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giovedì 26 giugno 2014

La vergogna

Accidenti, sono solo in terra straniera, in preda ai barbari. L'altra sera ero isolato in mezzo ad una tribù di Galli assatanati che gioivano della nostra disastrosa prova. Grida e insulti ad ogni nostra mossa, evviva e incitamenti agli inesistenti eppur bastevoli Uruguagi, approvazioni ad ogni indegnità arbitrale. Stavo lì acquattato a godermi l'indecente e così ancor più godurioso pareggio sufficiente all'immeritato passaggio, quando il golletto beffa ha scatenato un'apoteosi, gettandomi nel più nero sconforto.

Cheffiguradimerda!!!!!!!!!!

Ora sono qui, cercando di rubacchiare qualche scampolo di connessione, sulla porta di un McDonald, abusivo. Il wifi è peggio che in Italia.  Martedì fuggiro' in incognito dalla perfida Mentone per ritornare dall'esilio ai patri lidi. Aspettatemi.

giovedì 1 luglio 2010

Cronache di Surakhis 30: Sport e politica.

Era proprio di cattivo umore. Paularius si forbì la bocca con la manica del mantello di raso rosso della confraternita e spinse da parte con rabbia il piatto ancora colmo delle rosee carni di un giovane knut, un tripode delle paludi, quasi estinto, che pure gli piaceva moltissimo e che gli procurava un cacciatore di frodo dell'est. I bocconi saporiti che la crema spessa rendeva ancora più morbidi, continuavano ad andargli di traverso e nemmeno il prezioso vino invecchiato nelle antiche botti di un domaine, che aveva appena confiscato ad un piccolo imprenditore che non voleva pagare il pizzo, stabilito dall'ultima legge, riusciva a mandarglielo giù. I giornali si erano scatenati.
Dopo che la squadra di Surakhis era stata eliminata dal campionato galattico di spaddikh, non la smettevano più di battere la grancassa. D'accordo, erano arrivati ultimi del girone più facile e a niente era servito giustiziare il capitano subito dopo l'ultima partita. Nonostante robuste stecche arrivate direttamente dal ministero della corruzione, gli avversari non si erano piegati e tutto era andato storto. Anche gli altri allenatori surakhiani sparsi nella galassia erano stati giudicati in modo pessimo ed addirittura gli otto arbitri che rappresentavano il pianeta, dopo l'ennesima svista, abbastanza veniale per la verità, in quanto non avevano segnalato la coltellata data da un giocatore di Rigel VI al portiere avversario, affermando che si era suicidato per la vergogna di non aver fermato la palla su un facile tiro avversario, mentre sugli schermi si vedeva chiaramente che il giudice di porta lo tratteneva per un piede, erano stati rispediti a casa.
Tutto il movimento era allo sfascio, ma da qui a dire che questo era lo specchio del pianeta, una civiltà morente basata sulla corruzione, priva di slanci vitali, in cui erano state anche chiuse le scuole, inutili per la verità, dato che i pochi giovani prodotti venivano per la maggior parte dati in schiavitù su altri pianeti, un impero ad un passo dal crollo definitivo, ce ne correva. Quei maledetti giornalisti, pagati dai nemici dell'imperatore, facevano a gara per stravolgere le cose. Certo quasi tutte le aziende avevano chiuso, ma loro lo attribuivano alla mancanza di provvedimenti contro la crisi universale, invece che al fatto che gli schiavi si erano rifiutati di lavorare cibandosi a settimane alterne e rinunciando ad almeno tre delle sei ore di sonno che avevano estorto nei tempi delle vacche grasse. Quei dormiglioni.
Adesso potevano dormire in pace. Lui aveva chiuso la miniera sigillandoli dentro, così aveva evitato anche tanti clamori e proteste inutili. Pero non era giusto continuare a dire che questo pianeta era in mano ad una classe di vecchi corrotti e corruttori che non volevano cedere, mandando tutto in malora. Allontanò con un gesto il servo che gli portava i fanciulli per il suo sollazzo serale, si cambiò il mantello e uscì. Quella sera c'era la cerimonia di insediamento del nuovo governatore. Arrivò disteso sulla barella, con i tubi delle macchine che lo tenevano in vita che scendevano graziosamente di fianco a lui. Aveva 146 anni e aveva vinto facilmente l'elezione; intanto era più anziano di quattro mesi del suo concorrente e poi era bastato promettere un giro di vite sui clandestini andromediani con una stretta sulla sicurezza, così avrebbero potuto far tacere, applicando la norma, anche tutti quei fastidiosi giornalisti alfieri del pessimismo.
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martedì 22 giugno 2010

Frustrazione mondiale.

