mercoledì 20 giugno 2018

Tuscia 1 - Montefiascone e Bolsena


Il lago di Bolsena

Ed eccoci arrivati alla breve relazione che mi è doveroso fare del consueto viaggio di studio annuale, organizzato dall'Associazione Museo dell'Agricoltura di Torino. Essendo questo un anno pari, la meta è stata scelta, come da tradizione, entro i nostri confini e si è rivolta ad una delle più belle ed affascinati zone italiane, la Tuscia, un territorio forse meno noto di quanto merita, con le sue città circondate da mura e la sua storia di lotte tra Papi e Imperatori. La prima tappa ci ha portato a Montefiascone con la sua balconate belvedere che mostra di lontano la gemma del lago di Bolsena. Di qui e dalla sua rocca dei Papi, si respira quell'aria di stati pontifici che ci accompagnerà per tutto il resto della settimana. Ma questa è soprattutto anche terra di vini, in particolare il famoso Est Est Est il cui nome riporta alla leggenda dell'incaricato del Vescovo che batteva la campagna, lungo le strade che il suo superiore avrebbe percorso, con l'incarico specifico di segnalare con la scritta latina Est la porta delle locande dove si trovava soprattutto buon vino. Qui a Montefiascone, fu evidentemente fulminato dalla qualità del nettare provato e la scritta fu addirittura triplica. Sembra che il prelato abbia seguito pedissequamente il consiglio, rimanendo a lungo in zona, bevendo il vino in oggetto e mangiando in maniera adeguata fino a morirne.

Dunque la sosta nelle Antiche Cantine Leonardi per una opportuna degustazione, è stata una sorta di obbligo alla verifica di quanto sopra riportato ed ha consentito anche la visita delle gallerie scavate nella pietra vulcanica che ospitano le botti dove il vino effettua un passaggio più o meno lungo di affinamento a seconda delle tipologie. Poi via tra colli e valli dolcissime, boschi e campi coltivati di una agricoltura molto tradizionale, alternati a vigne rigogliose, fino a scendere lungo il bordo della grande caldera che circonda il lago verso l'abitato di Bolsena. A tratti, quando il terreno si scopre intravedi ancora i residui di antichissime eruzioni che mostrano pareti di basalti neri a canne d'organo che qui chiamano le Pietre lanciate. Passeggiare poi per il delizioso centro storico, lungo le vie ed i vicoli contorti, è una sorpresa continua, ad ogni angolo scopri un nuovo punto di vista su antichi palazzi, minuscole chiese, o balconate al cui affaccio compaiono gradinate di tetti che scendono a valle a balze continue e ritmate, mostrando qua e là scorci del lago che ti attende più a valle. Ma non bisogna dimenticare che questi sono luoghi dove il sacro e la devozione religiosa medioevale è stata fondamentale per la vita di queste genti e cosa di non poco conto anche del relativo sviluppo economico, grazie alla scia di pellegrinaggi che portavano qui masse di popolo che sulla battutissima via Francigena volevano arrivare a Roma. 

Quindi la fioritura di fatti miracolosi, di venerazione di santi e di reliquie ha qui una sua consistente presenza. Seguendo lungo le strade del borgo il percorso di una famosa infiorata avvenuta purtroppo solo il giorno precedente al nostro arrivo, si giunge alla Collegiata di Santa Cristina, un complesso architettonicamente davvero pregevole che raduna in un solo edificio, tre luoghi di culto importanti, dove si venerano i fatti riguardanti il martirio della Santa ed un famoso miracolo del 1263 in cui si racconta che un religioso che dubitava del mistero della transustanziazione (bisogna ricordare che quella era l'epoca della grande discussione sulla reale trasformazione dell'ostia in carne e sangue di Cristi, con la conseguente eresia dei Catari) vide l'ostia che stava santificando aprirsi e gocciolare sangue che imbrattò le pietre di marmo e la stoffa disposta sull'altare. Dietro l'attuale altare le pietre che ancora oggi conservano l'impronta delle gocce di sangue cadute, segnale inequivocabile della reale trasformazione, sono ancora esposte alla devozione dei fedeli. Insomma tanta roba. Comunque il viaggio per arrivare fin qui è stato lungo e non c'è nulla di meglio che un meritato riposo proprio sulle rive del lago, una cartolina con le due piccole isole al centro, i canneti ai alti del porticciolo dove sciaborda un'onda delicata e gentile, una visione di pace che invita al riposo ed alla meditazione.


SURVIVAL KIT

Hotel Loriana park - Viale Cadorna 23 - Bolsena - Bell'albergo nuovo, proprio sulla riva del lago,dove potrete fare una piacevole passeggiata. 3* ma con caratteristiche superiori. Free wifi buono in camera. Buone dotazioni nei bagni, TV, Frigo. Camere buone, pulito, personale molto gentile, da 35 a 45 Euro a seconda della stagione con colazione a buffet normale. Ristorante gradevole per la sera se non volete allontanarvi. Gelateria interna. Consigliato 

martedì 19 giugno 2018

Taste of Moldova 1



Dolci colline
Sopra la terra nera
Un girasole

domenica 17 giugno 2018

Moldova 18 - 50 motivi + 1 per andare in Moldova

Cimitero di campagna


A conclusione del giro di sensazioni che spero di essere riuscito a trasmettervi sulla Moldova, stimolandovi al viaggio (e stavolta è davvero il capitolo definitivo, poi passeremo ad altre terre), vorrei fare un piccolo elenco di cose imperdibili di quel paese o che se la volete mettere giù in altro modo, valgono la pena di mettersi ad organizzare una scappata da quelle parti, per scoprire un paese sottostimato e sicuramente poco conosciuto che, al contrario, a mio parere darà soddisfazione investigare un poco più a fondo.


