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martedì 16 marzo 2021

Anziani e digitalizzazione

dal web

 L'anziano è quello che è, bisogna prenderne atto e andare avanti. C'è poco da fare, ha due mani sinistre in tutto, non parliamo se si tratta di operatività digitale. Intanto non riesco neppure più a computare, ad esempio quante siano le password che ho perso ed i siti a cui non riesco più ad avere accesso, un po' a causa del fatto che non trovo più il posto dove le ho annotate, in parte perché i siti stessi mi hanno bloccato in forza dei miei tentativi di recupero o dei troppi accessi falliti. Non sto a dirvi del problema SPID, dove non sono stato neppure capace di accedere alla seconda schermata dove si deve scegliere chi ti aiuta nell'operazione, figuriamoci andare avanti per arrivare al famigerato cashback. Diciamo che farò più bella figura a dire che tanto non ne avevo bisogno e che non ho fiducia nelle lotterie. E dire che io mi picco di sapermi muovere almeno in maniera basilare sulla tastiera! Il problema di ieri invece è stata la preadesione alla vaccinazione Covid, dato che il 15 è scattato finalmente il momento della mia categoria (70-79). Armato di buona lena e di decisa volontà, sono arrivato immediatamente alla pagina www.piemontetivaccino.it come da indicazioni che, mi è subito apparsa semplice da utilizzare. Dopo l'iscrizione, che sembrava andata a buon fine ho provveduto a compilare i dati anche per mia moglie, cosa che sembrava a sua volta andare bene, tanto che subito è stato assegnato un codice da annotare e ho ricevuto una mail di conferma ha cui bisognava rispondere per ulteriore conferma, cosa che prontamente ho fatto. 

A questo punto ho controllato di aver ricevuto analoga mail per la mia preadesione, che era puntualmente arrivata. Ho provato allora a rispondere ma è comparso subito un messaggio che mi segnalava che il mio contatto non poteva essere validato perché avevo precedentemente validato altro contatto (quello di mia moglie) ed il mio fatto in precedenza era ormai scaduto. Cappero! Allora ho provato a rifare la preadesione, ma a dati inseriti è comparsa una malevola finestra che diceva che avendo io già fatto due preadesioni nella giornata non era possibile farne una terza. Scornato ho rimandato l'operazione a stamattina, subendo anche le reprimende della mia G.S. (gentile signora) che mi accusava di aver mandato avanti lei a fare da cavia. Stamane mi appresto all'operazione di buona voglia, riimmetto i dati e tutto sembra andare a buon fine, tanto che poco dopo ricevo la mail da confermare, cosa che eseguo prontamente. A cose felicemente fatte mi accorgo con orrore di non avere annotato il codice di prenotazione e cosa ancor più grave non trovo in nessun modo dove andarlo a recuperare. Ho provato con successiva mail a chiedere lumi in materia e sono in attesa di ricevere spiegazioni. Se qualcuno mi può dare qualche indicazione utile, su come recuperare questo codice, lo faccia per favore. Come vedete bisognerebbe che uno ad una certa età, si dedicasse solo più allo scopone scientifico o al massimo alla briscola in cinque, lasciando da parte monitor e tastiere.



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domenica 12 agosto 2018

...a riveder le stelle (in Val Ripa)



Avrete notato che ieri non mi sono fatto vivo e questo, da qualcuno sarà certamente stato interpretato come la classica pigrizia del pensionato nullafacente. Cosa che in parte sarà pure anche vera, ma che nella fattispecie, ha avuto un risvolto un po' più giustificato anche se decisamente compassionevole. Sta di fatto che ieri mattina un gruppo neppure tanto piccolo di vegliardi e aspiranti tali, sono partiti di buona lena per andare a trascorrere la notte en plain air, con la solita scusa di profittare della serata clou del passaggio dello sciame di stelle cadenti. Non certo come penserà qualcuno perché pensino ancora (sempre che pensino) di avere dei desideri da soddisfare, anche perché il passaggio è così veloce da non permettere la pronuncia completa della parola Superenalotto, ma probabilmente per avere ancora quella sensazione di gioventù perduta che ti portava a fare queste botte di vita, in attesa di combinare qualche cosa di buono, nella vita appunto. Comunque il gruppetto di personaggi in perenne disequilibrio tra prostate gonfie e valori glicemici anch'essi ipertrofici, ha scelto quest'anno di dirigersi verso uno dei luoghi che meglio potesse mettere alla prova la compagnia, il famoso per alcuni, famigerato per altri Pian delle Milizie, al fondo della val Argentera o Val Ripa che dir si voglia ad un tiro di schioppo da quella Francia così malevola nei nostri confronti, ma verso la quale continuiamo a nutrire una sorta di ammirazione per le sue eccellenze che tentiamo inutilmente di avvicinare, formaggi, champagne, Françoise Hardy e Brigitte Bardot, che tanti della nostra generazione hanno condotto a precoce cecità e via cantando. 

