E' arrivato anche l'ultimo giorno dell'anno, tempo di bilanci. Per il mio povero blogghetto, che sopravvive con costanza dal 2008, non c'è molto da dire. Finiti da tempo i sogni di gloria, il blog, ormai a tutti gli effetti un travel blog, che parla solo più dei miei viaggi, anticipandovi a capitoli quello che saranno poi i miei libri, che quelli sì, le mie false guide di viaggio, continuano a uscire implacabili, ha continuato a mettere in rete i miei resoconti, che in fondo pochi seguono, anche se siamo arrivati ormai a 4769 post, il prox anno arriveremo ai fatidici, 5000 eh, se saremo ancora vivi e non dico altro! Siamo ad un passo dalle 1.900.000 visualizzazioni, con oltre 150.000 visitatori unici, almeno 50 da 40 paesi diversi, la maggior parte ovviamente dall'Italia, il 67% e poi Stati Uniti col 16% e di seguito Germania, Francia, Olanda, Singapore, Uk, Spagna, Russia e via di seguito con visite da oltre 160 paesi diversi. Al momento sto tenendo una media di 20.000 pagine viste al mese, cosa che mi fa prevedere di arrivare ai 2 mln il prossimo anno. Di media rimanete sul mio post all'incirca due minuti, cosa che data la lunghezza spesso esagerata degli stessi, mi fa pensare che si tratti di una lettura piuttosto affrettata, ma vi perdono, già se arrivate alla fine è opera meritoria. Il punto dolente come sempre sono i commenti, praticamente inesistenti, cosa che non mi dà modo di capire se le cose che scrivo siano, come vorrei, in qualche modo utili, a chi le legge o quantomeno che siano di piacevole passatempo, ma va bene lo stesso. In fondo, dato che il fine non è monetizzare, alla fin fine va tutto bene. Comunque tranquilli, per il momento proseguiremo su questa falsariga, per lo meno fino a quando troverò la forza di muovermi in giro per il mondo con la conseguente voglia di mettervi a parte delle mie esperienze nella speranza che vi siano utili in qualche modo. E vi assicuro che è sempre più difficile e faticoso, ma vedremo. Per adesso buon anno nuovo.
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mercoledì 31 dicembre 2025
martedì 30 dicembre 2025
Uzb 9 - Sull'Amu Darya
| Le mura di Khiva - Uzbekistan - ottobre 2025 - (foto T. Sofi) |
| Complesso Islam Khoja - |
| Il treno per il Kazakistan |
| Ponte sull'Amu Darya |
| L'Amu Darya |
| La bandiera uzbeka |
| Pane uzbeko |
SURVIVAL KIT
Ristorante Tapas - Palvan Kori St. - Khiva - Bel ristorante al centro della città murata, molto frequentato e giudicato di prezzo medio alto. Menù tradizionale dai plof agli spiedini. Calcolate comunque che un piatto di spiedini (3 grossi) che sarà sufficiente a saziarvi, va sui 100.000 S. Locale piacevole, camerieri, gentili e veloci, abituati ad una clientela esclusivamente composta di turisti internazionali. Ricordate che in genere i ristoranti chiudono verso le 22. Meglio prenotare perché sempre affollato.
Hotel Iman - Ul. Bakhauddina Nakhsbandi 75 - Bukara - Ottimo hotel, rinnovato, in struttura tradizionale. Posizione eccellente a circa 500 m dal centro storico raggiungibile a piedi. Camere di buona metratura, letti king, Grande TV, AC, riscaldamento, free Wifi, Cassaforte, buone dotazioni in bagno, phon, accappatoio. Prezzi tra i 50 e 70 € a seconda dei periodi colazioni ottime incluse. Bollitore e caffè in camera. Personale molto gentile, consigliatissimo.
