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venerdì 31 gennaio 2020

Riscampagnata torinese

Stampa Giapponese Hokusai, La Grande Onda Stampa Con Telaio 150X100 Cm
Hokusai -La grande onda


Un'altra scampagnata a Torino, per motivi vari che mi ha consentito di ritornare a vedere la Pinacoteca Agnelli al Lingotto dove è ancora aperta fino al 16 febbraio salvo prolungamento, una ricchissima mostra che espone 100 xilografie dei tre maggiori esponenti giapponesi di questa arte: Hokusai, Hiroshige e Hasui, in una attività che copre tutto l'800 e dintorni. Inutile sottolineare il godimento assoluto per questi straordinari lavori, la cui eleganza, emozione e sentimento poetico sono ben conosciute e tra le altre cose molto affini ai miei gusti. Tra le tante, tutte comunque bellissime, spiccano alcune tra le notissime 36 vedute del Fuju di Hokusai e naturalmente la famosa Grande onda e il Fuji rosso. Da non perdere l'interessante filmato introduttivo che spiega con dovizia di particolari (quasi mezz'ora) l'arte della xilografia giapponese coi dettagli della tecnica. Unica pecca da segnalare, l'illuminazione non felicissima che penalizza un poco la godibilità della visuale, costringendo ad un po' di contorsionismi per scansare i riflessi e poter ammirare i particolari delle opere. Naturalmente vorrete cogliere l'occasione per dare un'occhiata, già che siete lì alle 25 opere di grande spessore della collezione permanente che, ricordo a chi non le ha ancora viste, comprende due statue del Canova, molti Canaletto e Bellotto e poi Tiepolo accanto a Severini e Balla. Ci sono poi 7 Matisse e una manciata di impressionisti tra i quali un bellissimo Renoir. Già che siete lì, al quarto piano potete uscire fuori e dare una nostalgica occhiata alla famosa pista sul tetto del Lingotto, immortalata in tante fotografie d'epoca. Insomma una goduria. Se siete anziani ve la togliete con 10 euro.

giovedì 6 settembre 2012

Recensione: B. Pastor – Il signore delle cento ossa.


Visto che sono ancora sotto l’ombrellone, via libera ai libri leggeri da assaporare senza troppi pensieri, tra uno spread e l’altro. Ecco dunque questo giallo di maniera, alla Agatha Christie, con il gruppo ristretto, all’interno dei quali cominciano a fioccare i morti ammazzati. La spy story si svolge nel ’39 tra Lipsia e Dresda nella cupezza della Germania Hitleriana che sta precipitando inevitabilmente e con ardore nel baratro disperante della guerra. L’interesse che potrete trovare in questo lavoro, al di là dell’intreccio accattivante e delle atmosfere tedesche prebelliche, è la commistione tra la cultura giapponese e quella germanica che i protagonisti portano in campo nella storia. Personaggi ambigui, come in ogni giallo che si rispetti, si mescolano in un ambiente militare dove nipponici e tedeschi mostrano facciate molto diverse dalla realtà e dove affari, etica e fanatismo si intrecciano in una trama ben condotta. 

Ci trovi il samurai ottuso, il generale ipocondriaco imbevuto di etichetta, l’industriale affarista, la segretaria ambigua dietro l’imperscrutabile maschera orientale, Il poliziotto rigoroso, l’ufficiale sciupa femmine, le spie senza volto classiche. I personaggi sono ben delineati, la ricostruzione storica e ambientale è rigorosa e la stessa vicenda plausibile. Ci sono anche gli italiani ovviamente, data la triplice e guarda caso spunta lo stereotipo dello sbruffone prepotente e facilmente corruttibile. Sullo sfondo rimbombano le sfilate della hitlerjungend e i teneri haiku di Yosa Buson, lo sbatter di tacchi del passo dell’oca e gli acquarelli di Hokusai. Orrori e situazioni divertenti si alternano ben dosate, mentre il ritmo si fa via via più incalzante man mano che si precipita verso il finale. Si arriva alla conclusione velocemente, diciamo che stesi sull’asciugamano potrebbe capitarvi molto di peggio.



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