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mercoledì 1 giugno 2011

Il Milione 44: Pollo del mendicante.


foto dal web
In inverno era luminoso e bellissimo, in estate anche se lievemente offuscato dalla calura umida ti dava una sensazione di fresco riposare, un invito a stenderti tra gli alberi che lo circondano. Il lago di Hang Zhou è una gemma verde che impreziosisce la città. Ogni volta che ci capitavo, con l'amico Ping era una delle nostre mete obbligate, la sera, a discutere dei contatti appena avuti o di quel incontro profittevole. Se era domenica si era fatto un giro sulle colline a sudovest del West lake, dove cresce il Xi Hu Long Jin Cha, il thé più famoso della Cina, noto già dalla dinastia Ming, per il quale vengono usati solo i più teneri germogli raccolti prima di aprile. Le quattro tazze canoniche per apprezzare tutti i profumi, così ricchi, così diversi, andavano giù lentamente, riscaldandoti se era fresco, dissetandoti quando l'afa si faceva più fastidiosa. Ma la sera era d'obbligo sedersi su una terrazza di uno dei palazzi in riva al lago a parlare di cose piacevoli, a godere della bellezza delle sue rive dove si riverberano le sagome delle costruzioni che da secoli vi fanno capolino, specchiandone l'immagine colorata nelle acque calme. Magari si vedeva una piccola folla che festeggiava un matrimonio, celebrato in quei giorni se gli astrologi avevano dato il nulla osta delle stelle o del feng shui, gli stessi di cui parla Marco Polo nella città da lui più amata e vicino al lago che descrive, identico a come lo potete vedere oggi.

Cap.148

E quando alcuno vuole fare alcun viaggio o sposare o alcuna altra cosa, vanno a loro sterologi in cui ànno gran fede, e fannosi dire il die e il punto e l'ora lor migliore.... e anco vi dico che nella nobile città di Quinsai (Hang Zhou), verso mezzodie àe un lago che gira ben 30 miglia, e tutto intorno àe bei palagi e case fatte meravigliosamente, che sono di buoni uomini gentili. Nel mezzo di questo lago à due isole: su ciascuna molti bei palagi e ricchi, sì ben fatti che paion palagi dell'imperatore. E chi vole fare nozze o convito, fallo in questi palagi e quini si è forniti di vasellami, di scodelle, di taglieri e d'ogni buone vivande.

foto dal web
Sono passati 800 anni e qui nulla è cambiato. Ci sorbivamo ancora un thé mentre si aspettava il piatto antico che si mangia solo qui, frutto di conoscenza antica, riscoperta oggi dalla cucina più creativa, la cottura lenta, ad esempio il famoso bollito non bollito di Bottura. In questi luoghi si poteva mangiare il celebre pollo del mendicante, che la tradizione attribuisce appunto al modo di cuocere per quasi un giorno in una buca sotto terra ricoperta di braci, un pollo avvolto appunto negli stracci dai viandanti. Che miracolo quando arrivava il carrello con su un pagnottone di creta cotta. Una gentile fanciulla dopo averla coperta con una salvietta colorata, ti porgeva un martello con cui rompere la crosta. I primi timidi colpi non erano sufficienti, poi quello decisivo spaccava la barriera ed un flusso incredibile di aroma si spigionava dall'involucro violato. Eterei effluvi dorati e profumi indicibili a inebriarti le narici. Sotto, liberato da un altro strato di lino, uno di giornali e infine uno di foglie di loto ecco il pollo ripieno di verdure, di tenerezza inimmaginabile dopo 12 ore di lentissima cottura. Un piatto antico sulle rive del lago dove la tradizione cinese prosegue immutabile nei secoli. (Vedere la ricetta originale qui da Acquaviva.) Da dove Marco si sarà staccato, come me a fatica, come ogni volta, compresa l'ultima, quando anche lui aveva sentito che stava venendo l'ora del ritorno a casa, quando l'onda della nostalgia aveva superato la voglia di scoperta e di conoscenza, quando sentì che era giunta l'ora del meditare su tutto quello che aveva visto e vissuto.

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mercoledì 25 maggio 2011

Il Milione 43: L'IVA della porcellana.


