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giovedì 16 gennaio 2014

Renoir alla GAM di Torino

L'altalena



Ballo a Parigi
Un caldo invito a tutti di cogliere l'opportunità offerta dalla GAM di Torino con la mostra di Renoir, che raccoglie una sessantina di opere del maestro. Una disamina piuttosto completa dell'opera di uno dei più grandi impressionisti, che ne attraversa tutta la vita, ben curata e che rappresenta le tematiche trattate durante tutta la sua vita e ripartite in gruppi omogenei: i ritratti di donna, i paesaggi, i fiori, i nudi, i balli, le ragazze al pianoforte, i bambini. E' pur vero che chi ha già visitato il museo d'Horsay a Parigi, ha già visto la maggior parte delle opere esposte, tuttavia è possibile che nella grande quantità di capolavori che sfilano davanti agli occhi in quella occasione, capiti che si subisca una specie di ottundimento dei sensi e di sazietà che finisce col farti apprezzare meno anche le cose più belle e a fare presto scomparire dalla memoria sensazioni che alla fine si sono sviluppate in maniera meno forte e coinvolgente. 

Donna con veletta
Qui, il tema unico e la possibilità di concentrarsi su poche opere, seguendo comunque un percorso univoco e mirato, induce a meglio apprezzare e a rendere indelebili immagini e concetti. In particolare direi che almeno quattro opere: L'altalena, Ballo a Parigi, Donna con veletta e Passeggiata nei campi, valgono da sole il viaggio fino a Torino (i colori delle foto non rendono assolutamente grazie alla realtà). A queste aggiungerei anche lo splendido Nudo di ragazzo davvero magnetico. Alla fin fine un appuntamento che non si può perdere. Coinvolgente e unico. Un'ora di sensazioni deliziose. Le critiche e le lamentele che ho letto qua e là, le ho trovate un po' pretestuose. Per le code basta prenotarsi o andare nelle ore un po' morte. Io sono arrivato verso l'una di ieri e avevo davanti 5 persone e anche se allo shop non c'erano manifesti in vendita, come ha rilevato qualcuno, direi che la mancanza si può perdonare visto quanto viene offerto.


Passeggiata tra i campi




mercoledì 28 agosto 2013

Haiku della bellezza.



In controluce,
trotti su zampe dritte.
Non serve il coiffeur.


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Tarda primavera.

giovedì 22 marzo 2012

Yuē.

Non sentivate un po' di mancanza di qualche ragionamento sui nostri amati ideogrammi cinesi? Dopo avervi ubriacati così a lungo di Indocina torniamo dunque sui sentieri antichi, con uno dei caratteri più semplici e più usati nella lingua del Regno di mezzo. Ecco infatti il nostro Yuē - 曰 ,Dire, verbo di uso comune che rappresenta una evoluzione del già conosciuto  口 - kǒu, Bocca. Infatti al nostro segno quadrato che mostra la bocca spalancata viene aggiunto soltanto una lineetta interna a mostrare la lingua che si muove e quindi pronuncia delle parole. Ma vediamo come per arricchire di sfumature la lingua, sia sufficiente aggiungere definizione al segno. Infatti aggiungendo l'ideogramma di mendicante (uomo davanti alla porta) sotto al nostro Dire otteniamo Chiedere a bassa voce, come fa appunto il bisognoso di porta in porta. Se aggiungiamo ancora a fianco un'altra bocca spalancata otteniamo  - hè   Gridare, che mi sembra assolutamente consequenziale. Ma se invece che pronunciare con il quarto tono, che è sempre un po' secco ed esplosivo, lo stesso carattere viene pronunciato con il primo tono,  hē,  più piano ed allungato, il significato cambia completamente e vale : Bere.

