Ormai circola talmente tanta robaccia in rete che non bisognerebbe innervosirsi quando si leggono sequele di diktat apocalittici rilasciati da sedicenti esperti sulle cose più varie. Ma queste tirate contro l'euro e la necessità per il paese di uscirne al più presto diventano sempre più fastidiose e pericolose perché vengono lette e commentate da chi non ha la minima dimestichezza con l'economia e che però poi va a votare con le conseguenze che abbiamo visto in questi giorni. Allora voglio dirvi come la penso, naturalmente è un pensiero personale e non sono depositario della verità. Gira da un po' roba come questa qui: Euro, è tutto falso e ci stanno ammazzando, (scusate avevo messo il link ma adesso lo tolgo per non dargli ancora visibilità, dopo il danno anche le beffe!). Ora, come sempre, quando vuoi
dimostrare una cosa sbagliata, la devi sostenere dicendo un po' di cose vere,
inframmezzate con mezze verità e tante balle. se vogliamo esaminare seriamente il problema, bisogna certo dire che naturalmente ci sono persone a
cui questa soluzione conviene e infatti sta brigando da tempo malignamente, per andare in quella
direzione. Intanto bisogna
sgombrare il campo da un peccato originale che rischia di fuorviare il
ragionamento se si è su sponde diverse. Ci sono due tipi di economia antitetici e senza vie di mezzo. O si sceglie un'economia arcadica di sussistenza e
autoproduzione, con l'orticello
dietro la capanna e il baratto dei pochi prodotti negli incontri settimanali
in prossimità degli incroci o si sceglie l'economia di mercato. Ognuna delle
due scelte ha pari dignità e ognuno decidendo deve essere responsabile verso
se stesso e la propria famiglia delle sue conseguenze. Io personalmente credo
che non sarei in grado di accettare la prima, beneficiando dei suoi vantaggi (a
mio parere pochi) e sopportandone gli svantaggi (per me troppi e assolutamente
inaccettabili). Detto ciò non me ne occuperò, esaminando la seconda,
che ha vantaggi a mio parere assolutamente preponderanti, sui pure ovvi
svantaggi. L'economia di mercato come tutte le cose, ha delle regole. Nelle regole entra
la matematica e le cifre e queste non sono opinabili. Nell'economia di mercato
ogni tipo di attività ha la sua giustificazione se genera un profitto, altrimenti non ha ragione di esistere.
Il profitto (o guadagno o utile o
salario che dir si voglia) compensa l'attività stessa. Lo stato deve difendere
questo principio mettendo a sua volta regole e correzioni per regolarne il buon
andamento ed al tempo stesso difendere in qualche modo la parte più debole o
più sfortunata o meno capace dei suoi aderenti (sudditi, cittadini). In alcuni
casi più blandamente, come nella mentalità anglosassone in cui il residuo della
mentalità calvinista porta a pensare che ognuno debba essere responsabile di se
stesso e si merita le proprie fortune o sfortune, e quindi la protezione viene
demandata ai vari sistemi di charity e solo molto parziamente coadiuvata dallo
stato, oppure come avviene nella mentalità europea, lo stato tende a farsi
maggiormente carico delle problematiche sociali intervenendo direttamente a
vantaggio di chi non ce la fa (e questo è ovviamente la soluzione che mi piace di più). Tutto questo però ha un
costo, che lo stato affronta indebitandosi e cercando di recuperare questi soldi
con la fiscalità, a volte riuscendoci, a volte no, per i motivi più vari, come un pessimo
modo di governare, sprechi, concessioni di aiuto superiori alle possibilità del
paese stesso e così via. Si genera così un debito che a questo punto lo stato
si accorge di avere grosse difficoltà a restituire. Le scelte sono solo due. O
chiede in misure diverse ai cittadini di contribuire in modi diversi
(tassazione, prelievi, riduzione di servizi) a rientrare del debito, o decide di
non pagare il debito stesso. Per non onorare il debito ci sono sostanzialmente
due modi. Dichiarare il default (Argentina, Russia, Ukraina, Islanda, solo negli ultimi decenni) o stampare moneta (la regolazione dei tassi funziona solo per piccoli interventi sull'economia). Nel primo caso lo stato che ha scelto
questa strada e che ovviamente avrà ancora estremo bisogno di altro denaro per
le sue spese, stipendi, pensioni, cose da fare, ecc. non troverà ovviamente più
nessuno che gli presti altro denaro e quindi ricorrerà al secondo sistema
stampando la moneta che gli serve via via per funzionare. Il problema del
debito viene così risolto. Tutto bene? Beh ogni azione ha delle conseguenze ,
automatiche dovute alle leggi matematiche che regolano l'economia e che non si
possono controllare con leggi o con la volontà.
