla pentola! -. 

La madrasa sulla piazza
Certo il nostro Nasreddin aveva uno humor piuttosto surreale, che forse piacerebbe molto al nostro Frassica, come quando, rientrando ubriaco, cercava sotto un lampione la chiave di casa persa ed al passante che gli chiedeva dove l'avesse smarrita ribadiva: - Dall'altra parte della strada - - Ma allora perché la cerchi qui - - Ma stupido, perché qui c'è più luce!-. Ma il nostro burlone è soprattutto un filosofo e a chi cercava di insultarlo dicendogli: - Caro mio, tu non sei proprio nessuno-, rispondeva :  - E' vero, ma se tu ti prendi il disturbo di parlarmi, allora per te sono qualcuno - ribadendo il fatto che il valore nasce non dall'ego ma dalla relazione umana. Giullare, ma pensatore come quando alla figlia che gli chiedeva chi dovesse sposare, consigliò un uomo che la facesse ridere e alla sua richiesta di spiegazione perché non fosse meglio un uomo ricco e potente, rispose: - Se ti fa ridere sarai già ricca, se ti fa  sentire importante sarai già una regina - Ma forse il più tenero dei suoi aneddoti è quello che racconta il colloquio che ebbe con la sua adorata figlia prima di morire. La ragazza in lacrime gli diceva: - Papà come farà senza di te?- Lui le prese la mano e le rispose: - Quando non mii troverai più fuori, cercami dentro. Dentro le domande che ti porrai. Dentro i dubbi. Dentro le risate che ti farai anche nei giorni tristi e se un giorno non saprai che strada prendere, scegli quella che ti rende più umana, lì ci sarò anch'io. Finché farai quello che è giusto e vero, io sarà con te. Insomma avete capito come il nostro simpatico Nasreddin rappresenta bene la mentalità di questo popolo nascosto nelle steppe dell'Asia.


La piazza Lyabi Hauz



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