Forse perché se un questuante chiede a bocca aperta, a furia di gridare gli verrà anche sete. Misteri della lingua. Se a Dire, invece sovrapponiamo il segno Piacevole otteniamo 甘 - gān,  col significato di Dolce. Nulla di più emblematico dello zucchero sulle labbra per indicare il più piacevole dei gusti, anche in senso figurato. Ma vediamo cosa succede se raddoppiamo il carattere, sovrapponendolo ad una copia di sé stesso, ma più grande e ciccio. Otteniamo 昌 - chāng,  che significa appunto, Fiorente, rigonfio, prosperoso, con la ridondanza esibita del segno delle due bocche. Par di vedere due coppie di bei labbroni a canotto, che vanno tanto di moda dalle nostre parti ultimamente. E già, perché se arricchiamo ulteriormente questo segno con il ben noto carattere di 女- Donna, otteniamo il popolaresco e assai volgare 娼 - chāng, che si pronuncia esattamente allo stesso modo e vuol dire appunto Puttanone. In Cina si associava questa icona di procacità esibita proprio al mestiere più antico del mondo che era naturalmente assai praticato anche da quelle parti, come racconta più volte Marco Polo. La bellezza femminile, dunque, secondo i cinesi, non va mai troppo esibita se non vuole diventare subito volgare. Meditate fanciulle, meditate.


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori


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Xin



venerdì 4 novembre 2011

L'orgoglio della bellezza.

Già, la bellezza Senegalese; ti assale dai mercati, dalle stradine tra le case povere, ai lati della strada, lungo i sentieri della brousse. La bellezza di questo popolo, i Wolof, alti e proporzionati, dalla muscolatura naturalmente forte ed asciutta; petti forti, ventri scolpiti, braccia e gambe potenti. Il loro nero è abbagliante, così perfetto sotto il sole delle ombre corte, che li lucida fino a farli apparire quasi blu, mentre camminano lentamente, diritti ed orgogliosi come tutti quelli che sanno di essere belli. La bellezza senegalese che permea le donne e che si mantiene anche col passare degli anni, come quella di Marie che si prende cura di noi, con l’attenzione maniacale a preparaci cibi raffinati appresi dalle suore francesi, che lava ogni verdura e sbuccia con attenzione e bolle a lungo, sapendo dei nostri delicati stomaci d’occidente. La bellezza straordinaria di Monique, una delle sue figlie, che ti pare appena scesa da una passerella di Parigi, magra e slanciata eppure perfetta, dallo sguardo buono e sereno, dalla voce bassa e dolce, che la mamma alleva assieme ai fratelli con l’intelligenza e la speranza di un futuro migliore, con la dedizione ed i progetti che solo le donne sanno fare. Adesso vi lascio con una poesia di Senghor dedicata a tutte queste donne africane, straordinarie e bellissime che sostengono la parte maggiore del peso enorme della difficoltà di vivere di questo mondo.

 Femme nue, femme noire
Vétue de ta couleur qui est vie, de ta forme qui est beauté
J'ai grandi à ton ombre; la douceur de tes mains bandait mes yeux
Et voilà qu'au coeur de l'Eté et de Midi,
Je te découvre, Terre promise, du haut d'un haut col calciné
Et ta beauté me foudroie en plein coeur, comme l'éclair d'un aigle
Femme nue, femme obscure
Fruit mûr à la chair ferme, sombres extases du vin noir, bouche qui fais 
lyrique ma bouche
Savane aux horizons purs, savane qui frémis aux caresses ferventes du 
Vent d'Est
Tamtam sculpté, tamtam tendu qui gronde sous les doigts du vainqueur
Ta voix grave de contralto est le chant spirituel de l'Aimée

Femme noire, femme obscure
Huile que ne ride nul souffle, huile calme aux flancs de l'athlète, aux 
flancs des princes du Mali
Gazelle aux attaches célestes, les perles sont étoiles sur la nuit de ta 
peau.

Délices des jeux de l'Esprit, les reflets de l'or ronge ta peau qui se moire
A l'ombre de ta chevelure, s'éclaire mon angoisse aux soleils prochains
de tes yeux.
Femme nue, femme noire
Je chante ta beauté qui passe, forme que je fixe dans l'Eternel
Avant que le destin jaloux ne te réduise en cendres pour nourrir les 
racines de la vie. 

martedì 13 settembre 2011

Elogio della puzza.