Dunque la conseguenza
obbligatoria e naturale quando si stampa denaro senza copertura è la
svalutazione. Questa è proporzionale alla quantità di denaro stampato,
naturalmente con variazioni dovute alle aspettative e alle sensazioni
irrazionali dei mercati stessi. Questo significa che qualcuno ci guadagna e
qualcuno ci rimette. Ci guadagna chi è indebitato o chi costruisce cose
scadenti che non è in grado di vendere perché non sono concorrenziali, che lo ridiventano grzie ad una diminuzione provvisoria dei costi di produzione. Ci
rimette chi ha risparmi, chi ha un reddito fisso e non più mutabile
(pensione), chi è più debole e rimane travolto dall'aumento improvviso dei
prezzi a cui non riesce a star dietro aumentando in egual misura il suo
reddito. La cosa non è la stessa in ogni paese, perché le condizioni di partenza
sono diverse di caso in caso. Gli USA, essendo una economia fortemente
importatrice e indebitata e in fase di crisi, hanno nell'ultimo anno cominciato
a stampare gradualmente moneta con lo scopo di indebolirla per aumentare la
concorrenzialità delle loro merci. Hanno un sistema pensionistico pubblico quasi
inesistente ed una popolazione indebitata ben più di quanto non sia
risparmiatrice per tradizione. Una immissione graduale di moneta, può così
sostenere l'economia senza provocare scossoni svalutativi troppo forti, tenendo
anche conto che comunque il dollaro rimane ancora moneta di riferimento per larga parte e
questo stempera assai il fenomeno. In Giappone la situazione è opposta. Il
debito (enorme) è quasi tutto in mano agli stessi giapponesi e l'economia
stagna da poù di un decennio a causa della forza della moneta stessa e della
competitività del paese, abbastanza efficiente. La potente immissione di denaro
stampato decisa in questi giorni, auspica quindi da parte del governo una
potente svalutazione dlela moneta stessa che renderebbe competitive le merci
rinvigorendo l'economia interma, cosa che sta puntualmente verificandosi in questi giorni. Chi pagherà?
I risparmiatori che vedranno
diminuiti proprorzionalmente alla svalutazione i propri risparmi e i redditi
fissi deboli (pensionati e altri) che si ritiene evidentemente debbano essere
sacrificati sull'altare dell'economia del paese e a cui la mentalità giapponese, incline al rispetto dell'autorità in ogni caso, potrebbe aderire senza troppi
scossoni sociali. In Islanda il default,
a cui si era giunti a causa della pessima gestione economica e che era comunque
ridicolo quanto a dimensioni (4 mld di euro a confronto dei nostri 2000!) è
stato seguito da una fortissima svalutazione che ha colpito in maniera non esagerata la popolazione perché, proprio per il fatto che il paese veniva da una continia serie di svalutazioni
successive (già dagli anni 70), non c'erano in pratica risparmi privati da
colpire e i meccanismi di adeguamenti salariali automatici, collaudatissimi
proprio per questa abitudine, hanno reso l'impatto sulla popolazione duro ma
non devastante, tenuto anche conto che è continuato comunque l'aiuto
finanziario internazionale a causa dell'esiguità delle cifre in ballo e
dell'importanza geopolitica della nazione in questione. In Argentina il default, è stato di proprozioni molto più ampie, ma il debito era completamente in mano straniera, quindi quasi nessun
argentino ha perduto i propri risparmi, semplicemente perché non ne aveva, ma
la svalutazione selvaggia che è naturalmente seguita ha devastato lo standard di vita della popolazione, specialmente la parte più debole e, la naturale ripresa dell'economia che è
seguita (un processo che comunque dura anni) non ha potuto riparare in alcun
modo alla devastazione sociale. La maggioranza della gente (la parte debole naturalmente
) se ne frega altamente che tra dieci anni l'economia sarà migliora, se
per un decennio non riesce più neanche a trovare da mangiare.
