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lunedì 19 settembre 2016

Campi di mais

da Piccolaeraglaciale


Gli ultimi campi di mais stanno cadendo uno dopo l'altro, mangiati dalle bocche affamate di mietitrebbie giganti. Annata secca questa. Di sicuro nella polenta del prossimo anno ci saranno poche aflatossine cancerogene, addirittura si può rischiare di mangiare con una certa tranquillità quella cosiddetta biologica, salvo il danno sul portafoglio, ma tant'è la credulità si paga ed in fondo è giusto così. 

La Bayer si è comprata la Monsanto, così toccherà cambiare bersaglio ai vari sacerdoti della fuffa. Eh bei tempi quelli in cui sapevi riconoscere i nemici a colpo d'occhio, sporchi, brutti e cattivi com'erano. Adesso si sono sdoganati, anzi se ne fanno un vanto dell'ignoranza e della cattiveria, anzi, li votano pure. Piano piano il nazismo torna al potere. Poi tra cinquant'anni ci si chiederà, ma come poteva la gente non capire, non rendersi conto. Ma va bene così.



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lunedì 28 ottobre 2013

L'orto di papà.

dal web

Mio padre aveva un orto. Piuttosto grande anche. Quasi tutti i giorni inforcava la bicicletta e si faceva i cinque chilometri per arrivare in Valle San Bartolomeo e coltivarselo. Non aveva nessun attrezzo se non vanga e zappa e anche per bagnare doveva ricorrere al trasporto dell'acqua coi secchi dal pozzo vicino, per cui faceva davvero una fatica boia. Poi, passata la mattinata se ne tornava a casa pedalando lentamente con le borse cariche. Spesso allungava il giro e passava da me per lasciare i pomodori più rossi, gli zucchini più belli, i fagiolini che apparivano subito come i più gustosi. Era la sua grande soddisfazione, far crescere cose, coglierle mature al punto giusto e portarle a casa. Siccome non voleva acquistare concimi, non avrebbe potuto portarseli in bicicletta fino all'orto, usufruiva solo di tanto in tanto di un po' di letame che gli faceva avere un vicino, ma la quantità era insufficiente e non bastava neppure come ammendante, così la produzione era piuttosto scarsa. Non usava neanche antiparassitari, non aveva neanche la macchia per distribuirli, salvo una vecchia pompa a spalla per il solfato di rame. Per il diserbo usava la zappa e le dorifere delle patate le raccoglieva con le mani schiacciandole poi dentro una latta con una pietra, con grande soddisfazione. Così possiamo dire che le sue erano coltivazioni assolutamente "biologiche". Naturalmente  il fatto che tutti e lui in particolare, trovassimo quei prodotti buonissimi, derivava, oltre al fatto psicologico del piacere con cui venivano fatti, soprattutto dal motivo che fossero raccolti al punto giusto di maturazione stagionale. Per il resto erano spesso mezzi marci e colpiti da ogni genere di malanno che colpisce le piante coltivate, "naturalmente" molto più deboli di quelle spontanee e soggette ad ogni genere di attacco parassitario. 

La cosa più valida erano le sementi che procuravo io, in quanto faceva parte allora del mio lavoro, tutta roba di prima qualità. Lui si lamentava molto per le patate che producevano poco e venivano sempre piccoline, un po' per la siccità, un po' per le dorifore che attaccavano sempre in massa durante l'estate, quando faceva più caldo ed era faticoso andarle a togliere a mano, un po' perché il terreno era piuttosto argilloso e non permetteva un buono sviluppo del tubero. Un po' di colpa però, era anche mia che gli portavo sempre il seme di Bintje, una varietà poco produttiva e poco adatta alla pianura, ma la cui pasta gialla è particolarmente soda e gustosa, le migliori per la frittura. In verità gli portavo anche un po' di Kennebec a pasta bianca, molto più adatte per purée e le dimensioni di quelle lo soddisfacevano. Andò avanti fin verso gli ottanta anni e quando smise, ne fece quasi una malattia, rimpiangendo continuamente i suoi bei pomodori rossi grossi, gonfi e maturi che erano la sua passione e con cui faceva, assieme alla mia mamma, bottiglie e bottiglie di conserva, imbottita di una famigerata polverina (credo salicicato) conservante, che comunque non ci ha mai ucciso, considerato che i conservanti sono comunque molto meno pericolosi dei composti che si generano quando non li si usano. Datemi retta, tenetivi alla larga da quelle etichette che recitano Non contiene conservanti, anche se purtroppo ormai trovate solo più quelle. Usava dei pomodori grossi, tipo cuore di bue, certo inadatti per la passata, ma già allora il San Marzano era praticamente scomparso per il virus del mosaico e il miglioramento OGM che lo avrebbe salvato, è stato subito impedito dalla idiozia della "saggezza" popolare ben manovrata. Possiamo concludere che il vero valore di quell'orto fosse la soddisfazione psicologica del coltivarlo ed il beneficio proveniente dall'attività fisica connessa, non ci sono dubbi. 