Basta poco per abituarsi alla bellezza. Una lieve brezza, cielo e mare che quasi si confondo; in alto un azzurro schietto con qualche sbuffo bianco panna che si muove adagio, davanti un’acqua limpida color acquamarina, chissà da dove verrà questo colore. Intorno siepi profumate verde carico, piccole bacche rosse sui pitosfori, rossi aranciati di bouganville o colpi di acquarello rosati di oleandri; dietro una casetta tutta coperta da un immenso glicine, una coperta verde con ricami violetti, a rilievo. E palme dappertutto, un’aria fina col sole che non aggredisce. Ti lasci andare in questo liquido amniotico che ti circonda tutto, materno, protettivo, né troppo caldo, né troppo freddo, fino a che ne vuoi, non ci sono regole o limiti. Poi ti trascini a riva, ma adagio e riguadagni il posto al sole con un leggero grugnito, come un tricheco steso sul pack della Novaja Zemlija, guardando il cielo. Eppure non c’è l’entusiasmo che sulla carta non dovrebbe lasciarti neanche un attimo. 

La bellezza è la stessa, ma dopo un po’ non suscita più lo stesso piacere assoluto, l’ammirazione che dovrebbe meritare. Io credo che sia tutta una questione di neuro recettori. Dopo un certo periodo il segnale che arriva al cervello dice, ragazzi qui siamo al massimo, di più non ve ne do, e la dopamina cala automaticamente, il pensiero va in stand-by, tutto si riconduce alla normalità. E’ come l’economia se non cresci continuamente tutto va in crisi. La bellezza dopo un po’ annoia, per lo meno, non eccita più, lascia indifferenti al punto che l’indegno Marziale dedicò alla bellissima moglie che non suscitava più le sue attenzioni questo infame distico: -Teque, duos putas, uxor, habere cunnos?-. Succede la stessa cosa con la puzza. Guardate che è provato scientificamente, perché la bellezza è esattamente uguale alla puzza. Se entri in un luogo in cui ristagna un tanfo tremendo, ti par di morire, non riesci neanche a respirare dallo schifo. Bene, dopo circa venti minuti, a seconda delle persone o sei hai il raffreddore, la puzza non si sente più, i tuoi neurorecettori si sono abituati, non inviano più segnali disperati, hanno capito che non ci si può fare niente e il corpo e la mente si adattano, resistono.  

Forse è la stessa cosa anche in altri campi, prendete la politica, una quantità di marcio e di schifo tale nauseerebbe anche un ratto da fogna, la gente dovrebbe girare con le maschere antigas o per lo meno metter mano tutti assieme a scope e stracci per fare una bella pulizia. Invece niente, qualche sguardo di sfuggita al giornale, le notizie scorrono sullo schermo come le quotazioni di borsa nel sottopancia, troppo veloci per poter essere considerate. Tranne chi ci campa del marcio e questi sembrano sguazzarci come scarabei stercorari nelle fatte degli elefanti, tutti gli altri ormai la puzza non la sentono neanche più. Il neuro recettore si è abituato e al più al sentire le telefonate intercettate può scappare un sorriso. Ma dal sorriso al riso non c’è molto. Attenzione Maestà che il popolo ride.

martedì 16 agosto 2011

Huǒ.