Analoga
situazione è seguita al crollo dell'impero sovieto, con decine di milioni di persone nell'indigenza
più nera ed un ritorno ad una vita decente (non per tutti) adesso, dopo 20 (venti) anni. Considerando inoltre che entrambi i paesi sono enormi esportatori di
materie prime, quindi molto meno soggetti ai disastri dell'inflazione. Veniamo quindi all'Europa.
L'introduzione dell'euro è stato un risultato miracoloso e straordinario,
un'occasione unica di stabilità e benessere per tutti i paesi aderenti, resi in
questo modo molto meno soggetti all'instabilità economica e alla debolezza
dovuta alle dimensioni troppo piccole delle economie dei paesi membri di fronte
alla globalizzazione. Questa era comunque una opportunità che andava sfruttata
al meglio da governanti acuti, capaci e non fanfaroni o farabutti. In alcuni
paesi (Germania in testa) questa occasione è stata in parte colta. Quel paese
aveva problemi simili e più gravi del nostro (in seguito ai costi della
riunificazioone) Con la capacità politica di accettare una grande coalizione, i
partiti sono riusciti a mettere da parte le contrapposizioni, fortemente
coadiuvati (se no, la cosa non avrebbe avuto successo) da imprenditori
intelligenti e innovativi e sindacati moderni e con visione di lungo termine.
Tutti hanno sacrificato parte delle proprie posizioni e sono stati imposti
sacrifici che (essendo comunque stemperati in un periodi di crescita e con
gradualità, data la non urgenza di essere di fronte al baratro) sono stati
accettati dalla popolazione. Oggi il paese gode di tutti i vantaggi dell'euro e soffre poco dei suoi problemi. La popolazione ha già dato ed è difficile convincerla
che deve dare ancora a favore di chi invece ha scialacquato a piene mani e
ancora fruisce di privilegi da loro persi tempo fa e ormai inconcepibili.
Come
può Herr Muller digerire di dover essere ancora tassato per pagare i debiti degli italiani che non
vogliono pagare l'IMU o non vogliono andare in pensione a 65 anni o dei greci
che al 50% evadono le tasse e vanno in pensione a 55, quando lui lo fa da anni? In Italia abbiamo avuto un ventennio di
politica disastrosa che ha condotto il paese alla rovina, scialacquando tutti i
vantaggi che portava con sé l'euro, a partire dalla stabilità economica ed alla
inflazione bassissima per la prima volta e massimizzando gli sprechi e
l'assenza di riforme corrette, in questo coadiuvati bene dalla peggiore classe
imprenditoriale europea (che aveva campato sulle svalutazioni progressive
competitive rinunciando all'innovazine e allo sviluppo dei prodotti) e dai
peggiori sindacati europei, accaniti difensori di posizioni inesistenti e
spesso sacche di privilegio, a danno dei giovani verso cui è stato accettato un
sistema di lavoro tra i peggiori in assoluto. Nella attuale
situazione l'Europa è alle prese dunque in una tenaglia difficile da risolvere. Intanto non si è dato potere politico all'Europa come tale e quindi la Banca
centrale non avendo mani libere nelle decisioni di politica monetaria ed è presa
tra i cosiddetti paesi virtuosi
che, memori del loro passato (Weimar insegna) in cui andavano con la carretta
piena di miliardi di marchi a comprare il pane, vedono come il fumo negli occhi
ogni provvedimento con finalità inflattive, dall'altra i paesi scialacquoni e
malgovernati a cui una politica di allargamento del cordone monetario potrebbe
dare un po' di fiato per tentare di rilanciare un po' di ripresa. Come si vede, una
dicotomia difficile da risolvere, anche perché i governanti devono rispondere ai
loro elettori che ragionano con la pancia e non con la testa, tedeschi per
primi.