Da Su Zhou di cui abbiamo appena parlato ad Hang Zhou, la strada è corta e su questa città, a capo della più importante e ricca provincia del reame di Mangi, Marco Polo si sofferma a lungo, proprio perchè qui fu mandato dal Gran Khan per tre anni come plenipotenziario ed oltre alla bellezza, che lo conquistò, furono le immense ricchezze e possibilità di affari che lo videro attore in prima persona a farla considerare come punto nodale della sua permanenza in Cina.

Cap 148.

Di capo de la città di Sugni (Su Zhou) per sei giornate si trova la sopranobile città di Quinsai (Hang Zhou), che vale a dire in franceso la città del cielo e che è la più nobile e la migliore del mondo. Essa dura in giro 100 miglia e ha bene 12000 ponti in pietra sotto cui potrebbe passare una grande nave e neuno di ciò si maravigli perch'ell'è tutta in acqua e cerchiata d'acqua. Questa città ha 12 arti  e belle case e torri di pietra spessa e tutte le vie son lastricate di pietre e di mattoni si che tutte si possono cavalcare nettamente. La rendita di questa povincia è sì grande che no si potrebbe credere. Sapiate che tutte le spezierie e mercatantie rendono 3 e terzo per cento e avvi un frutto che par zaferano, ma non è, ma val bene altretanto (la curcuma) e zizibe (zenzero) e galanga (coriandolo) che per un viniziano se ne avrebbe ben 80 libbre; e del vino e sale e zuccaro e de' carboni hanno grandissima rendita, che di tutte le cose si paga la gabella e de la seta si da il 10 per cento.
Come si può vedere un'IVA piuttosto ridotta e niente affatto rapace. Il nostro Marco ci racconta quindi oltre le bellezze che tanto gli ricordavano la sua Venezia, anche le abitudini della città che governò, dalle corporazioni, agli astrologi, alla suddivisione dei quartieri, alle diverse spezie che vi si commerciavano e in particolare alla carne di cui in zona erano e sono grandi mangiatori e dei mirabolanti prodotti della zona.

Cap. 151-153

Elli manducano d'ogni brutta carne, come di cane e di altre brutte bestie come di buone, molto volontieri e ànnola per buona, che per ogni cosa del mondo niun cristiano manicherebbe di quelle bestie che elli mangiano. Qui àe boschi e albori che fanno la canfara. E nel vicino porto di Fugiu (Fu Zhou) ànno capo tutte le navi dall'India con perle grosse e pietre preziose e legno d'aloe e sandali e il Khane prende il 10 ogni cento parte di ogni cosa e le navi si togliono per lo trasporto il 30 per la mercatantia sottile e infino al 44 del pepe, sì che li mercatanti danno tra il Khane e le navi ben lo mezzo di tutto. E in questa provincia vi si fa le più belle scodelle di porcelane del mondo e quindi si portano da ogni parte e per uno viniziano se ne avrebbe tre, le più belle e le più divisate.
Ecco la consueta lamentela dell'imprenditore, le spese e le tasse si mangiano tutto il guadagno. Accidenti quante volte ho pensato però al buon Marco quando, ospite di clienti in qualche bel ristorante ho dovuto trangugiare d'ogni brutta carne come ho già raccontato qui, ma il cane l'ho sempre evitato per la verità, anche se nelle varie insalate di carne con long an che vengono di solito servite in zona, la tipologia dell'animale usato non è mai molto specificata, quindi a richiesta il mio accompagnatore evitava di tradurre troppo, aggiungendo sempre "Mangia che è buono". Ma sulle porcellane è tutto un altro discorso. Come si può rimanere indifferenti alla rutilante varietà di forme e disegni che affollano i mercatini di cose vecchie, dove certo non devi illuderti di trovare pezzi preziosi, ma dove ogni volta che mi ci trovavo sapevo che un pacco ben protetto da fogli di giornale avrebbe accompagnato il mio volo di ritorno anche se purtroppo non bastava più un viniziano per averne tre di quelle deliziose scodelline dai delicati fregi azzurri che adesso, di tanto in tanto mi rallegro, vecchio mercante in pensione, di sfiorarne col dito stanco le delicate venature craquelé o anche solo di guardarle con nostalgia nella mia vetrinetta come fanciulle lontane.




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