| Hotel Imam |
lunedì 29 dicembre 2025
Uzb 8 - Tra mura di terra e pezze di seta
| Mausoleo di Pahlavan Mahmud - Khiva - Uzbekistan - ottobre 2025 (foto T. Sofi) |
| Mausoleo |
Il pomeriggio a Khiva sembra decisamente più tranquillo, forse il motivo principale è che i monumenti più importanti sono già stati visti alla mattina, diciamo che la furia dell'entusiasmo è già sfogata e probabilmente i gruppi di gitanti rientrano per la maggior parte in albergo a riposare le stanche membra, dando il più per fatto e da spuntare dall'elenco. Invece queste ore del pomeriggio, sembrano davvero le più belle per passeggiare nella parte meno stipata della città. Giri tra le case basse, sfiorando solo al passaggio, le piccole moschee, come quella Bianca (la moschea Ak) minuta e costruita in uno stile quasi ascetico, in cui spiccano soprattutto le finestre e le porte intagliate. O ancora le tante piccole madrase minori, che hanno ospitato gli studi di importanti sapienti, come la Arab Muhammad Khan o la Shergazi Khan con il suo bel laghetto nel cortile centrale ed infine palazzi uno più bello dell'altro, come il Nurullabay. Diciamo pure che quasi ad ogni angolo di strada ne incontri una, grande o piccola che sia, più o meno importante, ma che in ogni caso chiariscono bene quale fosse per secoli l'importanza culturale di questa città. Così, passo dopo passo arriviamo fino alla porta nord, dove le mura sono un po' meno imponenti e poi percorriamo tutto il quarto di città che la separa dalla porta Ovest, più povera di case antiche, dove si sta sviluppando una architettura di restauro di vecchie case in rovina, trasformate nella maggior parte in B&B di vario livello di cui evidentemente, sta salendo esponenzialmente la richiesta, visto che quest'anno le presenze turistiche supereranno ampiamente gli otto milioni, ormai uno dei cespiti su cui il paese comincia a fare conto.
| Madrasa |
| Forno |
| Le mura |
| Dalle mura |
Una delle parti più affascinanti della visita è
quella che si svolge nel cortile esterno. Qui, le stesse ragazze che accolgono
i visitatori si trasformano in maestre d’arte, mostrando con gesti esperti come
si estrae il filo dai bozzoli, come si tesse un motivo su un piccolo telaio e
come si annodano i fili per creare tappeti di seta. Forse è proprio questo il maggiore interesse del museo, al di là della presentazione dei reperti e degli oggetti, quello di offrire delle esperienze pratiche e manuali, che fanno meglio comprendere i vari processi anche a coloro che non hanno dimestichezza con l'argomento. È un momento di partecipazione e scoperta, dove il turista non è più semplice
spettatore, ma diventa parte attiva del processo creativo. Vedere nascere un
tessuto tra le proprie mani è un’esperienza che unisce mente e tatto,
rievocando il ritmo lento e meditativo di un tempo in cui la manualità era il
cuore della produzione. Accanto ai telai, si trova anche una sezione
dedicata alla tintura dei filati, dove vengono esposti tutti i colori pronti
per l’uso. L’odore delle erbe, delle radici e delle spezie si diffonde
nell’aria, creando un’atmosfera unica e suggestiva. I visitatori possono anche
cimentarsi, prima nel processo di annodatura di un tappeto, questa è la terra di alcune tra le più famose produzioni di questa arte ed infine nella colorazione di sciarpe di seta secondo il metodo dell’Ikat e
portare con sé il frutto del proprio lavoro, un souvenir autentico e
personalizzato che racchiude l’essenza del viaggio. Il tessuto in seta, si avvoltola su se stesso con una metodologia antica, racchiudendolo di tanto in tanto, con elastici che ne rendono alcune parti irraggiungibili dai bagni di colore. Filatura
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| Filatura |
SURVIVAL KIT
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| Tappeti |
Museum of Khiva - Museo privato vicino alla piazza centrale, quella coi i forni del pane, bene indicato dai cartelli. 40.000 S di ingresso, accolti dalle ragazze in costumi locali, per la visita e le esperienze pratiche che si svolgono durante la visita, Filatura dei bozzoli, Maneggio dei telai a pedale, annodatura di un tappeto, Possibilità di creare un Ikat, la colorazione tradizionale di un tessuto in seta al costo della dimensione della pezza utilizzata, che poi vi porterete via al termine della visita. Interessante la parte della produzione della moneta di seta dell'inizio del secolo scorso. Calcolate al minimo un'ora per la visita.