Comunque il fondo di questa valle solitaria, che in questi frangenti e come ovvio affollatissima di gitanti, che la prendono d'assalto proprio per la sua solitudine, pur bello e affascinante, con tanto di cascata che precipita dall'alto del monte e che quest'anno è particolarmente ricca di acque, è situato in una posizione a dir poco infelice, il sole va via presto ed arriva tardi, il luogo è umidissimo proprio per via del torrente che la percorre, il suolo è tutta una pietra, per non parlar della strada tremenda per raggiungerla al cui confronto le paurose piste etiopi non sono nulla. Comunque le avanguardie dei nostri eroi vi sono giunte di primo mattino, proprio per occupare il posto migliore ed evitare, con successo, che altri ce lo strappassero. Hanno poi occupato il resto del tempo in attività ludiche come la raccolta della legna per il falò, necessario alla grigliata ed alla sua acconcia preparazione, mediante apposita sega da boscaiolo. Insomma non appena noi, i festaioli nullafacenti, siamo arrivati, tutto era già quasi pronto, i tavoli ben posizionati ed imbanditi ed i focolari pronti all'accensione. Già, perché come avrete compreso perfettamente le stelle sono tutta una scusa per la preparazione di una cena lucculliana di contorno alla solenne grigliata di mezza estate, che è ormai un obbligo categorico. Insomma mentre il sole melanconicamente si portava dietro le creste delle montagne, già il fuoco scoppiettava allegramente preparando masse congrue di braci, poi riposte acconciamente al di sotto delle griglie apposite. 

Intanto, per trascorrere la notte non proprio all'adiaccio, erano sorte come per magia, un congruo numero di tende di natura molto fantozziana, igloo di quelli che esplodono allo scioglimento dei nodi e che poi necessitano di ore per essere richiuse, canadesi degli anni '70, che giacevano nelle cantine da anni e che all'apertura mostrano subito di mancare di pezzi o strumenti vari, mentre i lacci di gomma induriti dal tempo si spezzano miseramente, mentre i disperati tentano con manovre velleitarie di pestarsi le dita con martelli fortunatamente di gomma, piantando picchetti che si piegano sulle pietre sottostanti. Comunque, terminato il posizionamente del campo, subito fuoco alle polveri senza por tempo in mezzo con antipasti vari, salumi, torte salate e frittate nell'attesa che prima i wurstel, poi una pioggia di fette di delizioso, sapido e tenerissimo capocollo giungessero all'opportuna rosolatura, con accompagnamento di una magnifica caponata piccantina al punto giusto, seguite manco a dirlo da una serie di tomini e di fette di provola affumicata, tolte al calore giusto appena prima che cominciassero a colare i loro bianchi umori. Naturalmente sapete che i miei amici sibariti sono usi accompagnare queste scampagnate con vini di pregio, così abbiamo aperto i giochi, con del Bollinger ben fresco per proseguire con altre cose di valore di cui non voglio più oltre tediarvi, anche per non farmi troppo criticare. Ovviamente dato che si festeggiavano anche alcuni compleanni, e si sa che alla nostra età, meglio non perdere l'occasione che poi potrebbe essere troppo tardi, lo champagne ha irrorato la serata come se piovesse, visto anche che la nuvolaglia grigia aveva occupato quasi completamente il cielo, cosa che era premonitrice di una perdita di opportunità per quanto riguardava la visione delle stelle. 

Intanto la temperatura scendeva di conserva col sole, portandosi verso gli 8 (otto) gradi ed è stato necessario passare ad una deliziosa vellutata di zucchine e patate, ben scaldata alla fiamma viva per risollevare gli animi e gli stomaci. Poichè la temperatura continuava improvvidamente a scendere è stato necessario anche consolarci con una serie di dolci in cui le nostre gentili signore hanno cercato di superarsi vicendevolmente, tiramisu, torte al cioccolato e alle pesche, salami dolci della tradizione, insomma un inno corale alla glicemia. Poi, visto che è scesa la notte, tutti coricati sui teli come i ragazzini a contare le strisce che percorrono il cielo con gridolini di giubilo come quando facevamo il liceo, visto che inspiegabilmente le nubi erano scomparse rivelando la volta stellata. Poi qualcuno ha avuto pietà e temendo di dover raccogliere cadaveri congelati la mattina successiva, ci si è riportati al coperto in attesa dell'alba, mentre il mantello bagnato dell'umidità notturna ricopriva tutto e tutti con democratico egualitarismo, oggi molto di moda. E' arrivata l'alba, tra tossi e brividi di gelo, visto che il sole fin verso le nove non è giunto a baciare i belli che ricostituivano alla meglio i bagagli, carichi di acqua, prodromo di sicuro ammuffimento futuro, e poco importa che durante la notte le volpi avessero sparso le masserizie ed i resti in ogni dove, l'entusiasmo di non avere avuto decessi durante la notte ha permesso di superare tutto. Non solo, qualcuno, non ancora sufficientemente provato, ma ansioso di provare vieppiù il suo prorompente giovanilismo si è apprestato ad una ulteriore marcia di avvicinamento alle creste del confine, mentre altri, piegati ma non domi, hanno caricato i mezzi e sonno ridiscesi mestamente lungo la valle per riguadagnare le magioni avite, prima che il vermicane e la pellagra li prendesse in mezzo al rivo. Insomma anche quest'anno ne siamo usciti vivi, per il prossimo, vedremo.