Certo le soluzioni più avvedute sarebbero quelle dei piccolissimi passi
alla volta, con accordi che allentassero, ma in maniera molto controllata
l'emissione di valuta, mantenendo al tempo stesso mano ferma nella pretesa di
riforme di rigore che controllassero lo spreco e la distribuzione di servizi
non più sostenibili completamente. In questo, grandissimo e
straordinario è stato proprio il lavoro di Monti. Messo al lavoro in pieno accordo, dai pessimi politici
che avevano distrutto il paese, portandolo alla rovina proprio perché facesse
quelle cose obbligatoriamente necessarie, ma che loro si rifiutavano di fare
per non perdere voti e che infatti hanno votato in massa, salvo disconoscerle
appena usciti dall'aula. Adesso che il paese è stato rimesso quasi in
carreggiata era il momento, proseguendo naturalmente sulla stessa strada di rigore, di
cominciare, forti della medaglia appuntata al petto, di aver fatto le cose necessarie e di voler
continuare a farlo, di convincere i membri forti dell'Europa (fruendo anche
dell'appoggio interessatissimo di Hollande che adesso è rimasto col cerino in
mano e non può essere ascoltato da nessuno) a cominciare una politica monetaria
di contrasto a USA e Giappone (è di oggi la notizia di un'altra ovvia forte
perdita di valore dello yen), Il buon Monti è stato cacciato e coperto di ignominia dagli stessi a cui ha cavato le castagne dal fuoco, pronti, per ragioni biecamente elettorali ad innalzare il vessillo dello scialacquamento. Ma nessun votante medio pensa a queste cose e nel
segreto dell'urna premia il populismo distruittore o le promesse di riavere
indietro i soldi dell'IMU e le persone serie vengono scaricate in un angolo. Come conclusione si può
solo dire che una proposta come quella del post che ho citato all'inizio e che si sente continuamente tirare fuori da vari "economisti", sarebbe devastante e
definitivamente mortale per la gran parte degli italiani. Venti milioni di
italiani pensionati e l'80% delle famiglie (che detengono in varia forma quasi il 60%
del debito italiano) dall'uscita
dall'euro auspicata dai vari Sabelli, Grilloidi e dallo stesso Berlusconi, perderebbero più o meno la metà dei
loro risparmi e dimezzerebbero il potere d'acquisto della loro pensione.
Il
resto dei lavoratori avrebbe un pesante calo del proprio potere d'acquisto, che
si potrà poi compensare in una decina d'anni con forti lotte sindacali. Ne
avrebbero certo beneficio le casse dello stato, gli industrialotti che stanno per fallire a causa
dell'incapacità di innovare, beneficio comunque relativo e destinato a sparire
dopo poco, momento in cui saranno a richiedere la successiva svalutazione
competitiva. Una follia davvero spaventosa, un incubo che spero di non vedere
mai, quello dell'uscita dall'euro, che sento purtroppo invece sbandierata da
molta parte della piazza, che corre insensatamente dietro ai pifferai, assolutamente inconscia di essere la carne da
macello che pagherà l'operazione. operazione naturalmente che risolverebbe il
problema del debito nazionale. Bene, ho riletto dando un'occhiata allo sproloquio che ho appena fatto e mi
accordo che sono stato un po' pressapochista e impreciso ma l'argomento è
davvero complesso ed è facile prenedere le cantonate, solo che quando leggo
quelle cose, che poi vanno ad incidere sulla pelle della gente che ci crede, mi
va subito il fumo agli occhi, cosa che mi impedisce di prendere le distanze con calma. Comunque visto che
ormai la fatica l'ho fatta e come per il maiale (eheheheh) non si butta via
niente, lo posto lo stesso, perché mi sono proprio stufato
di questi arruffapopolo, ai vari confusi Masanielli che vogliono uscire dall'euro. Che lo lascino
dire ai comici, ai buffoni e a quelli che almeno ci guadagnanerebbero
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12 commenti:
Caro Enrico,che bella e lucida analisi!!degna della prima pagina dei principali quotidiani nazionali.purtroppo non credo in una semplice via d'uscita.GLM
BRAVO, cuscritt, sono d'accordo!! Mi ricordi tanto il fantastico Cavour anni 1830-40...
