giovedì 22 novembre 2018

Oman 21 - Wadi Bani Khalid

Moderne carovane

Le bionde attirano l'occhio
Oggi ci tocca un'altra meta piuttosto popolare in Oman, sia per i turisti che decidono di fare un giro nell'interno del paese, sia per gli stessi omaniti che lo considerano un luogo di svago piuttosto piacevole dove trascorrere vacanze o semplicemente una gita fuori porta. Subito dopo Sur, la strada piega subito verso l'interno e si costeggia una grande diga in costruzione. Ormai è quasi terminata e sebbene non ci sia ancora traccia di acqua è destinata a formare un bacino di raccolta per un'ampio bacino che comprende rilievi lontani. Siamo in un'area completamente rocciosa, con un colore ambrato omogeneo e quasi chiaro quando viene illuminato dal sole che brucia già la mattina presto. Le strade come sempre sono recentissime e quindi molto scorrevoli e in costante ampliamento. Il traffico rimane comunque piuttosto scarso anche se questa nuova autostrada ancora in completamento, è la direttrice che conduce verso nord. Certo, quando ci sono i soldi si può fare tanto, anche sovradimensionando le dimensioni rispetto alle necessità imminenti, perché giustamente le grandi opere te le troverai utili soprattutto nel futuro più o meno lontano. Sono solo i miopi o peggio i mentitori, che non vogliono far nulla, dicendo che serve a poco, salvo poi far  trovare col culo per terra il proprio paese quando la necessità incomberà e mancherà il tempo per fare le cose. Ma questo purtroppo è l'andazzo in molti paesi e beati quelli che hanno governanti che non decidono in base alle spinte popolari, ma secondo le regole del buon governo. 

Il laghetto di wadi Bani Khalid
Ciò detto, finito il pistolotto di economia politica d'accatto, arriva il momento di uno stop per colmare il vuoto lasciato dalla parca colazione di torte, frutta, thé e biscottame vario, per godere di uno dei soliti frullati di mango che ti rimettono a posto rispetto alle brutture del mondo. La strada prosegue tra alture di roccia glabra e corrosa da una natura severa, tra vallate larghe e ariose. Quando si arriva all'oasi di wadi Bani Khalid, vedi subito dalle dimensioni dell'amplissimo parcheggio che questo è un luogo piuttosto frequentato. Dimentica la selvaggia solitudine dei primi wadi che hai visto, scavati in stretti canon tra le montagne dove solo qualche capra alza il capo curiosa e quasi stupita al tuo passare, qui vedi una serie imponente di SUV di tutte le taglie ben allineati, segno che la ente visita il luogo con una certa costanza. Infatti ecco che davanti al bosco di palme dell'oasi, piuttosto grande, stendersi un vezzoso laghetto formato dal confluire delle acque del torrente che ha scavato la montagna alle spalle. L'acqua, in tutti i paesi arabi, è un bene prezioso e dove ci sia la benché pur minima disponibilità, questa viene subito raccolta, mantenuta e dosata con attenzione e cura, anzi diventa essa stessa elemento architettonico portante. I falaj, le canalizzazioni secolari che, continuamente manutenute, la portano in giro per raggiungere i quadretti di terra liberata dalle pietre e dalla roccia, anche più lontani e sperduti, formano una rete che usa questa linfa vitale per dare un minimo di possibilità di resistere in questi ambienti estremi. 

Avvisi ai naviganti
Beduini del deserto
Ma intorno al lago ormai sono sorte diverse costruzioni che niente hanno a che vedere con la dura vita del fellah, il contadino allevatore delle aree desertiche, impegnato ad allevare qualche capra ed a raccogliere sul basto di un piccolo asino, i datteri asciugati al sole, per portarli al più vicino mercato. Qui ormai si è ceduto alle nuove richieste di un mondo sconosciuto e globale che impone locali in cui accogliere visitatori che arrivano di lontano, buttano un occhio spesso distratto e poi se ne vanno veloci come sono venuti. Niente a che vedere con gli antichi viaggiatori che attraversavano i deserti con le carovane dei cammelli, apprezzando l'ospitalità offerta al loro arrivo e soprattutto il dono di questa acqua, un miracolo in mezzo all'aridità senza fine. Ospitalità appunto obbligata dalla tradizione millenaria, perché queste occasioni erano rare e forse rappresentavano comunque un piacevole scambio anche psicologico nella solitudine di questi mondi spopolati. Oggi che di ospiti ne arriveranno almeno un centinaio al giorno, sarebbe un bel problema per il beduino solitario che avesse eretto la sua tenda tra le rocce. Quindi ecco che al limitare del lago, tra i canneti e le erbe palustri, sorge qualche costruzione che indulge al mondo di oggi, una specie di albergo e qualche locale dedito al ristoro dei viandanti che oggi si chiamano turisti. Questi poi si spargono garruli sulle spiaggette che circondano la pozza e ne percorrono il perimetro utilizzandole provvidenziali scalette in legno che consentono di raggiungere i punti più panoramici per ammirare dall'alto gli aironi bianchi che allungano il collo tra le erbe palustri. 

