mercoledì 16 aprile 2014

Il vento del nord

Palafitta tradizionale nel Museo Etnografico di Ha noi



Mausoleo di ho Chi Minh
Più ci stai e più la ami. Ogni giorno che passi ad Hanoi ti lega a questa capitale con un piede nel passato ed uno nel futuro. Ne intuisci la voglia e la determinazione di attaccarsi alla locomotiva di un mondo che avanza lasciando indietro gli indecisi, ma al tempo stesso, quel timido rimpianto verso un'epoca di entusiasmi ingenui la senti dappertutto. Davanti al mausoleo di Ho Chi Minh, la gente e non solo i turisti, si raduna ancora, non come a Mosca o a Pechino, con fede e ammirazione. Qui la gente sfila ancora muta davanti alla salma, forse, almeno per la maggioranza con un senso diverso di autentico affetto, seria ma compresa davvero, non come davanti a Lenin o a Mao dove, quasi trenta anni fa leggevi più un obbligo, un dovere da cui era impossibile tirarsi indietro. Certo sarà passata l'illusione di un comunismo sol dell'avvenire ed i politici in generale godono qui della stessa popolarità che hanno da noi e in quasi ogni parte del mondo, ma zio Ho è un'altra cosa. Il suo ascetismo convinto, il suo predicare con l'esempio il sacrificio personale in favore del popolo, rimane nel cuore e nella mente delle persone, giovani o anziani che siano. Anche i militari che sfilano davanti al consueto monumento gigante e celebrativo di un culto della personalità che lui stesso non amava, scherzano a parlano con gli spettatori come se fossero gente di casa. Nel cambio della guardia, insomma, si avverte un senso di casalinga spensieratezza e per fortuna, poca marzialità. Visiti la sua piccola casa sulla palafitta, vicino a quella di rappresentanza, una grande villa francese in un parco curatissimo, per apprezzarne la vita monacale, sottolineata da continui richiami e aneddoti che la commemorano. 

Il tempio confuciano della letteratura
Poco più in là, la Pagoda su una sola colonna, piccolo tempietto che, propriamente vuole sottolineare l'amore per la misura e la dimensione umana. Insomma zio Ho è amato da tutti e avrai la sensazione che i ritratti che ognuno espone non solo nei luoghi per il pubblico, in fondo siano lì perché ci si è ancora affezionati, un po' come a uno di famiglia, una icona perfetta e senza ombre che rappresenta in assoluto il paese intero. D'altronde, come dappertutto in Oriente, il rispetto per il passato, è cosa comune e si fa fatica a criticarlo a prescindere. Si preferisce insomma vederne sempre i lati positivi e poi si sa, l'anziano è saggio per sua natura, cosa che personalmente non mi dispiace affatto, per interesse personale, naturalmente. Lo avverti, ad esempio al Tempio della Letteratura, forse la prima università del mondo con mille anni di storia. Un tempio Confuciano, con tutto quanto ne consegue, il rispetto assoluto appunto verso gli anziani, le sue statue severe che ammoniscono all'osservanza delle regole, della disciplina e dell'ordine costituito, cosa sempre molto utile in ogni tempo al potere. Qui accoppi il gran senso di pace, comune ai luoghi di religione di tutto il mondo, alla serietà del sapere, che per i Confuciani è sempre stata una cosa fondamentale.  Puoi sederti nei grandi spazi dei giardini interni ed ascoltare un piccolo concerto di strumenti tradizionali. Un senso di gradevolezza, di grazia assolute. Qui ci si preparava per i famosi esami imperiali, altro che i nostri vituperati test di ammissione! Questi sì che erano severissimi e per la verità tutti erano ben contenti che lo fossero, preferendo che i funzionari dello stato fossero scelti per il loro effettivo valore e non per altri meriti. 

Un maestro di calligrafia al lavoro
Qui da secoli invalse l'uso di scrivere su una stele i candidati promossi ogni anno. Ecco dunque una infinita selva di pietre antiche con il puntiglioso elenco di chi, con merito, fu promosso. Una scheda imperitura di meritevoli assoluti, un po' come se ci fosse un luogo che mantiene nel tempo il nome di chi ha passato con onore la maturità classica, inciso nella pietra per i posteri. Pietre sbrecciate e consumate per non dimenticare chi valeva davvero. Tutto questo fa certo parte di una mentalità ereditata dall'ingombrante vicino del Regno di Mezzo, che, a partire dalla lingua, tanta della sua cultura ha lasciato qui; cultura che è ormai diventata parte fondante del Vietnam stesso e come tale è ormai avvertita, in una sorta di orgoglio nazionale molto spiccato, che ha trasformato il rapporto psicologico con l'ingombrante vicino in avversione pura. Tutto quello che ha sentore di cinese, viene giudicato piuttosto negativamente, direi molto peggio che da noi. Si parla di merci di pessima qualità, dannose per la salute che arrivano di soppiatto e che poi vengono spacciate per vietnamite, con etichette false made in Vietnam, questo sì, certificazione di qualità assoluta. E' molto divertente come, quando cominciate la trattativa per una giacca a vento taroccata della North Face (la marca più copiata), il venditore si affretti ad assicurarvi, anzi a certificare, mostrando segni inequivocabili di qualità, che il pezzo è stato fatto in Vietnam e non in Cina. 

Un Pho fast food
Poi bisogna anche considerare l'altro Vietnam, quello ancora più indietro nel tempo e che per noi costituisce uno dei maggiori interessi nella visita del paese. Quello delle minoranze etniche. Sei venuto nel nord del paese anche e soprattutto per perderti in questo universo di biodiversità culturale, ancora profondamente naturale, una ricchezza per il paese, che la globalizzazione inevitabilmente (e forse anche giustamente, ma questo è un discorso lungo che magari faremo nei prossimi giorni) si mangerà in qualche decennio, ma che per ora è ben vivo e presente in questa zona del paese. E' quindi necessaria assolutamente, prima di lasciare Hanoi per le montagne del nord, una visita attenta al Museo di Etnologia del Vietnam che illustra puntualmente le oltre 70 etnie diverse del paese, con una vasta esposizione di oggetti di uso comune, costumi ed opere d'arte, filmati sulle cerimonie e nel grandissimo giardino esterno, una ricostruzione delle case tipiche dei diversi gruppi etnici. Poi potrete ritornare a perdervi nei vicoli della città vecchia, a passeggiare senza meta, a calmare i morsi della fame, si cammina molto ad Hanoi, con un bun cha (i noodles di riso con polpette di maiale) o un pho ga (zuppa di pollo) che scaldino lo stomaco, perché da queste parti, fa sempre un po' frescolino e l'umidità sembra entrare nelle ossa, quando il vento della Cina spira da nord, così maligno e insistente. Davvero un po' troppo gelido ed inquietante per essere ignorato.

Murales nella periferia di Hanoi

SURVIVAL KIT

La pagoda su una colonna
Complesso Ho Chi Minh - Con mausoleo, la casa, il palazzo di rappresentanza del governo, la pagoda su una colonna (15.000 dong) - A ovest del quartiere vecchio, in taxi o cyclo. 

Tempio della letteratura - (10.000 dong) P. Quoc Tu Giam  a circa 2 km dal lago. Concerti di musica tradizionale all'interno.

Museo Etnografico del VietnamNguyen Van Huyen Road, Cau Giay District, Hanoi, (15.000 dong) Fuori dal centro, ci vuole il taxi. Da vedere specialmente prima di intraprendere un viaggio nel nord tra le tribù dei montagnard. Capirete meglio.


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