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| Madrassa |
domenica 28 dicembre 2025
Uzb 7- La città vecchia di Khiva
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| Nell'Harem della fortezza - Khiva - Uzbekistan - ottobre 2025 (Foto T. Sofi) |
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| Colonna in legno |
Rientrare nelle mura della città al mattino è come rivivere una seconda esperienza, rispetto alla visione delle mille e una notte di ieri sera, con gli spazi illuminati da fioche lucerne gialle. Tuttavia non si può negare che questa città vecchia, racchiusa nello spazio di ciclopici bastioni, giganti di terra gialla, abbia davvero un fascino particolare, credo assolutamente unico nel novero di quello che il paese ci mostrerà anche nei prossimi giorni. In fondo questo, se pur rimaneggiato in qualche sua parte, è uno spazio ancora assolutamente vivo e vitale, popolato non solo di turisti, che pure sono moltissimi, ma anche da gente che lo abita normalmente e che assimilano questo luogo a quello che è sempre stato, un punto di sosta nella via per l'Oriente, dove prospera un mercato che traffica e commercia, quello che le genti che passano da queste parti, richiede. Certo oggi non si tratta più di beni da trasportare da una parte all'altra del mondo attraverso un lungo e periglioso viaggio, pietre preziose, spezie, pelli o altro, ma solamente ricordi e souvenir, frutta secca e magari anche campioni di quelle stesse spezie, che forse si ritroverebbero anche al supermercato sotto casa, ma alle quali, quaggiù, aggiungi il fascino esotico della distanza o della esposizione massiva a disposizione con abbondanza e varietà. Insomma ci sono sempre i motivi giusti e oggi la città vive di questo, proprio come nel passato.
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| Moschiea |
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| Il minareto mozzo |
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| Panettieri |
Un'altra delle ragioni addotte per la mancata prosecuzione dei lavori, è data dalla storia che riporta come il sovrano della vicina Bukara, invidioso del progetto avveniristico, corruppe l'architetto progettista, convincendolo a costruirne uno ancora più grande nella sua città. Come giusto, visto che allora non si andava troppo per il sottile, il corrotto fu subito messo a morte, ma purtroppo non si pensò che era anche l'unico capace di portare a termine l'opera, così anche questo ponte sullo stretto, vuoi che fosse per mancanza di soldi, vuoi per incapacità progettuali, rimase incompiuto. Ma certo anche così com'è rimane un monumento di tale bellezza da farti rimanere lì sotto, in estatica ammirazione, cercando di cogliere gli effetti che i raggi del sole producono rifrangendosi sulle superfici vetrose di queste meravigliose maioliche. Intorno è pieno di bancarelle. L'oggetto più caratteristico è il tradizionale copricapo di pelle di agnello, con i lunghissimi boccoli di lana bianca che pendono fino a coprirti completamente gli occhi. Calzati in testa danno un effetto assolutamente straordinario ed in automatico ti trasformano in un turcomanno del passato, pastore che traversa i deserti dell'Asia, ma con la testa ben calda. In pratica la cosa è così fotogenica che i venditori ormai più che venderli, li affittano per i selfie e il business impazza. Intanto scivoliamo nella fortezza interna, Kunya Ark, quella, dove eravamo saliti ieri sera fino alla terrazza. Era a tutti gli effetti la reggia del sultano e conserva ancora gli splendidi ambienti costruiti alla fine del 1600.