  • Prendersi il piacere di scovare i punti di interesse per la visita di un paese turisticamente poco conosciuto
  • Toccare con mano le storie di chi si muove per il mondo per poter fare sopravvivere la propria famiglia
  • Abituarsi alla filosofia degli spostamenti low cost, che potrebbe diventare sempre di più la norma
  • Conoscere meglio la realtà abitativa di Chisinau, stando in appartamento e non in hotel
  • Misurarsi a piedi e in macchina con la realtà della capitale
  • Uscire dalla città e capire perché questo è il paese delle verdi colline
  • Toccare la terra nera e apprezzarne la fertilità
  • Camminare tra le vecchie case di un paesino qualunque
  • Stare tra le tombe di un cimitero di campagna e sedersi alle tavole del pranzo dei morti
  • Guardare dall'alto di una collina, le anse di n fiume
  • Percorrere sentieri nei campi tra resti di moschee, bagni turchi e necropoli antiche
  • Aggirarsi tra antichi reperti e monete di tempi passati in un piccolo museo
  • Vedere gli interni di una casa tradizionale con tutti gli arredi di un tempo
  • Arrampicarsi su ripidi scalini per visitare monasteri scavati nella roccia
  • Comprare una candela sottile dall'unico monaco rimasto
  • Girare attorno alla croce di pietra della chiesa dell'Ascensione guardando il paesaggio
  • Mangiare deliziose braciole di maiale sul bordo di un laghetto
  • Girare in trenino per le gallerie di Cricova e stupirsi per la collezione di vini
  • Partecipare ad una sessione di wine testing e discutere di vino con americani, asiatici e tedeschi
  • Vedere di soppiatto il deposito segreto dei preziosi vini presidenziali e le sale riservate
  • Andarsi a mangiare un gelato italiano tra pensionati transfughi
  • Andare in Transnistria a stupirsi delle sue particolarità, attraversando la frontiera di un paese che non esiste
  • Collezionarne il visto e le sue monete di plastica
  • Emozionarsi per questo salto indietro di trenta anni ritornando nella realtà sovietica
  • Scoprire le ambasciate di paesi come Abkazia e Ossezia del nord
  • Trovare la statua del generale Potionkin
  • Visitare la fortezza di Bender e guardare il Nistru dalle suemura
  • Aggirarsi tra le rovine delle fabbriche sovietiche abbandonate
  • Bere un bicchiere di kvas davanti al mercato colcosiano per una botta di nostalgia
  • Passeggiare nelle vie e nei parchi di Tiraspol tra statue di Lenin, altari della patria e carri armati monumenti alla liberazione
  • Gustare bicchierini di divin, meglio se molto invecchiato, uno dei migliori brandy del mondo
  • Prendere il sole sulle spiagge cittadine del Nistru
  • Visitare le chiese solitarie del monastero di Chițcani e il suo campanile, il più alto della Moldavia
  • Fermarsi a parlare con le contadine in paesi senza nome vicino ai pozzi dipinti
  • Arrivare al Nistru tra campi di girasole, vigne e lavanda
  • Scendere la falesia per andare a trovare i monaci di un monastero rupestre, guardando la Transnistria al di là del fiume
  • Pranzare in un agriturismo sul fiume assaggiando la mamalyga
  • Provare distillati di frutta e vini fatti in casa
  • Visitare il monastero degli uccelli bagnandosi alla fonte sacra
  • Fare un giro nel bosco alla ricerca di cascatelle e sentieri segreti
  • Bersi una birra alla spina Chisinau 
  • Guardare il ponte che traversa il Nistru ed i palazzi colorati della periferia di Ribnita sull'altra sponda
  • Godersi una festa in piazza con bambini che cantano sul palco alternati ai politici che fanno l'ultimo comizio elettorale
  • Passeggiare per i viali ed i parchi della capitale ammirando monumenti e vecchi palazzi
  • Vedere gli oggetti di devozione, le icone e di reliquiari della cattedrale
  • Percorrere il viale dei letterati e guardare il centro della città dal punto di vista di Stefan cel Mare
  • Andare all'interno dell'Hotel Chisinau ed alla stazione per trovare vecchie sensazioni sovietiche
  • Fare un giro per la città in filobus
  • Cercare in giro per la città le opere del grande architetto Alessandro Bernardazzi
  • Visitare il bellissimo Monastirea Ciuflea con le reliquie di San Nicola
  • Ammirare le spose in coda per celebrare il matrimonio nella chiesetta di legno in un bellissimo parco
ed infine

  • Salutare l'amico Alfredo che ti ha fatto conoscere ed apprezzare questo paese
Io ho detto tutto. Se vi interessa una vacanza un poco fuori dagli schemi mandategli una mail o un colpo di whasapp e organizzatevi un giro da quelle parti. Io direi che ne vale la pena.

Il Nistru




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

sabato 16 giugno 2018

Moldovia 17 - Cosa si mangia?


Braciole di maiale

Verdure
Ed eccoci arrivati al consueto capitolo riguardante un aspetto a me caro, ma che so interessa a molti: l'enogastronomia del paese vistato; in fondo anche questa è cultura, non vi pare? Partiamo dalle considerazioni pratiche. Intanto è sicuro che in Moldavia non morirete di fame, anzi l'offerta che avrete a disposizione vi consentirà di campare bene, sia che siate degli schizzinosi abituati solo ai vostri sapori, sia che invece siate dei gastroesploratori, curiosi di provare la cucina del posto. Quindi partiamo dal fatto che, specialmente nella capitale, ma anche in tutti gli altri centri anche di media importanza, troverete molti ristoranti italiani o locali che comunque includono piatti italiani, a partire dalla pasta, ormai diventati un obbligo internazionale. Ovviamente la pizza è onnipresente. Oltre a questi avrete la possibilità di assaggiare cucine di tutto il mondo, greca, turca, centroasiatica, francese, messicana, araba, cinese, giapponese assieme a tutte le varianti asiatiche. Naturalmente spopola anche qui la cultura del fast food, per gli amatori dell'hamburger. Per la colazione, sono ormai molti i locali che offrono i must italiani dall'espresso al cappuccino, col classico cornetto o muffin e le sfogliate ripiene, dolci o salate. In città ho visto posti con l'insegna: caffé e brioche a 20 lei.

