lunedì 21 novembre 2011

La storia di Babakar.

La casa di Babakar è proprio al limite del paese. Quattro muri tirati su alla meglio in mezzo alla terra ocra mescolata alla sabbia gialla, che il vento del nord solleva a mulinelli. Una casa povera che non è facile trovare quando la sera è già calata, buia e senza luci, quasi nascosta dalla notte tra le stradine male illuminate. I quattro toubab bianchi che si affacciano alla porta sembrano quasi fantasmi che l'unica luce del fornellino che cuoce il riso nel cortiletto interno, fa danzare come bianche ombre un po' paurose. I due figli piccoli di Babakar si mettono subito a piangere disperatamente. Sono terrorizzati. Lo sapete che da queste parti per far paura ai bambini disubbidienti si dice: " Guarda che se non fai il bravo, stanotte viene a prenderti il toubab (l'uomo bianco) e ti porta via!". Poveretti, al vederne addirittura quattro in una volta, devono aver pensato che era venuto il momento di scontarle tutte assieme, le marachelle combinate nella settimana. L'uomo bianco in questa terra ha sempre fatto paura, non ci è mai venuto con intenzioni benevole, ma solo per razziare, uomini, cose, anche l'anima della gente. Troppo ampio il gap culturale per potersi difendere. Troppo grandi gli appetiti da controllare. Proteggersi non è facile quando l'attacco arriva da tutte le parti. 

Il nostro Babakar è un po' preso tra i due fuochi. Ha tanta volontà e anche un lavoro e con un po' di aiuto, riesce a mandarli tutti a scuola, quella schiera di bambini. Ce la mette tutta per comprarsi un po' di mattoni per volta e sa che un giorno ce la farà anche lui ad avere una casa vera, magari addirittura con l'elettricità per potersi guardare in faccia davanti al fornelletto della cucina, mentre la moglie timida, offre il thé agli ospiti così importanti. Però anche lui è un po' un anello debole nella catena. La salute è un po' malferma, lui non lo dice, ma lo dicono i suoi occhi un po' lucidi e quelle guance così incavate, anche quando mangia. Sembra pure lui uno spettro nero quando fa la sua notte da guardiano sulla spiaggia, magro e allampanato, stretto nella felpa per proteggersi dall'umidità, aspettando il sorgere del sole per ricevere il cambio. Eppure per il Tabaski, quei quattro soldi per comprarsi il montone, piccolo ma bellino, da portare a casa, mentre i figli lo guardavano con orgoglio, è riuscito a metterli insieme e non aspettava altro che il turno finisse, per poter tornare a lavarsi, a pregare e a cominciare la sua piccola festa, in cui nella povera casa, anche la sua famiglia si sarebbe sentita quasi alla pari di tutte le altre ed alla fine della giornata quello che sarebbe avanzato del montone, lo avrebbero distribuito a chi non ne aveva, come prevede il precetto, limes che discrimina e individua l'indigenza.  

Poi, come da tradizione, sarebbero andati dai vicini a scusarsi per le incomprensioni che ci sono state durante l'anno. Ma il cambio non è arrivato. Quel farabutto ha fatto sapere che prima doveva macellare lui, il suo montone e cominciare la festa con la famiglia, poi con calma sarebbe arrivato. Babakar si aggirava nella guardiola come un leone in gabbia, chiamando disperato qualcuno che gli risolvesse il problema, pensando ai figli che a casa continuavano a chiedersi, ma quando arriva papà, per cominciare la festa. Il capo dei guardiani gli ha fatto sapere senza mezzi termini di non rompere e che aspettare il cambio era un suo problema se non voleva perdere il lavoro. Man mano che passavano le ore, lo sguardo di Babakar si faceva sempre più disperato. Lontano, la voce chioccia del muezzin cantava le lodi di Allah a segnale che i montoni erano già tutti sgozzati e la festa cominciata. Verso mezzogiorno Babakar non si agitava più. Stava abbandonato nel seggiolone della guardiola con gli occhi rossi cercando di non lasciarsi vincere dal sonno. Poco dopo arrivò il sostituto allargando le braccia, non aveva potuto fare prima, capirai, con tutti i parenti in casa e anche lasciarli lì con le costine di montone grigliate di traverso non era mica stato facile, dunque non si lamentasse troppo. Ci ha salutato con la mano mentre si allontanava, Babakar, quasi di corsa, ma col fiato corto, ingobbito sotto il sole del pomeriggio. Quando arrivò a casa, trovò che il montone glielo aveva macellato il cognato, ma ormai la festa era quasi finita.

3 commenti:

il monticiano ha detto...

Queste persone di cui parli sono esseri umani da ammirare, imitare e rispettare, dignitosi nella loro povertà.

aaqui ha detto...

Mamma mia che angoscia. Deludere i propri figli credo sia uno dei miei incubi più ricorrenti, intendo di quelli ad occhi aperti, che i sogni io non li ricordo mai.
L'immedesimazione in Bakabar è totale.

enrico ha detto...

@Monty - Molto dignitosi, anche se a volte sono costretti a rischiare la vita per cercare speranza in paesi dove nessuno li vuole e spesso questa loro dignità non viene neanche presa in considerazione.

@Aaqui - Assolutamente. Un altro mi ha detto: come faccio ad andare a casa e dire a mio figlio che quest'anno non ho i soldi per comprare il montone?

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 102 (a seconda dei calcoli) su 250!