Col passare del tempo ci si è aggiunta la malinconia per l'affetto con cui mi erano date quelle verdure e la convinzione (certamente falsa) dei meravigliosi sapori e profumi perduti che avevano, frutto solo della fantasia e del rimpianto degli anni passati e che non possono tornare. Lo so, c'è una sacco di gente oggi che confonde tutto questo con l'agricoltura, quella attività economica che mantiene il mondo. Certo non sono agricoltori, ma impiegati o altro, lontanissimi dalla realtà produttiva, che sognano un'Arcadia che non è mai esistita, un mondo passato, dove regnava la cattiva qualità, la mancanza di igiene alimentare, la truffa estesissima e facile da fare non esistendo confezionamento e controlli, oggi assai accurati checché se ne pensi. Ma questo in fondo non è importante, c'è spazio per tutti, conta molto di più che la gente creda in qualche cosa, ancorché fasullo, soprattutto per chi su queste cose ci campa. Fa bene alla mente rimpiangere quei prodotti meravigliosi saporiti e profumatissimi (quando invece erano per metà marci e di varietà così scadenti che sono state quasi tutte abbandonate), stiamo meglio pensandoci e su questo si fonda tutta la fuffa del biologico e del c'era una volta, straordinaria operazione di marketing su cui si sono buttate proprio quelle multinazionali che le stesse folle osannanti, vituperano. Ma in fondo va benissimo così, è molto più importante appagare il cuore che l'intelletto e il mondo va avanti benissimo lo stesso. Certo che però, pensandoci bene, quei pomodori di mio papà erano davvero senza paragoni, altro che quelle porcherie del supermercato che chissà cosa c'è dentro. 


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sabato 29 giugno 2013

Campi di grano.



Ho voglia di andar per campi. Chissà, l'estate col suo caldo duro e un po' soffocante dovrebbe indurre alla meditazione sotto il pergolato, che noi chiamiamo topia, un dialettismo colto, visto che il governar la forma delle piante vien detta appunto arte topiaria; invece ho nostalgia di campi riarsi di sole crudo, che picchia sul collo e impone una qualche sorta di cappelluccio. Tutto quel mare di spighe dorate e riarse, leggermente ritorte nella direzione del vento o rosse, quasi bruciate, se d'altra cultivar senza pruina protettiva, immobili e ferme quando non tira più nemmeno un refolo di vento. Dappertutto è quasi giunto il tempo, addirittura nella Fraschetta, terra seccagna e povera, qualcuno ha già cominciato a mietere. Come una puerpera al compimento dei suoi giorni, stan lì in attesa della grande macchina che verrà ad ingoiarle, ingorda, a mangiare tritando il tutto, a battere, a scuotere, a sgranare e poi a separare tutto il possibile, la granella dalla paglia, lasciata cadere così quasi con disprezzo a terra in lunga e umile fila, ad aspettare che altri con calma raccolgano anche quello, che nulla vada perduto. Ho amato quei campi, mi han sempre dato un senso di ricco, di opimo, di fianchi larghi e robusti, icone corrette di una Cerere creata con giusta ragione, quadro esplicativo dell'ingordigia affamata del contadino, perennemente in bilico, sempre sul crinale tra abbondanza bramata e temuta carestia, da allontanare con gli scongiuri di una religiosità sincretica più prossima alla superstizione, assai blandita o tollerata comunque da un clero sapiente che conosceva i suoi polli. 