Composte e vino di campagna
Quindi in generale, in città avrete la possibilità di trovare molti locali in cui potrete scegliere tra piatti cosiddetti internazionali e piatti moldavi, mentre nei centri minori e in campagna, potrete rilassarvi con le offerte della cucina tipica, che è piuttosto simile a quella rumena con molti innesti russi e ucraini. Inoltre c'è una forte contaminazione dovuta alle tante etnie minoritarie presenti nel paese, ma qui forse andiamo a complicarci troppo le cose e quindi le lasceremo da parte. Alla base avremo comunque sempre una materia prima di buona qualità che prevede abbondanza di frutta e verdura che proviene dai tanti orti familiari e dalla produzione agricola che rappresenta una delle attività produttive principali. Quindi patate, cavoli, pomodori, zucche, zucchini e gli onnipresenti cetrioli, melanzane, ravanelli e rape, legumi e insalate varie. Nella frutta abbondanza di mele, pere, prugne, angurie e meloni, pesche e albicocche buonissime, presenti anche nella forma essiccata. Tutto questo si consuma in stagione mentre la forma classica di consumo nel resto dell'anno, è la conservazione in una salamoia, senza aceto, di acqua salata e insaporita di aromi, che vengono spesso servite come antipasto. Le carni più usate sono il maiale, molto buono, pollame e carni ovine; meno usata quella bovina. Nel pasto tradizionale è sempre presente una zuppa, di provenienza slava, anche fredda d'estate come l'okroska o calda (ciorba più piccante con carne e fagioli o schi, borsch, con bietola rossa o solianka).

Zeama de gaina
Ma la più tipicamente moldava rimane la sostanziosa zeama de gaina, un brodo di pollocon pasta, densa e cremosa, molto buona e saporita. Di tradizione slava (russa e ukraina) è la pasta ripiena di carne e verdura, anche in versione dolce, pelmeni (alla russa) o varenichi (alla ukraina) o coltunasi  (alla rumena) che dir si voglia. Troverete spesso piatti di melanzana con pasticci di carne chiamate mussaka, simili alla nostra parmigiana e anche usate in molte diverse soluzione sia dolci che salate, le clatitie, una via dimezzo tra le crepes, i pankcakes e i blinj russi, piuttosto morbide e fatte con una pastella a base di farina latte e uova, che possono servire di base per fare una sorta di lasagne con carne, formaggio e besciamella o cannelloni ripieni ad esempio di amarene o prugne e ricoperte di smetana, la panna acida della tradizione slava. Molto comuni anche per il fuori pasto le focacce di sfoglia leggerissima dette placinte, ripiene di cavolo, carne, formaggio o anche dolci. Un capitolo a parte lo vogliono le carni alla griglia, una delle classiche tradizioni che uniscono famiglie ed amici in tutti i giardini o in campagna durante i fine settimana e non appena la stagione lo permette, i fumi dei barbecue improvvisati compaiono nel retro di ogni casa e naturalmente sono disponibili in ogni ristorante. Ognuno ha il segreto della perfetta marinatura della carne che dura almeno 24 ore, in olio condito da un trito di aromi dei quali nessuno vorrà dirvi la sua ricetta segreta di famiglia. 

Mamaliga cu brynza
Comunque qui ho mangiato la miglior carne di maiale tra le mie esperienze, morbidissima,saporita e grassa al punto giusto, buone le salcicce, piuttosto pepate come quasi tutti gli altri piatti, carenti invece (per noi italiani almeno) i salumi nei quali c'è poca tradizione. Ovviamente poi agnello, montone, pollame e pesci di fiume. La carne bovina è meno frequente. Spesso la carne cucinata come spezzatino ha nel condimento salsa di prugne o di albicocche che conferisce ai piatti una eleganza piacevolissima. Frequenti i funghi, prataioli, pleurotus e anche porcini, che non ho avuto però occasione di provare. Un altro piatto classico invernale, ma che dovrete comunque assaggiare almeno una volta è la mamalyga, una ottima polenta di grana grossa piuttosto soda che si taglia col filo. Questa viene generalmente servita cu torchitura, una serie di condimenti che vengono aggiunti sulla polenta stessa dopo averla disposta nel piatto con un opportuno avvallamento dove verranno disposti burro, formaggio a scaglie e stracciatella morbida di uova che fondono al calore, rendendo questo piatto delizioso. Il formaggio più comune è il brynza prodotto con latte di pecora, usato a tutto campo in cucina, fresco o più stagionato, grattugiato e base di molti piatti primi, secondi e dolci. Spesso i verranno offerte verdure grigliate o ripiene (peperoni, pomodori, zucchine). Tra i dolci torte casalinghe, crostate e gelatine con largo uso di frutta. I prezzi sono per noi invitanti, dai ristoranti più economici dove i piatti sono attorno ai 20 lei a quelli medi sui 40/60/80 per il piatto forte, mentre in quelli di lusso andrete su prezzi  internazionali.

