lunedì 5 novembre 2018

Oman 9 - Un bar sulla spiaggia


Passare il tempo all'omanita

Tartarugando
Aspettando la cena, a Casa Oman ci si mette in modalità divano, nel cortile dove la temperatura è addirittura piacevole. Chi tira boccate dal narghilè casalingo, l'aspiratore pare sia stato fatto con un tubo di recupero di una lavatrice, chi sorbisce una tazza di thé, chi parla di viaggi e di terre lontane. Ogni tanto rincorri le tartarughine che, evitate le trappole sono arrivate per sbaglio fin nel cortiletto e le aggiungi a quelle nei secchi in attesa di essere liberate nella notte. Arriva il figlio di Rachid, un batuffoletto di due o tre anni, non bada a nessuno in particolare, ma con fare consueto punta ad appropriarsi di un qualsiasi smartphone in vista, strumento dal quale è morbosamente affascinato. Oggi tocca a quello di Silvia detta Burra, che non aspettava altro. Lei si balocca il bambino sull'amaca e lui smanetta come un esperto, ipnotizzato dai filmati che si susseguono sul piccolo schermo. La tecnologia ha un fascino perverso che supera qualsiasi immaginazione. Intanto arrivano altre due bimbette più sbarazzine, hanno voglia di stare a contatto con tutte queste bionde strane che popolano questo altrettanto strano spazio, in parte estraneo nei modi e nelle forme, in parte ormai consueto per il paese. Casa Oman è così, un luogo aperto dove chi vuole entra e si ferma a chiacchierare e a bere un thé, come fosse una casa di amici. Qualche volta sono venuti anche gli imam del paese, un po' per curiosare, un po' per controllare che tutto fosse regolare e non un luogo di perdizione.

Il paese
Traccheggiavano davanti alla porta accarezzandosi i barboni con aria perplessa, Iapo li ha invitati ad entrare, hanno bevuto il thé con un paio di datteri, hanno buttato l'occhio intorno e visto che tutto era moralmente in regola, adesso sono tutti amici e anche lui è diventato uno del paese. Anzi stasera si va assieme al bar sulla spiaggia a vedere la partita. Il calcio europeo è molto seguito da queste parti e la TV trasmette moltissime partite dei principali campionati. Bisogna dire che gli Omaniti non hanno molto da fare visto che la maggior parte di loro, essendo sponsor di qualcuno o pensionato dopo venti anni di un qualche lavoretto in un ufficio governativo, non lavora per nulla e passa la giornata in orizzontale, complice il caldo e l'abitudine. Anche chi per tradizione familiare fa il pescatore, qui sulla costa, passa sì qualche ora in barca la mattina, poi porta quello che ha preso a casa o al grossista, che tanto qui basta buttar giù l'amo e il pesce viene su  e poi deve far passare il resto della giornata in qualche modo, fuori casa, con gli amici da qualche parte a chiacchierare o appunto a guardare qualche incontro di calcio. Questa è la vita qui, alle attività varie ci pensano gli immigrati, la casa se non ce l'hai te la da gratuitamente il Sultano, che Allah lo benedica, una villetta di 200 m2 con cortiletto di 600 e chi ti ammazza. In ogni caso non sembra affatto che le persone sia turbate dal problema di non sapere come passare il tempo. 

Locale omanita
Intanto mangiati due pesci alla griglia e una cacio e pepe, è quasi venuta l'ora, saltiamo in macchina e andiamo fino al bar, che in realtà è una baracca di assi sulla spiaggia, di certo abusiva, che però ha addirittura due maxischermi a Led, che assieme valgono di più di tutto il resto del locale, che un pakistano ha aperto da un paio d'anni; si sa, ciò che non è vietato è tollerato. La sabbia è coperta di stuoie e cuscini. Chi viene qui si sdraia, meglio se completamente coricati, soliti thé, datteri e narghilè, al massimo una Coca o un succo di frutta e ti guardi il Real o il Barça, che qui ormai tutti tifano gli spagnoli a giudicare dalle magliette che girano. Per raggiungere la spiaggia, appena fuori del paese è buio pesto, ma basta seguire la vecchia pista di atterraggio dell'ultima guerra e arrivi al casotto sulla riva. La vedi addirittura su Google map, una grande X, unico segno riconoscibile che segnala il paese sulla punta del capo. Le macchine sono lasciate in disordine sulla sabbia. Poche figure sdraiate sulle stuoie. I bricchi del thé davanti. Sia noi che Iapo veniamo accolti subito dalle irridenti invocazioni dei presenti: - Baulo,  Iuvi, Iuvi !!! - Tutti sanno quale sia la squadra di appartenenza del nostro anfitrione, d'altra parte Juventus - Young Boys, la partita di stasera non dovrebbe essere tra le più impegnative e nella fattispecie anche i locali parteggiano per la squadra italiana. Tuttavia mi sembra che gli animi non si scaldino più di tanto ed i goal vengono sottolineati soltanto da qualche brusio soddisfatto di sottofondo. Solo Iapo e Pierangelo, essendo coinvolti emotivamente esultano con gusto sotto l'occhio benevolo degli astanti.