Oggi, dato che fa caldo anche se ferragosto è stato archiviato, un ideogramma facile facile, per sottolineare ancora il sentire poetico di questa lingua. Dunque ecco 火 - huǒ,  un carattere il cui tracciato è un vero e proprio pittogramma tra i più antichi, di cui possiamo facilmente individuare il significato, un paio di legni appoggiati o un ceppo, da cui si levano le prime lingue di fiamma. Osservate come le prime due fiammelle sbocciano ai lati del piccolo monticello di rami appoggiati; par di sentire il delizioso crepitare del fuoco che si accende e sta per spandere il suo calore, la sua fiamma viva. E' il fuoco, uno dei cinque elementi della cosmogonia classica cinese, ma anche presocratica; un fatto naturale che ha sempre affascinato l'uomo fin dal momento in cui in qualche caverna ne scoprì le potenzialità, come sempre bivalenti di creazione e di distruzione. Così nella lingua classica questo segno è sempre stato molto utilizzato in vocaboli di immediata evidenza come 火山 - huǒ shān, letteralmente Montagna di fuoco (vedete il pittogramma che stilizza il panorama con tre cime, una più alta centrale e due piccole ai lati)  che ovviamente significa Vulcano, o il più poetico 火花 - huǒ huā, che aggiungendo il segno di Fiore,  vale per Scintilla, appunto il piccolo fiore che nasce dal fuoco stesso. 

Ma l'uso insiste anche in vocaboli moderni come Treno: 火车 - huǒ chēche viene appunto definito come un Carro di fuoco. Certo in questa lingua, anche nella creazione di vocaboli nuovi c'è sempre una ricerca, una attenzione alla loro sfumatura poetica, ad un loro richiamo ad una tenera consuetudine al bello, impossibile nelle nostre etimologie, più facile da fare con l'avvicinamento dei pittogrammi in cui è sempre rilevabile il significato originale. Ecco infatti per finire, un ulteriore uso di questo fuoco, nella parola Compagno:  - huǒ, all'interno dello stesso segno si accompagna alla stilizzazione di Uomo proprio quello di fuoco, per segnalarne la forza e la desiderabilità. Cosa cerca infatti una donna nel proprio compagno se non quel fuoco interno che lo rende vivo ed interessante, ma non basta, nella dizione moderna infatti, che preferisce parole bisillabiche per evitare i bisensi, a  - huǒ, viene aggiunto 伴 - bàn, carattere in cui con Uomo si accorpa il segno di Ariete, quindi Individuo dominante: 伙伴 - huǒ bàn. Dunque nel compagno scelto, anche la donna cinese cerca il fuoco della passione e la forza del potere? Allora l'altra metà del cielo non ha comportamenti e pulsioni diverse dalle sue colleghe delle altre parti del mondo. Forse sono quelle che hanno consentito l'evoluzione della specie.


Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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mercoledì 27 luglio 2011

Xū.

Saremo certamente nell'epoca dell'apparenza, ma è certo che sia uomini che donne, se devono essere sottoposti ad un giudizio di merito, preferiscono essere giudicati saggi ed intelligenti piuttosto che belli. E' pur vero che l'occhio vuole la sua parte, ingrassando chirurghi plastici e venditori di cosmetici e di creme fasulle, ma quando si tratta di subire una valutazione, non ce n'è per nessuno, la modestia va a farsi friggere e anche Brunetta aspira, si può dire nel suo piccolo, al Nobel per qualcosa. Questo è un sentimento universale della razza umana, suffragato dal fatto che tutti, appena possono aprono la bocca per dare fiato e fare apprezzare il proprio pensiero ed io ne sono una testimonianza vivente. Figuriamoci se vanno esenti da questa caratteristica gli orientali! Peggio di noi, anzi, ogni segno esteriore che sia distintivo della saggezza è benvenuto ed enfatizzato. La barba, ad esempio è sempre stato un simbolo di serietà e di saggezza, tanto che tutti gli uomini che se lo potevano permettere se la facevano crescere prima di assumere una responsabilità sociale, proprio per dare maggior peso alla propria funzione. 