Metodo classico. Pupitres per il remouage
Veniamo adesso all'altra metà del cielo, l'enologia. Questa è parte costituente della tradizione della Moldavia, che presenta due aspetti, il vino di campagna che ogni famiglia produce per autoconsumo e quello delle grandi cantine pubbliche e private che ormai forniscono un prodotto di buon livello adatto anche all'esportazione. Il primo, che ha molti amatori va naturalmente provato con lo spirito del come era buono il vino del contadino di una volta quando si faceva pestando l'uva e basta. Troverete quindi uvaggi di varietà locali tradizionali che producono vini bianchi piuttosto grezzi ovviamente poveri di profumi con una certa acidità di base e rossi con più carattere, che esprimono corpo deciso e carattere ricco di potenzialità inespresse. Provateli ogni volta che ne avrete occasione, soprattutto per assaporare il piacere dell'ospitalità di campagna e di quei sapori di un passato che da noi non esiste più da decenni. Diverso è il discorso per le cantine che aspirano ad un mercato internazionale e che producono milioni di bottiglie con attrezzature ragionevolmente moderne ed enologi tecnologicamente attrezzati. Visitatene una o più, se siete appassionati, e vi sorprenderete di un rapporto qualità/prezzo che pronostica per loro un futuro interessante. Qui accanto a qualche vitigno tradizionale che contribuisce a mantenere caratteristiche peculiari e distintive, trionfano ormai le cultivar più note, dall'aligoté, al cabernet franc, al sauvignon, allo chardonné, allo shiraz e ad altri di questo livello. Si possono trovare spumanti di qualità prodotti sia con metodo Champenois che Charmat, questi di basso costo che tendono ad imitare il nostro prosecco che così tanto successo ha in tutto il mondo. 

Verdure grigliate
In questi impianti tutto viene ormai prodotto con fermentazione a temperatura controllata e con altre lavorazioni manuali di selezione che tendono ad alzare il livello qualitativo in maniera sostanziale. Insomma una esperienza importante, che per gli appassionati culmina nel festival del vino che si svolge ogni anno a Chisinau, una kermesse dove oltre cento aziende presentano la loro produzione in un contesto di feste popolari. balli in costume e musica tradizionale. Quest'anno 2018, si svolgerà dal 6 al 7 ottobre, periodo in cui la città è piena di appassionati e non è facile trovare posto negli alberghi. Se per caso siete interessati contattate per tempo il mio amico Alfredo (info@chisinau-kishinev.com). Buona la birra nazionale, in particolare la Chisinau, disponibile anche alla spina. Un ultimo accenno al capitolo distillati di cui vi ho già accennato nei giorni scorsi. In questo campo dobbiamo fare riferimento alla grande tradizione slava di distillare in campagna tutto quanto è possibile, dai cereali,  alla frutta, al vino, financo alla buccia di patate e alla mollica di pane vecchia (vedi la tradizione del kvas, ancora reperibile in strada in Transnistria). Buona la vodka, ma particolare attenzione va posta al brandy moldavo detto Divin, specialmente quello invecchiato da 5 a 50 anni, che troverete vistando le distillerie, tra cui le più note sono la Kvint e la Calarasi, oppure nei negozi di liquori.Un ultimo accenno alla Transnistria, che vivendo una sua realtà più isolata, ha tuttavia una cucina tradizionale assolutamente simile a quella moldava anche se con tendenze più spostate verso la Russia, in particolare nella denominazione dei piatti in lingua russa. E buon appetito.

Ciorba




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:

carne alla griglia

venerdì 15 giugno 2018

Moldova 16 - Considerazioni finali


Chisinau -Museo

Il Nistru
Bene, il viaggio è finito e viene quindi il momento di fare una chiacchierata finale su questo paese, pur mettendo le mani avanti nel dire che la sola idea di fare delle considerazioni, trinciare giudizi e volere buttare lì pareri su un luogo dove sei stato soltanto cinque giorni, è pretesa di per se stesso sciocca ed arrogante. Tuttavia devo farlo, anche se inevitabilmente sarò soggetto ad essere stato sensibilizzato maggiormente da fatti singoli, da emozioni personali e da casualità magari poco importanti nel discorso generale. Molto sicuramente avrà influito il fatto di essere stato accompagnato in questa scoperta da Alfredo Lorenzo Ferrari che mi ha saputo, con la sua passione di esperta guida residente quaggiù, trasmettere la bellezza e l'interesse del paese che lo ospita da anni fino a diventare la sua seconda patria. Intanto devo cominciare enumerando le motivazioni che mi hanno condotto su queste vie del mondo piuttosto inusuali, almeno per il momento, per i consueti turisti. Una, poco nobile in verità, come già detto è l'acquisizione di due figurine abbastanza rare per il mio album personale di paesi visitati e di portarmi anche a meno uno nel completamento della pagina dell'Europa, l'altra è il desiderio di vedere luoghi che inevitabilmente prevedevo mi avrebbero riportato indietro nel tempo, a quando per lavoro, mi muovevo nell'area ex-URSS per vedere cosa sia rimasto oggi, a distanza di quasi trenta anni dal disfacimento di quel vecchio mondo che ormai fa parte della storia. 

Monastero di Chițcani
Infine la curiosità di vedere una nazione di cui si sa molto poco, pur essendo, noi italiani, spesso a contatto in Italia con persone che arrivano da questo mondo per noi sconosciuto raccontandocene particolari e cartoline che è però sempre interessante andare a verificare di persona. Molti, a cui avevo raccontato il mio desiderio di sviluppare questo programma, si sono fatte stupite meraviglie, dando per scontato che una totale scarsità di interessi o di stimoli sconsigliasse di dedicare tempo a questo itinerario. Devo invece dire che, non avendo mai trovato un paese che non abbia presentato spunti di interesse e, andandomene, di voglia di rimanere qualche giorno in più per approfondire aspetti che non avevo avuto il tempo di vedere completamente, ho sempre dovuto constatare, soprattutto a me stesso, che valeva la pena fare quel viaggio comunque. Infatti sempre, invariabilmente, da ogni viaggio in paesi che sulla carta si presentavano poco stimolanti, mi sono portato a casa qualche cosa di importante, che valeva la pena di vedere e di vivere e voglio confermare che anche questa volta ne ho avuto piena conferma. Aggiungi a questo la chicca finale della possibilità di vedere anche se per pochissimo, la realtà della Transnistria, un mondo perduto talmente poco conosciuto che la maggior parte delle persone con cui ne ho parlato, non ne sospettava neppure l'esistenza e ditemi voi se tutto questo non era di per sé uno stimolo sufficiente. 