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martedì 22 giugno 2010

Frustrazione mondiale.

Leggo negli occhi che si vedono in giro, disperazione e sconforto. Dopo la partita con la Nuova Zelanda, è passata la voglia di accendere il televisore anche a chi si era comprato un gigaschermo al plasma per passare un mese completo dentro i mondiali in HD. Sono crollate anche le vendite dei kiwi. Eppure è strano che nessuno si renda conto che questo è quello che ci si deve giustamente aspettare. Anche la nazionale di calcio è lo specchio del paese che rappresenta. Un paese in pesante decadenza fisica e intellettuale. Mancano le forze, le idee e la volontà.
Rimane solo l'ottuso abbarbicarsi a quel poco che è rimasto, difendendo il fortino dalle mura sgretolate, cercando di innalzare barriere di cartapesta facendole sembrare duro acciaio. Siamo un paese di vecchi nemmeno più capace di riprodursi. Chiusi nelle stanzette dei nostri ricoveri maleodoranti di piscio e segatura, aspettiamo la fine liberatoria, ma ben attenti a non mollare nulla, rifiutando di ammettere la nostra colpa per aver lasciato andare tutto in malora, di continuare a indicare come nostri rappresentanti personaggi interessati unicamente a affari loschi e personali, avendo come sola scusante di essere gli unici interessati ad occuparsi della cosa pubblica. Vecchi biliosi che cacciano all'estero quei pochi giovani rimasti a far grandi gli altri paesi e se son femmine al massimo le assumono a metà prezzo.
Altri vecchi, tesi a impedire che chiunque penetri la loro ghenga, che si avvicini alla greppia, disponibili ad accogliere solo i loro clientes e sodali, che come topi famelici si aggregano per poter divorare le poche forme di formaggio sbocconcellate che sono rimaste in magazzino, lordando e mandando in malora tutto quello che non riescono a ingurgitare, tesi a dimostrare la loro potenza sessuale come bandiera di presunta gioventù, sventolando le loro conquiste prezzolate come dei misirizzi da sagra paesana. Gente che punta solo a sfruttare l'accidia e le paure dei vecchi che li circondano, vellicando i loro timori, assicurandoli che la colpa è di qualcun altro e che faranno cambiamenti diretti a far sì che nulla cambi.
Individui per cui istruzione, cultura e ricerca sono voci nella colonna delle spese, possibilmente da eliminare; per i quali ignoranza, precarietà e mancanza di regole sono valori da incentivare ed espandere. Questo non è un paese per giovani, ma per decrepiti che si cancellano le rughe per sembrare giovani, che consumano Viagra per mostrarsi potenti, che si disegnano i capelli in testa per mostrare la propria vitalità, per fingere di dimenticare che la fine prima o poi arriverà, inevitabile sul deserto che hanno lasciato, ebbri del potere di cui hanno vantato il diritto ad esercitare, scontando meriti figurativi, casuali o semplicemente presunti. E qualcuno si stupisce se i nostri atleti, con le teste pelate, le schiene rotte, i muscoli ormai imbolsiti stanno fermi in mezzo al campo mentre tutti gli altri corrono? Hanno dato quello che potevano, quello che la loro qualità poteva dare. Se qualche giovane c'era, lo si è lasciato a casa, che non turbasse la tranquillità della casa di riposo, dove si sa, tutto dà fastidio dal volume della televisione, al rumore delle trombette, anzi che si metta un filtro affinché non si senta più il rumore.
Niente gioia, niente festa, solo cupo risentimento. Ma che volevate? Abbiamo la nazionale che meglio ci rappresenta. A questo punto me ne vado. Non ne voglio più sentir parlare, emigro anch'io. Vado a meditare per qualche giorno dove spero di trovare concordia ed efficacia, dove si bada al risultato e chi comanda non si ammanta di arroganza e menefreghismo, dove si misurano le parole prima di dirle. Ho necessità di una pausa di studio e riflessione. Non per sempre. Andrò per qualche giorno in Francia, chissà se lì hanno gli stessi problemi. Ci sentiamo.
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