@GLM - infatti si sta facendo sempre più buio.
@Grazie Ninetta , pero Camillo mi sembra un po' troppo...
Cercherò di essere breve :-)
A) Mi è piaciuto il post, c'è molto bisogno di questo tipo di spiegazione non difficilissima per chi non se ne capisce e si sentirebbe impacciato davanti ad una rivista di economia piena di grafici.
B)Ho sempre sentito dire che 'i soldi ci sono ma sono male amministrati', ma prima di tutto non ci credo e poi penso 'Amministriamo male le nostre case, figuriamoci se siamo capaci di comprendere cosa non va nell'amministrazione del paese, ci si può provare ma non dovremmo essere così sicuri di aver capito tutto'. Tempo fa ho visto un documentario che appunto spiegava come un paese va a bagno cercando di dare sussidi e servizi ai cittadini e come tante volte il politico che ti piace perché promette certe cose poi non riesca a limitare i danni. Questo già mi aveva fatto pensare, ma la tua analisi parla di più paesi.
C) Come sai sono per la decrescita e al contrario di te tornerei volentieri all'orticello (macchè, nemmeno, un frutteto al massimo) ma, a differenza di chi ne parla e non lo fa, io diverse volte ho provato (e ci vuole molta preparazione per uscire un pò dal sistema, in genere ci vogliono anni) ed è durata poco solo per ragioni non dipendenti da me (si è sciolto il gruppo con cui ero partita x il paradiso, o ero all'estero e non ho potuto avere i permessi x restare, ecc) per cui ora ci sto di nuovo riprovando ed ho raggiunto un equilibrio emozionale che fa si che io possa accettare una via di mezzo mentre mi costruisco di nuovo la situazione ideale. Su questo ci son da dire varie cose: una è che se vuoi puoi, logico, ma ho anche visto posti con clima ideale e natura prodiga di frutti che sono praticamente disabitati mentre la gente affolla luoghi poco ospitali dove ti serve di tutto, questa è la cosa che più mi stupisce dell'essere umano. Ho anche visto sistemi culturali dove lo stress che abbiamo noi che se non produciamo individualmente non mangiamo non esiste. Altra cosa è che comunque ora ci sono gruppetti di gente che qui in Spagna si impegna sul serio a ripopolare paesini disabitati e si crea con molte difficoltà un sistema di sopravvivenza, per cui tra tanta gente che chiacchiera qualcuno serio lo vedo... solo che quello che mi dispiace è che la tua idea e la mia in genere si considerino nemiche, cioè che una escluda l'altra, che questo sistema vigente ti obblighi a tal punto a partecipare al consumismo che la gente come me ha letteralmente paura di mettere al mondo dei figli perché o ti adegui a certe cose o rischi di vederti arrivare gli assistenti sociali in casa perché per ogni sciocchezza sei considerato un asociale (non scherzo, vedessi i messaggi che ti portano a casa i bambini nella cartella, indicazioni su cosa devi dargli da mangiare, quante volte devi dirgli di andare in bagno e via così) e sicuramente se le cose stanno così significa che anche il sistema si sente minacciato da noi, tanto quanto a noi ci rompe le scatole detto sistema.
Conclusione: sarebbe bello che più gente si informasse su come funziona un sistema economico prima di difendere a spada tratta un ideale e sarebbe bello che ci fosse più tolleranza, ma soprattutto coerenza, io vedo comunque poca gente che si compora con coerenza con quello che dice. Son convinta comunque che un lento miglioramento in questo senso ci sia, cioè che più gruppetti di persone si stiano informando e si stiano cercando di realizzare qualcosa, in una o nell'altra direzione.
VEDO CHE NON SON STATA BREVE hahahhahaha
e vabbè devo dire un'altra cosa:
la questione dell'Euro, qua in Spagna la gente è orgogliosa, calcola ancora tutto nelle moneta precedente... però in genere non si informa, non si tratta di una strategia seria. E' come se la crisi portasse a pensare che tutto ciò che era vigente prima sia da recuperare. Pensiero semplicistico che non ha nessun fondamento. :-(
@Manu - A) meglio così , a me sembrava troppo confusionario specialmente per chi non si interessa molto di economia.