Cammini adagio lungo il fosso che delimita il campo, immensa tavola piana, meraviglia dell'ingegno umano, espressione innaturale e magnifica com'è l'agricoltura nella sua essenza profonda, artificio inesistente nato da considerazioni millenarie, miglioramenti così lenti e graduali da sembrar frutto di naturali cambiamenti. Pur nella sua immobilità, par di sentire un lievissimo clangore, quando milioni di ariste, rese ormai dure e quasi metalliche dal loro seccume, nella rigidità della morte, paiono sbattute tra di loro dal piccolo spostamento dell'aria quasi ferma. Un suono inavvertibile di cembali pagani, che frangono il silenzio spesso del mezzogiorno. Le spighe turgide, se le guardi attento, fanno fatica a rimanere in alto sui culmi esili e secchi anch'essi, induriti ma fragili, pronti a frangersi come vetri al primo impatto del nemico. Eppure son lì, piene all'inverosimile di cariossidi gonfie e dure, al cui interno il latte della primavera ha lasciato per strada umidità ed umori per mutarsi in glutine denso e quasi vetroso a formare un chicco dalle rotondità piene, divise dal taglio centrale deciso, sensuale e categorico al tempo stesso. E' un quadro come non potrebbero essercene altri a rappresentare l'abbondanza, in ogni tipo di cultura partita dalla terra, non quella fasulla di chi la campagna l'ha letta sul libro e se la raffigura come un'Arcadia dai toni sfumati tesa a ricercar solo sfumature di sogni, di mani nodose e di teste basse, di rimpianti di un passato mai esistito, di esaltazione di ipotesi parateologiche e di rovinevoli economie del niente. E' immagine di concretezza che valuta positivamente il solido, il concreto, rifuggendo da mode che appena si diraderà il fumo del nulla che le ha create, si accartocceranno sulla loro stessa fuffa. Come scalda l'animo un campo di frumento maturo per la trebbia! Non fosse altro per quanto picchia il sole e son senza cappello.    


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mercoledì 10 giugno 2009

Cronache di Surakhis 15: Solo Bio

La polemica infuriava da tempo. Lo scientismo che serpeggiava qua e là tra i sedicenti progressisti, voleva riportare tutto al calcolo, alla precisione, alla prova ed a tutte le altre scemenze che avevano imperversato per l'universo, sottomettendo la vera forza delle specie viventi, la fede e l'istinto. Costoro si ostinavano a pretendere che si seguissero studi e ricerche, assolutamente inutili del resto per provare l'errore nelle cose, che invece tutti sanno e capiscono come evidenti e chiare, per l'esperienza ed per il ricordo degli antichi. Paularius era a capo di una delle più importanti Gilde di Surakhis, quella dei Teobio e non era troppo tenero con quella gentaglia che non voleva riconoscere principi fondamentali della prevalenza di una razza o dell'assioma della superiorità del biologico sull'artificioso e ciò che è contronatura. Cose che tutti sanno e che non hanno bisogno di essere dimostrate. Quindi, quando qualcuno pretendeva di mettere in discussione la Verità, bisognava metterlo a posto senza tante storie. Generalmente bastava controllare il suo contatore dell'aria e rallentare un po' il flusso per ridurlo a più miti consigli; tutta gente pavida quella che volevano imporgli l'uso di roba non rigorosamente bio. Artificiale, puah! Soprattutto in questo momento che doveva andare alla clinica per fare il consueto controllino periodico, in cui lo rimettevano a posto dalle varie magagne accumulate nel tempo. Paularius non si tratteneva molto nel momento in cui il lavoro e gli impegni gli davano qualche momento di relax e data la sua posizione poteva anche permettersi il meglio di quanto offriva la galassia e qualche parte del suo corpo non più giovane, era un po' sovraffaticata, diciamo pure partita completamente, come quando si era preso quella malattia nuova da una multipigia esatettica di Capella (che femmina strepitosa!), che gli aveva ridotto male l'organo a cui teneva di più; ma anche i reni, probabilmente, erano da sostituire. Ma lui aveva chiarito subito, niente robaccia artificiale o OGM (organi genetico-meccatronici) solo prodotti bio. D'altra parte, cosa li manteneva a fare tutti quei ragazzi, pagati a caro prezzo tra l'altro, se non per avere degli organi a disposizione, avendone bisogno? Capace che quei bastardi dei morigeratores piantassero su i soliti scandaletti, come durante le ultime elezioni, quando avevano addirittura accusato l'imperatore di mantenere un harem di ragazzette per i suoi piaceri personali. Questo sarebbe stato veramente grave per la sua immagine di uomo capace ed integerrimo, votato solo al bene dei suoi sudditi. Per fortuna, il Lungocrinito, aveva potuto dimostrare coi fatti (cartelle cliniche e filmati di espianto) che servivano solo per avere qualche organo a disposizione alla bisogna per lui ed i suoi amici più vicini. Questo aveva placato le acque e lo scandalo era rientrato con la generale approvazione, il voto telefonopatico gli aveva dato ragione. Il suo unico concorrente, un comunardo pescato su una luna secondaria di Rigel, eliminato dal televoto era stato subito vaporizzato.