Barche di pescatori
Ah, gli italiani, caldi e passionali! Il 3 - 0 e il risveglio di Dybala appagano la passione e la lontananza da casa dei miei due sodali. Ce ne andiamo soddisfatti, tra i salam-aleikun degli astanti che intanto aspettano la prossima partita, la notte è ancora lunga e la brezza di mare piacevole, non c'è che dire. Dicono che qui l'incidenza delle malattie cardiache e da stress sia estremamente bassa. Sarà la dieta ricca di omega 3. Intanto torniamo a casa soddisfatti. In cortile c'è ancora Grezzolo il pescatore, gli altri sono già andati a dormire. Ormai anche gli Omaniti lo chiamano così da quando è stato battezzato dalla casa con questo soprannome che lo identifica come l'ottavo nano, quello, diciamo così, meno formale. E' proprio un'abitudine, questi romagnoli non sanno resistere all'appioppare un qualche identificativo a tutti, che poi gli rimane appiccicato a vita e il sistema ha già contagiato anche chi sta intorno. Vai con lo zoppo e impari a zoppicare diceva mio nonno. Grezzolo appunto, anche i suoi compaesani ormai lo chiamano così, anche se la pronuncia araba suona curiosa, è uno dei pochi che fanno una specie di lavoro, quello del pescatore che poi se capita, porta in giro gli amici di Iapo per arrotondare, in realtà perché si diverte molto di più che a pescare. Prima aveva Rashid come socio e dividevano i proventi, come da tradizione in tre parti, una a testa per loro due e una per la barca che è la sua, poi vista l'attitudine spiccata del socio per le attività da divano, si è messo in proprio, tanto con i turisti sa come bisogna fare per divertirli e farli tornare a riva soddisfatti. 

Pesca facile
Prendiamo accordi per domani mattina, sarà senz'altro una bella giornata, il mare abbastanza calmo, l'uragano che il meteo ha annunciato per i prossimi giorni sta virando verso il sud e lo Yemen, le disgrazie vanno sempre verso chi sta peggio, non c'è che dire e chi sa che non ci siano in giro i delfini, anche se non sarebbe ancora la stagione piena. Grezzolo ridacchia soddisfatto e se ne va a dormire. Forse è proprio ora, ma come si sta bene qui a guardare le stelle sopra la testa con la brezza leggera che smuove appena le fronde più alte della palma. Come è basso sull'orizzonte il gran carro! C'è odore di mare, di sabbia, di spezia che esce dal bricco caldo del thé. Forse si può vivere anche così senza fare troppi programmi per il giorno dopo, nella terra di Simbad il marinaio. Già ma lui campava navigando per i mari e saccheggiando ricchezze da qualche nave di mercanti di passaggio e qui a terra, se non ci fosse il petrolio o se il Sultano invece di distribuirne benignamente i proventi a tutti, se li tenesse per sé? Mah, per la verità campavano anche prima, in fondo i pesci ci sono, basta tirarli su e sembra provato che un uomo possa campare anche quaranta giorni mangiando soltanto datteri senza alterazioni dei valori (ematici eh!). Sarà, bisogna vedere cosa dice il diabetologo. Certo qualche commercio con gli schiavi, dalle parti di Zanzibar lo facevano, ma chi è senza colpa scagli la prima pietra. Andiamo a dormire, và che domani tocca andare a mare. Intanto neanche stanotte ho sentito il muezzin. Che dorma anche lui?

La grande X di Al Hadd



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