La fortezza di Bender
Ciò detto e confermato che le mie aspettative appena sopra riportate, si sono poi nella pratica rivelate inferiori alla realtà toccata con le mani e con gli occhi, devo proprio dire che vale la pena programmare un giro da queste parti, magari anche con un pochino di tempo in più a disposizione per vedere le cose che ho dovuto forzatamente trascurare o per allargarsi un po' di più a spazi circostanti che normalmente non vengono inclusi nelle classiche mete turistiche come il sud ovest dell'Ukraina e il nordest, più conosciuto per la verità, della Romania, che sono comodamente raggiungibili grazie alla posizione centrale di Chisinau. Ma veniamo ai fatti specifici ed a quali sono state le mie impressioni, certamente forse affrettate e superficiali, su questo paese. La Moldavia era una dele repubbliche dell'Unione Sovietica, di certo una delle più marginali, cosa che ha ripercorso una situazione storicamente simile fin dal periodo zarista che considerava la Bessarabia una dependance dell'impero con valenza unicamente agricola. Lo sfaldamento dell'impero, oltre ai problemi di disordine sociale e civile, ha lasciato la nazione, già di per se stessa povera ed economicamente difficile, in una situazione di grave necessità, accresciuta da una sorta di guerra civile che ha portato alla separazione della Transnistria e che ha costretto alla migrazione economica un quarto degli abitanti del paese. 

La chiesa del monastero di Orheiul Vechi
La ripresa è stata lenta e faticosissima, anche se molto hanno fatto le rimesse degli emigranti, qualche investimento straniero  che vede opportunità nei bassissimi salari, oltre ad una certa benevolenza del nostro mondo che ha interesse a mantenere questo paese nell'area geopolitica occidentale, confermata da una situazione politica interna con orientamento fino ad ora filoeuropeista. Ma quale è la sensazione di pelle che si ha passeggiando per la strada? Se devo essere sincero la crosta esterna che vedi nelle vie della capitale è quella di un paese tranquillo e ragionevolmente sicuro, dove le ragazze escono sole la sera e la gente cammina per strade ordinate, pulite e abbastanza curate. Di sicuro c'è una povertà diffusa che però viene vissuta molto dignitosamente senza essere esibita. Certo la quantità delle vetrine dei Monti dei pegni e Compro oro, che qui si chiamano curiosamente Lombard, non depone per il benessere diffuso, ma la sensazione della città è quella di un paese che ha una visone moderatamente positiva del suo futuro, insomma che crede che il domani sarà migliore dell'oggi, cosa che ad esempio da noi, infinitamente più ricchi, è esattamente contraria. Questo per sottolineare quanto sia diversa la realtà da quanto avvertito dalle persone. Diversa è la situazione che vedi nelle campagne. Qui sicuramente sopravvive un mondo rimasto nel passato, con una agricoltura, che anche se potenzialmente ricca e rigogliosa, grazie ad un territorio vocato e fertilissimo e ad una esperienza storica, non permette il livello di vita moderna alla quale tutti ormai aspirano. 

Una casa museo
Certo, come è costume, la campagna ti impedisce di morire di fame, concedendoti comunque una possibilità di sussistenza; i soldi che tornano dagli emigranti consentono interventi di miglioramento a case e strutture, in vista forse dell'auspicato ritorno, ma il mondo rurale ti rimanda sempre ad una cartolina di altri tempi. Tutto questo fa parte del fascino della visita; un tuffo nel passato e nelle tradizioni che in molti altri paesi sono andate perdute o sopravvivono solo nelle feste delle Pro Loco e che qui sono invece parte della vita di tutti i giorni. Avere la possibilità di partecipare a feste o celebrazioni tradizionali o religiose, come il pranzo del morti o il festival del vino, dovrebbe essere considerato nella programmazione delle date di visita. Informatevi eventualmente per tempo. Ci sono poi gli interessi paesaggistici e storici, che ti possono portare a progettare un itinerario attraverso il paese vistando antiche fortezze, monasteri recenti o antichi, scavati nella roccia, siti storici che rimandano al medioevo e alle lotte contro i turchi o prima, con le evidenze delle invasioni delle orde che arrivavano dal nord, dei Geti, dei Daci, dei Tatari, fino agli insediamenti preistorici. Un'altro interesse storico ed etnografico è dato dalla presenza nel paese di molte differenti gruppi etnici dalle abitudini diverse che contribuiscono a colorare la nazione di aspetti particolari, dai russi, alle minoranze polacche, turche, ukraine e molte altre. 