venerdì 29 maggio 2009

Naturale?

Mi sto appassionando alla discussione che si dipana man mano sul blog tecnico di Bressanini su ciò che è naturale e ciò che è innaturale. Avevo già tentato qui questo argomento più volte suscitando solo commenti stizzosi e inviperiti. Lo so, sulla religione non si scherza ed i credenti specialmente gli adepti dell'ultimora non sono disponibili a confrontarsi, non parliamo di chi su queste cose ci campa. Voglio comunque ritornare sull'argomento ribadendo che io credo che la valenza positiva che ormai il comune sentire dà al “naturale” venga dalla concezione naif che ha inventato il mito del buon selvaggio, amico della natura e difensore inconscio della stessa. Quello che fa la natura è bene, quello che fa l'uomo è male (a parte il buon selvaggio di cui sopra che è ormai parte della natura stessa, quando non è stato sterminato). Pochi si vogliono rendere conto che l’agricoltura, in concetto e in sostanza, è completamente e totalmente artificiale. Nessun organismo animale o vegetale è anche lontanamente simile a 10.000 anni fa, quando più o meno l’uomo da cacciatore- raccoglitore divenne agricoltore - allevatore. Le piante (e gli animali) sono stati modificati in tutti questi anni da un lento ma continuo lavoro di miglioramento genetico, anche inconsapevole o casuale, fino ad arrivare agli organismi che oggi arrivano sulle nostre tavole attraverso oltretutto, a tutta una serie di trattamenti altrettanto “innaturali”. E' naturale fare il vino o un prosciutto o il parmigiano? Ma avete visto un campo di frumento, ma vi sembra una cosa naturale la presenza, l'una accostata all’altra, di quasi 800 spighe per metro quadrato e praticamente nessun altro vegetale? Nessun tipo di coltivazione esisterebbe in natura così come la vediamo. Qualcuno sa che in un solo anno, se non ci fosse l’intervento umano la specie mais scomparirebbe? Il mais (che essendo estremamente plastico è una delle specie più manipolabili) in alcune migliaia di anni è stato trasformato dall’avere 4 o 5 semi sul cosiddetto pennacchio a produrre centinaia di chicchi in una sola spiga così ravvicinati che, cadendo a terra naturalmente, non sarebbero in grado di sviluppare un' altra pianta. Ma questo non interessa molto. Oggi se non cavalchi la tigre del biologico o ti metti contro questa religione, perdi soldi. Come ha già spiegato Dario nel blog, citando un esperimento condotto con criteri scientifici (a doppio cieco per intenderci), se dai alla gente del pane e dici che è bio, lo trova migliore di quello dichiarato non bio, anche se sono perfettamente uguali. Allora, se sei un pocofacente come me, se ne può discutere, se invece vendi prodotti, dai quello che vuole il cliente, arrenditi al bio e vendi a tutto il mondo, agli inglesi, agli americani, ai giapponesi dove dire biodinamico ormai equivale ad un passaporto di eccellenza; anche se il tuo vino non sarà buonissimo o con qualche difetto, lo venderai meglio. Il mondo va in questa direzione. Ho già detto, ma voglio sottolinarlo ancora che, quando qui ho tentato di affrontare l’argomento in modo pacato, i sacerdoti della biochiesa mi hanno subito aggredito stizziti ed ho cambiato argomento, tanto contro la religione non hai armi. Ho visto in TV una signora a cui veniva proposto in regalo un peperone dichiarato OGM, è corsa via per paura di essere contaminata dalle radiazioni, chissà cosa avrebbe detto se avesse saputo che il 90% del grano duro italiano con cui si fa la pasta viene da varietà ottenute negli anni 60/70 (quando in Italia si faceva ricerca in campo sementiero) che sono state prodotte con modificazioni genetiche mediante raggi gamma. Ahahahah, chissà che spaghetto (in tutti i sensi), bisognerebbe passare la notizia a Striscia o alla Gabanelli……

