venerdì 16 novembre 2018

Oman 16 - Tranci di ricciola alla yemenita


Una tartaruga morta sulla spiaggia


Un picknik
La sera a Masirah è quanto di più calmo e riposante si possa immaginare. Qualche luce illumina ancora la via principale e la gente, gli uomini intendo, è in giro solo perché l'ora che volge al desio è decisamente la più fresca della giornata e stare sdraiati sui cuscini dei vari locali a fumare narghilè alla mela è quanto di più piacevole si chieda dopo una giornata di spiaggia. Anche il nostro elettrauto, si fa trovare, nonostante sia venerdì sera, giorno dedicato al riposo ed alla preghiera, più al riposo per la verità. Ma stante il fatto che è il migliore dell'isola, ci apre l'officina e ci riconsegna la macchina, alla quale praticamente non si è potuto fare nulla, ma, sapete com'è, con tutta questa elettronica chi ci capisce più niente, bisogna portarla direttamente alla Nissan per vedere se ci ricavano qualcosa. A mio modestissimo parere si trattava solo di una spia che si accendeva senza reale motivo, ma meglio andarci coi piedi di piombo, che qui, se rimani a piedi nel deserto, poi son cavoli amari. Intanto bisogna calmare i morsi della fame che si fanno via via più prorompenti e qui, abbiamo l'occasione di visitare il ristorante dello yemenita, uno dei più reputati del paese. Ci accomodiamo sul grande palchetto esterno, seduti a terra su stuoie e cuscini; alla sera fuori si sta decisamente meglio che presi alla gola all'interno da un'aria condizionata che toglie il respiro.

Sulla spiaggia
Attorno a noi gruppi numerosi di locali provenienti dalla vicina base militari, che visto e più che altro sentito, l'arabo fluente di Iapo, vogliono subito sapere tutto di noi e della nostra provenienza, soprattutto come mai troviamo anche noi, lo stesso piacere e soddisfazione che evidentemente provano anche loro, nel trascorrere del tempo su questa isola nuda e solitaria, così lontana dal loro concetto di turismo occidentale, fatto di resort con beveroni ghiacciati a bordo piscina. Il nostro entusiasmo per quello che invece offre l'isola, in particolare il nudo isolamento delle sue spiagge vergini, li stupisce ma ci mette in una luce molto positiva nei loro confronti a cui si aggiungono gli apprezzamenti di un gruppetto di kuwaitiani, che, lasciato in porto il loro, probabilmente, lussuoso yacht, preferiscono trascorrere qualche giorno tra la sabbia di un vecchio barasto di famiglia, sulla costa est. Questo ritorno alla vita nel deserto, fatta di primitiva bellezza anche se di scomodità e privazioni, sembra essere un richiamo irresistibile per molti abitanti di questi paesi, abituati da generazioni a vivere tra le  sabbie, cosa della quale, pur potendosi circondare degli agi della vita moderna, amano tornare, proprio nel tempo libero. Forse è lo stesso concetto che ci faceva andare con nostalgia ai ricordi delle villeggiature nelle scomode cascine dei nostri nonni, nelle quali,andare nella tampa dell'orto a fare i bisogni o prendere l'acqua dal pozzo nel cortile, invece che antipatica costrizione diventavano (solo nel ricordo beninteso) una dolce malia del come si stava bene una volta.