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| La gher |
I cortili che coronano gli ingressi delle due moschee interne, sono dei veri e propri gioiellini di raffinatezza. Le colonne sottilissime del porticato, si levano altissime con la loro forma assolutamente inusuale, scavate alla base, quasi si dovessero sostenere in precario equilibrio e rastremandosi poi verso l'alto fino a configgersi nel soffitto ricoperto dalle complesse decorazioni geometriche moresche. Gli interni sono ancora più splendidi, non ci sono spazi lasciati liberi dalle decorazioni e le diverse sale sono ambienti che hanno visto i punti più alti di un passato che ha segnato la grandezza di questa città. A fianco, gli ambienti dell'harem, circondato dalle tante celle che un tempo ospitavano le spose e le concubine del sultano. Un gruppo di donne, in fondo al cortile, suonano con cembali e tamburelli, musiche di tradizione. Truccate e bistratissime cantano melodie del passato quello che racconta i tempi della grandezza di quel mondo. In un altro cortile ancora la splendida gher dove il sultano accoglieva i suoi ospiti orientali più illustri che venivano a porgere omaggio. Usciamo dalle porte vecchie di trecento anni e oltre, splendidamente istoriate e altrettanto bene conservate. La grandissima piazza antistante brulica di gente, turisti ma anche artigiani e bancarelle di ogni tipo, Al centro un gruppo di grandi forni di terracotta, attorno un gruppetto di donne, impasta, forma e confeziona le grandi ciambelle del pane tradizionale, poi le picchietta con lo strumento che ne disegna la serie di roselline circolari sulla superficie e infine le inforna appiccicandole alle pareti arroventate. E' una tradizione antica che ritroverete un po' dappertutto, il pane è la base del nutrimento, come del resto nella maggior parte del mondo.
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| La tomba |
Continuiamo a passeggiare tra le viuzze ed i vicoli contorti fino alla grande madrasa Islam Khoja, dove al suo fianco si alza il più alto minareto della città, oltre 56 metri, Il suo elegante salire verso l'alto è scandito dai cerchi successivi che ne dividono le partizioni, fino alla corona superiore, che si allarga come una magnifica corolla in fioritura. E ancora il grande caravanserraglio che un tempo accoglieva le carovane riparandole per la notte dagli assalti dei predoni, oggi tramutato in grande mercato coperto, che ospita eleganti negozi che espongo vestiti in stoffe preziose, sete ed ikat nel disegni tipici della città. Ma appena più in là, seminascosto tra le case, evidenziato solamente dalla sua magnifici cupola blu che si staglia nel cielo, c'è uno dei monumenti più iconici della città, il mausoleo di Pahlavan Mahmud, un santo vissuto nella seconda metà del 1200. Personaggio mitico, guerriero e lottatore, poeta, studioso ma soprattutto artigiano, vantò tra i suoi successi quello di aver vinto un grande sovrano indiano, permettendo la liberazione di tutti i suoi concittadini. Veneratissimo, la sua tomba è meta di continui pellegrinaggi e gli interni del mausoleo sono completamente ricoperti di splendide maioliche blu. Vale la pena rimanere a godersele a lungo, ad osservare i complicati intrecci ed i viluppi che appaiono come tralci stilizzati in maniera talmente complicata che ti perdi a seguirne le tracce che corrono negli angoli più nascosti delle nicchie. C'è da perdersi davvero in questo disegno senza fine, forse uno dei tanti modi di stordimento che caratterizzava la ricerca dell'ascesi dei sufi e dei derviches tourneurs.