martedì 2 dicembre 2008

La scuola di Atene

Al termine di lunghi anni di studio, la scuola di retorica di Atene, poneva gli allievi di fronte ad un difficile esame finale, al fine di potersi fregiare del titolo di Oratore. Veniva data una tesi strampalata o palesemente falsa e lo studente doveva convincere il suo pubblico della assoluta coerenza dell'assunto e dimostrarne la veridicità. Solo se gli astanti si dichiaravano concordi nell'accettare la dimostrazione vi era la promozione. Naturalmente non era così semplice dimostrare che nel mare non c'è acqua o che piove all'insù, ma i bravi studenti avevano una tecnica derivata dai lunghi anni di applicazione da utilizzare. Si cominciava intanto con una lunga serie di verità inoppugnabili a sostegno dell'assunto (mai usare falsità per dimostrare una cosa falsa, si viene subito scoperti e si perde di credibilità), luoghi comuni e banalità varie, poi qualche mezza verità, e qualche balla bene infiocchettata e ben nascosta tra le cose vere, di cui nessuno di norma si accorge; poi si infarcisce il tutto con argomenti attinenti , ma che nulla hanno a che vedere con la veridicità della tesi, ma su cui ogni persona di buon senso non può che essere a favore (es. il cancro è una cosa dannosa e io sono per combatterlo! e chè, c'è qualcuno invece a favore del cancro?), infine si fa comparire chiunque obietti qualcosa, come un farabutto o quantomeno un cretino ignorante e il gioco è fatto. Ecco la sconcertante sensazione che ho avuto domenica sera guardando Report, dove la giornalista che ritengo migliore in assoluto, mi ha deluso profondamente. Gabanelli, in un Report sull' agricoltura ha utilizzato appieno questa tecnica e siccome è troppo brava, un paio di volte qua e là, ha anche smentito la tesi precostituita del servizio (che il mondo può essere salvato solo dall'agricoltura biologica impiegata al 100% su tutto il pianeta) dicendo ad esempio:- E' però vero che gli antiparassitari sono necessari e che bisogna usarli.- Ma lo ha detto così sommessamente e di lato, che certo nessuno se ne è accorto, perchè quando si celebra una Messa, gli adepti diventano molto nervosi con chi mette dubbi sulle Verità Rivelate. Una chicca straordinaria, poi l'utilizzo degli archetipi, dalla parte dei Cattivissimi inquinatori, un giovane manager rampante che difendeva l'indifendibile con sciocca arroganza e di un agricoltore inquinatore, alto, bello e ricco e sfruttatore dei poveri negri; mentre dalla parte dei Buoni, il contadino della favola, barba incolta, volto ingenuo sfatto dalla dura fatica di una terra avara, ma amico della natura e non del suo portafogli, coronato dalla sua scelta di abbandonare una città covo del Male. Ci ha risparmiato, la Gaba, un primo piano sul volto rugoso e cotto dal sole e sulle mani callose che tenevano la marra (non la vanga, strumento troppo moderno e già testimonial di un'Agrikoltura Cattiva, della Kimica, della Plastika). Che delusione dalla mia giornalista preferita! Sono certo che il governo, sentendo l'aria del consenso, varerà provvedimenti a favore e sostegno dell'agricoltura biologica (comincia a farmi orrore questo termine privo di significato), mentre toglie quelli a favore di chi investe in energia alternativa. Di questo non ne parla nessuno, si vede che non fa notizia.