B9 Spendere è facile, spendere male soprattutto per avere consensi è facilissimo, cercare di far quadrare i conti è tremendo perché devi togliere a tutti e tutti gridano che non pè giusto, alcuni addirittura con ragione!
C) Ma le due scelte hanno secondo me assolutamente pari dignità, purché le si riconosca e le si accetti nei loro vantaggi e svantaggi (sempre presenti in ogni soluzione). Bisognerebbe cercare di massimizzarne gli uni e minimizzzarne gli altri. Purtroppo spesso si fa il contrario. Tuttavia il problema è quando si vogliono imporre i propri punti di vista agli altri e qui i talebanesimi si sprecano.
D) In tutto il mondo il rimpianto acritico del buon tempo antico, specialmente negli anziani, è la vera piaga culturale. ma l'uomo è fatto cos', rimpiange la gioventù e cerca di riaverla con le cose che non sono mai esistite ma che lui crede esistessero, basta dare un'occhiata ai miei post di amarcord per vedere come ci casco io a piedi uniti!!!
Grazie comunque, Mi piace sempre di più il modo in cui ti poni di fronte ai problemi.
Ringrazio specialmente chi ha clikkato sul "non sono d'accordo" , ma lo pregherei di specificare in parole la sua disapprovazione, per capire e far capire meglio.
in teoria posso essere d'accordo parlando di politici idealmente preparati che si confrontino democraticamente, di imprese ideali e di cittadini egualmente preparati onesti di una giustizia 'giusta' ed in tempi rapidi. purtroppo così non è il substrato è individualista, furbesco ed egoista gravemente ciarliero. non agire su questo significa inficiare la teoria di cui sopra. ci sono paesi che 'discutono' meno ma fanno. la nostra classe politica è formata prevalentemente di avvocati e filosofi quindi già sull'analisi zoppichiamo un pò figurarsi gli effetti poi dell'improvvisazioni e delle applicazioni teoriche...
lei dimentica che sui fattori che confluiscono alla formazione dei costi di impresa, sul mrcato globale, non ne abbiamo nemmeno uno che è a nostro favore, infatti le aziende delocalizzano,già da anni. lei dice non innovano, ma se innovi non hai la copertura necessaria e i furboni si accodano impuniti perche la giustizia 'discute. mi spiace ma il suo ragionamento pur essendo teoricamente condivisibile non agendo al contorno diventa poco efficace ed incisivo.
@Roberto - carissimo Roberto. Ho riletto un paio di volte il suo commento, ma non riesco a capire, specialmente per quanto riguarda il promo capoverso, in cosa differiscono le nostre idee. Verissimo che il substrato è quello che è e la rappresentanza non può quindi differire. Ognuno ha i governanti che in fondo si merita. Per quanto riguarda gli imprenditori, è vero che mancano in Italia moltissime condizioni per fare decentemente impresa (colpa di governanti, cittadini e sindacati) ma anche gli imprenditori hanno la loro parte di colpe, che consiste proprio. secondo me, nel avere sempre scelto e invocato la strada più facile e meno impegnativa (svalutazioni competitiva, invocazione di aiuti per salvare aziende decotte, barriere doganali) e moltissimi tra coloro che hanno scelto di delocalizzare, lo hanno fatto solo per inseguire minori costi di manodopera o per sfuggire a obblighi sindacali o fiscali, mascherati da ricerca di libertà imprenditoriale. Questa linea in generale porta a far fallire queste imprese anche là dove sono andate, perché non è questo l'aspetto vincente dell'impresa, ma l'innovazione e l'efficienza e la delocalizzazione giusta e corretta deve servire invece per affrontare in loco un nuovo mercato e non per fare là a prezzi inferiori roba da riportare in Italia. Questo per lo meno mi pare di aver capito dopo di 20 anni di commercio all'estero, dove ho visto tante imprese di incapaci andare male perchè pensavano solo che il segreto del successo fosse nel risparmiare sugli stipendi. Le imprese italiane hanno in effetti tanti freni che le affossano nel nostro paese, su cui bisognerebbe agire e presto per aiutarle a renderle competitive. Io ho riscontrato che hanno un grandissimo vantaggio sulle altre, che i capaci sfruttano al meglio e con successo. Quando all'estero ti presenti con la targa Italia, ti si spalancano subito tutte le porte perché fino a quando non so, Italia è dappertutto sinonimo di bellezza, eleganza, saper vivere e in generale veniamo sempre preferiti e creduti proprio per questo. Peccato sprecare questo atout. Con simpatia.