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| Al ristorante |
E' uno dei momenti di massimo affollamento della giornata, siamo circondati da una folla di turisti senza fine, soprattutto europei, senti spagnoli, francesi e tanti italiani, segno che il paese è ormai, dopo le ultime intelligenti aperture (soppressione del visto, aumenti delle strutture a disposizione, assistenza e guide di ogni tipo), sta diventando una delle mete più di moda e pare che l'afflusso turistico dall'estero sia più che raddoppiato soprattutto nell'ultimo anno e la crescita sembra inarrestabile. Sarà anche questo che riduce i margini di contrattazione coi venditori di cianfrusaglie, evidentemente ingolositi dalla platea dei possibili clienti, quindi difficilmente si riesce a scucire più di un 15/20 % di sconto, nonostante io cerchi di mettere in pista tutte le mie tecniche di trattativa più scafata e insistente. Alla fine bisogna pur cedere visto che non cede la tua controparte e fare il tuo dovere di buon turista e lasciare il tuo obolo necessario a far girare la ruota e a portarti a casa l'inutile cosa che comincerà a prendere polvere già dal momento in cui verrà riposta in valigia. Andiamo a mangiare un boccone nello stesso posto di ieri sera dove in fondo non eravamo stati male, più che altro per riposare i piedi prima della sgambata del pomeriggio. Dunque ci si ferma anche un poco più del necessario bere un tè osservando da una bella posizione sulla balconata, il rutilare della gente che passa di continuo a consumare qualche cosa, un po' ritrovandosi nelle nostre stesse condizioni. Poi toccherà riprendere.
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| Il minareto più alto della città |
giovedì 25 dicembre 2025
sabato 20 dicembre 2025
Uzb 6 - Il tramonto sulle mura di Khiva
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| Il Kalta Minor - Khiva - Uzbekistan - ottobre 2025 (foto T.Sofi) |
Siamo appena arrivati ma prendiamo possesso delle camere velocemente e poi, visto che è ancora abbastanza chiaro, corriamo nella città che sta proprio davanti a noi, per approfittare delle ore che ci rimangono prima di notte e per goderci le luci del tramonto e della sera. Intanto il biglietto di ingresso è valido per due giorni e quindi ci consentirà anche di fare il giro completo di domani. Non ci sono dubbi che questa è la perla assoluta del paese, che ti prende non appena arrivi sotto l'imponente cerchia di mura che circonda la città vecchia. Non per nulla è stata la prima ad essere nominata come patrimonio Unesco del paese. Una cinta alta più di dieci metri, perfettamente conservata di mattone crudo, il sistema costruttivo proprio di tutta l'Asia Centrale, che forma una linea giallo ocra che si perde all'orizzonte; un bastione mostruoso che con le sue torri panciute e debordanti, scandisce lo spazio, spaventando qualunque invasore si presenti davanti alle sue porte. Che senso di potenza e di invincibilità. Certo qui prima della loro erezione alla fine del 1500 erano passati Gengis Khan che l'aveva rasa al suolo la città, per non parlar di Tamerlano che certamente non faceva prigionieri, ma camminare davanti a questa esibizione di massiccia potenza non lascia indifferenti. Entriamo con quel senso di rispetto che forse provava proprio la carovana dei mercanti in arrivo da est o da ovest dopo aver attraversato i deserti circostanti per giorni o settimane.
Dentro, uno dopo l'altro scorrono i palazzi del potere locale e le costruzioni religiose di straordinaria bellezza stanno lì proprio a bella posta per stupire il visitatore, per avvolgerlo nel bazar continuo e colorato che si appresta in ogni sua via, vicolo, piazza, tutti trasformati in zone di scambio delle merci in arrivo da quello che allora era il mondo conosciuto, oggi solamente esposizione di materiali per turisti in cerca di esotico, che racconti la loro esperienza una volta ritornati a casa. Oltre a questo, la luce dorata della sera, colora tutto di un arancione pallido che accende i muri, aumenta i chiaroscuri e fa splendere ancor più le prime luci che vengono accese. Sugli sfondi, le splendide maioliche delle cupole e dei minareti colorano le quinte di bagliori verdi e azzurri. Qui forse il primo impatto non è quello della raffinatezza estrema delle costruzioni di Samarcanda o delle città sacre iraniane, quanto piuttosto una bellezza ruvida e all'apparenza barbara. propria delle marche di confine, eppure straordinariamente potente e fascinosa. D'altra parte Khiva sorge a poco più di una ventina di chilometri dal vicino Turkmenistan, stato ancora oggi chiuso su se stesso ed isolato anche psicologicamente dal resto del mondo che lo circonda. Camminiamo in mezzo ad un sacco di gente e non potrebbe essere diversamente visto che il paese sta diventando meta turistica piuttosto di moda. Mentre passeggi senti parlare solo italiano e francese, a parte gli orientali, che ormai sono dappertutto e in quantità.