martedì 11 novembre 2008

Kilometri zero

Tra le molte cose su cui Carlin Petrini fonda la sua religione e su cui da buon agnostico non sono d'accordo, ce n'è qualcuna che invece mi convince o quanto meno mi attira. Ad esempio concordo assolutamente sul fatto che è molto meglio seguire la stagionalità consumando i vari prodotti nel giusto periodo dell'anno. Mi intrigava inoltre la teorizzazione del kilometro zero, sia per l'accorciamento della filiera che per un minore spreco di carburanti dato dalle immense distanze dai luoghi di produzione. Detto fatto, per non rimanere solo su di un piano di speculazione teosofica, in agosto fermavo la mia auto lungo la circonvallazione pinerolese attratto da un bel cartello che prometteva: Frutta. La rubiconda signora mi offrì delle pesche (bruttarelle invero) a 1,50 Euro e fichi (piccolini ma appena raccolti) a 4 euro (al kilo!). Poichè ormai mi ero fermato presi una cassetta di pesche e qualche fico nascondendo la mia irritazione, mentre la madama, essendo ormai l'una passata, si allontanava su un gigantesco SUV nero sbuffante che zigzagava tra due grossi atomizzatori per trattamenti antiparassitari. Irritazione mutatasi poi in nervosismo quando giunto nel paesino di montagna, al negozietto "la boutique della frutta" le pesche erano 1,49 e gli stessi fichi 2,80. La filiera l'ho accorciata, ma mi si è allungato qualcos'altro anche perchè parecchie pesche le ho buttate mezze marce (non riesco a mangiarne 10 chili in tre giorni). Inoltre ho fatto anche la seguente riflessione: -Se si va dal contadino (in media 40 km tra andata e ritorno) e si comprano (esagero) 30 kl di frutta, consumiamo circa 1 litro di carburante ogni 10 kl di frutta. Se invece un TIR porta 30 Tonn. di frutta da 2000 km di distanza, consuma 1 litro di carburante ogni 100 kl di frutta (circa, naturalmente).-
Dove sto sbagliando? Perchè devo continuare a farmi domande invece di adagiarmi tranquillamente e seguire l'onda?

lunedì 6 ottobre 2008

Bio? Mio Dio!

E' da qualche giorno che non posto che melensaggini. Oggi la Maglie diceva su La 7 che è pieno di blog letti da 10 persone che scrivono scemenze credendo di svelare il verbo. Mica torto! Ma il fatto è che il blogger si lascia prendere la mano anche se non lo legge nessuno, per cui oggi sono tonico e quindi in vena polemica e spando il mio di verbo! Qualche settimana fa sono andato a documentarmi girando tra i banchetti di una fiera del "biologico"+ arte varia. C'era di tutto. Tra massaggiatori di ogni tipo, dallo Shiatsu al Reiki (di gran moda) e tra vasetti ripieni di erbaggi e creme varie, tra assaggi di biscotti di meliga biologica (ripieni di aflatossine) trovavano spazio anche molti antri con pseudosantoni, che con aria molto ispirata lanciavano messaggi esoterico-medical-salutistici. Tra un'ala di gente in ascolto con la bocca aperta, ho sentito e visto cose che voi umani non potete immaginare, tanto per usare una frase fatta. Tipi con camici bianchi e capello arruffato che "visitavano" (in generale giovani fanciulle) dicendo: "Cara signora, lei ha il sangue stanco, sic, deve fare applicazioni giornaliere di questa crema Slurpdup (da 50 euri) e mangiare molti rapanelli a striscie del Madagascar che troverà nel mio agriturismo biotecnodinamico, pena un grave peggioramento con tutte le porcherie che mangia!" o similia. Un altro, che ho inteso distintamente dire a un tizio che faceva troppe domande: " Vede qui è come nella religione , o si ha fede o non serve cercare spiegazioni". Roba da fare accapponare la pelle. Non capisco come faccia la maggior parte delle persone a non avvertire pericolo in tutte queste strade con un millesimo di verità ed il resto fantasia interessata, condita dall'effetto placebo. Guardate che il confine con le varie Vanne Marchi è labilissimo, sottile come la lama di un rasoio! Capisco che sia più facile dare la colpa di tutto agli antiparassitari, alla plastica, alla Kimica (con la K), agli OGM invece che constatare scientificamente e inoppugnabilmente che la stragrande maggioranza delle degenerazioni e delle morti (tumorali e cardiovascolari) sono provocate nell'ordine dalla quantità di cibo e dallo sbilanciamento delle diete (troppe proteine e grassi animali) e in piccola parte dall'ambiente 1° sostanze inalate e 2° nell'ordine sostanze ingerite. La gente preferisce seguire i pifferai interessati come sempre, fa sentire meglio l'animo però, questo lo devo ammettere e pertanto vado a mangiarmi una bella mela (che mi ha dato un amico che coltiva personalmente 5 piante).