Leggo negli occhi che si vedono in giro, disperazione e sconforto. Dopo la partita con la Nuova Zelanda, è passata la voglia di accendere il televisore anche a chi si era comprato un gigaschermo al plasma per passare un mese completo dentro i mondiali in HD. Sono crollate anche le vendite dei kiwi. Eppure è strano che nessuno si renda conto che questo è quello che ci si deve giustamente aspettare. Anche la nazionale di calcio è lo specchio del paese che rappresenta. Un paese in pesante decadenza fisica e intellettuale. Mancano le forze, le idee e la volontà.
Rimane solo l'ottuso abbarbicarsi a quel poco che è rimasto, difendendo il fortino dalle mura sgretolate, cercando di innalzare barriere di cartapesta facendole sembrare duro acciaio. Siamo un paese di vecchi nemmeno più capace di riprodursi. Chiusi nelle stanzette dei nostri ricoveri maleodoranti di piscio e segatura, aspettiamo la fine liberatoria, ma ben attenti a non mollare nulla, rifiutando di ammettere la nostra colpa per aver lasciato andare tutto in malora, di continuare a indicare come nostri rappresentanti personaggi interessati unicamente a affari loschi e personali, avendo come sola scusante di essere gli unici interessati ad occuparsi della cosa pubblica. Vecchi biliosi che cacciano all'estero quei pochi giovani rimasti a far grandi gli altri paesi e se son femmine al massimo le assumono a metà prezzo.
Altri vecchi, tesi a impedire che chiunque penetri la loro ghenga, che si avvicini alla greppia, disponibili ad accogliere solo i loro clientes e sodali, che come topi famelici si aggregano per poter divorare le poche forme di formaggio sbocconcellate che sono rimaste in magazzino, lordando e mandando in malora tutto quello che non riescono a ingurgitare, tesi a dimostrare la loro potenza sessuale come bandiera di presunta gioventù, sventolando le loro conquiste prezzolate come dei misirizzi da sagra paesana. Gente che punta solo a sfruttare l'accidia e le paure dei vecchi che li circondano, vellicando i loro timori, assicurandoli che la colpa è di qualcun altro e che faranno cambiamenti diretti a far sì che nulla cambi.
Individui per cui istruzione, cultura e ricerca sono voci nella colonna delle spese, possibilmente da eliminare; per i quali ignoranza, precarietà e mancanza di regole sono valori da incentivare ed espandere. Questo non è un paese per giovani, ma per decrepiti che si cancellano le rughe per sembrare giovani, che consumano Viagra per mostrarsi potenti, che si disegnano i capelli in testa per mostrare la propria vitalità, per fingere di dimenticare che la fine prima o poi arriverà, inevitabile sul deserto che hanno lasciato, ebbri del potere di cui hanno vantato il diritto ad esercitare, scontando meriti figurativi, casuali o semplicemente presunti. E qualcuno si stupisce se i nostri atleti, con le teste pelate, le schiene rotte, i muscoli ormai imbolsiti stanno fermi in mezzo al campo mentre tutti gli altri corrono? Hanno dato quello che potevano, quello che la loro qualità poteva dare. Se qualche giovane c'era, lo si è lasciato a casa, che non turbasse la tranquillità della casa di riposo, dove si sa, tutto dà fastidio dal volume della televisione, al rumore delle trombette, anzi che si metta un filtro affinché non si senta più il rumore.
Niente gioia, niente festa, solo cupo risentimento. Ma che volevate? Abbiamo la nazionale che meglio ci rappresenta. A questo punto me ne vado. Non ne voglio più sentir parlare, emigro anch'io. Vado a meditare per qualche giorno dove spero di trovare concordia ed efficacia, dove si bada al risultato e chi comanda non si ammanta di arroganza e menefreghismo, dove si misurano le parole prima di dirle. Ho necessità di una pausa di studio e riflessione. Non per sempre. Andrò per qualche giorno in Francia, chissà se lì hanno gli stessi problemi. Ci sentiamo.
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