Proprio perché la visita mirata vera e propria la faremo domani, adesso possiamo girare qua e là senza una meta precisa, godendoci l'ambiente ed i colpi d'occhio improvvisi che ti si pongono davanti ad ogni girata di angolo. Intanto la luce diventa sempre più bella, quella che viene detta la golden hour del fotografo, quella in cui ogni cosa, ogni particolare riluce di riflessi nitidissimi ed i colori sembrano più densi e ritoccati da Photoshop e saliamo dentro la fortezza interna che ha costruzioni più alte di tutte quelle che si levano all'intorno e ci dovrebbe consentire, una volta arrivati in cima di dare un bel colpo d'occhio sulla città che si allarga ai nostri piedi. Pagato quindi il biglietto supplementare, capirà, bisogna sfruttare tutto quanto è sfruttabile ce lo avete insegnato proprio voi, percorriamo il dedalo di cortiletti interni ed infine saliamo verso gli edifici che costituiscono la parte alta della fortezza, attraverso erte fatte di scalini dalla montata di quasi 40 cm, roba non così agevole e anzi diciamo pure piuttosto faticosa. Una specie di scalata verso il paradiso. Comunque, dopo una serie di salite a chiocciola attraverso torri e pareti interne, eccoci arrivati alle terrazze superiori e finalmente al punto più elevato, da cui effettivamente si domina la città dall'alto.
Qui si è radunata un bel po' di gente, gruppi al completo che aspettano che il sole scenda dietro le mura, visitatori isolati che cerca un posticino poco frequentato dove sedersi per godere il panorama, squadre di fotografi assoldati da singoli e da coppie che mettono in piedi veri e propri set di ripresa, dove gli aspiranti attori debitamente bardati in costumi d'epoca si mettono in pose plastiche sullo sfondo dei monumenti della città, che brillano al tramonto. Alcuni sembrano classiche coppie in viaggio di nozze che completano il book con scatti scenografici, altri, in generale, ragazze singole, si lasciano andare a sguardi languidi verso l'orizzonte con movenze da principessa del castello che attende il suo cavaliere partito per la guerra, che venga finalmente a liberarla dalla cintura di castità. Comunque sia c'è in giro una bella fauna che si pressa sui bastioni per raggiungere le posizioni più ambite da cui si hanno le vedute migliori e si possono fare le inquadrature più scenografiche. Qualcuno appare seduto nelle posizioni topiche, come fosse lì da ore in attesa dello scatto iconico che sta per arrivare. Intanto il sole che sta scendendo completamente sull'orizzonte al di là delle mura, si mette finalmente in posizione perfetta nel varco appositamente lasciato dalle nubi che si sono messe quasi da parte a bella posta e il crepitio delle reflex stabiliscono ormai il rumore di fondo, mentre gli stick su cui sono issati i telefonini formano una selva di antenne tra le quali diventa difficile posizionare il proprio bramato selfie.