E qui viene il bello, in quanto i Cinesi sono un popolo notoriamente glabro e parlare di barba è spesso una esagerazione, quindi il radicale che rappresenta la barba nei vari ideogrammi è costituito da tre miseri pelucchi ed è già grasso che cola. Nel disegno potete vedere l'evoluzione del radicale nei secoli e che ha portato poi al carattere completo che indica appunto la barba : xū - 须 (con l'aggiunta a destra del segno di "faccia", quindi i peli della faccia) che vale anche come: requisito necessario (appunto a mostrare autorevolezza). La stessa pregnanza va a completare il senso di molti altri caratteri come yàn - 谚 , che significa proverbio, dove i tre peli sono inseriti assieme al segno che indica "parola" proprio per rimarcare il fatto che una saggia massima, i famosi proverbi cinesi, può venire solo da un uomo sapiente e dunque dotato di barba. Più arzigogolata è l'interpretazione dell'aggettivo "chiaro, evidente" - Zhang, infatti il radicale barba viene unito al carattere di capitolo del libro. Solo un uomo saggio, anziano e quindi con la barba può spiegare chiaramente un difficile testo. Pensate che anche nelle raffigurazioni storiche, divinità, imperatori, dignitari e generali venivano rappresentati con la barba anche se non l'avevano mai avuta. Non sto a dirvi come la mia barba fosse particolarmente apprezzata laggiù, perché l'autorevolezza è anche sinonimo di bellezza, naturalmente interiore.

P.S. Mi fa notare l'amico Parkadude da Hong Kong, che il vocabolo moderno oggi usato colloquialmente per barba è : 胡子 (huzi). Però attenzione perché il secondo ideogramma significa "figlio, che è generato da", mentre il primo è: "trascuratezza, sciatteria". Come cambiano i tempi e le valutazioni di pensiero!

Refoli spiranti da: E. Fazzioli - Caratteri cinesi - Ed. Mondadori



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giovedì 2 dicembre 2010

Yáng - Měi.


La bellezza salverà il mondo? Dopo il post negativo di ieri, oggi voglio essere ottimista, anche se il cielo è grigio e i muri crollano nel disinteresse generale (sembra che non sia grave). Perchè a tutti piacciono le cose belle. E contrariamente al proverbio, credo che nell'essenza della bellezza ci sia un chè di universale, di non confutabile. Tutti i popoli lo riconoscono anche nei loro temi filosofici inespressi. La scrittura cinese, come sempre, illustra meglio di tante parole questo concetto. Partiamo dal chiarissimo pittogramma di pecora - (Yáng), che raffigura la testa dell'ariete di fronte, con le orecchie e la sottile barbetta in basso, eretta con orgoglio e su cui svettano le corna possenti ed aggiungiamogli sotto quello già conosciuto di Grande - (Dà), per ottenere il carattere Měi. Per il pastore che ha nei suoi animali la sua ricchezza e la sua intera ragione di vita, il suo ariete che domina il gregge, il più grande e forte, può avere un solo significato, quello della bellezza assoluta, il Bello che non si discute perchè ha in sé la forza, l'importanza, il potere, la fierezza, il senso del puro ed allo stesso tempo la dignità di ciò che un artista raffigurerebbe con un tratto elegante e perfetto. Ma il suono della parola si presta anche a giochi curiosi.


Infatti America viene translitterata per assonanza in Mei Li Ka, quindi il paese bello, data la grande ammirazione dei cinesi per gli USA da cui cercano di copiare lo stile di vita, ritenendolo migliore (a partire dai McDonand) e per estensione měi jīn - 美金 (dollaro) significa soldi belli, che sono cinesi ma mica scemi, anche se ultimamente cominciano a ricredersi. Ma torniamo al nostro ariete e, non a caso, ricordo alle signore che andranno da quelle parti, che unito al vocabolo róng (filo di lana setosa), dà 羊绒 che significa cachemire, e già so che me ne saranno grate. Se invece lo uniamo al segno di pesce, otteniamo l'aggettivo Fresco, perchè mentre la carne era generalmente conservata (sotto sale, affumicata o essiccata) quella di pecora e di pesce erano da preferirsi fresche. Ma torniamo al nostro concetto di bellezza (měi) per cercare di dare un senso al mio assunto iniziale. Se all'idea di bellezza aggiungiamo il carattere che indica completezza, totalità abbiamo la parola bisillabica měi mǎn - 美满 il cui significato è illuminante. La bellezza totale e completa non significa altro che Felicità.




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