La famosa ricciola
Intanto lo yemenita arriva a prendere la comanda, è un minuto ometto dal volto scavato e rugoso, anche se non vecchio, viene da Taiz e si stupisce che io ci sia stato oltre quaranta anni fa, quando probabilmente lui non era neanche nato. Bei tempi, anche lui volge gli occhi al cielo alla ricerca di un passato sognato, popolato da ogni delizia e che oramai non esiste più, adesso con la guerra di quei dannati sauditi poi. In realtà mi sembra di ricordare che anche allora non erano tutte rose e fiori e che non eravamo riusci ad arrivare a Sada'a nel nord proprio a causa dei disordini continui. La gente girava già a quel tempo, con mitra a tracolla e pistola nella fondina, quindi diciamo che è sempre stato un paese alquanto difficile dal punto di vista turistico, anche se una dei più affascinanti che abbia mai visto. Ma veniamo alle cose importanti, pare infatti che il nostro amico abbia come piatto forte il trancio di ricciola alla griglia del quale subito ordiniamo una generosa porzione, unitamente ad un bel cefalo di grandi proporzioni, perché siamo pur sempre in sette e di buon appetito, tranne mi sembra, la dolce Sabry dalle porzioni morigerate, compensata però da Roby che riequilibra le dosi. Per quanto riguarda noi, di fronte al piatto che ci si presenta, non ci tiriamo indietro, tra la generale approvazione degli astanti, che vogliono sapere proprio tutto su di noi, nei più minuti particolari, chi siamo, da dove veniamo, quanto e dove stiamo, dove andiamo.
Dallo yemenita
Sarà vero, quanto ci dice il nostro duce, che alla fine, ogni Omanita è un informatore del governo e data la scarsità delle presenze extra turismo dei resort, tutto deve essere tenuto sotto massimo controllo e ogni qualvolta si vede qualche cosa di anomalo in giro, tipo un gruppetto di occidentali con un telo su una spiaggia solitaria, una cosa inusuale e non prevista dai crismi dell'ufficialità, si chiacchiera con loro, si raccolgono informazioni e poi si telefona subito all'apposito ufficio a relazionare. Saranno di certo tutte fisime e complottismi, ne sono sicuro. Finita la strippata, intanto, salutiamo tutti con grande trasporto e ci avviamo alle macchine. Mentre saliamo a bordo, in fondo al dehors, l'uomo che ha chiacchierato con noi più a lungo e più volentieri, ha già il telefono in mano e parlotta a lungo con un interlocutore lontano. Forse avrà chiamato la moglie per dirgli che arrivava tardi e di non aspettarlo alzata, è sicuro. Intanto noi ce ne andiamo a nanna che domattina ci si alza presto. E' bene infatti arrivare prestissimo all'attracco, perché il traghettone a buon mercato parte subito. Fedeli alla consegna, al mattino ci presentiamo al molo alle 6:30. Peccato il naviglio aveva già fatto il pieno ed era partito da dieci minuti. Tanto vale che ce la prendiamo comoda e torniamo dall'indiano per una calma ed abbondante colazione, si sa il pesce della sera prima per quanto abbondante si digerisce in fretta, al massimo rimane un po' il gusto dell'aglio, per il resto thé, biscotti, uova strapazzate e paratha bollenti e croccanti come se non ci fosse un domani.

Il traghetto dei dannati
Poi torniamo con calma al porto e accidenti anche il secondo traghetto è già quasi pieno e io con la seconda Nissan riesco a salire per ultimo con alcune acrobazie in retromarcia, quando ormai temevo non ci fosse più posto, ma qui riempiono anche i buchi più impensati. Questo non è il traghetto dell'andata e i passeggeri (tanto non sono paganti, il biglietto vale solo per le auto) si sistemano ala meglio sul ponte della cabina timoniera. Ci sono famigliole gremite di bimbi vocianti, che si ammutoliscono non appena scorgono le straniere bionde che esibiscono le capigliature al vento e le guardano con curiosità insistente. Un gruppo di camionisti invece è intento a scambiarsi informazioni varie. C'è qualche ragazzo prestante che esibisce le proprie dishdasha candide, tacchinando le turiste con l'offerta di datteri talmente dolci che tutti andiamo subito in visibilio. Alla fine prima di scendere, le male arti delle nostre compagne di viaggio, li abbindolano definitivamente e andandosene ci regalano l'intero sacchetto. La realtà è che questa gente è incredibilmente gentile ed ospitale, sarà la tradizione o l'abitudine dei popoli del deserto tutti, ma qui ognuno ha verso lo straniero che capita lì come visitatore, un grande senso di accoglienza disinteressata e sempre, dovunque tu vada, soprattutto se in piccole realtà o in zone spopolate, rimedi continuamente inviti e offerte di cibo. Alla fine tutto ciò è sempre una bella sensazione. Intanto la terra è raggiunta finalmente e possiamo sbarcare.




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1 commento:

Charles Williams ha detto...

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