Poi per carità si ride per la situazione, ma basta isolarsi un attimo dal brusio che ti circonda e il panorama appare davvero come una cartolina da mille e una notte, quantomeno fiabesca, mancano solo i quaranta ladroni, anche senza Alì Baba o una qualsiasi Sherazade in attesa di cominciare il suo racconto, mentre il sultano inquieto si interroga su come fare. Non ci sono dubbi, questo è un punto assolutamente imperdibile e ancor più, quando cala la notte, scendere di nuovo nei vicoli della città, scarnamente illuminati dalle luci fioche delle lanterne, ti trasporta in automatico nella fiaba d'oriente. Non rimane che rifugiarsi in uno dei tanti ristoranti, anche questi strapieni, per rifocillarsi con un bel plof tradizionale tra sentori di zafferano e sapori di melagrane. Torniamo lentamente verso la cinta esterna. Adesso che è venuto buio non c'è fretta, si può camminare lentamente fuori delle mura, sotto questo baluardo che da vicino sembra un argine infinito che si perde all'orizzonte, schivando le torri grasse e panciute fino ad arrivare all'albergo che ci aspetta. Niente caravanserragli spartani, questa notte, niente rumor di animali che ruminano prima di addormentarsi davanti alle nostre celle, dove di certo avremmo protetto la nostra mercanzia, da ipotetici ladroni e malfidati saracini, ma solo confortevolissime camere, colme di ogni comodità, docce calde incluse.
SURVIVAL KIT
Cosa vedere a Khiva - Praticamente tutte le cose interessanti in città sono racchiuse all'interno delle mura dell'Ichan-Kala, ovverossia la città murata che ricopre una superficie di circa 26 ettari. Per vedere quasi tutti i monumenti importanti è necessario almeno un giorno. Un biglietto generale di ingresso (valido 2 giorni) consente di entrare e vedere la maggior parte dei monumenti, circa 10/15 Euro (200.000 Sumi), i prezzi vengono continuamente aggiornati. C'è il supplemento per salire sui minareti (100.000 S), nel castello interno (100.000 S) e per salire e fare il giro delle mura (30.000 S). Da vedere: Le mura di oltre 6 km, alte 10 metri e spesse 6, salire specialmente al tramonto e fare il giro almeno da una porta all'altra. Ci sono 4 porte principali ai punti cardinali. All'interno delle mura (Ichan.Kala) molti monumenti quasi tutti visitabili: Kalta Minor o minareto corto, l'emblema della città, Madrasa Amin Khan, la più grande, oggi albergo di lusso, coi cortili visitabili; Kunya Ark, cittadella interna con moschee, harem, palazzo; il Complesso Islam- Khoja, con madrasa e il minareto più alto della città di 56 metri; La Moschea Juma, la più grande con 213 colonne di legno del XVIII secolo, costruita su una moschea precedente di cui si conservano ancora le antiche porte; il Mausoleo Pahlavan Mahmud, un famoso e venerato artigiano; il Palazzo Tash Khauli, con cortili e saloni e poi ancora mausolei, palazzi, madrase e moschee minori da vedere anche solo esternamente passeggiando per le strade della città. Ci sono poi almeno 5 musei (Storia, regionale, arte, natura, musica) e un piccolo ma molto interessante museo privato della seta, il Korezm Silk Museum, con possibilità di esperienze pratiche. Infine due teatri, folklore e marionette. All'interno delle mura, innumerevoli negozi, banchetti di artigianato, un laboratorio di tappeti e molti locali e ottimi ristoranti, per non perdere tempo.
Hotel Darvaza - Khiva Koshona str, Kalta Minor Mahalla 75 - Khiva. Ottimo hotel da 45 a 70 € la doppia con colazione a buffet abbondante e variata. Buono anche l'espresso. Posizione fantastica proprio di fronte all'ingresso delle mura. Camere molto spaziose, pulitissime. Letti king, TV, AC, riscaldamento, free wifi, Bagni spaziosi moderni, in marmo, con ottime dotazioni. Assolutamente consigliabile.


















