mercoledì 18 maggio 2016

Una notte a Istambul

Istambul - Agosto 1980

Come forse vi ho già accennato sto cercando con una fatica improba ed un lavoro da certosino, di digitalizzare tutto il mio passato di diapositive, per cui per alleviarmi la sofferenza del fatto che per vari motivi, sono bloccato senza potermi muovere e cercare di veder quella enorme parte di mondo che ancora manca al mio appello, vorrei sfruttare di volta in volta qualche immagine che riemerge dalla notte dei tempi, sia per dare un senso all'operazione, che per poter rimanere nell'argomento di questo che dovrebbe continuare ad essere un travel blog. Diversamente mi farei trascinare in argomenti economici politici che comunque non riesco a rendere abbastanza interessanti o convincenti per stimolare le coscienze dei miei lettori. Per questo basterà Facebook. Dunque ecco qua questa immagine un po' oscura, ma come in un film di James Bond di quegli anni ci troviamo in un locale notturno di Istambul, città misteriosa dove arrivava la tappa finale dell'Orient Express, Ci ero arrivato con una 127 vecchia di dieci anni nel 1980, dunque esattamente 36 anni fa, in un agosto torrido. 

Allora l'antica Costantinopoli, divenuta la ricca e sofisticata Bisanzio, centro dei commerci veneziani verso l'Oriente, rasa al suolo dai barbari cristiani crociati e poi risorta con la raffinatezza del Sultano Turcomanno, era ormai una Istambul che Ataturk aveva lanciato verso una strada di laicità occidentale, che appariva come un'onda inarrestabile. La capitale di un paese povero, popolato da grandi lavoratori che emigravano in massa verso il nordeuropa, contribuendo a costruirne la ricchezza e lo sviluppo e contemporaneamente a ricostruire economicamente il proprio paese con le sudate rimesse e per mettere le basi, un giorno, per un ritorno a casa, dove trascorrere una vecchiaia serena. In ogni paese vedevi le costruzioni di case che venivano su un piano alla volta man mano che i soldi arrivavano dai parenti che si spaccavano la schiena in Germania e che proprio in agosto tornavano a casa con vecchie Mercedes scassate a godere di quanto stavano mettendo insieme e a mostrare al paese il loro successo. I locali notturni ad Istambul erano pieni di gente, ballerine e cantanti che proponevano numeri ispirati alla libertà di costumi europea. Come potevi pensare che passati un paio di decenni tutto sarebbe sterzato in una direzione così diversa e contrastante con quella che sembrava una via ormai inarrestabile e segnata. 

Davvero difficile interpretare il futuro e prevederne quantomeno le linee. In tutta la città non vedevi ormai una barbetta salafita o una donna velata se non in qualche angolo più buio dei bazar, quasi figure di un passato che stava per scomparire definitivamente. Il cantante decisamente ammicante e che evidentemente non faceva mistero della sua omosessualità, provocava il pubblico con la satira di un velo che era diventato oggetto di scherno e occasione di spettacolo di comicità. Sui tavoli anguria fresca. Sui bordi delle strade ragazzini che vendevano fichi maturi grossi come un pugno da cui usciva una goccia densa dolce come il miele. Il sole forte illuminava a tal punto l'aria che dovevi tenere gli occhi semichiusi. Seduti ad un bar ci giunse la notizia, attraverso clienti dei tavoli vicini, dell'attentato di Bologna. Tutti erano inorriditi di come potesse accadere una simile barbarie in un paese civile. Ci vuole davvero poco a far trionfare il lato scuro della forza; basta, nei momenti difficili, dare spazio al populismo d'accatto, all'oscurantismo che sempre cova sotto la cenere, mai domo, pronto a rialzare la testa non appena se ne presenta l'occasione, per riportare le lancette dell'orologio indietro di anni, di decenni, di secoli.


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