Le cantine di Cricova
In particolare i Rom, presenti in forti percentuali in zone specifiche del paese, darebbero l'occasione per vedere aspetti culturali di grande interesse, con le loro feste tradizionali, per chi vuole conoscere questi aspetti naturalmente e magari chiarirsi le idee su preconcetti fortemente presenti in tutti quanti hanno una visione parziale delle cose. Forse viaggiare serve anche a questo. Ci sono poi parti curiose del paese che andrebbero indagate, come la piccola Gagauzia, all'estremo sud, un piccolo territorio abitato da una minoranza, che aspirava tanto per cambiare, all'indipendenza, comprendendo poi si spera, la sciocchezza di questa spinta alla microframnmentazione che colpisce come un virus in ogni parte del mondo. Rimane l'aspetto paesaggistico, questo è il paese delle dolci colline e il solo viaggiare lungo le strade della Moldavia, scavalcare rilievi infiniti tra campi di terra nera, boschi fitti e selvatici, vigne che si perdono all'orizzonte, fermandosi a mangiare polenta e maiale in qualche trattoria di campagna, bevendo un bicchiere di vino di fattoria, è un sottile piacere della vista. Passare qualche giorno in campagna o in qualcuno degli agriturismi che stanno sorgendo nei paesini più isolati o lungo il fiume dovrebbe essere davvero uno stacco deciso a cui molti ambiscono (per poco naturalmente, che poi, vi conosco, vi mancherà la confusione caotica del mondo moderno). Non faccio cenno naturalmente a tutta la fuffa del naturalbiologicokilometrozero, che da queste parti darà il paradiso a chi ci crede. 

Banchi di carne di maiale
Per gli amatori e per chi è interessato a questo aspetto, c'è anche il versante enogastronomico, che vi proietterà in una cucina semplice, ma molto buona e adatta al nostro gusto, con pochi piatti tradizionali, buoni e sapidi, dove maiale (il migliore che avrete provato, anche se non nella parte salumi, ma qui siamo troppo bene abituati) e formaggi la fanno da padrone. Assolutamente imperdibile è l'aspetto enologico, da esplorare nei suoi aspetti del tradizionale vin de pays e in quello moderno ed altamente tecnologico e qualitativo delle grandi cantine. A questo vanno accoppiati i distillati, con un brandy che lascerà sorpresi ed ammirati tutti coloro che non conoscevano la tradizione sovietica in questo campo. Ma di questo vi parlerò più diffusamente nella apposita sezione dedicata. Infine non si può trascurare l'ultimo aspetto, a mio parere di grande interesse, della unicità della situazione della Transnistria, paese, non riconosciuto e già solo per questo anomalo, in cui troverete tutte le situazioni scomparse ed ereditate dalla vecchia URSS. Per me e per tutti coloro che hanno vissuto quel mondo, ovviamente una cosa imperdibile, ma a mio parere di grande interesse anche per chi vuole conoscere da vicino un mondo che oggi non esiste più; insomma archeologia socio-politica. Dunque di ragioni per programmare un viaggio in questo paese ce ne sono molte, che un poco accontentano tutti i palati, non ultimo il fatto che, complice il tasso di cambio, sarà un giro estremamente economico. Bisogna quindi andarci al più presto, prima che aumenti il turismo generale, che già sta scoprendo e proponendo la zona, prima che cambino le abitudini che, con una velocità incredibile tendono ad omologare tutto e prima che anche i prezzi si adeguino al resto del mondo. Se avete dubbi scrivete una mail ad Alfredo (info@chisinau-kishinev.com). Io ve l'ho detto, vedete voi.

Monastero rupestre




Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:
Casa d'estate


giovedì 14 giugno 2018

Moldova 15 - Ultimo giorno a Chisinau

Compro oro


Al mercato
E così è arrivato anche l'ultimo giorno, con le stesse sensazioni di ogni viaggio. Sai che la vacanza è finita e hai la testa più al fatto che stasera sarai a casa che a quello che devi ancora vedere. Eppure questa è ancora una delle giornate più interessanti del nostro breve giro. In città non avrai più quel senso di campagna di altri tempi che pervade il resto del paese, sei  in una capitale comunque, anche se tutto sommato, puoi vedere quasi tutto quello che vuoi, anche girando a piedi. Ti fai la colazione con caffè e brioche in un baretto del centro, ormai la mondializzazione uniforma le abitudini dappertutto con qualità e aspetti tutto sommato abbastanza standardizzati e poi la città è tutta davanti a te, da percorrere guardandoti attorno con calma. Questa è una città che vive soprattutto di giorno. Mentre alla sera le strade si svuotano e scende l'oscurità delle notti tranquille, già al mattino presto i viali sono pieni di gente che si muove, va al lavoro, passeggia nei parchi e ti dà l'idea di un luogo piacevole e non troppo assillato dalla frenesia angosciante di molte capitali che pur vivendo situazioni di benessere ben diverso, sono pervase dalla inconscia e devastante paura di perdere quello che hanno conseguito nei decenni passati. Qui invece sembra di avvertire quel senso di positiva speranza che comunque il futuro sarà migliore di ieri, che le parti meno belle del passato siano ormai dietro le spalle, che non si potrà che migliorare. 