@enrico prima riga : il politico non è un'entità astratta ma reale con tute le sue esperienze i suoi studi ecc. immagino maestro di giochi. ho dei dubbi che un avvocato intelligente e politico possa capire appieno le problematiche delle basi sociali e reinterpretarle a favore della comunità, visto che la maggior parte dei politici lo è, dovremmo avere poche leggi efficaci e non il contrario. scusa ma anche te hai una visione di parte poichè ci sono stati in cui accade quel che dici ma non è assolutamente la stessa cosa in francia, germania, inghilterra dove ti guardano da un piedistallo, devo ammettere, che spesso, con ragione.tu avrai esperienza di vendita ma sicuramente non di produzione.
- materie prime non ne abbiamo.
- costo del lavoro basso o alto?
- energia basso o alto?
-collaborazione dello stato e tasse quale alto e quale basso?
- innovazione rispetto dei brevetti competenza dei giudici velocità di giudizio.
Perchè dovremmo avere dei margini competitivi?
inutili che ti elenchi le imprese che cadono in mano a gruppi o sono costrette ad andare all'estero come ad esempio la Zanussi rex o la bridgeston. penso che ti devi studiare un po di più picasso.
riconsimpatia
roberto.
@Rob - Abbi pazienza ma continuo a non capire. Se vuoi sottolineare che il politico è in sé e come categoria, un brutto soggetto o quanto meno uno che non sapendo fare altro nella vita ha deciso di campare in quel modo, sfondi una porta aperta e chi non è d'accordo. Quando poi mi dici che sono di parte, lo confermo e lo ribadisco e ne sono fiero, non voglio certo nascondermi.
Parlando dell'industria italiana è certo e anche qui condivido che nel nostro paese è soggetta a vincoli e a difficoltà difficili da sostenere. Ma sostengo anche che in generale l'industria italiana ha insita una forte debolezza dovuta a suoi propri difetti come la piccola dimensione (una volta spacciata unicamente come vantaggio , che certo ti può dare elasticità, ma nel mondo di oggi non ti mette in condizione di combattere a livello internazionale. Poi insisto l'abitudine (data dai cattivi politici , siamo sempre d'accordo mi sembra) data dal continuo uso delle svalutazioni competitive ha lasciato una realtà industriale debolissima, priva di volontà di investire e senza capacità di innovare. In Germania hanno costi del personale assai superiori ai nostri (anche se continua a girare la balla che il nostro costo lordo sia superiore) e obblighi legislativi di sicurezza e sociali più onerosi, eppure i loro prodotti sono estremamente competitivi anche in Cina dove sono tra i primi esportatori, grazie alla qualità e ad un sistema paese che sostiene le aziende nella competitività e non nell'aiuto a fondo perduto o nelle svalutazioni. Quello che volevo sostenere io è che le colpe sono ben distribuite nell'arrivare alla decadenza economica del nostro paese, ce n'è sia per industriali, che per sindacati e ovviamente per politici e infine soprattutto per i cittadini che se li sono votati perché a loro vanno benissimo così, perché continuano a mantenere i vari privilegi, minuti, dai condoni agli abusi edilizi, all'evasione grande e spicciola e al mantenimento di leggi che grazie alla loro inefficienza lasciano un giardinetto in cui sguazzare tranquilli. Non appena arriva una persona seria che cerca di fare le cose che devono essere fatte, al primo voto lo castigano duramente, dunque è giusto che ci si becchi bersani berlusconi e grillo.
@Rob - e infine scusa , mo non ho capito se sei favorevole all'uscita dell'Italia dall'Euro.
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