Zona turistica
Molti approfittano dell'acqua deliziosamente fresca per ristorarsi con un bagno improvvisato, ma attenzione, severi cartelli, avvertono di mantenere qui un abbigliamento consono al decoro  fissato dal pensare locale. Per fortuna che la maggior parte dei visitatori si fermano qui, anche se devono rinunciare al bikini, perché la parte più interessante sta al di là di un sentiero che procede verso la spaccatura del monte e ti permette di procedere lungo il corso del wadi, attraverso una serie di pozze e di laghetti successivi collegati da cascatelle e rapide strette tra pareti di roccia scoscesa, attraverso la quale il sentiero si dipana faticoso ma appagante. Lo spettacolo che ti circonda diventa di nuovo mirabile e selvatico, soprattutto perché è nuovamente solitario. I più non hanno né voglia né intenzione di sudare come muli risalendola stretta valle, saltabeccando di roccia in roccia o forse, non avvisati dalle pigre guide assoldate dai resort della costa, neppure sanno di perdersi tanta bellezza. La roccia strapiomba mostrando inedite spaccature ed enormi massi staccatisi dalle cime, che si sono precipitati sul fondo bloccando lo scorrere dell'acqua con la formazione di profonde pozze blu scuro e salti attraverso i quali il torrente scende al livello successivo. In uno dei punti più belli, fuori dall'occhio censorio, puoi finalmente liberarti del peso delle inutili vesti e lasciarti andare alla carezza delle acque consolatorie e rigeneranti per la fatica compiuta. 

Al buffet
Qui comincia un bel percorso per nuotatori provetti che fa risalire il corso del wadi per alcune centinaia di metri di acqua profonda, lungo un tortuoso labirinto creatosi tra alti massi di granito. La corrente non è forte e l'uso del benedetto giubbetto per disabili natatori, come me, consente anche ai più imbranati di inoltrarsi in questo bellissimo percorso che arriva fino ad una sorta di rapida che puoi poi scendere, lasciandoti trascinare, scivolando, se aiutato da morbide chiappe, lungo il flusso delle acque. Bellissimo. Un posto così solitario ed assolutamente inaspettato a così poca distanza dalla folla dei turisti più a valle. In qualche spiazzetto sotto l'ombra di alberi solitari, c'è pure qualche locale che si apposta, con la scusa di riposarsi della fatica della salita, ma in realtà guatando con occhio tenebroso le turiste bionde che qui esibiscono i loro bikini, più giù banditi. C'è poco da fare, la proibizione attizza le voglie, si sa. E qui si può appagare solo l'occhio. Comunque la scarpinata valeva assolutamente la pena e sarebbe inutile arrivare fino a qui, a mio parere per rimanere a bere un thé davanti al laghetto dei cigni. Scendiamo con calma, costeggiando una serie di finte tende beduine, dove gozzoviglia un enorme gruppo di francesi, almeno un centinaio di persone, tra spiedini e buffet di riso e montone. Alla fine alla gente basta dargli da mangiare in abbondanza ed è contenta. Anche noi ci appartiamo per consumare un parco pranzo fatto di insalate di farro, datteri e frutta. Un altro sontuoso frullato di mango ci aspetta alla prossima sosta un po' più avanti. Superato il rilievo, mentre il sole comincia a calare, davanti a noi cominciano le dune delle immense Wahiba sands, il deserto rosso per eccellenza.

Il sentiero del monte

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Il corso del torrente

1 commento:

Unknown ha detto...

Carissimo Enrico con più leggo le tue bellissime pagine ..con più mi torna la nostalgia di quei posti stupendi e soprattutto di Casa Oman

Where I've been - Ancora troppi spazi bianchi!!! Siamo a 111 (a seconda dei calcoli) su 250!