Una chiesa
Sembra che molto del comune sentiment della popolazione veda nell'Europa l'unica soluzione positiva, che ci sia un forte interesse all'euro come protezione reale dell'economia e una determinazione a raggiungere questi obiettivi, anzi a pretenderli, pur mantenendo una forte connotazione di un orgoglio nazionale conclamato. Oggi è una bella giornata, con il sole caldo della primavera ormai avanzata e passeggiare per le strade larghe è davvero un piacere. Bisogna ricordare che questa città è stata devastata come tante altre dell'est europeo dalla seconda guerra mondiale, quella che qui chiamano ancora la guerra patriottica e che non sono moltissime le costruzione antecedenti ancora conservate. Tuttavia molte stanno lì a mostrare la qualità dell'architettura ai tempi degli zar, come le costruzioni del grande architetto ticinese Alessandro Bernardazzi che operò alla fine dell''800 nella Moldavia tutta, allora Bessarabia, diventandone cittadino onorario e lasciando molti esempi del suo lavoro, come diverse chiese ed il palazzo del Comune col suo bugnato elegante. Erano costruzioni che nel loro classico stile slavo, basso e massiccio, dagli ornati complessi e quasi barocchi, mantenevano una loro particolare e tipica personalità. Tra le altre cose, ne ho sempre notato una che mi sembra interessante che ho riscontrato in molti paesi di queste aree e che passo a descrivervi.
Fontana nel parco 
In tutte le costruzioni successive alla rivoluzione d'ottobre, si è persa, non si sa come, la capacità di fare le scale con i gradini tutti uguali, cosa che si ottiene con una facile formuletta in possesso di ogni geometra e semplice capomastro, senza scomodare progettisti e architetti. Dappertutto dalla Russia alla Cina, nella pletora dei palazzi, dalle ormai fatiscenti kruschiove moscovite, alle periferie centro asiatiche, ai palazzi del potere sorti negli sventrati antichi quartieri degli hutong pechinesi, quando salite una qualunque rampetta di scale arriverete all'ultimo gradino che ha un'altezza differente da tutti gli altri, sempre ed invariabilmente, in quanto si è sbagliato il calcolo della pedata. Questo mi sembra un dato curioso che ho riscontrato anche qui in Moldavia. Insomma quando sei dentro ad una casa capisci subito se è stata fatta prima del '900 o dopo, basta salire le scale. L'altra cosa che colpisce a Chisinau, è la forte percentuale di verde pubblico, parchi e giardini, ben tenuti e in questa stagione ricoperte di fiori che forniscono una piacevolissima cartolina della città. Il parco Stefan cel Mare è molto grande e popolato di ragazzi, mamme coi passeggini e anziani che si godono il sole sulle panchine tra busti bronzei di letterati famosi sotto alberi secolari, un passaggio chiamato anche il viale dei classici. La statua del sovrano osserva severo il corso sempre a lui intitolato, dove passano i filobus di antica memoria.


Una venditrice ambulante
Bisogna dire che l'orgoglio nazionalistico moldavo ha fatto spostare la statua qui all'angolo esterno del parco dopo che gli era stata innalzata una gigantesca statua di Lenin, oggi ovviamente scomparsa, proprio di fronte. L'altro parco attiguo, quello della cattedrale dedicata alla Natività, è quello dedicato allo spazio pubblico delle manifestazioni dello stato, essendo proprio davanti al palazzo del governo, ha spazi ancora più larghi, con il bell'arco di trionfo, il centro ufficiale della capitale, quasi di fronte al Teatro dell'Opera. Il suo orologio meccanico inserito successivamente e illuminato di notte è uno dei pezzi più famosi e conosciuti. La grande cattedrale poco più indietro, più volte rimaneggiata e restaurata presenta una imponente facciata vagamente neoclassica con le sue sei grandi colonne e relativo frontone. All'interno tre imponenti altari, fuori il campanile distaccato. Di fronte un mercatino di paccottiglia turistica, che presenta tanti rimasugli di nostalgie sovietiche, dai (finti) tesserini del KGB, ai colbacchi e dell'esercito, alle onnipresenti matrioske oggi aggiornate con le facce degli attuali politici. Qui c'è poco da mordere, se non il piacere della nostalgia di un tempo perduto, per chi questi mercatini ha frequentato per anni, cercando curiosità tra le centinaia di sigilli, medaglie, targhette, distintivi, onorificenze di manifestazioni o premi dell'operaio del mese. Una vecchina piuttosto arzilla, mi vede con la macchina fotografica al collo e ovviamente mi identifica come turista, attaccandomi subito bottone, visto che riesco a spiaccicare qualche timida frasetta nel mio russo elementare.


Hotel Chisinau
E' di origine polacca e come molti ha una figlia, Corina, che lavora in Italia, a Roma, chissà se la conosco. Ride ed ha un sorriso tenero; che bello sarebbe conoscere la sua storia, come è stato il suo passato, che lavoro faceva, è sola con la figlia lontana o sta in qualche casetta col giardino in periferia ad allevare un nipotino, aspettando che una volta l'anno torni la mamma lontana. Se ne va costeggiando una aiuola piena di fiori rossi, gialli e blu, i colori della bandiera, i passi corti ed attenti degli anziani, sempre velati di una malinconia lieve. Sono tante le chiese che vedi lungo le strade, quasi tutte riconsacrate dopo la parentesi comunista, che le aveva trasformate nei locali più strani, da luoghi di riunioni per il ballo degli studenti di medicina, a magazzini per le merci più varie. C'è anche la cattedrale cattolica della Divina Provvidenza, in un'area che essendo sotto la giurisdizione della Santa Sede e sede vescovile, gode di una sorta di extraterritorialità. Mi siedo a godermi un po' di sole sulla panchina del sagrato accanto alla statua di bronzo a grandezza naturale di Papa Giovanni Paolo II. Un pretino nero cammina veloce verso una porta secondaria. Due mamme si raccontano pettegolezzi con le borse della spesa attaccate ai passeggini. Basta però attraversare un paio di strade e si arriva in uno dei punti più vivaci della capitale, il mercato all'aperto, chiamato Piata Centrala, che ricorda un po' i vecchi mercati colcosiani, con le donne appollaiate dietro i banchi ricolmi di merci un tempo non disponibili nei negozi statali e ricercatissime.