mercoledì 17 settembre 2008

Bio o io?

Evviva, finalmente al post Il maratoneta è partita la polemica. Un buon risultato, però, visto che voglio entrarci a gamba tesa, ne faccio oggetto di un nuovo post.
Ma ahiahiahi! sento odor di talebano...Le certezze supportate solo dalla fede portano a pensare che il giusto, il buono, il sano stiano tutto da una parte e di là... solo il lato oscuro. Certo la convinzione di essere nel giusto fa sembrare migliore qualunque cosa; l'effetto placebo ha risultato positivo per almeno il 60% (così diamo un senso anche gli ottimi risultati dell'omeopatia). Forse è più importante la conoscenza, che porta a fare le distinzioni (magari sbagliando). Chiunque abbia minime conoscenze di tecnologie alimentari sa che l'unico olio di oliva da usare è l'extravergine e che i formaggi fusi e i pregrattuggiati sono lo scarto degli altri formaggi. E che un prezzo basso è quasi sempre accompagnato da bassa qualità (che però non combacia sempre con la nocività); ad esempio un formaggio fuso prodotto correttamente(che lascio mangiare a voi) è sicuramente non nocivo, mentre lo può essere un magnifico formaggio di alta malga (che amo molto) prodotto con scarsa igiene e animali non controllati (quante febbri maltesi un tempo!).E tutti preferiscono il Brunello al vino del bottiglione, ma che c'entra col biologico? Non confondiamo poi questo con le frodi alimentari, che c'erano con i Ciravegna e ci sono anche tra i produttori biologici. La realtà è che la sanità di un prodotto non ha niente a che fare con le sue qualità organolettiche. Il sapore, il profumo, la consistenza al palato delle fragole che mi segnala Noi Ricchi (che amerei mangiare in quanto ne sono ghiotto) derivano solo dalla varietà scelta, dalla giusta stagionalità, dall'equilibrio idrico, ecc. non certo dalla coltivazione "biologica". A Merinos che si chiede se gli servono gli OGM, dico che sicuramente ai Liguri dove c'è la più alta percentuale di tumori all'esofago servirebbe un basilico OGM con basso contenuto (naturalissimo) di estragolo (il più potente cancerogeno naturale conosciuto per questo tipo di tumori) per avere un pesto più sano se pur non per questo più o meno buono. E mentre noi respirando veleno e mangiando schifezze ormai campiamo in media 80 anni, i nostri nonni e bisnonni schiattavano verso i 60, bevendo un vino fatto pestando l'uva coi piedi (che bello) che oggi tutti verserebbero direttamente nello scarico. E comunque ricordate che l'agricoltura è concettualmente un procedimento contro natura. Il biologico è terminato al tempo dei cacciatori-raccoglitori, fatevene una ragione.

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!