La stazione
I prezzi di frutta e verdura sono molto elevati, sarà per la stagione non ancora sbocciata, ma con gli stipendi che girano qui, mi sembra dura comprare pomodori a un euro al chilo. Il resto è il solito bailamme dei mercatini affollati di tutte le città, del tipo occhio al portafoglio. Se prosegui lungo il corso principale, i palazzi antichi si alternano alle odierne costruzioni fino alla parte terminale dove sorge un altro dei simboli del passato regime, il grande hotel Chisinau, esempio degli alberghi sovietici dedicati agli stranieri, oggi restaurato, ma che mantiene ovviamente la struttura di quei tempi. Non posso non buttare un occhio nella hall per espirare un soffio di quell'aria di passato, qui sembra che ci sia la potentissima figura della dejurnaia, la responsabile di ogni piano che sorvegliava gli andirivieni sospetti, distribuendo le chiavi. Anche il ristorante, sotto, è stato ristrutturato con sembianze di grotte di pietra, ci butto un occhio, somiglia un po' al georgiano Aragvi di Mosca sulla Tvieskaja, senza i mosaici però. Ci butto un occhiata umida, subito rincorso dall'addetta in divisa che mi spinge via, non si  può, non si può, è solo per gli ospiti. Poco più in giù la stazione ferroviaria, moderna e lucida di marmi scuri, ma poverissima di treni. Qui ne partono una decina al giorno o poco più, con destinazione verso le varie frontiere, tre o quattro al giorno verso Mosca. Fa un poco impressione camminare in queste sale deserte e lungo le banchine coperte da alte pensiline.


In filobus
Una stazione è luogo per definizione sinonimo di affollamento, questa sembra un posto spopolato in attesa di convogli che forse non arriveranno mai. Su un binario lontano, noti subito lo scartamento maggiorato dell'Europa orientale, un treno fermo, forse quello che stasera partirà per Bucarest, i finestrini ancora scuri, le tendine sovietiche tirate, in attesa di rivivere, la responsabile del vagone non ancora arrivata. Fuori saliamo sul filobus per riattraversare la città vedendola da un altro punto di vista. Si può dire che non ci si stanca a passeggiare in questa città gradevole e tranquilla. Ti fermi a mangiare un boccone, ma l'ora della partenza si avvicina. Rimane il tempo per vedere la chiesa forse più bella della città, in un complesso monastico spazioso che conserva bellissime icone antiche e i reliquiari di San Nicola, l'unico in città, il Manastirea Ciuflea. Le cupole blu spiccano alte confondendosi nel blu del cielo, le croci dorate brillano al sole, archi fioriti raccontano di qualche matrimonio da festeggiare. E' questo il mese e l'ultima tappa, sulla strada dell'aeroporto te lo dimostra in tutta evidenza. Qui in un grande e verdissimo parco vicino ad un boschetto, c'è una famosa chiesa di legno che proviene dalla campagna moldava, smontata tronco per tronco e rimontata qui in mezzo ad un prato verde smeraldo. Sulle assi si vede ancora la numerazione dei pezzi per non sbagliare l'operazione di ripristino, un Lego gigantesco, tenuto insieme solo da incastri senza un solo chiodo, che rappresenta un piccolo gioiello odoroso di quercia e circondato di fiori, non a caso scelto per la celebrazione dei matrimoni.

La chiesa in legno
Mentre cerchiamo di parcheggiare l'auto in un sentiero gremito all'inverosimile, notiamo che ce ne sono già cinque  che girano per il prato tra le aiuole, i pozzi e gli alberi a fare foto, in attesa che si liberi la cappella da cui escono i canti e le litanie di preghiere dei pope e dei vari celebranti che sostengono messali antichi e miniati in ogni pagina. I vestiti bianchi sono sfarzosi, le spose raggianti e i futuri mariti impacciati negli abiti da cerimonia come si conviene ad ogni matrimonio. Frotte di parenti e amici circondano la festeggiata, le amiche aggiustano l'orlo del vestito bianco coperto di pizzi fastosi, fanno volteggiare il velo perché sembri alzato dal vento per la foto perfetta, i bambini si rincorrono. La sposa è l'unica sempre a suo agio ed espone la sua bellezza agli astanti ammirati. Qualche gruppo è già in un prato lontano sotto gli alberi, a cerimonia evidentemente già finita, davanti ai tavoli del rinfresco. Poco lontano il nastro d'argento del fiume finisce di dipingere la cartolina di questo luogo idillico, mentre la campana segna con rintocchi delicati che la cerimonia è finita, avanti un altro, che il tempo passa. Presto che è tardi. Già, anche se siamo vicini, bisogna affrettarsi se non vogliamo arrivare in ritardo all'aeroporto, dove certo troveremo il solito macello in attesa dell'imbarco.


La chiesa di San Nicola
Almeno che rimanga il tempo per comprare un paio di bottiglie di Divin, il brandy moldavo, al Duty free, visto che non ho potuto acquistarlo direttamente in fabbrica, dove avrei potuto acquistarlo a prezzi assolutamente ridicoli, causa l'impossibilità di introdurre liquidi a mano, accidenti; ma non si può lasciare il paese senza questa squisitezza. Una coppia di italiani impresentabili fanno un tale macello tra lamentele, contestazioni e proteste, con la peggiore spocchia di chi ha quattro soldi da esibire. Non capiscono assolutamente nulla di quanto viene loro cortesemente spiegato e pretendono di avere ragione parlando unicamente in italiano, una arroganza da padroni del vapore davvero imbarazzante. Ce li troviamo davanti in diversi punti dell'aeroporto sempre in piena azione; se non devo mostrare il passaporto cerco di parlare in inglese per non essere accomunato, un vero fastidio, ovviamente li avremo a pochi sedili di distanza anche in volo, sempre a protestare e a lamentarsi senza capire un cavolo. Da alcune frasi si evidenzia anche per chi hanno votato, tutto in linea, naturalmente.  Via, si parte ormai, diceva un amico russo, la cosa più bella della visita della delegazja, è il rumore delle ruote dell'aereo che se la porta via, ma per chi parte per tornarsene a casa non è così. Forse valeva la pena di stare qualche giorno in più. Grazie Alfredo per quello che sei riuscito a farci conoscere e a cercare di farci capire di questa realtà in così pochi giorni.

Parco della Cattedrale




Al mercato
Se ti è piaciuto questo post, ti potrebbero anche interessare:



Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 125 (a seconda dei calcoli) su 250!